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Fuori un’altra

novembre 30th, 2009 | 154 Comments | Posted in Campionato, Discussioni | di Nk

E’ il momento di piazzare un colpo importante. Di fiaccare il morale dei gobbi e di fargli capire definitivamente chi è che comanda. Di costringerli a guardare la testa della classifica, lunedì prossimo, e pensare “va bene…se ne parla l’anno prossimo”.

Frey si arrende a Milito solo su rigore

Frey si arrende a Milito solo su rigore

Certo, lo sappiamo che non è elegante citarsi…ma questa era la conclusione del post precedente. E un passo importante verso il lunedì di cui si parla è già stato fatto: andiamo a Torino con 8 punti di vantaggio e con la seria possibilità di dover iniziare a guardare al Milan piuttosto che alla Juve. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro per dileggiare i gobbi. Lo schema di questo campionato sembra quello visto e rivisto negli ultimi anni: noi andiamo su regolari e due squadre dietro si alternano al secondo posto, perdendo punti altrettanto regolarmente. Merito di Marchisio che resta a bocca aperta a guardare Biondini che batte una punizione dal limite, merito di Nenè che un gol così non l’ha mai fatto neanche ai videogiochi, merito -grande merito- di Cannavaro e di chi lo considera ancora un giocatore di calcio. Merito soprattutto nostro, perchè in campo ci siamo scesi e il nostro l’abbiamo fatto.

Convinzione, si chiedeva, per riscattare la non-prova di Barcellona: e convinzione è stata. Per la prima volta Prandelli non viene con l’intenzione di fare catenaccio, ma quello che vede probabilmente rafforza le sue convinzioni sulle pavide scelte degli anni passati: viola completamente annichiliti, che si esibiscono in UN tiro verso la porta di Julio Cesar (su una splendida azione personale di Gilardino…peccato che in Nazionale sia chiuso da Amauri) e per i restanti 89 minuti guardano i nostri violentare il campo, violentare la loro difesa e, soprattutto, violentare il gioco del calcio con una serie di errori sottoporta mai visti prima.

El Principe mette ancora la sua firma

El Principe mette ancora la sua firma

E’ stata una partita strana, Inter-Fiorentina: una partita in cui Milito sbaglia due gol solo davanti al portiere tanto per cominciare…e già questo basta a fare notizia. Una partita in cui Zanetti non solo gioca veramente bene, ma si esibisce addirittura in un lancio in verticale (roba che non si vedeva dai tempi del Banfield), una partita in cui Eto’o tocca il punto più basso della sua esperienza in nerazzurro, quello dal quale ripartire e riaffermarsi sui livelli che tutti conosciamo. Ancora più incredibile, è stata la partita di Ricardo Quaresma: forse non il migliore in campo, sicuramente uno dei migliori. Pulito, semplice, convincente, istintivo: cose mai viste dal portoghese negli ultimi due anni. Forse il suo ingresso in campo a Barcellona non era un “segnale” da mandare a qualcuno, forse qualcosa sta veramente cambiando nella testa del nuovo numero 7 nerazzurro. Sicuramente San Siro ha capito che riempiendolo di fischi dopo 30 secondi non si ottiene niente, e quindi chissà…vedremo nelle prossime partite – senza aspettarci niente, per carità, che una rondine non fa primavera – se davvero possiamo contare in un elemento in più per il prosieguo della stagione. Non vogliamo un fenomeno: ci basta un giocatore di calcio.

Il rigore battuto dal Principe non finisce solo nella rete di Frey, ma anche in quella di Buffon. Sarà una settimana lunga, questa di avvicinamento a Juventus-Inter. Una settimana in cui ci si trova a contare 8 punti di vantaggio e la possibilità di spegnere definitivamente i sogni di gloria bianconeri già sabato prossimo a Torino. O, cosa forse ancora più importante, a valutare la possibilità di poter fare un po’ di turnover all’Olimpico in vista del Rubin Kazan. Sicuramente una settimana in cui il tifoso interista avrà più di un argomento sul quale interrogarsi: lo scarso rendimento di Eto’o innanzitutto, qualche frizione di troppo che si intravede tra il Mou e la società in secondo luogo. Soprattutto, l’ennesimo caso-Balotelli: tribuna con la Fiorentina, allenamento con la primavera (e con Arnautovic: non è un caso) oggi, prospettive tutt’altro che rosee nell’immediato futuro. Nella speranza che tutto questo porti a un’altra affermazione sul campo di Mario, nella speranza che tutto questo non intacchi la concentrazione dei ragazzi in vista di uno degli “scontri diretti” più inutili della storia della Serie A, noi ci mettiamo comodi e aspettiamo sabato con il sorriso sulle labbra.

Perchè, come dicevamo neanche una settimana fa, noi possiamo permetterci di prendere una lezione di calcio dai migliori del mondo e continuare a goderci vittorie presenti e, soprattutto, future.

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Mancanza di stimoli

novembre 28th, 2009 | 355 Comments | Posted in Campionato | di Nk

Alberto GilardinoInter-Fiorentina è una partita pericolosa. Che la Fiorentina sia uno degli avversari più temibili della Serie A non lo scopriamo certo oggi: da anni ormai stabilmente nei primi quattro posti, sta vivendo in questi giorni i suoi momenti di gloria derivanti dalla qualificazione agli ottavi di Champions con un turno di anticipo. Le vittorie contro Liverpool e Lione hanno dato ai viola una nuova consapevolezza nei propri mezzi, portandoli forse a compiere quel salto di qualità atteso da anni. C’è il tridente Vargas-Gilardino-Marchionni – improbabile, a pensarci la scorsa estate – che sta facendo benissimo, c’è il rientro del gioiellino Jovetic che dopo un anno di ambientamento sta iniziando finalmente a far capire perchè il suo nome era sul taccuino degli osservatori di mezza Europa ormai da anni, c’è Claudio Cesare Prandelli – da molti considerato uno dei favoriti per la panchina nerazzurra in un futuro remoto – che a Milano non ha mai vinto e che vuole sfruttare questa onda lunga per sfatare il suo personalissimo tabù. E dall’altra parte ci siamo noi.

Ed è da qui che vengono i pericoli maggiori, a mio modo di vedere. Dall’altra parte ci siamo noi, chiusi in mezzo fra Barcellona e Juventus. Ci siamo noi, ancora frastornati per la sconfitta in Champions League e nella testa mille calcoli sul Rubin Kazan, sui risultati possibili, su un modo per passare il turno. Ci siamo noi, tutti presi dai cori subumani usciti a Bordeaux dalla bocca di alcuni esseri di bianconero vestiti. Che poi è solo un modo per avvicinarsi alla sfida con la Juve della settimana prossima, niente di più. Ci siamo noi, che ci ritroviamo questa partita in mezzo a un tris di date – 5, 8, 9 dicembre, come ricorda Taribo nel suo blog – che per forza di cose segneranno questa prima parte di stagione. Sperando che segnino solo questa, senza conseguenze nefaste sul seguito.

E allora pensare alla Fiorentina, trovare spazio anche per lei, diventa un impegno mica da ridere. Eppure non è una sfida da poco: ci sono i 3 punti in palio, tanto per cominciare, e già questo dovrebbe farci scattare sull’attenti: con la Juve impegnata a Cagliari, è fondamentale congelare il distacco in vista dello scontro diretto. Ecco, di nuovo: anche i tre punti di domani sono in funzione dello scontro diretto. C’è l’imbattibilità casalinga di Mourinho da preservare. Soprattutto, c’è da vedere quale sarà la risposta della squadra alla opaca prova di Barcellona: i ragazzi mostreranno una prova di orgoglio o saranno ancora storditi dalla lezione di calcio subita martedì?

Tre punti si recuperano, il campionato è lungo…tutto vero, tutti discorsi già fatti. Ma non è questo il momento di perdere punti. Non è questo il momento di far gonfiare il petto a una Juve sull’evidente orlo di una crisi di nervi. Al contrario, è il momento di piazzare un colpo importante. Di fiaccare il morale dei gobbi e di fargli capire definitivamente chi è che comanda. Di costringerli a guardare la testa della classifica, lunedì prossimo, e pensare “va bene…se ne parla l’anno prossimo”.

Ben venga la Fiorentina, allora: noi siamo pronti.

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L’aria di Barcellona

novembre 27th, 2009 | 220 Comments | Posted in Champions League, Discussioni | di SNIS

Non ero mai stato a Barcellona e nonostante l’esito non proprio felice del match non sono assolutamente pentito di aver seguito i ragazzi fin li. E’ stata l’occasione per scoprire una realtà completamente diversa, sia a livello di costumi e tradizioni che di strutture che caratterizzano la città.

Nonostante sia molto grande, Barcellona non è assolutamente caotica. Il traffico c’è ma l’efficienza dei mezzi pubblici e soprattutto della metropolitana fa sì che non esistano quegli ingorghi o file interminabili che caratterizzano le strade delle italiche metropoli. Anche il giorno della partita, nonostante i 98.000 presenti al Camp Nou, la circolazione dei veicoli era scorrevole sino a pochi minuti prima del fischio d’inizio, cosa impensabile a S.Siro o all’Olimpico di Roma in presenza di match da tutto esaurito.

Casa Pedrera, di Antoni Gaudì

Casa Pedrera, di Antoni Gaudì

Il centro poi è meraviglioso, ricco di monumenti e costruzioni culturalmente interessanti. La Sagrada Familia è incredibilmente imponente e maestosa, completamente diversa da qualsiasi altro tipo di chiesa o basilica alle quali siamo abituati. Casa Batlò, l’edificio ideato da Antoni Gaudi per il Sig. Josep Batlò da cui prende il nome, è qualcosa di assolutamente unico nel suo genere, soprattutto se visto dopo il tramonto quando è illuminato. D’obbligo una capatina a Piazza Catalunya con le sue fontane e non ci si può poi esimere da una passeggiata per le Ramblas. Mimi, bancarelle, locali di vario genere, venditori ambulanti, statue umane sono solo alcune delle cose che si possono incontrare durante il cammino in queste vere e proprie arterie pedonali della città. A tutte le ore del giorno e della notte è molto difficile non trovare qualcuno che le affolli.Quello che mi ha colpito è che, nonostante l’alta concentrazione di passanti, queste strade siano sempre pulite e in ordine. Quasi impossibile imbattersi in una cartaccia o in qualsivoglia tipo di rifiuto abbandonato al suo destino, per non parlare della continua presenza di appartenenti alle forze di polizia a vigilare sull’ordine pubblico.

Anche la zona del porto nuovo merita una visita. Le antiche costruzioni si mischiano con l’avveniristica struttura in legno che caratterizza la banchina, dove la pulizia è d’obbligo e si ha come l’impressione che anche i tanti gabbiani che popolano la zona abbiano ricevuto l’ordine di andare a fare i propri bisogni altrove.

I locali notturni, di tutti i generi, pullulano e nonostante fosse lunedì erano comunque affollati. Non poteva mancare poi una capatina al casinò, dove in sinergia con Valentina ho investito ben 5 euro alle slot machines. Lascio alla vostra immaginazione quale sia stato l’esito della puntata.

Per concludere la serata, visto che la metro chiude a mezzanotte, non potevamo farci mancare una corsa in taxi per rientrare all’albergo. In mezzo a centinaia, siamo riusciti a beccare l’unico taxista di Barcellona tifoso del Real, che ha avuto la brillante idea di esternare il suo infausto pronostico per il match del giorno dopo. A nulla sono serviti gli scongiuri prettamente maschili degli occupanti del mezzo.

Il Nou Camp...visto da me!

Il Nou Camp...visto da me!

Paradossalmente l’unica cosa che mi ha un po’ deluso, oltre alla prestazione dei ragazzi, è stato proprio il Nou Camp. All’esterno la costruzione è anonima e non sembra assolutamente quella di uno stadio. Anche l’interno non mi ha particolarmente impressionato. La struttura è maestosa ma incute un po’ di suggestione solo quando è completamente piena. Peraltro sino a circa mezz’ora prima dell’inizio del match, sugli spalti erano presenti sì e no un quinto degli spettatori che possono contenere le gradinate. Impressionante vedere come in pochissimo tempo si siano riempite sino all’esaurimento. Altra cosa che mi ha colpito è la totale assenza di gruppi di tifosi organizzati locali, fatta eccezione per un centinaio presenti dietro una delle due porte: i cori partono spontanei e tutto il pubblico si unisce in un crescendo rossiniano. Quando tutti urlano il nome della squadra all’unisono è un vero e proprio spettacolo. E proprio la mancanza di gruppi ultras fa si che sì possa andare tranquillamente allo stadio con la metro, con la sciarpa della propria squadra al collo, gomito a gomito con i tifosi locali senza che nulla accada. Non è inusuale che qualcuno di loro ti avvicini, proponendo uno scambio di vessilli. Provate a fare la stessa cosa a Roma o  Torino se ne siete capaci. E a fine match la storia si ripete. Incredibilmente, quando rapidamente lo stadio si svuota, rimane quasi completamente pulito, senza che ci siano cartacce o rifiuti abbandonati sugli spalti. S.Siro a fine match di solito sembra una pattumiera.

Devo ammettere che sono rimasto positivamente impressionato dalla città e che il gioco è valso la candela. Del match evito volutamente di parlare. Tutto quello che c’era da dire è stato già ampiamente vivisezionato negli altri post e nei commenti. La delusione fortunatamente è stata mitigata dall’aver potuto visitare una splendida realtà nella quale ho lasciato un pezzo di cuore e che spero di poter rivedere al più presto.

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E’ crisi Inter?

novembre 26th, 2009 | 202 Comments | Posted in Champions League, Manipolazione Intellettuale | di Nk

Fatemi capire. Siamo qui da due giorni – noi e l’universo mondo tutto – ad analizzare e vivisezionare in ogni piccolo dettaglio la sconfitta di martedì sera a Barcellona. La conclusione, gira e rigira, è sostanzialmente unanime: il Barça è un paio di rampe di scale sopra l’Inter. Più forte, più concreta, più concentrata, più preparata…più squadra. Mas que un clùb, non a caso. La brutta Inter, l’Inter che manca sempre agli appuntamenti che contano, l’Inter che non ha la giusta mentalità, l’Inter scarsa, l’Inter che non sa, non può e non vuole giocarsela. Tutto giusto, per carità. Sapete quello che penso e sapete quello che ho scritto in questi giorni: zero giustificazioni, zero appigli. E però.

2-0 allo Chaban-Delmas

2-0 allo Chaban-Delmas

E però uno, quando sente tutti questi discorsi, si aspetta che prima o poi arrivi l’illuminazione. Non dico la soluzione a tutti i problemi, per carità, ma almeno un’idea, una strada da percorrere, qualcuno che indichi la via d’uscita. E quindi passa due giorni a guardarsi intorno. Posto che squadroni del calibro di Barcellona, Chelsea e compagnia sono palesemente fuori portata, a chi ispirarsi per iniziare a migliorare? In quale direzione muovere quel fondamentale passettino? Abbiamo fatto una figuraccia cavolo, tutto il mondo ci ride dietro…è questo quello che ci stanno dicendo, no? E allora gli esempi da imitare non dovrebbero mancare. Spunti dovrebbero essercene a grappoli. Su cosa ci concentriamo? La mentalità europea del Milan? Il cuore e il carattere della Juve? La sfrontatezza e l’incoscienza della Fiorentina? E’ di questo che stiamo parlando, ragazzi miei: non possiamo puntare da subito a Barcellona e Chelsea…è alle nostre connazionali che dobbiamo guardare. E’ da loro che dobbiamo prendere esempio. Perchè noi, che in Italia dominiamo, andiamo in Europa a fare queste figure mentre loro fanno splendere di luce propria il calcio nazionale? E già.

Ed è proprio qui, mentre cerchi questa illuminazione, che ti rendi conto che la “luce propria” altro non è che un foglio di domopak sul quale è puntata una torcia da due euro. Guardi “le altre”, quelle che devono diventare il tuo punto di riferimento, quelle che devi prendere come modello, e ti ritrovi una Juventus battuta a Bordeaux – a Bordeaux, non a Barcellona – e umiliata da Fernando Menegazzo – Menegazzo, non Xavi – . Ti ritrovi un Milan che esce vivo per miracolo dallo scontro con l’Olympique Marsiglia – l’OM, non il Barça – salvato dal grande Brandao – Brandao, non Iniesta – e da due enormi colpi di mentalità….e tu resti un po’ così. Tutto qui? Sono questi quelli che stanno pontificando da due giorni sulla “figura indegna” fatta a Barcellona (a Barcellona, torniamo a ripeterlo: nè a Bordeaux, nè tantomeno in casa contro l’OM)? A questo punto ti viene da farti due conti. Perchè in fondo tu gli stessi problemi li hai manifestati anche contro Rubin Kazan e Dinamo Kyev, mentre loro magari avranno sbagliato una partita ma staranno stradominando il girone, con relativa “morbida” sfida agli ottavi.

1-1 a San Siro

1-1 a San Siro

Giù di conto, dunque: la Juventus si trova seconda in classifica. Due vittorie (contro il Maccabi Haifa), una sconfitta e due pareggi. Si gioca l’ultima in casa e deve strappare almeno un pareggio al Bayern Monaco per ottenere la qualificazione, con zero speranze di arrivare prima nel girone: situazione pressochè identica a quella dell’Inter, anche se noi – in linea puramente teorica – qualche speranza di arrivare davanti a tutti ce l’abbiamo. Il Milan? Secondo. Due vittorie, una sconfitta e due pareggi. Idem come sopra, con la differenza che la partita decisiva si gioca in trasferta e si deve vincere per forza per avere la certezza della qualificazione senza sperare in altri risultati. Pari pari l’Inter, o anche peggio. Poi, per chiudere in bellezza, ti viene anche da fare la tara ai gironi. E vedi che nel tuo c’è il Barcellona, non il Bordeaux o il cantiere-Real. Vedi che nel tuo c’è il Rubin Kazan, non l’OM o l’imbarazzante Bayern Monaco. Vedi che nel tuo c’è la Dinamo Kyev, non lo Zurigo o il Maccabi Haifa. E resti un po’ così, ancora.

Sono queste le voci che si alzano contro l’Inter? Sono questi quelli che ci accusano di orribili prestazioni? Sono questi quelli che ci parlano di pessime figure europee?

Nessuna giustificazione, per carità: l’Inter può e deve migliorare in Europa, senza se e senza ma. Però quando se ne parla, magari, si provi a fare un discorso più esteso. Si provi a dire che comunque le sue prestazioni sono in linea con quelle delle altre strisciate – che no, non possono insegnare proprio niente a nessuno -, si provi a dire che ci si aspettava tanto, sì, ma che i fallimenti sono un’altra cosa. Si provi a guardare con onestà a una partita giocata contro dei marziani, che da un anno e mezzo stanno insegnando calcio a tutto il mondo. Siamo inferiori: lo sappiamo, ne siamo coscienti, ne abbiamo avuto dimostrazione. Ma sappiamo anche che noi possiamo migliorare. Che noi i margini li abbiamo. Che noi qualcosa possiamo farla scattare. Sappiamo che noi il vello d’oro possiamo almeno intravederlo, senza bisogno di coprirci la maglietta di ridicole patacche o di stare a sproloquiare su altrettanto ridicoli asterischi.

Il dopo Barcellona-Inter è il tempo della critica. Feroce, spietata, senza appello. Ma che sia AUTOcritica, però. Gli altri guardino in casa propria, che magari è il caso.
Perchè da questa parte della barricata possiamo prendere una lezione di calcio dai migliori del mondo e avere comunque più di un motivo per sorridere e guardare al futuro con aspettative intatte.

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Nota a margine: in questo momento su gazzetta.it l’articolo principale riguarda le parole di Moratti su Barcellona-Inter, sotto c’è un richiamo al servizio su Milan-OM e non c’è NESSUN riferimento alla partita della Juventus. O meglio, del Bordeaux: i bianconeri non saranno mica scesi in campo, ieri?

Ringrazio Laporta e Guardiola: ci hanno risparmiato un’umiliazione peggiore

novembre 25th, 2009 | 293 Comments | Posted in Champions League, Pagelle | di Taribo59

Ho testimoni che possono confermarlo: sull’1-0 ho detto che era finita, sul 2-0 che avrei voluto che l’arbitro fischiasse subito la fine. Sul 2-0, il Barcellona diventa ingiocabile, ho temuto la goleada, che non è venuta perché il Barca era pur sempre privo dei suoi fenomeni d’attacco, e voleva risparmiarci una figuraccia (nonché risparmiare energie in vista del Real, domenica). Resta da capire perché l’Inter non sia nemmeno entrata in partita, senza catastrofismi, ma senza minimizzare la durezza della lezione. Quanto siamo inferiori.

Gerard Piquè

Mi limito a due sensazioni. La prima è che con i piedi siamo scarsi. Chivu, Maicon, Samuel, Lucio, Zanetti, Motta, Cambiasso, Muntari, lo stesso Stankovic… quanti errori nei passaggi, rispetto alla matematica perfezione esibita dai catalani. Non è una colpa non avere Xavi e Iniesta, campioni così ce li hanno solo loro: è una colpa non avere ancora una manovra in grado di limitarne l’estro. Colpa che si somma al non aver ancora capito che per puntare in alto bisogna vestire di nerazzurro Fabregas o Mascherano, e che Maicon e Chivu non sono “terzini” all’altezza della Champions.

Secondo motivo: senza Sneijder, l’Inter non ha cambio di passo, non conquista mai la superiorità numerica, deve cercare di avanzare con troppi passaggi e anche dal punto di vista dinamico mostra dei limiti. Squadre con la qualità del Barcellona puoi batterle solo se arrivi primo sul pallone. E se non hai paura, se non dai la sensazione che il pallone sia incandescente e occorra liberarsene al più presto.

Julio Cesar 7 – Maicon 4, Samuel 5, Lucio 5,5, Chivu 4 – Zanetti 5, Motta 4, Cambiasso 4,5, Stankovic 5,5 – Eto’o 5,5, Milito 6. Muntari 5,5, Balotelli e Quaresma s.v. – Mourinho 5.

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Cadi, ti rialzi

novembre 25th, 2009 | 91 Comments | Posted in Allenatore, Champions League, Video | di Fonz77

Avanti Mou! Avanti Ragazzi!

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Un brivido corre lungo le Ramblas: stasera c’è l’Inter

novembre 24th, 2009 | 218 Comments | Posted in Champions League | di Nk

Barcellona-Inter è la sfida clou di questo martedì di Champions. Barcellona-Inter è lo scontro tra chi è già grande e chi vuole diventarlo. Barcellona-Inter è l’asse più clamoroso del calciomercato appena concluso. Barcellona-Inter è il più anomalo dei big match.

Camp Nou

Barcellona-Inter è una partita strana, oggettivamente. Una partita che se ci pensi ad agosto te la immagini come quella nella quale si deciderà la capoclassifica del gruppo, se ci pensi a settembre ti ritrovi davanti a un Davide contro Golia, se ci pensi ad ottobre la vedi come una delle tante affascinanti sfide che la Champions propone, e invece….

E invece te la ritrovi davanti a novembre e capisci che Barcellona-Inter non è niente di tutto questo. Barcellona-Inter, a novembre, è diventata la partita alla quale l’Inter si avvicina con fiducia: con la coscienza di dover dimostrare tanto e la tranquillità di non essere costretta a farlo, con Josè Mourinho che per la prima volta vede chiaramente la sua impronta a Milano, con i tre punti che possono arrivare ma anche no. Se arrivano tanto meglio anche se non sarebbero comunque decisivi, se non arrivano pazienza perchè chi vuole andare avanti in Champions deve essere necessariamente in grado di battere il Kazan in casa. E’ la consapevolezza ad essere diversa in quest’Inter che va a Barcellona convinta di poter raggiungere l’unica cosa veramente importante: una grande prestazione, vera, sicura. Una prestazione che faccia girare l’Europa verso il Camp Nou e le spieghi chiaramente che sì, quest’anno per la Champions dovete stare attenti anche a noi. Tre punti o non tre punti.

Poi ti giri verso Barcellona, e trovi ciò che ti aspetteresti di vedere ai piedi della Madonnina. Dichiarazioni di guerra, ansia, pretattica, un velo di timore. “Stasera sarà una finale“, dice Puyol. “Con l’Inter la partita della vita“, ribatte Guardiola. “Dobbiamo vincere“, gli fa eco Ibrahimovic. “Lasciate stare il clasico, prima c’è l’Inter“, chiosa Laporta. Timore. Quasi paura ti verrebbe da dire, se non fosse che dall’altra parte c’è il Barcellona. Paura nel vedere l’eliminazione così vicina, timore al pensiero che una delle ultime carte che hai a disposizione te la devi giocare proprio contro l’Inter. E d’accordo: sei il Barcellona, giochi in casa, e Xavi, e Iniesta, e Ibrahimovic, e Messi…ma diavolo, dall’altra parte c’è l’Inter: come fai a stare tranquillo? Dove andrai stavolta a pescare tutta la sicurezza che mostri di solito? Niente chiacchiere, pensa solo al campo. Stasera c’è l’Inter, e devi essere maledettamente forte per portarti a casa i tre punti.

Mourinho pallaTorni a rivolgere lo sguardo a Milano. Tranquillo, quasi rilassato. Ti rendi conto che Barcellona-Inter è la partita delle attese rovesciate: noi come loro, loro come noi. Vedi il putiferio che si sta scatenando di là e capisci che un piccolo obiettivo è già stato raggiunto. Capisci che un piccolo segnale è partito da Kiev e ha fatto il giro d’Europa. Capisci che la strada è quella giusta, e a te non resta che percorrerla.
Tre punti o non tre punti.

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Giudichiamo noi: Bologna-Inter

novembre 23rd, 2009 | 171 Comments | Posted in Campionato, Moviola | di Nk

Riparte la rubrica nella quale cerchiamo di capire bene, regolamento alla mano, tutto quello che è successo sul campo di calcio nell’ultima partita dell’Inter. Oggi è il turno di Bologna-Inter: partita tutto sommato tranquilla e tenuta bene in mano da Rosetti che, come vedremo, ha usato esperienza e buon senso -a volte agendo ai limiti del regolamento- per non esasperare il match. Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Roberto Rosetti, della sezione di Torino

Roberto Rosetti, della sezione di Torino

Le immagini sembrano mostrare abbastanza chiaramente che la posizione di Zalayeta sul lancio di Adailton in occasione del gol del Bologna è regolare: nulla da dire. Più complicato analizzare la posizione di Milito all’inizio del triangolo con Cambiasso che ha portato alla terza rete dell’Inter: l’attaccante argentino è proteso in avanti e, mentre i suoi piedi sono sicuramente “in posizione regolare” la sua testa e il suo corpo sembrano al di là del difensore del Bologna. Questo è uno dei punti del regolamento che ha subito più modifiche negli ultimi anni: quando la posizione di un attaccante diventa irregolare. “Ci dev’essere luce fra i due corpi”, “basta una mano avanti”, “deve essere con tutto il corpo al di là del difensore”….niente di tutto questo, nel 2009. Oggi il regolamento (regola 11, pagina 105) dice che ovviamente “un giocatore si trova in posizione di fuorigioco quando è più vicino alla linea di porta avversaria rispetto sia al pallone, sia al penultimo avversario” e un po’ meno ovviamente che ““più vicino alla linea di posta avversaria” significa che qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi del calciatore è più vicina alla linea di porta avversaria sia rispetto al pallone, sia al penultimo avversario. Le braccia non sono incluse in questa definizione“. Al di là dell’italiano come al solito discutibile, questa frase chiarisce definitivamente il caso in questione: come detto la testa e il corpo di Milito sembrano chiaramente al di là del difendente, quindi la posizione è irregolare. Tuttavia la chiamata è difficilissima perchè si tratta di centimetri, e a quanto pare esiste una direttiva UEFA che consiglia ai guardalinee di NON chiamare il fuorigioco nel dubbio. Non si può parlare di errore di Ayroldi dunque, secondo me.

Sono altri due i casi da analizzare, ed entrambi riguardano la Regola 12 (Falli e scorrettezze): la manata di Thiago Motta ad un avversario a palla lontana e l’incredibile rosso di Maicon a partita ormai finita. Abbastanza grave il primo episodio con Thiago Motta che, a palla lontana, “colpisce o tenta di colpire un avversario“, per dirla a termini di regolamento. Il numero 8 nerazzurro, in realtà, si rende colpevole di condotta violenta perchè “in mancanza di alcuna contesa per il pallone, usa vigoria sproporzionata o brutalità nei confronti un avversario” (sic: non “di un avversario” ma “un avversario”. La lingua italiana, questa sconosciuta…). Per questo tipo di infrazione non solo è previsto il rosso diretto, non solo vale il richiamo generico all’applicazione letterale della Regola 12 (”La Regola 12 deve essere applicata con il massimo rigore, particolarmente allo scopo di evitare che il gioco diventi violento“, decisioni ufficiali FIGC, pagina 134) ma c’è addirittura un richiamo particolare: “si ricorda agli arbitri che la condotta violenta spesso conduce a scontri tra più calciatori e, pertanto, devono impegnarsi attivamente al fine di impedire che ciò accada“. Cosa salva Thiago Motta dal rosso? Il buon senso di Rosetti cui facevamo riferimento prima: seppure nel regolamento si parla genericamente di “vigoria sproporzionata“, con questo intendendo di fatto qualsiasi tipo di intervento (nel caso specifico, a palla lontana, qualsiasi intervento volontario è “sproporzionato” visto che risulta fine a sè stesso), la manata di Motta non sembra particolarmente violenta nè volta a causare un danno grave all’avversario…avversario che, dal canto suo, esagera evidentemente gli effetti del contatto. Mano morbida di Rosetti e giallo per Motta: visto il clima generale in campo, giusto così.

Rosetti assolutamente incolpevole anche sul rosso diretto a Maicon: indipendentemente da ciò che è successo con Ayroldi e dalle parole uscite dalla bocca del brasiliano, se il guardalinee dice con quella sicurezza che un giocatore deve essere espulso l’arbitro, anche per una questione di “equilibri” interni, non può fare altro che prendere quella decisione. Diverso il discorso sulle parole effettivamente pronunciate da Maicon: “fanculo” secondo le prime interpretazioni, “fuck you” secondo le successive, “vai tu” (in risposta a un “vai via” di Ayroldi) secondo Branca. A norma di regolamento, “un calciatore che manifesta dissenso protestando (verbalmente o non) contro una decisione dell’arbitro deve essere ammonito“, mentre deve essere espulso se “usa un linguaggio o fa gesti offensivi, ingiuriosi o minacciosi“. E’ evidente che, per scatenare tanta certezza nelle azioni di Ayroldi, qualche parola di troppo dalla bocca di Maicon sia uscita (anche se Branca ha detto che a fine partita si è chiarito tutto)…parole di troppo che se confermate nel referto porteranno a due giornate di squalifica per il terzino e alla conseguente assenza contro Fiorentina e Juventus. Certo si potrebbe discutere sul fatto che a qualcuno è concesso di mandare platealmente a quel paese l’arbitro (tre volte: vero Totti?) prendendosi solo un giallo e a qualcun altro è concesso di insultare le madri di arbitro (bentornato, Pinturicchio) e avversari (lo faceva anche Zico, o è un’altra cosa in più che ha Diego rispetto all’ex-Udinese?), mentre Maicon questi lussi evidentemente non può permetterseli…ma, ovviamente, l’errore sta nelle mancate espulsioni degli altri: non si può pretendere la non applicazione del regolamento basandosi su errori precedenti.

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Tortellini, cotti e mangiati

novembre 22nd, 2009 | 59 Comments | Posted in Campionato, Pagelle | di SNIS

Ero già stato a Bologna nel lontano 1997. All’epoca finì 2-2, con una partita molto tirata e conclusa dal solito gol della bestia nera Paramatti, che a 10 minuti dalla fine infilò l’allora numero 1 nerazzurro Pagliuca.

Ieri invece al Dall’Ara non c’è stata partita. L’Inter ha avuto sempre in mano il pallino del gioco, controllando per tutti i 90’ il match, concedendo solo l’occasione sfruttata dall’altra bestia nera Zalayeta, per il momentaneo 1-1.

El Cuchu in contropiede: 1-3

El Cuchu in contropiede: 1-3

Entriamo allo stadio abbastanza tardi, quasi in contemporanea con i ragazzi per il riscaldamento. La curva ospiti è piena, ma anche negli altri settori si nota massiccia la presenza di supporters interisti. Da subito i nostri giocatori vengono accolti dai cori non proprio gentili dei tifosi bolognesi, con Mario bersaglio preferito degli insulti. Milito nel pre-match prova alcune conclusioni e pare ispirato. Impressione azzeccata visto che “El Principe” non tradirà le attese. Si parte e la squadra prende subito in mano il pallino del gioco, costringendo il Bologna nella propria metà campo. La compagine di Colomba invece pensa più a difendere che ad attaccare, schierando addirittura Di Vaio in fascia sinistra, a copertura delle discese di Maicon, che a fine gara risulteranno purtroppo rarissime e poco efficaci. A sinistra invece c’è spazio e Chivu può spingere. Proprio dai piedi del rumeno parte il primo tiro verso la porta di Viviano che devia: Cambiasso si avventa sulla ribattuta e rimette in mezzo in stile Milito a Kiev, ma stavolta i difensori avversari riescono a sbrogliare la matassa. Continua il forcing dei nostri con buone azioni sulle corsie esterne di Balotelli e Milito, che creano pericoli e fanno guadagnare una buona quantità di corner.

Proprio da un tiro dalla bandierina battuto da destra nasce l’azione del vantaggio: cross di Maicon, serie di rimpalli con Lucio che rimette il pallone verso il centro dell’area. Sulla sfera si avventa Milito e con una zampata delle sue mette la palla nel sacco. El Principe gioisce e noi con lui. Neanche il tempo di risistemare la sciarpa, spostatasi dal collo per l’esultanza, che il Bologna pareggia: lancio lungo per Zalayeta che con un taglio alle spalle sorprende la nostra retroguardia. L’uruguaiano è bravissimo a controllare la sfera e far secco Julio Cesar in uscita. 1-1 e a far festa adesso sono i bolognesi, andati a segno nell’unica volta in cui si sono affacciati in area. Ma i nostri non si perdono d’animo e ripartono all’attacco. Sale in cattedra Thiago Motta che si inventa due imbucate fantastiche: la prima è per Mario che, entrato in area, non riesce a battere Viviano, bravissimo nel rimanere in piedi  chiudendo così la conclusione del nostro numero 45. La seconda è per Stankovic che dal dischetto del rigore tocca di precisione. La palla supera Vivivano ma incredibilmente sbatte sul palo interno di sinistra, cammina sulla linea di porta finendo la sua corsa sul palo di destra ed infine tra le braccia del portiere. Incredibile! Ma l’urlo per il gol è solo rimandato: altro corner, stavolta dalla sinistra, colpo di testa di Mario e palla nel sacco per l’1-2. Zittisce tutti Balotelli, sino a quel momento oggetto di cori di ogni specie da parte dei tifosi avversari, mentre noi festeggiamo per la seconda volta.

Si  va al riposo e al rientro in campo Eto’o prende il posto proprio di  Super-Mario, ammonito nel primo tempo per un fallo in attacco abbastanza ingenuo. Ed è subito Eto’o a rendersi protagonista con un’azione sulla destra e successivo assist a centro area per Milito. Controllo, dribbling e tiro del Principe: sembra fatta, ma la palla incredibilmente non entra. Dalla curva pare che Viviano abbia fatto il miracolo, ma scopriremo solo dopo che è stata la traversa a negarci ancora una volta il gol. Il pallino del gioco è sempre in mano nostra e il Bologna non riesce ad uscire pericolosamente dalla propria metà campo. Prova e riprova arriva finalmente il terzo gol: lancio del Cuchu per Milito, bravissimo a scattare in fascia destra sul filo del fuorigioco portandosi dentro l’area, a difendere il pallone dall’attacco di due difensori e a chiudere il triangolo di 50 metri con Cambiasso, unico a crederci e seguire l’azione. Shoot di sinistro di Esteban e palla nell’angolo. Si esulta ancora e stavolta l’abbraccio con Cristina ha insita la consapevolezza che questo gol abbia messo definitivamente in ghiaccio il match.

Lo sa anche Mourinho che in vista di Barcellona sostituisce un grandissimo Deki con Vieira e Milito, migliore in campo, con Mancini. Ci si trascina stancamente verso la fine con i nostri che allentano un po’ la presa, lasciando spazio ad alcuni tentativi velleitari dei padroni di casa. In questa fase l’attenzione è più rivolta ai cori che alla partita ed è sorprendente vedere come sia mezzo stadio ad alzarsi in piedi all’immancabile “Chi non salta rossonero è!” e “Chi non salta bolognese è”. Nella gioia riusciamo ancora ad arrabbiarci per il cartellino rosso rimediato stupidamente da Maicon a tempo praticamente scaduto.

Finisce la partita e c’è il tempo anche per un saluto a distanza con il nostro Nino, che in collegamento telefonico dai distinti agita festante il cappello.
Ora Barcellona ci attende. Probabilmente mancheranno sia Ibra che Messi, entrambi infortunati. L’occasione è ghiotta, di quelle da non lasciarsi scappare, per imprimere finalmente la tanto auspicata svolta europea.

J.Cesar S.V. – Maicon 4 – Samuel 6,5  – Lucio 7 – Chivu 6,5 – Cambiasso 7 –Thiago Motta 6,5 – Zanetti 6,5 – Stankovic 7 (Vieira 6)– Balotelli 6,5 (Eto’o 6) – Milito 7,5 (Mancini S.V.).

Infine, un ringraziamento ai ragazzi del blog che mi hanno dato la possibilità di poter debuttare sul blog…per me è un onore e visto anche il risultato sul campo, non poteva esserci esordio migliore

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Bauscia Cafè di nuovo online!

novembre 22nd, 2009 | 1 Comment | Posted in Redazione | di Bauscia Cafè

Dopo due giorni di assenza a causa di problemi tecnici, il mondo Bauscia ritorna sui vostri schermi…per non sparire più (speriamo)!

Scusateci per il disagio…ritorneremo al 100% nel più breve tempo possibile!