Mourinho ancora contro i giornalisti

Mou ha sempre ragione

Mou ha sempre ragione

Nella conferenza stampa odierna, vigilia dell’importante sfida di campionato contro l’Udinese, Josè Mourinho attacca a testa bassa i giornalisti sportivi, rei di sottolineare in maniera differente i risultati dell’Inter.

Non mi dà fastidio quando si sottolinea il fatto che l’Inter non vinca in Europa da 7 partite, me ne dà il fatto che Mourinho sia ritenuto responsabile del fatto che non vinca la Champions League da 40 anni. Io sono tranquillo, ma il mio comportamento è la conseguenza del fatto che se l’Inter non vince da 7 partite, sembra che non vinca da 70, mentre se la stessa cosa accade a un’altra squadra non è così; se l’Inter pareggia, il risultato è un dramma, se pareggia un’altra squadra diventa fantastico“.

Sempre sui giornalisti italiani, il suo disprezzo (pari al mio), è sempre più marcato:

Non sono nervoso, ma assolutamente adattato alla situazione. Se mi vedi nello spogliatoio io rido e scherzo. Certo di fronte ai giornalisti non posso essere felice, non ne ho ragioni particolari“.

Dichiarazioni forti che chiudono una settimana difficile, contrassegnata dal passo falso di Kazan’ e dalla sconfitta di Genova (in un modo o nell’altro immeritata, ma inattesa). Il tecnico nerazzurro affida alla conferenza stampa alcune considerazioni sulle lacune di gioco mostrate dall’Inter, apparsa alle corde in qualche frangente:

L’Inter ha comprato Thiago Motta e Sneijder non perché voleva spendere soldi, ma perché aveva bisogno di giocatori di qualità diversa a centrocampo. A Genova e a Kazan sono mancati e in fase d’attacco sicuramente abbiamo avuto meno qualità di gioco. Con Sneijder e Thiago insieme abbiamo vinto quattro partite e pareggiato col Barcellona, unica squadra a riuscire a fermarli in questa stagione. Senza, abbiamo faticato, anche perché a Kazan mancava mezza squadra: era la squadra dell’anno scorso senza Ibra“.

Difficile dargli torto. Resta infatti la convinzione che una volta assenti due o tre giocatori chiave, soprattutto nel settore nevralgico di movimento, la squadra si inceppi clamorosamente, conoscendo una sterilità offensiva troppo inedita per poter essere mascherata con la genialata di un singolo. In modo molto paradossale e tipicamente interista, l’Inter soffre più l’assenza di Stankovic (e la presenza di mezzo Cambiasso) che quella di Ibrahimovic, il quale è vero “produceva” gioco, ma solo in funzione egoistica, essendo lui un tutt’uno tra creatore e finalizzatore. Contro i friulani si valuterà il rientro di Diego Milito: l’attuale condizione offensiva della squadra, minata dalle assenze in contemporanea nel reparto di mezzo, potrebbe suggerire di forzare i tempi, ma dall’emergenza vera e propria si sta uscendo. Sneijder dovrebbe giocare, mentre bisogna pazientare un po’ per Muntari, che almeno porta dinamismo e corsa e sa buttarsi in avanti.

L’Udinese gioca molto a fasi alterne. Ho potuto seguirla contro il Napoli e ha giocato una gara dai due volti, come se dipendesse un po’ dalle sfuriate del momento. Gli uomini pericolosi sono tutti davanti: Di Natale è in gran spolvero, Alexis Sanchez potrebbe essere la carta a sorpresa, mentre non va mai trascurata la duttilità di D’Agostino, capace di giocare davanti alla sua difesa e quella avversaria. Serve una vittoria, perchè bene o male in questo momento la condizione fisica dice Juve, mentre noi siamo ancora lì a tirare la carretta di uno strano settembre, vissuto con i sintomi di una gigantesca sbornia post-derby. C’è poco da fare: ottobre è arrivato. Se l’istinto non mi tradisce, con i rientri delle tessere mancanti dovrebbe iniziare il nostro sprint autunnale che mette k.o. i nostri nemici. Intellettuali e sportivi.

I convocati contro l’Udinese. I convocati di Pasquale Marino.

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