scritto da il 17 ottobre 2009 alle 12:37

Due settimane di ordinaria follia calcistica…

…sono quelle fortunatamente concluse, finalmente è di nuovo Campionato, così potremo lasciarci alle spalle questi giorni conditi da situazioni a dir poco bizzarre.

In ordine sparso abbiamo visto:

  • Cannavaro apicoltore, e si che si pensava che non avendogli fatto granchè una flebo, cosa poteva esserci di male in una punturina?
  • Trap versione mondiali 2002: quando l’acqua santa si scontra con il culo dell’allenatore avversario, vince la superstizione più inspiegabile.
  • Casiraghi e Domenech ancora in panchina con l’accredito da “Commissario Tecnico”.
  • i dolori del giovane De Santis (di cui ha già detto tutto Luis)
  • Lippi versione “Maggio ’98″ (“ci hanno tirato addosso tanta merda”), 11 anni dopo: peccato che le critiche fossero ampiamente motivate, allora come oggi.
  • Maradona che, smesso il grembiule da barbiere, è diventato allievo di Ibra (“que siguen chupando”, peccato che lui “sigua dormiendo”)… sarà divertente vederlo ai mondiali, se già ora si permette di dirgli chi deve convocare persino Burdisso..
  • Ibra uscito anzitempo dalla sfida stellare con l’Albania (doppietta di Mellberg, non credo servano aggiunte) per la rottura del legamento penicolare: s’è rotto il cazzo di una nazionale che non gioca il calcio del 2015, ma nemmeno il mondiale del 2010, ed a differenza della Bosnia neppure gli spareggi; magari grazie all’interessamento dello sponsor tecnico riesce a cambiare pure quella casacca..
  • Gilmar Rinaldi che parla del nuovo progetto di Adriano (non Galliani) insieme ad Adriano (Galliani): mettere su un complesso con l’ex Imperatore come cantante, l’ex pallone d’oro Ronaldinho ai bonghi, l’ex posteggiatore Apicella alla chitarra, gli ex Gatti di vicolo dei Miracoli a fare se stessi e l’ex calciatore Esajas a cucinare per tutti; Berlusconi si è detto entusiasta e pronto a venire incontro alle esigenze del gruppo, rimodernando lo stadio, purchè possa mettere lui l’ultima parola sul nome: gli Ex-cort.
  • Mezza Inter in giro per il mondo, ma non per le nazionali: nel caso vi fosse sfuggito, durante questa sosta abbiamo praticamente ceduto Julio Cesar, sua moglie, Maicon (a due-tre squadre, in una va il giocatore, nelle altre Caliendo piazzerà Ederson, Elano o Gilberto), Vieira, Balotelli, Santon, Muntari e Quaresima (magari… solo Mansini invece non se lo piglia nessuno)… ovviamente c’è anche da considerare che gli altri sono tutti rotti, insomma, la solita crisi Inter; avevano provato a condirla con un immotivato “Oriali al Napoli”, però evidentemente lo scoop è durato giusto un ciak, De Laurentis ha preferito affidarsi al più esperto Montali

Una me(/i)nzione speciale spetta però a Carletto Porcellotti, a cui non basta allenare una grande squadra per liberarsi dai complessi di vecchia data: ospite da Chiambretti, l’ex allenatore dell’ex squadra di calcio “Milan” è caduto nel più classico dei lapsus: a domanda tendenziosa di Chiambretti, “Mourinho si è paragonato a Gesù Cristo, e lei?” (N.B.: Mou NON si era paragonato all’ispiratore del cristianesimo, aveva detto “nemmeno Gesù era amato da tutti, figuriamoci io”), il malcapitato mostrava tutta la sua frustrazione rispondendo con risata a denti stretti “Se Mourinho è Gesù Cristo, non sono il suo discepolo”: come se qualcuno l’avesse mai ipotizzato… evidentemente non basta stare a circa 1.000 km per dimenticare di essere arrivati a 10 punti dal nostro allenatore.

Mourinho: si, sono un Bauscia

Mourinho: si, sono un Bauscia

Il mister qualche giorno fa ci ha fatto un gradito omaggio dicendo di essere un “Bauscia“… non ne avevamo dubbi, la cosa ci fa molto piacere, così come la conferma che non ha alcuna intenzione di mollare la baracca (per Ruggero Palombo)… chissà che con questa serenità in più, continui a migliorare anche il gioco ed i risultati soprattutto in ottica Champions.

Che dire, ora sotto con il Genoa dell’ex Crespo, che in settimana si è espresso con belle parole nei confronti dell’Inter ma anche dell’allenatore, (“sono stato fortunato ad essere stato allenato da lui”), spero che per una volta resti a secco.. buon Genoa-Inter a tutti, e sia di lezione per le prossime due settimane senza campionato, a Novembre: vale tutto.

P.S.: (per Narya) c’ho pensato e ripensato, al di là dei numeri (circa 10.000 bambini sottratti a situazioni pazzesche in 19 paesi) o del bel servizio su Sportweek di qualche settimana fa, credo che il seguente video, tratto dal documentario di Gabriele Salvatores, Guido Lazzarini e Fabio Scamoni, valga più di mille parole per rendere l’idea di cosa sia Inter Campus, che a mostrare solo i bambini felici durante il mundialito organizzato in Toscana può sfuggire il dettaglio di quali siano le realtà da cui vengono:

Nulla da aggiungere, qualcosa che rende orgogliosi di questa società, in quest’altro video trovate alcune delle loro storie.

P.P.S.: dalla regia mi dicono che anche Montali sia sfumato, preferendo Trigoria a Cinecittà…

scritto da il 16 ottobre 2009 alle 13:06

Questione di stile

facchetti_eurosport

Noi lo sapevamo già

Mi chiamava Facchetti, certo. Era uno dei più assidui, e una vol­ta la sua chiamata è stata al limite del lecito. Sì, mi spiace che Facchetti non ci sia più, ma così stanno le cose. E Moratti sa bene come erano i miei rapporti con Facchetti”.

Queste le parole infamanti del miglior arbitro di sempre – affermazione difficilmente smentibile, dopo il capolavoro (cit.) di Lecce-Parma 3-3 – in seguito allo scoppio dello scandalo di Moggiopoli. L’obiettivo era semplice: aggiungere un ulteriore elemento alla strategia mediatico-difensiva del “tutti colpevoli nessun colpevole”. Arriva puntuale la querela della famiglia Facchetti volta a difendere la lealtà dell’Uomo che ha contribuito a fare la storia dell’Inter.

Oggi, un po’ meno puntuale, arriva la smentita. Parole clamorose che svelano il trucco, l’intento e la bassezza di alcuni personaggi, nonostante il ravvedimento. Solo questo basterebbe per mettere in dubbio le dichiarazioni di tutti coloro rinviati a giudizio per “associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva”.

“Oggi non ripeterei quelle parole che non corrispondono per nulla al vero. Quelle frasi, di cui mi dolgo, sono false e gravi per l’offesa che hanno creato alla memoria di una persona sempre correttissima. Mi dispiaccio di quelle parole per le quali mi scuso pubblicamente”.

Immaginando il dolore di De Santis, sottolineiamo la scelta della famiglia Facchetti di ritirare la querela. Questione di stile.

scritto da il 14 ottobre 2009 alle 0:44

Che Barba! (ovvero: il rasoio di Maradona)

“A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta” (Guglielmo di Ockham)

Questo principio, che potrebbe sembrare banale, è uno dei cardini del pensiero scientifico moderno e credo si possa applicare anche alla spiegazione di un grosso enigma del calcio moderno: Maradona CT.

Come si declina?
Semplice: Maradona, visto il cammino della gloriosa selecciòn, non è un allenatore.
Non lo è adesso, non lo è mai stato, non credo lo possa diventare, almeno ai massimi livelli.

Il turno disputatosi sabato nel girone sudamericano di qualificazione ai mondiali è stata l’ulteriore conferma di quali mani tengano le redini di uno dei più grandi movimenti calcistici mondiali, uno che forse ha una vaga idea di come vada schierata una squadra, ma appena quello: non ha schemi, non sembra che faccia dei grandi allenamenti (da quello che dicono in Argentina, pare che la squadra si alleni solo al pomeriggio stante la cronica incapacità del citì de oro di svegliarsi la mattina ad orari decenti), continua a lasciare a casa elementi imprescindibili della squadra pluricampione d’Italia (Samuel e Cambiasso), schiera titolari giocatori che già in passato si sono dimostrati inadatti al peso di quella maglia…

In compenso, è un istrione senza paragoni, il Cassano dei commissari tecnici: “non esiste denaro in grado di comprare la gloria”, “mi aiuterà il Barba” (che poi sarebbe Dio), “Il Barba a un certo punto si è ricordato di rivolgere uno sguardo al Monumental, e quando ha visto il Perù pareggiare ha deciso di non lasciare che l’ingiustizia si realizzasse. Loro non avevano fatto niente per meritare il pari…”, “è stato un miracolo di San Palermo”…

FBL-WC2010-QUALIFIERS-ARG-PER

Maradona mentre si dedica al suo prossimo sport: il nuoto.

Nel caso abbiate avuto (giustamente) di meglio da fare che non assistere ad Argentina-Perù, meglio precisare che Romero, portiere dell’Argentina, ha salvato più volte il risultato, che il gol vittoria di Palermo nasce da una fagiolata alla “viva il parroco” e che l’Argentina non ha un gioco, non riesce a mostrarlo nemmeno contro il Perù fanalino di coda del girone come non l’aveva mostrato nelle scoppole da Brasile e Bolivia (!) o nel pareggio interno col Paraguay; se non altro, va riconosciuto all’ex 10 che ha capito a due turni dal baratro che Zanetti terzino è improponibile, ma non serve il Nobel per la scienza..

Mercoledì in compenso l’Argentina deve andare in Uruguay, in quella che si preannuncia come la madre di tutti i “derby” del Rio de la Plata: chi vince, va diretto ai mondiali, Maradona potrebbe acontentarsi anche di un pareggio, che però obbligherebbe la squadra di Tabarez alle forche caudine dello spareggio con il Costa Rica o con l’Honduras.. e con gli spareggi mondiali l’Uruguay ha una tradizione in chiaroscuro: nel 2001, riuscì ad avere la meglio sull’Australia, mentre 4 anni dopo dovette subire la rivincita degli uomini di Hiddink; se contemporaneamente da Santiago giungesse notizia di un Ecuador vittorioso sui padroni di casa, i primi vincitori del Mondiale sarebbero fuori da tutto anche col pareggio, quindi per una volta prevedere un match combattuto non è un’impresa.

Nonostante tutto, per ragioni sentimental-calcistiche, avanti Argentina a ritmo di Tango: due passi avanti, uno indietro, una piroetta…
Il tutto con un maestro di ballo migliore di Diego Armando (quello che non è nè Zico, nè Lothar…) e sperando che la musica a fine gara non sia “Oblivion”.

scritto da il 12 ottobre 2009 alle 20:22

Le “stoccate” (non) date

Moratti, chiaramente scuro in volto.

Moratti, chiaramente scuro in volto.

Nella giornata caratterizzata dai 140km/h di Hamsik e dalla dura reprimenda di Cannavaro verso la vespa-killer, non poteva mancare la crisi Inter. Dopo aver ridicolizzato per un anno gli acquisti di Mansini e Quaresma (non peggiori degli investimenti del calibro di Tiago, Poulsen, Ronaldinho e Zambrotta), nel week-end è iniziata l’opera di demolizione di Marko Arnautovic, reo di non aver giocato una partita positiva con l’Inter primavera a cui si sono aggiunti Vieira e le due ali di cui sopra.

Per colorare la situazione in negativo si è addirittura rispolverato il classico “Moratti scuro in volto che abbandona la tribuna” per la partita dell’austriaco e dell’Inter nel complesso. Oggi è stato il turno di Mou,  incupito anch’egli per la prestazione del suo nuovo attaccante. Non c’è una spiegazione plausibile a tutta questa pressione e, ancor meno, alla preventiva bocciatura dopo una sgambata. La stessa mancanza di equilibrio che abbiamo riscontrato nell’analizzare le gesta di Diego Armando Pibe da Cunha dopo un assist di Cassetti ed il muro di Mexes, un Diego sconfitto ieri sera in Bolivia con la sua Nazionale. Alla Playstation.

Probabilmente non era abbastanza, quindi sono arrivate le dichiarazioni di Ibra. “In nerazzurro non c’è tanta gente in grado di fare la differenza”. Parole in linea di massima condivisibili. Al Barça senza dubbio i vari Iniesta, Xavi, Messi, Henry, Alves, possono risolvere la partita con una propria giocata. All’Inter ci sono caratteristiche diverse, ma non per questo meno importanti per aver permesso ad Ibra di farla, la differenza.

Ho trovato un certa soddisfazione nel leggere il modo in cui è stata riportata la notizia da Tuttosport e Sportmediaset. La conosciuta modalità consolatoria verso i clienti intellectuali biancorossoneri. La domanda che farei ad Ibra se ce l’avessi davanti sarebbe: “Se le premesse sull’Inter sono queste, cosa pens(av)i di J**e e Milan*?

* Avvertenze: la risposta potrebbe svegliare i gonzi che dormono.

scritto da il 10 ottobre 2009 alle 16:30

Differenze

Dall’editoriale odierno di Tuttosport“Cannavaro e la cultura del sospetto” :

“A chi piace l’odore del marcio? A noi, sinceramente, no. A noi piacciono le indagini ben fatte per appurare la verità, non i sospetti lasciati cadere fra le righe. A noi piace sapere che chi sbaglia debba poi pagare, ma piace ancora di più sapere che chi non ha sbagliato non corra il rischio di essere calunniato impunemente.

Trovate le differenze.

Prima pagina del 19 maggio 2008

Ps: Ironie a parte, credo che la versione fornita da Cannavaro e dalla J**e possa anche essere credibile. Qualcuno non la pensa così. Qui una visione più ampia del problema.

scritto da il 9 ottobre 2009 alle 15:11

Revisionismi

Una Vespa Pic Indolor

Una Vespa Pic Indolor

La 50 Special di Cannavaro ha innescato una serie di reazioni nel mondo dello sport:

Danilo Di Luca: “Il Dottor Santuccione è un entomologo”.
Riccardo Riccò: “C(‘)era una vespa nella mia camera due giorni prima che venni portato in Gendarmeria”.
Leonardo Piepoli: “Ero in stanza con Riccò”.
Michael Rasmussen: Davide Cassani mi vide in montagna nel pieno della stagione apistica”
Justin Gatlin: “La mia squalifica? E’ stato un complotto ordito con le cimici”.
Davide Rebellin: “Il mio doping è il peperoncino”. Ah, no quello era un altro.
Edgar Davids:In Olanda ci sono molti meno insetti. E comunque non diventano capitani”.
Dario Frigo: “Il mio doping era Off”.
Alessandro Petacchi: “Non era un problema di Aerosol, ero allergico al Vape”.
Ben Johnson: “Carl Lewis era il figlio del vento, le vespe volano nell’aria, c’era un evidente conflitto d’interessi”.
Kenderis e Thanou: “L’incidente in moto fu causato da una vespa che entrò nella visiera”.
Zdenek Zeman: “Dal ’94 la J**e si allena in una palude”.
Mimmo Kallon: “A Udine ero nervoso perché fui punto dall’insetto gladiatore“.
Floyd Landis (all’agente): “Senti, dopo la scusa delle birre e del whisky non mi va di inventare altre cazzate”.
Marco Borriello: “Ero fidanzato con una lucciola”.
Ivan Basso: “Le sacche di sangue trovate dal Dottor Fuentes? Fui punto da una zanzara tigre.”

scritto da il 7 ottobre 2009 alle 13:43

Presidente, ci mancherai.

Il nostro, in compagnia del suo Caino.

Il nostro, in compagnia del suo Caino.

“L’addio di Cobolli Gigli è stato deciso da John Elkann in nome dello svecchiamento, ideologia che il presidente Exor persegue con decisione. L’ha fatto alla Stampa, con la direzione di Mario Calabresi, lo vuole alla J**e. Ora che l’emergenza-scandalo è finita, ora che l’immagine della società è stata ricostruita, per Elkann bisogna passare alla fase successiva, quella della riconquista di una centralità bianconera nel Palazzo e sul campo. Più Blanc in Lega e dove si fa la voce importante (o grossa) e attraverso il presidente esecutivo far sentire il peso di Torino. Inoltre si risparmia lo stipendio di Cobolli”. Roberto Perrone, pag. 48 Corsera.

Diciamolo subito, con Giovanni Cobolli Gigli esce dal mondo del calcio una persona divenuta subito un idolo. Dei tifosi nerazzurri. Esperto di c(or)azzate e portaerei ha sempre avuto un occhio di riguardo nei nostri confronti, anche perché voleva accertarsi che il suo calciatore preferito, Ibrahimovic, continuasse la brillante carriera. Ibra, uno dei pochi giocatori di cui era a conoscenza prima che gli inviassero un file dalla sede di Corso Galileo Ferraris con i nomi degli altri componenti della rosa. Fax arrivato in ritardo per via di perquisizioni di tutte le forze dell’ordine fino ad allora conosciute per cercare prove di un numero cospicuo di reati nell’estate del Signore 2006.

Anche se ancora oggi fatichi a riconoscere le sembianze di Molinaro, Poulsen, Tiago e Stendardo, prova un senso di acrimonia verso un allenatore Settantenne a cui aveva affidato le chiavi del mercato. Delle sue gesta ricordiamo la minaccia di ricorrere al TAR del Lazio per le sanzioni comminate dalla giustizia sportiva a seguito dello scandalo di Calciopoli. Non si è ben capito se perché ritenesse la Serie B una condanna troppo mite o perché il contratto di Zaccone scadesse due settimane più tardi e quindi volesse massimizzare le risorse a disposizione secondo il noto concetto economico riassunto dal “è già pagato”.

Notevole anche il modo in cui abbia cercato di ingraziarsi la tifoseria di Tuttospot con dichiarazioni portafortuna: “Tifo Roma”, disse alla vigilia di Parma-Inter, leggendo il gobbo. Sappiamo tutti come finì. In cuor suo, però, fu contento per la doppietta del Genio. Ci ha riprovato nell’ultimo derby della Madonnina: “Tifo Milan”. Esiti devastanti per la tifoseria biancorossonera.

Ci preme, però, aggiungere qualche considerazione sull’articolo di Roberto Perrone. E’ quantomeno ingeneroso liberarsi di un presidente del suo calibro per meri problemi anagrafici. A 64 anni non si è vecchi, ormai la scienza ha fatto passi da gigante. Senza contare la storia del tono della voce, come se Blanc fosse il compianto Sandro Ciotti. Inoltre, passi la questione dell’“emergenza scandalo”, ma dire che l’immagine della società sia stata ricostruita ci pare francamente un azzardo. Neanche la premiata ditta B&B (Berlusconi&Bertolaso) riuscirebbe nella ricostruzione di macerie di proporzioni così elevate.

Se il problema è lo svecchiamento, un consiglio fraterno a John: il posto da presidente (a)spetta a Lapo (quasi cit., manca un congiuntivo).

scritto da il 6 ottobre 2009 alle 11:54

Giudichiamo noi: Inter-Udinese

Ai tempi d’oro delle pay tv, quando c’era ancora TelePiù, i commentatori non giudicavano gli episodi ma si limitavano a illustrare il regolamento concludendo con il classico “giudicate voi”. L’intento di questa piccola rubrica è quello di darvi i mezzi per farlo: dopo le partite, quando ce ne sarà bisogno, analizzeremo gli episodi “da moviola” riportando il regolamento e cercando di ricondurci a una interpretazione inequivocabile dello stesso. Giudicheremo insieme insomma, ma senza gli occhi bendati del tifo. O almeno ci proveremo.
Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Mauro Bergonzi, della sezione di Genova

Mauro Bergonzi, della sezione di Genova

Inter-Udinese è la classica partita in cui il risultato “aiuta” l’arbitro: Bergonzi commette alcuni errori che, anche se non clamorosi, avrebbero potuto dare adito a infinite polemiche.

Sull’1-0 per l’Inter, serpentina in area di Eto’o che supera un paio di avversari prima di essere anticipato da un difensore dell’Udinese: il pallone rinviato finisce sul braccio di D’Agostino. La distanza tra D’Agostino e il compagno che calcia è molto ridotta, ma il braccio è decisamente staccato dal corpo (“ad aumentarne il volume”, come dicono quelli bravi che però non conoscono nè la fisica nè il regolamento): rigore? No.

Il concetto chiave del fallo di mano non è la posizione del braccio, ma la volontarietà dell’intervento: tra le interpretazioni e le linee guida della Regola 12 (Falli e scorrettezze) a pagina 124 del regolamento troviamo infatti tra i criteri necessari per determinare la volontarietà dell’intervento “il movimento della mano in direzione del pallone (non del pallone in direzione della mano)” e “la distanza tra l’avversario e il pallone (pallone inaspettato)“, mentre la posizione della mano “non implica necessariamente che ci sia un’infrazione“. Non sembra esserci volontarietà, fa bene quindi Bergonzi a lasciar proseguire.

Così come fa bene il guardalinee a non alzare la bandierina sul gol di Di Natale: Chivu sale in ritardo e tiene in gioco l’attaccante dell’Udinese. Sale bene invece il rumeno pochi minuti dopo, quando il guardalinee, stavolta sbagliando, non chiama il fuorigioco e concede a Sanchez una grande occasione a tu per tu con Julio Cesar.

Fuori Basta dentro Zapata, si apre un’autostrada sulla fascia destra dell’Udinese e iniziano i dolori per Bergonzi. Il difensore colombiano si trova infatti per due volte a stretto contatto con Balotelli in area e per due volte commette fallo, non sanzionato dall’arbitro. La prima volta aggancia da dietro con il piede destro il tallone e la scarpa di Mario, che cade e perde il controllo del pallone: secondo la già citata Regola 12, un calcio di punizione diretto (o un calcio di rigore, in questo caso) deve essere accordato quando un calciatore “in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata [...] colpisce o tenta di colpire un avversario“. Difficile non riscontrare la negligenza e la vigoria sproporzionata in un intervento da dietro con scarsissime possibilità di arrivare al pallone: calcio di rigore.

Al minuto 93 Eto’o mette in mezzo un pallone dalla trequarti: arriva in corsa Balotelli con Zapata alle sue spalle. Il difensore alza il gomito destro alle spalle di Mario e lo spinge, rovinando a terra insieme a lui: tra le sette infrazioni commesse “in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata” della Regola 12 compare anche “spinge un avversario“, ed è esattamente questo il caso. Rigore anche qui, fra l’altro in tutto e per tutto simile a quello concesso al Cagliari per fallo di Maicon.

Con Balotelli a terra, la palla arriva a Sneijder che tra una selva di gambe la infila nell’angolino sul secondo palo: Suazo, probabilmente in posizione irregolare, tenta di intervenire in scivolata senza però toccare il pallone. Entriamo nel fantastico mondo della Regola 11: il fuorigioco. E ci entriamo tenendo ben presente la prima frase di questa regola: “essere in posizione di fuorigioco non è di per sè un’infrazione“. Al contrario il calciatore commette un’infrazione “solo se, a giudizio dell’arbitro, nel momento in cui un suo compagno gioca il pallone o è da questo toccato, egli prende parte attiva al gioco“. In che modo il calciatore può “prendere parte attiva al gioco”? “Intervenendo nel gioco; oppure influenzando un avversario; oppure traendo vantaggio da tale posizione“.

Tra le interpretazioni e le linee guida alla regola (pagina 106) si chiarisce che ““intervenire nel gioco” significa giocare o toccare il pallone passato o toccato da un compagno; “influenzare un avversario” significa impedire a un avversario di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendogli chiaramente la visuale o i movimenti o fare gesti o movimenti che, a giudizio dell’arbitro, ingannino o distraggano un avversario; “trarre vantaggio da tale posizione” significa giocare un pallone che rimbalza dal palo o dalla traversa o giocare un pallone rimbalzato da un avversario, essendo stati in posizione di fuorigioco“. E’ evidente che Suazo non interviene nel gioco nè trae vantaggio dalla posizione, non arrivando a giocare o toccare il pallone. Ma è altrettanto chiaro come l’honduregno non influenza nessun avversario: innanzitutto perchè è alle spalle di tutti i difensori e quindi non può, evidentemente, ostruire la visuale a chicchesia nè distrarre o ingannare qualcuno, e in secondo luogo perchè non entra in contatto con nessun avversario e quindi non fa nulla per impedirgli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone.

Nè deve ingannare il fatto che Suazo si diriga verso il pallone: il punto 7 della guida pratica AIA per la regola in questione (pagina 109) chiarisce infatti il caso esplicitamente: “Un calciatore in posizione di fuorigioco che non influenza un avversario, corre verso il pallone giocato da un compagno. L’arbitro deve attendere che tocchi il pallone per sanzionarne il fuorigioco? Il calciatore può essere sanzionato prima di toccare il pallone, se nessun altro compagno in posizione regolare ha la possibilità di giocare il pallone. Altrimenti l’arbitro deve attendere e vedere se il calciatore in posizione di fuorigioco interviene nel gioco toccando il pallone“. Notare la differenza fra il “può” del primo caso e il “deve” del secondo: fino a quando il giocatore in offside non tocca il pallone l’arbitro può attendere gli sviluppi dell’azione (un compagno in posizione regolare che interviene sul pallone nel caso del regolamento, la destinazione del tiro di Sneijder nel nostro caso).

Ammesso che il guardalinee abbia visto la posizione irregolare di Suazo, dunque, ha fatto benissimo a non segnalarla: gol regolare.

scritto da il 5 ottobre 2009 alle 15:22

Les bluffes sont fait

Il Lippi Bis

Il Lippi Bis

Il sospetto che la Juventus giocasse per interpretare una parte e non esserlo fino in fondo, mi era venuto guardando le partite di questo scorcio di campionato. Credo di averle viste tutte, in diretta o in differita, e Roma e Marassi a parte, ho come avuta la sensazione che qualcosa non quadrasse, che più che giocare per vincere, stessero giocando per dimostrare di poter vincere.

Il concetto è semplice: inebriati e pompati dalla stampa anti-interista e fiancheggiatrice, gli uomini di Ferrara si sono veramente convinti di poter vincere tutto (e non è detto che non lo facciano…) al punto che hanno dovuto intepretare il ruolo di quelli che “fanno sul serio”. Infatti, sono arrivate puntuali le incredibili pompe mediatiche di ritorno: dalla barzelletta di Ciro Guardiola (al massimo rimane Ciro Lippi o Ciro L.P. che canta “ca nisciuno è fess”, accompagnato da Apicella) al Diego Coimbra Lothar Armando da Cunha Ana Paula Ribas, dall’ItalJuve alla Juverdeoro, dipende da come si sveglia “Siam venuti di qui, per vedere segnare Amaurì” – vi giuro che la cantano… – e via discorrendo con dei peana mediatici che al confronto Goebbels è un Al Chato qualsiasi.

Ripagati da tanta moneta, i bianconeri hanno però dimostrato poca cosa. Nelle 9 partite giocate finora, in almeno 5 il risultato è stato ottenuto grazie a un fondamentale Buffon, che ha fatto molto di più di ciò che è capitato con Julio Cesar in qualche partita dei nostri. Un conto è fare una, due parate decisive, un’altra cosa è salvare per 5 o 6 volte la propria porta contro avversari come il Livorno e il Bologna. Con i primi risultati magri – qualcheduno parlava baldanzosamente di vincerle tutte – la squadra si è come sgonfiata, fino alla figuraccia di ieri, acuita dall’aggravante che sono stati messi in discussione gli investimenti milionari del mercato.

Non mi è sfuggito il fatto che le attenuanti non concesse a Mourinho per il grigio pareggio di Kazan’ siano state immediatamente concesse a Ciro Ferrara, dalle coorti brulicanti di vedove di Moggi che infestano quel puttanaio di immeritocrazia e calci in culo denominato RAI (“quando rientra Sissoko?” era la domanda più gettonata). Dovevate vederlo Ciro: avrebbe desiderato essere afono come il collega Leonardo, che ha mandato in avanscoperta il Tattico Mauro Tassotti (lo strizzacervelli è Favalli, che interpreta le gare come una terapia di gruppo). In realtà Zenga l’ha sovrastato sul piano tattico, dimostrando una conoscenza di calcio nettamente superiore. Non solo fisico, corsa, qualità e intensità, ma anche acume, intelligenza, preparazione. E Ferrara, da buon discepolo, mi ha ricordato quel Lippi nervoso che quando perde il bandolo della mattassa inizia a cambiare uomini e moduli, sperando che che il Culo prima o poi lo soccorra.

Ieri ero smanioso di commenti post-partita… non vedevo l’ora di beccare qualche farabutto sfrontato in versione Africano Minore, che osserva le rovine di Cartagine, ma pronto a radere al suolo le certezze dei punici bianconeri (“che famo Scipiò, glie mettiamo un pizzico de sale?”). Niente. L’assenza presenza-assenza di Mamarcel Desailly Sissoko dominava tutti i dibattiti, con un Mughini al limite della tragedia greca (la linea della farsa e della commedia plautina l’ha sorpassata da un pezzo), che si esibiva in un panegirico di Camoranesi Pro Domo Sua, che era meglio non averlo sbattuto fuori perchè così Zenga godeva il doppio… il che equivale a recuperare il bottino, rinunciando a sbattere in galera il ladro. Ah beato garantismo!

Insomma, tutto questo per dirvi sconciamente che la Juventus si sta dimostrando quello che è: la stessa squadra dello scorso anno senza un vero allenatore e con equivoci tattici superiori, un bluff cotto e mangiato che finirà col mandare all’ammasso milioni e milioni di fegati, ottenebrati dalla cabala oscura di Sir Bertrand Russell Mauro, l’opinionista senza cognome.

Nel frattempo Marcello Lippi ha comunicato le convocazioni per il doppio impegno dell’ItalJuve:

Portieri: Buffon, Maninngero, Chimenti
Difensori: Chiellini, Grosso, Cannavaro, Gamberini, Legrottaglie, Grigera, Bocchetti, Criscito
Centrocampisti: Gattuso, Palombo, D’Agostino, De Rossi, Marchisio, Saliamizzi, Pirlo, Camoranesi, Will E. Coyote, Pepe, Polse
Attaccanti: Iaquinta, Del Piero, Bettega, Rossi, Charles e Gilardino

scritto da il 5 ottobre 2009 alle 0:50

Lettera a Sky (aggiornamento)

10 blog nerazzurri, 7 Inter Club, circa 260 persone singole. In poco più di 48 ore dalla pubblicazione.

Questi i numeri della sottoscrizione per la lettera a Sky lanciata da questo blog venerdì mattina (qui il testo della lettera). Numeri importanti, numeri che fanno capire quanto unito sia il tifo nerazzurro al fianco di Josè Mourinho, al fianco della squadra e della società e contro un certo tipo di manipolazione dell’informazione che, purtroppo, abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene in questi anni.

La lettera è stata inviata alla redazione di Sky Italia e, per conoscenza, al Presidente Moratti e a Josè Mourinho, all’Ufficio Stampa dell’Inter, a Inter Channel, alle redazioni della Gazzetta dello Sport, del Corriere dello Sport, del Corriere della Sera, di Repubblica, del Giornale e ad alcune delle principali firme sportive di questi quotidiani.

Restiamo in attesa di (eventuali, eventualissimi…) riscontri a proposito dei quali non mancheremo di aggiornarvi, ma nel frattempo non possiamo non ringraziare chi ci ha supportato in questa “avventura”. Innanzitutto chi ci ha aiutati a diffonderla sin dall’inizio: Simone Nicoletti (Io sto con Mancini), Andrea Cini (Milanello Bianco), Mirko Bianchin (Inter Emotional Site), Michele Di Mauro (Solo Inter) e Virgilio Motta (Banda Bagaj) hanno dato un contributo notevole al successo dell’iniziativa. E poi chi, venuto a conoscenza della sottoscrizione, non ha esitato a diffonderla sul web o fra i soci dei propri Inter Club: Sergio Albertini (C’è solo l’Inter!), Claudio Notturni (Interisti Leninisti), Massimo Lupo (DNA Nerazzurro), Vincenzo Spadafora (De Rerum Calciorum) e Luca Benaglio (Inter e dintorni) si sono prodigati nella diffusione via web, mentre gli Inter Club che hanno aderito con entusiasmo alla sottoscrizione sono quelli di Paolo Gherardini (IC Poggibonsi), Virginio Di Pierro (IC San Salvo), Claudio Ugge (IC Parigi Nerazzurra), Mirco Trofino (IC Roccaspinalveti Nerazzurra), Francesco Misciagna (IC Acquaviva – Quelli che l’Inter…) e Carmine Laudonio (IC Sarno)….sperando di non aver dimenticato nessuno! Un grazie particolare, infine, agli amici che ci hanno dato tutta la loro disponibilità: watchdogs, SNIS, 101 Anni di Serie A, UltraNerazzurro…e naturalmente Vitarob, lui sa per cosa!

A tutti loro va il ringraziamento della redazione di Bauscia Cafè…e la promessa di far avere tutti gli aggiornamenti del caso, nel più breve tempo possibile!