Che Barba! (ovvero: il rasoio di Maradona)

“A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta” (Guglielmo di Ockham)

Questo principio, che potrebbe sembrare banale, è uno dei cardini del pensiero scientifico moderno e credo si possa applicare anche alla spiegazione di un grosso enigma del calcio moderno: Maradona CT.

Come si declina?
Semplice: Maradona, visto il cammino della gloriosa selecciòn, non è un allenatore.
Non lo è adesso, non lo è mai stato, non credo lo possa diventare, almeno ai massimi livelli.

Il turno disputatosi sabato nel girone sudamericano di qualificazione ai mondiali è stata l’ulteriore conferma di quali mani tengano le redini di uno dei più grandi movimenti calcistici mondiali, uno che forse ha una vaga idea di come vada schierata una squadra, ma appena quello: non ha schemi, non sembra che faccia dei grandi allenamenti (da quello che dicono in Argentina, pare che la squadra si alleni solo al pomeriggio stante la cronica incapacità del citì de oro di svegliarsi la mattina ad orari decenti), continua a lasciare a casa elementi imprescindibili della squadra pluricampione d’Italia (Samuel e Cambiasso), schiera titolari giocatori che già in passato si sono dimostrati inadatti al peso di quella maglia…

In compenso, è un istrione senza paragoni, il Cassano dei commissari tecnici: “non esiste denaro in grado di comprare la gloria”, “mi aiuterà il Barba” (che poi sarebbe Dio), “Il Barba a un certo punto si è ricordato di rivolgere uno sguardo al Monumental, e quando ha visto il Perù pareggiare ha deciso di non lasciare che l’ingiustizia si realizzasse. Loro non avevano fatto niente per meritare il pari…”, “è stato un miracolo di San Palermo”…

FBL-WC2010-QUALIFIERS-ARG-PER

Maradona mentre si dedica al suo prossimo sport: il nuoto.

Nel caso abbiate avuto (giustamente) di meglio da fare che non assistere ad Argentina-Perù, meglio precisare che Romero, portiere dell’Argentina, ha salvato più volte il risultato, che il gol vittoria di Palermo nasce da una fagiolata alla “viva il parroco” e che l’Argentina non ha un gioco, non riesce a mostrarlo nemmeno contro il Perù fanalino di coda del girone come non l’aveva mostrato nelle scoppole da Brasile e Bolivia (!) o nel pareggio interno col Paraguay; se non altro, va riconosciuto all’ex 10 che ha capito a due turni dal baratro che Zanetti terzino è improponibile, ma non serve il Nobel per la scienza..

Mercoledì in compenso l’Argentina deve andare in Uruguay, in quella che si preannuncia come la madre di tutti i “derby” del Rio de la Plata: chi vince, va diretto ai mondiali, Maradona potrebbe acontentarsi anche di un pareggio, che però obbligherebbe la squadra di Tabarez alle forche caudine dello spareggio con il Costa Rica o con l’Honduras.. e con gli spareggi mondiali l’Uruguay ha una tradizione in chiaroscuro: nel 2001, riuscì ad avere la meglio sull’Australia, mentre 4 anni dopo dovette subire la rivincita degli uomini di Hiddink; se contemporaneamente da Santiago giungesse notizia di un Ecuador vittorioso sui padroni di casa, i primi vincitori del Mondiale sarebbero fuori da tutto anche col pareggio, quindi per una volta prevedere un match combattuto non è un’impresa.

Nonostante tutto, per ragioni sentimental-calcistiche, avanti Argentina a ritmo di Tango: due passi avanti, uno indietro, una piroetta…
Il tutto con un maestro di ballo migliore di Diego Armando (quello che non è nè Zico, nè Lothar…) e sperando che la musica a fine gara non sia “Oblivion”.

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