L’aria di Barcellona

Non ero mai stato a Barcellona e nonostante l’esito non proprio felice del match non sono assolutamente pentito di aver seguito i ragazzi fin li. E’ stata l’occasione per scoprire una realtà completamente diversa, sia a livello di costumi e tradizioni che di strutture che caratterizzano la città.

Nonostante sia molto grande, Barcellona non è assolutamente caotica. Il traffico c’è ma l’efficienza dei mezzi pubblici e soprattutto della metropolitana fa sì che non esistano quegli ingorghi o file interminabili che caratterizzano le strade delle italiche metropoli. Anche il giorno della partita, nonostante i 98.000 presenti al Camp Nou, la circolazione dei veicoli era scorrevole sino a pochi minuti prima del fischio d’inizio, cosa impensabile a S.Siro o all’Olimpico di Roma in presenza di match da tutto esaurito.

Casa Pedrera, di Antoni Gaudì

Casa Pedrera, di Antoni Gaudì

Il centro poi è meraviglioso, ricco di monumenti e costruzioni culturalmente interessanti. La Sagrada Familia è incredibilmente imponente e maestosa, completamente diversa da qualsiasi altro tipo di chiesa o basilica alle quali siamo abituati. Casa Batlò, l’edificio ideato da Antoni Gaudi per il Sig. Josep Batlò da cui prende il nome, è qualcosa di assolutamente unico nel suo genere, soprattutto se visto dopo il tramonto quando è illuminato. D’obbligo una capatina a Piazza Catalunya con le sue fontane e non ci si può poi esimere da una passeggiata per le Ramblas. Mimi, bancarelle, locali di vario genere, venditori ambulanti, statue umane sono solo alcune delle cose che si possono incontrare durante il cammino in queste vere e proprie arterie pedonali della città. A tutte le ore del giorno e della notte è molto difficile non trovare qualcuno che le affolli.Quello che mi ha colpito è che, nonostante l’alta concentrazione di passanti, queste strade siano sempre pulite e in ordine. Quasi impossibile imbattersi in una cartaccia o in qualsivoglia tipo di rifiuto abbandonato al suo destino, per non parlare della continua presenza di appartenenti alle forze di polizia a vigilare sull’ordine pubblico.

Anche la zona del porto nuovo merita una visita. Le antiche costruzioni si mischiano con l’avveniristica struttura in legno che caratterizza la banchina, dove la pulizia è d’obbligo e si ha come l’impressione che anche i tanti gabbiani che popolano la zona abbiano ricevuto l’ordine di andare a fare i propri bisogni altrove.

I locali notturni, di tutti i generi, pullulano e nonostante fosse lunedì erano comunque affollati. Non poteva mancare poi una capatina al casinò, dove in sinergia con Valentina ho investito ben 5 euro alle slot machines. Lascio alla vostra immaginazione quale sia stato l’esito della puntata.

Per concludere la serata, visto che la metro chiude a mezzanotte, non potevamo farci mancare una corsa in taxi per rientrare all’albergo. In mezzo a centinaia, siamo riusciti a beccare l’unico taxista di Barcellona tifoso del Real, che ha avuto la brillante idea di esternare il suo infausto pronostico per il match del giorno dopo. A nulla sono serviti gli scongiuri prettamente maschili degli occupanti del mezzo.

Il Nou Camp...visto da me!

Il Nou Camp...visto da me!

Paradossalmente l’unica cosa che mi ha un po’ deluso, oltre alla prestazione dei ragazzi, è stato proprio il Nou Camp. All’esterno la costruzione è anonima e non sembra assolutamente quella di uno stadio. Anche l’interno non mi ha particolarmente impressionato. La struttura è maestosa ma incute un po’ di suggestione solo quando è completamente piena. Peraltro sino a circa mezz’ora prima dell’inizio del match, sugli spalti erano presenti sì e no un quinto degli spettatori che possono contenere le gradinate. Impressionante vedere come in pochissimo tempo si siano riempite sino all’esaurimento. Altra cosa che mi ha colpito è la totale assenza di gruppi di tifosi organizzati locali, fatta eccezione per un centinaio presenti dietro una delle due porte: i cori partono spontanei e tutto il pubblico si unisce in un crescendo rossiniano. Quando tutti urlano il nome della squadra all’unisono è un vero e proprio spettacolo. E proprio la mancanza di gruppi ultras fa si che sì possa andare tranquillamente allo stadio con la metro, con la sciarpa della propria squadra al collo, gomito a gomito con i tifosi locali senza che nulla accada. Non è inusuale che qualcuno di loro ti avvicini, proponendo uno scambio di vessilli. Provate a fare la stessa cosa a Roma o  Torino se ne siete capaci. E a fine match la storia si ripete. Incredibilmente, quando rapidamente lo stadio si svuota, rimane quasi completamente pulito, senza che ci siano cartacce o rifiuti abbandonati sugli spalti. S.Siro a fine match di solito sembra una pattumiera.

Devo ammettere che sono rimasto positivamente impressionato dalla città e che il gioco è valso la candela. Del match evito volutamente di parlare. Tutto quello che c’era da dire è stato già ampiamente vivisezionato negli altri post e nei commenti. La delusione fortunatamente è stata mitigata dall’aver potuto visitare una splendida realtà nella quale ho lasciato un pezzo di cuore e che spero di poter rivedere al più presto.

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