scritto da il 18 settembre 2009 alle 17:24

La vera Inter è con Cambiasso

Il Cuchu è pronto al rientro

Il Cuchu è pronto al rientro

Archiviato il positivo pareggio con il Barcellona, l’Inter si rituffa nel campionato affrontando la trasferta di Cagliari, in un campo che non è mai stato troppo facile per le grandi squadre. Il Cagliari di Allegri viene da prestazioni abbastanza fiacche, non dà ancora l’idea che il giocattolo si sia rotto, ma di sicuro non c’è il gioco brioso che mostrava lo scorso anno, anche quando perdeva.

L’Inter, si dice, dovrebbe fare un moderato turnover a cui credo poco. Incassati i complimenti di Moratti, che ha elogiato la resistenza all’assedio blaugrana, in condizioni obbiettivamente difficili, Josè Mourinho è pronto a riconsegnare le chiavi del centrocampo a Mastro Cambiasso, che scalpita da un mese, con un recupero lampo degno di miglior propaganda (se fossimo rossoneri e avessimo tante televisioni e molti gonzi come tifosi).

Quanto è importante questo recupero è inutile sottolinearlo. El Cuchu non è solo un mastino davanti alla difesa, ma è anche un giocatore di temperamento, non proprio dedito alla deconcentrazione e alle sbavature. Contro il Barcellona con Cambiasso e Stankovic dal primo minuto in campo, efficienti, avremmo dimezzato le sortite offensive di Xavi e i patemi difensivi dell’invalicabile due Samuel-Lucio. Anche con Speedy Gonzales Iniesta a far da incursore.

Con Esteban Cambiasso, la cui assenza sta condannando Maradona, che però se l’è cercata, il centrocampo ritorna ad essere logico e ricomincia a fare a meno del terzinismo che contro il Barca ha finito per dilagare (Santon a protezione di Chivu, per ripartire, ci stava bene, ma alla fine avevamo in campo 3 difensori centrali e 3 terzini, comprendendo Zanetti). Io sono un amante dello Stankovic Volante, ma se c’è Cambiasso posso rimettere nella fondina il mio desiderio e pensare che tutto sommato va bene così: basta che ci siano piedi buoni.

Allora ecco che si ridisegna quello che avevo immaginato al momento dell’acquisto di Sneijder, un centrocampo tosto, ma che sa gestire il pallone e sa infilarsi negli spazi, aprendo il gioco sulle punte: Cambiasso, Stankovic, Motta e Sneijder. Il miglioramento della manovra, gli automatismi, i movimenti e la confidenza passano tutte dalla presenza stabile dei migliori interpreti e dalla possibilità di allenarsi e provare nuovi schemi e anche, ovviamente, dalla miglior condizione fisica possibile, che nell’Inter non è ancora arrivata.

Wesley Sneijder conosce a mala pena i nuovi compagni, deve dedicarsi a una doppia fase che è abituato a gestire, ma in un quadro tattico che non conosce. Lo stesso si può dire per l’affiatamento tra le punte e il giocatore o tra le punte e gli altri centrocampisti. A volte sprechiamo cross in alto, pensando ancora di avere attaccanti forti nel gioco aereo o comunque di elevata statura. Diego Milito è bravo per tempismo e classe, ma non è certo un ariete che può raccogliere gli ancora rari inviti di Maicon.

Penso che con il rientro in pianta stabile di Cambiasso, se tutto va bene, tempo 2-3 partite e cominceremo a vedere la squadra correre, puntuale per gli appuntamenti decisivi di Champions e per l’inizio della lunga striscia di vittorie autunnali che deve ristabilire le distanze contro l’undici bianconero, che ha usurpato temporaneamente il ruolo di capolista, seppure in coabitazione.

A proposito, domani la Juventus gioca priva dei nuovi acquisti contro il Livorno. Non spero nulla: partita da classico 3-0. Un rigore, un gol su calcio piazzato e la solita bischerata del difensore che non ti aspetti e che contro l’Inter gioca alla morte.

scritto da il 16 settembre 2009 alle 19:34

Champions League: Inter – Barcellona 0-0

Prima Partita del Gruppo F della Champions League 2009-10, in campo i Campioni d’Europa del Barcelona e i Campioni d’Italia dell’Inter.

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Formazioni.
FC Internazionale: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Muntari; Zanetti, Motta; Sneijder; Eto’o, D. Milito.
A disposizione: Toldo; Cordoba, Stankovic, Santon, Vieira, Balotelli, Cambiasso – All., José Mourinho

FC Barcelona: Valdes; Dani Alves, Puyol, Piquè, Abidal; Yaya Tourè, Xavi, Keita; Messi, Ibrahimovic, Henry.
A disposizione: Pinto, Maxwell, Marquez, Iniesta, Busquets, Jeffren, Pedro – All. Pep Guardiola

Partiamo dalle note negative.

L’atteggiamento tattico – Non so se Mourinho ha chiesto marcature a uomo in ogni zona del campo, di certo l’Inter si è persa in mezzo al campo, lasciando praterie a Keita, Xavi e Messi, praticamente liberi di fare ciò che volevano nella trequarti. Motta non ha tamponato, Zanetti si è sfiancato sulle piste della Pulce, mentre Sneijder accompagnava Milito ed Eto’o nel pressing sulla difesa, di fatto liberando Xavi e facendo ombra a Tourè. Ciò che non mi ha convinto è stato questo fare centrocampo su 2 linee: nè rombo puro, nè linea tradizionale, con il risultato che Muntari, schiacciato sulla sinistra ne ha combinate di tutti i colori in fase di copertura. Una tattica del genere richiede molti polmoni e infatti siamo rimasti subito senza fiato, portati a destra e a manca dal flipper blaugrana. La ripresa si è consumata in un penoso assedio degli uomini di Guardiola, che non hanno segnato solo per mancanza di convinzione, soprattutto nell’ultimo passaggio, visto che Julio Cesar non ha compiuto una parata degna di nota.

L’atteggiamento mentale – Se la disposizione in campo era baldanzosa, non vi ha corrisposto un uguale atteggiamento mentale. Se si gioca per pressare alto, la difesa deve salire, e dobbiamo ringraziare Lucio, Samuel e Chivu che ci hanno salvato da una scoppola imbarazzante. Inoltre la scarsa lucidità, aggravata pesantemente dalle corse a vuoto in mezzo al deserto, ha contribuito non poco a creare una partita desolante, di fronte si a un grande avversario, ma che comunque ha concesso qualcosa, che noi non abbiamo saputo afferrare per troppa precipitazione.

Gli uomini – Malissimo Muntari, soprattutto in fase difensiva, Zanetti confuso a metà campo, molto meglio quando c’è stato da elevare una muraglia nella seconda parte. Malissimo Maicon, forse a mezzo servizio, che riesce nell’impresa di risvegliare Abidal, che nel primo tempo se n’era stato buono nella sua metà campo, temendolo più per il nome che porta che per l’ardore versato sull’erba. Impreciso ma volenteroso Milito, che qualcosa ha creato, così come Eto’o, sempre nel vivo quando la palla superava la linea centrale. Mediocre Sneijder, che si è come nascosto, anche se ha provato col tiro da fuori, discreto Motta, che a mio avviso è sprecato da mediano frangiflutti, molto meglio affianco a uno come Cambiasso che lascia metri per recuperare.

L’avversario – Il Barcelona ci ha graziati, mancando nell’ultimo passaggio. Sontuosa la prova di Xavi, mentre Messi ha spesso rimbalzato su Samuel, come Ibrahimovic su Lucio. Splendida anche la partita di Daniel Alves che ha messo a ferro e fuoco la fascia sinistra, distribuendo passaggi e sovrapposizioni degne della sua fama. Buona anche la prova della difesa, soprattutto in Piquè, praticamente imbattibile su tutti i palloni alti buttati via, senza raziocinio, nel secondo tempo.

Le note positive – Abbiamo preso un punto sostanzialmente immeritato: un avversario peggiore di questo non lo si trova più e dovremo andare a prenderci i punti con le due squadre dell’Est, come da pronostico. Si è vista la solita voglia di fare gioco e non sono mancati, soprattutto nel primo tempo, i presupposti per fare bene e indirizzare dalla nostra parte l’incontro. Ma abbiamo tirato dalle parti di Valdes nel momento migliore del Barca. Troppa frenesia e troppa voglia di ben figurare ci hanno tarpato le ali. Se non eravamo intimiditi eravamo di sicuro balbettanti. C’è solo da migliorare. Ha ragione Mourinho: noi siamo un progetto, il Barcellona è una splendida realtà.

scritto da il 15 settembre 2009 alle 11:45

Aspettando Inter-Barça

Pep Decimo Meridio

Pep Decimo Meridio

Introduzione
Devo ammettere che la partita di domani col Barcellona non mi provoca uno spasmodico entusiasmo, forse perché è la prima delle 6 partite di qualificazione, forse per una reazione uguale e contraria all’eccessivo peso che i media vi hanno attribuito, sicuramente per gli interisti che saranno sugli spalti pronti a fischiare l’ex di turno.

La prova “Barça Campione d’Europa (e non solo)” è arrivata troppo presto per essere un test probante sulle capacità dell’Inter di giungere alla fase finale della competizione. Mourinho ha perfettamente ragione quando parla di meccanismi ancora da perfezionare per il 50% dei nuovi giocatori di movimento.

Classico mani avanti? Può darsi, ma difficilmente si riesce ad argomentare una tesi contraria a quella del nostro Special One. Nelle prime 3 gare di campionato l’Inter ha dato la sensazione di essere una squadra da trasferta, come lo scorso anno, anche se con elementi tecnico-tattici diversi. Nonostante si giochi a S.Siro, il Barcellona dalle percentuali altissime di possesso palla può concedere più spazio alle ripartenze che con Eto’o possono essere letali. Da verificare l’inserimento di Ibra, la capacità dell’Inter di contrastare le geometrie di Xavi ed Iniesta e la classe di Messi.

Mourinho vs Guardiola.
Guardiola è stato un pessimo esempio per il calcio internazionale. Dopo il suo primo anno sulla panchina blaugrana e 5 tituli conquistati ha convinto molti presidenti di club e di federazione che bastasse il nome, un bel faccino, un’eleganza nel vestire e nel parlare per diventare allenatori. Maradona ha solo il primo, Leonardo tutti, Ferrara forse nessuno. La realtà è ben diversa, il buon Pep ha sempre fatto l’allenatore e dimostra un’attitudine più che naturale nel guidare la propria squadra.

Eccessivo nello scegliere le immagini del Gladiatore per motivare i propri calciatori prima della finale di Roma,  forse è andato solo incontro alle ridotte conoscenze storiche dei suoi. Leggenda narra che lo scorso anno fosse andato da Laporta a chiedergli la panchina del Camp Nou, stuzzicandolo con un “tu non hai le palle”. Si sbagliava. Ha avuto coraggio nell’allontanare Eto’o e nel prendere Ibrahimovic. Vedremo se avrà ragione ancora una volta.

Leggenda per leggenda, Mou attraverso Mendes si sarebbe offerto a Laporta prima di accettare la proposta di Moratti. Le motivazioni del rifiuto del Barça sarebbero state molteplici: dalla filosofia di gioco non proprio coincidente con la storia blaugrana, ai suoi atteggiamenti negli scontri col Chelsea, da ricordare un’esultanza smisurata al pareggio di Drogba nella fase a gironi 2006-2007. Poco male per entrambi.

Qualche tempo fa, in un’intervista Mou disse che in Italia avrebbe adottato il rombo a centrocampo e che in Europa avrebbe potuto effettuare delle variazioni sul tema con una squadra maggiormente legata al concetto di ampiessa. Determinante sarà la posizione di Sneijder che può giocare anche largo in un 4-3-3, anche perché la fascia Dani Alves-Messi è una delle principali fonti di gioco blaugrana. In difesa l’unico dubbio riguarda il terzino sinistro, probabile l’inserimento di Chivu al posto di Santon. Zanetti-Stankovic-T.Motta e Sneijder, con uno tra Milito e Balotelli a far coppia con Eto’o.

Ibra-Eto’o.
Lo scambio dell’anno, con 50 mln per l’Inter. Una delle operazioni capolavoro di Moratti insieme all’acquisto dello svedese. La partita non riguarda solo loro due, anche se la grancassa mediatica ha spinto molto su questo tema. Capitolo accoglienza: Ibra andrebbe applaudito (ottimo articolo di Antognoni su Indiscreto), ma avrà la sua dose di fischi.

Eto’o a Barcellona verrà ringraziato per i successi conseguiti e questo sarà inevitabilmente rimarcato. Incuriosisce vedere Ibra svariare tra Samuel, Lucio e Maicon e l’accoglienza che gli tributeranno i suoi ex compagni. Nella speranza, ovviamente, di vedere il sorriso Durbans di Eto’o e non l’espressione beffarda del Genio.

Ps: Riflettori puntati su O.Marsiglia-Milan (cit.).

scritto da il 13 settembre 2009 alle 17:23

Inter-Parma 2-0

Eto'o - Milito: Parma k.o.

Eto'o - Milito: Parma k.o.

L’Inter risponde a Gervasoni e si porta in scia della squadra allenata da Ciro Lippi. Partita complicata, come nelle aspettative, per l’atteggiamento tutto italiano di giocare chiusi come una cintura di castità a San Siro. Si, lo so, era la scusa preferita di Carlo Ancelotti (che ieri ha vinto il quinto scudetto di fila in Inghilterra) e di Adriano Galliani, ma noi siamo tetracampioni e abbiamo il diritto di dirlo. Il fatto è che Guidolin non si discosta molto dal prototipo di allenatore sopravvalutato, che grazie a buone entrature riesce a trasformare parole come “catenaccio” e “contropiede” in “temperamento” e “bel gioco”. D’altronde fa parte della ristretta famiglia dei Piagnetti, licenziabili e licenziati, ma sempre capaci di dimostrare il loro talento.

Il Parma è squadra svelta, con 7-8 giocatori dell’area ex-Gea, tra i quali spicca il nomade Nick Manofredda Amoruso, una vita passata sui campi consigliati da Lucky Luciano. L’Inter parte molto bene, Sneijder sfiora il gol al 10′, ma a parte questa azione e molti tentativi di partire con triangolazioni, c’è molta svagatezza in fase di impostazione e presentiamo un Maicon in versione lunatica, che a volte corre e a volte si ferma. Poco da fare dunque, il Parma non fa nulla per intimorirci e pertanto si archivia il primo tempo domandandoci se Mourinho presenterà il modulo fajolada, con 7 punte, Julio Cesar, Maicon, Zanetti e Lucio.

Pesano le ammonizioni e a questo punto il cambio è obbligato, fuori uno spento Motta per SuperMario Balotelli che funziona da grimaldello per scardinare il bunker dei parmensi. Infatti, il 3-5-2 di Guidolin è messo in crisi immediatamente da un attacco più largo e più propositivo, nel quale brilla ancora Sneijder, che ci prova anche su punizione. Milito è impreciso, svirgola qualche palla in mezzo all’area e sbaglia un gol clamoroso in un’azione da rivedere allo moviola. Patrick Vieira, nel frattempo, si trova sempre più a disagio con Biabiany, che alle 14 era partito affianco a Tonio Liuzzi con la Force Parma all’autodromo di Monza. Muntari sostituisce il francese, mentre Balotelli sbaglia da pochi metri l’ennesima occasione. In realtà il gol è nell’aria e ci deve pensare Samuel Eto’o, che si inventa un clamoroso tiro a giro sul sette, che abbatte la resistenza di Mirante (altro girandolo ex Juve, ex Siena, ex tutto). Passano pochi minuti ed è Wesley Sneijder a sbagliare il raddoppio, dopo un’incursione sulla destra di Eto’o: il tiro da due metri è altissimo e Mourinho lo cambia. Buona prova per l’olandese, tra i più mobili dei nerazzurri. Entra Khrin e gli under 20 in campo sono tre. Lo sloveno è reduce dalla partita con la nazionale maggiore, ma fa in tempo a partecipare all’azione del gol del raddoppio. Dalla fascia destra Balotelli in campo aperto innesca Milito, dimenticando l’egoismo di pochi minuti prima, il Principe controlla e piazza all’angolo di giustezza, chiudendo i conti. C’è giusto il tempo perché SuperMario si divori il gol del 3-0 e che Lucio faccia capire a Panucci che lui ai “codici italioti” non ci sta. Il ridicolo Rosetti placa la discussione e fischia tre volte.

Pratica archiviata dunque, vittoria meritata, considerando che il Parma non ha creato un solo pericolo, e pensiero rivolto alla Champions, al Barcellona, che ieri ha vinto con i gol di Messi ed Ibrahimovic. C’è poco da dire: soffriamo queste squadre catenacciare, ma abbiamo le risorse per venirne fuori, tenendo conto che anche i nostri erano reduci dal doppio impegno delle Nazionalil. Inoltre, l’assenza di Stankovic ha tolto dinamismo e precisione al centrocampo, attirando marcature fisse su Sneijder e Motta, con quest’ultimo poco incisivo. Mourinho ha azzeccato la mossa: allargare la difesa per piazzare le cariche di dinamite. E’ andata. Di partite così ce ne saranno altre dodici o tredici, dovremo farci l’abitudine.

scritto da il 12 settembre 2009 alle 9:10

Inizia la vera stagione

Josè ci riprova, ma prima c'è il Parma

Josè ci riprova, ma prima c'è il Parma

Con la partita interna contro il Parma domani inizia la vera stagione 2009-2010, quella fatta di “una partita ogni tre giorni”. Negli anni scorsi l’Inter ha spesso utilizzato la sosta delle Nazionali per mettere benzina nelle gambe e provare ad accelerare, anche se le prime 4-5 partite sono state sempre un’incognita a causa della deficitaria condizione fisica. Ricordiamo per esempio che l’Inter dei record del 2006-07 dopo una più che discreta partenza, rallentò un po’ all’inizio di Ottobre, prima di esplodere nella serie da 17 vittorie consecutive (record europeo nell’ambito del Big 5). L’anno successivo l’inizio fu ancora più stentato: dopo il pareggio interno la squadra faticò ad avere ragione di avversari modesti, anche se non mancarono mai le vittorie. La vera brillantezza la si ritrovò contro la Sampdoria e improvvisamente all’Olimpico, con l’abituale vittoria a domicilio contro la squadra dell’economista Francesco Totti. Lo scorso anno, infine, ancora qualche ritardo, soprattutto dovuto al tentativo di provare schemi di gioco convincenti, con la sonante vittoria a casa Roma che fa da fermalibro, in un campionato viziato dai troppi pareggi interni, che altrimenti sarebbe finito ad aprile come quello del 2007.

C’è da dire che ci sono delle differenze e delle analogie tra gli anni di Mancini e quelli di Mourinho. Differenza principale: con la preparazione dello staff di Mourinho la squadra ha avuto meno picchi di forma e un rendimento molto più regolare per tutta la stagione. Inoltre in Champions ha pagato, nel girone, una voglia esagerata di sperimentare e nel complesso c’è stato poco turnover anche se siamo arrivati a giocarcela a Manchester con una squadra che stava in piedi e correva e che è uscita per ingenuità difensive e gli errori di mira del nostro santone svedese. L’Inter del Mancio ha avuto il momento migliore tra autunno e inverno, è andata meglio nei gironi, ma si è come afflosciata a Primavera. Nel 2007 la bella stagione arrivò che il campionato era bello che vinto e il distacco aumentò a dismisura perchè la Roma, di fatto, mollò mentalmente con avversari come Cagliari e Torino. L’analogia principale sta nel fatto che i risultati sono stati più o meno simili e che la squadra ci ha sempre messo un po’ a carburare.

Oggi però la morfologia della rosa mi pare modificata. Non ci sono più i corazzieri di una volta (è per questo che Cobolli parla di corazzata Inter, perché pensa che sulle corazzate si imbarchino i corazzieri… ovviamente non sa che non si producono più quel tipo di navi)! La squadra è nettamente più agile, ha mostrato di poter essere in forma già da subito, anche se la stanchezza si fa sentire dopo qualche sgroppata e rimane immutato il peso di giocatori come Motta (comunque magro), Vieira (mai così vivace da due anni a questa parte), Lucio (dà l’idea di allenarsi il doppio dei compagni), Maicon (a lui serve giocare per smaltire gli etti di troppo), però c’è meno fisicità nel complesso e più velocità. Soprattutto dalla trequarti in sù.

Questo fatto, si dice, dovrebbe fare la differenza in Champions. Non lo so. Io dico solo che con l’inizio della Champions ciò che fa veramente la differenza è la profondità della rosa. La capacità di mantenersi a grandi livelli di impegno e concentrazione per 2 impegni alla settimana, di alto profilo. Il rischio maggiore della partita di oggi non è la notoria sagacia tattica autunnale di Guidolin (che è solito smarrirsi a Gennaio-Febbraio), quanto la distrazione indotta dall’imminente sfida con i campioni d’Europa. In questo astuto giochetto ci si sono messi anche i media, come se la partita con il Parma non esistesse (la voglia irrefrenabile di Juve conduce a salti temporali), ma la garanzia per questo frangente è rappresentata da Mourinho, che da anni gestisce situazioni del genere. L’allenatore della Juventus, Marcello Ferrara, al contrario è a digiuno e potrebbe patire i cattivi umori degli spogliatoi. Speranze? Previsioni? Nulla di che. Intanto vediamo se contro una squadra chiusa riusciamo a fare gioco come è nelle nostre intenzioni. Le pause nazionali mettono benzina, ma tolgono allenamenti.

scritto da il 10 settembre 2009 alle 21:48

Il (c)tifoso.

carcerato_~Convict

Marcello Lippi

Più che quel traumatico divorzio, però, i tifosi interisti non hanno somatizzato la dichiarazione (di Marcello Lippi, ndl) simil-kennedyana: “Sono sempre stato j**entino“. “Colgo l’ occasione per chiarire. Sfido chiunque a sostenere che a Milano non ho svolto il mio mestiere con serietà e impegno. Quella dichiarazione di j**entinità è stata la difesa del lavoro e dei risultati ottenuti nei precedenti cinque anni alla J**e, i più importanti della mia vita, messi in discussione da sospetti di ogni genere, dal doping agli arbitri. Questa mia j**entinità la rivendicherò in qualsiasi squadra dovessi andare“. Corriere della Sera, 9 marzo 2002.

“Io non tifo nessuno. Anzi, tifo Italia”. Marcello Lippi, 10 settembre 2009.

Dopo 7 anni possiamo dire a Lippi che i sospetti su doping e arbitri sui risultati della J**e sono diventati certezze. Anche perché finge sempre di dimenticare il suo torbido passato. E la sua amnesia è possibile grazie ad un sistema mediatico che l’ha assolto da qualsiasi peccato dopo la vittoria del Mondiale.

Il paradosso è avvenuto un anno fa: è stato un detenuto di Rebibbia a porgere a Lippi una della domande più scontate (“quanti scudetti ha rubato la Juve?”) in seguito alll’esplosione di calciopoli, un sistema che non può nascere e svilupparsi in due sole stagioni, soprattutto se gli attori protagonisti siano rimasti gli stessi nel corso del tempo. Non sappiamo se quel detenuto abbia scontato la sua pena, ma difficilmente troverebbe posto in una redazione sportiva.

Della sua j**entinità eravamo a conoscenza, ma forse crede davvero di essere il Paul Newman italiano e quindi continua a recitare, stavolta nei panni del selezionatore imparziale.

“La mia J**entinità la rivendicherò in qualsiasi squadra dovessi andare”. Noi, per fortuna, non soffriamo di amnesie.

scritto da il 10 settembre 2009 alle 9:30

Laggiù nella valle dei Marchionnes

Amore bianconero

Amore bianconero

Ieri l’Italia ha vinto. Come dice la Gazzetta ha vinto col rombo, con Pirlo davanti e De Rossi a protezione della difesa. Schieramento più logico che ha visto l’accantonamento del poco convincente 4-4-2 con Marchionni sulla fascia.

Su, non vedeteci del marcio nel Marchionni convocato e messo subito titolare dopo 3 anni (e senza un reale motivo per far parte dell’undici italiano migliore d’Italia) impiegato in una partita tutto sommato semplice, in un modulo quasi mai provato in precedenza. Io non ci scommetterei su nuove convocazioni, a meno che non si trasformi in Garrincha. Dubito che rivedremo anche  un 4-4-2 cucito sulla sua improvvisa convocazione. Per la Gazzetta Lippi che fa marcia indietro sul Modulo Marchionni dimostra umiltà… certo, e la marmotta sta incartando chili di cioccolata.

I nostri eroi hanno giocato tra ieri e stanotte. Nel video a destra potete ammirare il gol di Samuel Eto’o che porta in vetta il Camerun nel suo girone, ciò significa che Samuel farà quasi certamente la Coppa delle Nazioni Africane, in questo caso scommetterei sull’arrivo del macedone Pandev.

A proposito di Lazio: la Juventus giocherà sabato all’Olimpico contro i biancocelesti che quasi certamente non potranno schierare Rocchi e Zarate. Sperare nel Jardinero Cruz? Hanno fortuna, non c’è che dire.

Wesley Sneijder in campo per 77 minuti nell’inutile partita contro la Scozia, diciamo che è abile e arruolato per la partita con il Parma. Più o meno recuperiamo tutti, anche se sarà da verificare la condizione dei sudamericani, che arriveranno alla spicciolata tra oggi e domani. In ombra Zanetti e Milito, con le scelte scellerate di Maradona, che si dimostra un timoniere di una nave alla deriva. Samuel e Burdisso, Cambiasso e Riquelme. Sono giocatori imprescindibili in una nazionale senza difesa e che si affida a Veron per cercare di mettere in moto il genio di Leo Messi. Motta rientra in gruppo e sarà presente, potrebbe esserci spazio per Santon e Balotelli se le condizioni di Maicon e Milito non saranno perfette.

Il Parma di Ghirardi ha fatto collezione di giocatori ex Juve. Strano ma vero. Lanzafame, Bojinov, più l’orbitante Zack Hardow, che tra non molto troverà modo di sedersi nella panca della nazionale di Lippi. Mesi fa si sussurrò di una cena, smentita, ma confermata da chi aveva visto Guidolin alla tavola di Moggi e Ghirardi. Non aspettiamoci una squadra molle, noi vestiamo nerazzurro. Il d.s. è Pietro Leonardi.

PARMA, 21 MARZO  2009– Una cena indigesta, per qualcuno. Eppure in quel locale nelle vicinanze di Medesano, dove mercoledì sera hanno cenato in gran segreto “Lucianone” (al secolo Luciano Moggi) e i vertici del Parma calcio (il presidente Ghirardi, il ds Berta e mister Guidolin), è davvero raro alzarsi insoddisfatti (consigliamo vivamente pesce e champagne…).

Evidentemente, però, dalle parti del Parma Calcio, più che il menù, è rimasto sullo stomaco il fatto che quella cena sia finita sul sito di Parmaok. Apriti cielo! Dalla sede di Collecchio sono arrivate telefonate imbufalite, hanno fatto capolino schiere di avvocati o sedicenti tali, il tutto condito da toni decisamente sopra le righe.

“Non c’è stata alcuna cena” è stata la smentita (subito riportata dal nostro sito) del Parma Calcio. Convinti loro, prendiamo atto. Da parte nostra, e sulla base di fonti certe (ripetiamo: certe), non possiamo che ribadire che la cena invece c’è stata. E se a qualcuno del Parma Calcio mai interessasse, ci riserviamo la facoltà di aggiungere altri dettagli sul locale e il menù. Ma va bene così, per ora. Non è un reato cenare con Moggi. Buona digestione a tutti.

Il link dal quale è preso questo articolo lo trovate in un forum juventino. E’ abbastanza imbarazzante notare che il sito della fonte ha fatto sparire quella notizia su Moggi, ma non le altre presenti in archivio.

scritto da il 8 settembre 2009 alle 18:09

Ich bin ein Oriunder

Faccio outing, sono un Oriundo.
Ma mica un oriundo da poco, con due soli passaporti, io posso essere convocato per la nazionale friulana di bevute di vini e superalcolici, per la squadra veneta di  Spritz, per i mangiatori di cannoli siciliani e pure per un qualsiasi altro team su base umbra, laziale o campana, pur avendo attualmente la residenza a Milano.

In realtà, sono fieramente cittadino (e consumatore agro-eno-gastronomico) del mondo, senza bisogno di particolari etichette, come convocazione mi basta un invito e partecipo al “match” di sorta senza problemi…

Ma lasciamo da parte queste facezie e veniamo alla sostanza, cioè cosa c’è dietro la parola “oriundo” (letteralmente “che trae origine da” – participio futuro del verbo latino “oriri” cioè nascere)?

Cosa giustifica le levate di scudi di autentiche cariatidi & perdenti di successo (come Azeglio Vicini), i fastidi di Lippi ed Abete nel parlare del tema, nonchè molti ignoranti che parlano di pancia, dal basso della loro frustrazione per i mille motivi che la vita ti può offrire per essere invidioso di qualcun altro?

E’ una parola che in ambito pallonaro prende piede a fine anni ’50 per descrivere i cosidetti “angeli dalla faccia sporca” (gli argentini Angelillo, Mascio e Sivori) ed altri sudamericani sottratti dalla nazionale azzurra alle rispettive squadre d’appartenenza, in un’italietta (calcisticamente parlando) che solo una decina di anni dopo, nel ’66, avrebbe chiuso le frontiere ai calciatori stranieri per l’atavica incapacità di ammettere i propri errori, soprattutto se scaricabili sul mondo esterno…

Non si dimentichi che qualche decennio prima molte navi partivano da Napoli e Genova alla volta del Nuovo Mondo, carichi di italiani carichi di speranze, altre tornavano dal Sud America portando nel Bel Paese giovanotti dai cognomi immutati rispetto ai nonni e bisnonni, con altre speranze tutte pallonare, ma nessuno si sognava di mettere in dubbio che tali giovanotti fossero “italiani” a tutti gli effetti, soprattutto nel momento in cui indossavano la maglia della nazionale e facevano vincere i mondiali del ’34 e del ’38.

Il problema di certi soloni brizzolati di oggi, che passano per giornalisti o che farfugliano di calcio in quanto rientranti nella mitica categoria dell’EX, è che nella migliore delle ipotesi vivono in un mondo non dico precedente al (non) millennium bug, ma al 1989, mentre i casi più gravi, alla Gino Bacci o Umberto Colombo, sono dei veri rottami usciti da quell’italietta di provincia degli anni ’50 e ’60, che con il mondo di oggi non c’entra nulla.

E’ gente che ragiona ancora in termini di “scuola italiana”, come se l’Italia fosse condannata dalla propria storia a giocare sempre con 6-7 giocatori che si occupano di distruggere il gioco avversario, di “brasiliani buoni ma non in difesa” (7 gol subiti in tutto il girone sudamericano, per la cronaca), di “giocatori di colore che puntano sul fisico più che sull’intelligenza” (giuro, sentita pure questa) ed altre amenità del genere.

Spesso queste persone associano al loro scarso spirito d’osservazione della realtà una conoscenza praticamente nulla di regole sportive e norme della legge, hanno un ventaglio di categorie concettuali probabilmente misurabile con due mani e tutto deve in qualche modo rientrarvi.

Ecco quindi che nei loro articoli e discorsi è presente una confusione massima, riconducibile ad uno schema fondamentalmente xenofobo, poco importa che si stia parlando di cittadini comunitari non italiani, extracomunitari, cittadini con passaporto italiano in virtù di antenati italiani ed i cosidetti “naturalizzati”.

Già, perchè la categoria degli “oriundi”, come ha giustamente sottolineato Abete in un’intervista di ieri, andrebbe totalmente abbandonata nei discorsi calcistici, sia se da bar sport, sia se fatti dal temporaneo Commissario Tecnico: esistono giocatori con un passaporto, che sono automaticamente convocabili per una sola nazionale, e giocatori in possesso di più di un passaporto, che quindi devono decidere a che rappresentativa nazionale rispondere. Questo, a prescindere da come abbiano ottenuto il passaporto o la Carta d’Identità, se grazie al nonno, al trisavolo, ad un matrimonio con un cittadino italiano, se residendo in Italia per oltre 10 anni o perchè adottato da una famiglia italiana…

L’unica altra regola posta dalla FIFA è che una volta giocato anche un solo minuto con una nazionale (maggiore, non a livello di Under 21 e simili), non si può fare marcia indietro. Fine delle discussioni, non esistono seghe mentali sull’essere o meno italiano, al di là dei documenti ufficiali che seguono le leggi dello stato, sono supercazzole che valgono addirittura meno di quelle sul numero di scudetti dei gobbi.

Ci sono dei documenti, a quelli ci si attiene, in uno stato di diritto.

Sarebbe il caso che qualcuno lo spiegasse anche al CT a cui sorride la sorte, che dire “non vogliamo molti giocatori di questo tipo”, riferendosi ad un italiano nato a Rio de Janeiro, ha la stessa base concettuale di uno che dicesse “non vogliamo troppi terroni in nazionale” o “non esistono ne(g)ri italiani”.

Ed è una base causata dall’ignoranza, ma d’altra parte evidentemente non si può chiedere al calcio di essere “più avanti” del resto del paese, nè nella comprensione e rispetto delle regole, nè nel superamento di certi pregiudizi.

scritto da il 7 settembre 2009 alle 19:05

Punti deboli e punti di forza

Samuel Eto'o guida l'Inter 2009-10

Samuel Eto'o guida l'Inter 2009-10

Il duello Inter – Juventus non è più sulla carta o sui pronostici. Ma nonostante il campionato sia già cominciato, gli juventini continuano a parlare come se fossimo all’inizio di Agosto. Ogni giorno – e sottolineo ogni giorno – di dritto o di rovescio c’è uno juventino che canta e che dice che vinceranno tutto. Oggi è il turno del fuoriclasse megagalattico dell’Universo (a riposo dalle fatiche della Nazionale), al quale si aggiunge Motosega Chiellini, in un impeto degno di miglior causa (“la dichiarazione di guerra è già stata consegnata…”): abbiamo capito, vincerete tutto.

Scendendo sulla Terra, e tralasciando la sfida lanciata da Flamini (“attenti, gli juventini sono padroni duri, ve ne renderete conto anche voi”), vediamo di analizzare sul medio-lungo termine questo confronto che nei fatti potrebbe apparire entusiasmante (escludendo il classico D-Day interista con 10-12 vittorie schiacciasassi da ottobre a Natale):

La Juventus ha dalla sua una carica di entusiasmo: aria nuova portata da Ferrara, gli acquisti sono migliori di quelli dello scorso anno, sono partiti bene, secondo alcuni hanno vinto un trofeo (dixit il collaborazionista De Paola), c’è un minor numero di equivoci tattici, dovrebbe dipendere meno dalla vecchia guardia.

I punti interrogativi non mancano: la rosa è buona, ma non buonissima, soprattutto in difesa. Ha tre terzini sinistri, nessuno dei quali è bravo a difendere. A destra c’è Zebina, che osserva ancora il calendario lunario, quindi Grygera, il prossimo naturalizzato di Lippi, al centro la riserva di Luxor è Le Grottaglie. Quel che rimane della vecchia guardia – relegata in panchina – comincia a scalpitare: Del Piero ha detto che vuole giocare, Trezeguet ha detto che se ne andrà.

Nei fatti, oltre a Diego, che aggiunge fantasia all’attacco bianconero, la Juventus intende puntare su Iaquinta e Amauri, cioè gli attaccanti di Udinese e Palermo di pochi anni fa. L’Inter invece punterà su Milito, che può essere considerato il nostro Amauri (scusaci Diego, lo sappiamo che segni di più) e sull’attaccante del Barcellona due volte Campione d’Europa: Samuel Eto’o. La vera differenza in avanti è nella costanza ad alti livelli. Iaquinta va molto a sprazzi, Amauri è Amauri, cioè uno scarto del Brasile già qualificato ai mondiali (e senza l’Illuminato).

Il centrocampo non è malvagio nel complesso, soprattutto è vario ed è pronto a dare battaglia, perchè avrà il compito di difendere le tre punte, fermo restando che Amauri e Iaquinta, nei loro limiti assoluti, sono comunque giocatori di reparto che sanno rientrare e difendere. Direi che il vero punto di forza è proprio questo: ha gli uomini adatti a sviluppare un certo tipo di calcio, bisognerà vedere se Diego è quel fuoriclasse che le permetterà di sbloccare le partite chiuse. Quello che è stato Ibrahimovic per l’Inter. Io ne dubito seriamente.

Nell’Inter sono principalmente tre i punti deboli:

1) L’assortimento dei nuovi con i vecchi, in particolare la difesa centrale con Lucio e la fase di appoggio in attacco con Sneijder e Thiago Motta. Serve tempo per trovare gli automatismi di gioco, come ha detto l’allenatore.

2) L’assenza di un vero terzino di spinta alternativo a Maicon. In particolare Santon deve crescere molto su tutti i fronti, e ci si aspetta da lui un salto di qualità particolare. Ovviamente sia Chivu sia Zanetti sono meglio dei corrispettivi bianconeri. Ma ci saranno partite nelle quali la spinta di Maicon sarà vanificata e dovremo salire dall’altra parte.

3) Una certa esiguità della rosa nei ruoli cardine del modulo a rombo. Non c’è il sostituto di Sneijder (Stankovic adattato scoprirebbe comunque il centrocampo), Balotelli, Suazo ed Arnautovic devono dimostrare di potersi giocare le proprie carte in attacco, perchè ci sarà bisogno di loro e soprattutto i primi due non hanno nella continuità il loro punto di forza. Mancini e Quaresma sono in cerca di un’identità, se non spanzano possono reinventarsi in qualche cosa. Anche in una motozappa.

L’Inter però può primeggiare per il fatto che sta trovando un’impronta di gioco estremamente offensiva, ma comunque più redditizia di un gioco all’attacco che dà molte vittorie ma zeru tituli. Nel complesso c’è equilibrio: Stankovic e Cambiasso sommano qualità a quantità, Sneijder aggiunge quantità a qualità. Ci sono più soluzioni offensive, Eto’o è un attaccante moderno, scattante, di pura tecnica, che sa svariare molto davanti, smarcandosi sempre nelle azioni più pericolose (si guardino i gol di Maicon e Thiago Motta… oltre al rigore procurato: Eto’o è libero di concludere praticamente smarcato), Milito è un Cruz che non cade in terra e con maggior tecnica e voglia di vincere, Maicon dà grande energia, Julio Cesar e Samuel sono una sicurezza. In più il gioco è veramente imprevedibile, anche per lo stesso tecnico, che sta scoprendo una squadra piena di talento e non a caso accreditata tra le prime cinque in Europa.

In più i nostri non parlano e non fanno molti proclami: per tutto il resto c’è Josè Mourinho.

scritto da il 5 settembre 2009 alle 11:22

Da vedere: Icaro & Dedalo Srl

Facchetti_400Comunicato Stampa – Un moderno Icaro dei nostri giorni, che tenta di spiccare il volo tra conflitti generazionali, incomprensioni con il padre e relazioni sbagliate. È il protagonista di “Icaro & Dedalo srl” uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Gianfelice Facchetti, che verrà rappresentato il 12 settembre 2009 alle ore 21 al Centro di Ricerca per il Teatro (CRT) di Viale Alemagna, 6 – Milano.

Gli incassi dello spettacolo (l’ingresso costa 15 euro) verranno interamente devoluti al sostegno della Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori O.N.L.U.S. di cui il regista è socio fondatore.

Lo spettacolo verrà messo in scena dalla Compagnia Facchetti/De Pascalis presso il CRT, il primo e più importante centro italiano nel campo della sperimentazione e della ricerca teatrale. Gianfelice Facchetti, autore e regista, è considerato fra i più promettenti ed ironici registi del panorama nazionale. Gli attori, Pietro De Pascalis, Jacopo Fracasso e Annalisa Salis con una recitazione partecipe e di elevata qualità coinvolgono emotivamente il pubblico.

La Fondazione, che porta il nome di Giacinto Facchetti per una condivisione di comportamento e di valori, sostiene la ricerca clinica spontanea nell’ambito della prevenzione, diagnosi e cura dei tumori. S’impegna, inoltre, a trasferire i risultati degli studi ai pazienti in tempi brevi.

Per prenotazioni e prevendita: Biglietteria CRT – Tel. 02/89011644 – E-mail: promozione@teatrocrt.it – Call center Vivaticket 899.666.805 – www.vivaticket.it

Per informazioni: Fondazione Giacinto Facchetti – Tel. 02/23903695 – E-mail: fondazionefacchetti@alice.it

Ai lettori assidui e occasionali un invito ad assistere e sostenere lo spettacolo.