Giudichiamo noi: Inter-Udinese

Ai tempi d’oro delle pay tv, quando c’era ancora TelePiù, i commentatori non giudicavano gli episodi ma si limitavano a illustrare il regolamento concludendo con il classico “giudicate voi”. L’intento di questa piccola rubrica è quello di darvi i mezzi per farlo: dopo le partite, quando ce ne sarà bisogno, analizzeremo gli episodi “da moviola” riportando il regolamento e cercando di ricondurci a una interpretazione inequivocabile dello stesso. Giudicheremo insieme insomma, ma senza gli occhi bendati del tifo. O almeno ci proveremo.
Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Mauro Bergonzi, della sezione di Genova

Mauro Bergonzi, della sezione di Genova

Inter-Udinese è la classica partita in cui il risultato “aiuta” l’arbitro: Bergonzi commette alcuni errori che, anche se non clamorosi, avrebbero potuto dare adito a infinite polemiche.

Sull’1-0 per l’Inter, serpentina in area di Eto’o che supera un paio di avversari prima di essere anticipato da un difensore dell’Udinese: il pallone rinviato finisce sul braccio di D’Agostino. La distanza tra D’Agostino e il compagno che calcia è molto ridotta, ma il braccio è decisamente staccato dal corpo (“ad aumentarne il volume”, come dicono quelli bravi che però non conoscono nè la fisica nè il regolamento): rigore? No.

Il concetto chiave del fallo di mano non è la posizione del braccio, ma la volontarietà dell’intervento: tra le interpretazioni e le linee guida della Regola 12 (Falli e scorrettezze) a pagina 124 del regolamento troviamo infatti tra i criteri necessari per determinare la volontarietà dell’intervento “il movimento della mano in direzione del pallone (non del pallone in direzione della mano)” e “la distanza tra l’avversario e il pallone (pallone inaspettato)“, mentre la posizione della mano “non implica necessariamente che ci sia un’infrazione“. Non sembra esserci volontarietà, fa bene quindi Bergonzi a lasciar proseguire.

Così come fa bene il guardalinee a non alzare la bandierina sul gol di Di Natale: Chivu sale in ritardo e tiene in gioco l’attaccante dell’Udinese. Sale bene invece il rumeno pochi minuti dopo, quando il guardalinee, stavolta sbagliando, non chiama il fuorigioco e concede a Sanchez una grande occasione a tu per tu con Julio Cesar.

Fuori Basta dentro Zapata, si apre un’autostrada sulla fascia destra dell’Udinese e iniziano i dolori per Bergonzi. Il difensore colombiano si trova infatti per due volte a stretto contatto con Balotelli in area e per due volte commette fallo, non sanzionato dall’arbitro. La prima volta aggancia da dietro con il piede destro il tallone e la scarpa di Mario, che cade e perde il controllo del pallone: secondo la già citata Regola 12, un calcio di punizione diretto (o un calcio di rigore, in questo caso) deve essere accordato quando un calciatore “in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata […] colpisce o tenta di colpire un avversario“. Difficile non riscontrare la negligenza e la vigoria sproporzionata in un intervento da dietro con scarsissime possibilità di arrivare al pallone: calcio di rigore.

Al minuto 93 Eto’o mette in mezzo un pallone dalla trequarti: arriva in corsa Balotelli con Zapata alle sue spalle. Il difensore alza il gomito destro alle spalle di Mario e lo spinge, rovinando a terra insieme a lui: tra le sette infrazioni commesse “in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata” della Regola 12 compare anche “spinge un avversario“, ed è esattamente questo il caso. Rigore anche qui, fra l’altro in tutto e per tutto simile a quello concesso al Cagliari per fallo di Maicon.

Con Balotelli a terra, la palla arriva a Sneijder che tra una selva di gambe la infila nell’angolino sul secondo palo: Suazo, probabilmente in posizione irregolare, tenta di intervenire in scivolata senza però toccare il pallone. Entriamo nel fantastico mondo della Regola 11: il fuorigioco. E ci entriamo tenendo ben presente la prima frase di questa regola: “essere in posizione di fuorigioco non è di per sè un’infrazione“. Al contrario il calciatore commette un’infrazione “solo se, a giudizio dell’arbitro, nel momento in cui un suo compagno gioca il pallone o è da questo toccato, egli prende parte attiva al gioco“. In che modo il calciatore può “prendere parte attiva al gioco”? “Intervenendo nel gioco; oppure influenzando un avversario; oppure traendo vantaggio da tale posizione“.

Tra le interpretazioni e le linee guida alla regola (pagina 106) si chiarisce che ““intervenire nel gioco” significa giocare o toccare il pallone passato o toccato da un compagno; “influenzare un avversario” significa impedire a un avversario di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendogli chiaramente la visuale o i movimenti o fare gesti o movimenti che, a giudizio dell’arbitro, ingannino o distraggano un avversario; “trarre vantaggio da tale posizione” significa giocare un pallone che rimbalza dal palo o dalla traversa o giocare un pallone rimbalzato da un avversario, essendo stati in posizione di fuorigioco“. E’ evidente che Suazo non interviene nel gioco nè trae vantaggio dalla posizione, non arrivando a giocare o toccare il pallone. Ma è altrettanto chiaro come l’honduregno non influenza nessun avversario: innanzitutto perchè è alle spalle di tutti i difensori e quindi non può, evidentemente, ostruire la visuale a chicchesia nè distrarre o ingannare qualcuno, e in secondo luogo perchè non entra in contatto con nessun avversario e quindi non fa nulla per impedirgli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone.

Nè deve ingannare il fatto che Suazo si diriga verso il pallone: il punto 7 della guida pratica AIA per la regola in questione (pagina 109) chiarisce infatti il caso esplicitamente: “Un calciatore in posizione di fuorigioco che non influenza un avversario, corre verso il pallone giocato da un compagno. L’arbitro deve attendere che tocchi il pallone per sanzionarne il fuorigioco? Il calciatore può essere sanzionato prima di toccare il pallone, se nessun altro compagno in posizione regolare ha la possibilità di giocare il pallone. Altrimenti l’arbitro deve attendere e vedere se il calciatore in posizione di fuorigioco interviene nel gioco toccando il pallone“. Notare la differenza fra il “può” del primo caso e il “deve” del secondo: fino a quando il giocatore in offside non tocca il pallone l’arbitro può attendere gli sviluppi dell’azione (un compagno in posizione regolare che interviene sul pallone nel caso del regolamento, la destinazione del tiro di Sneijder nel nostro caso).

Ammesso che il guardalinee abbia visto la posizione irregolare di Suazo, dunque, ha fatto benissimo a non segnalarla: gol regolare.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.