Champions League: Rubin Kazan – Inter 1-1

Seconda giornata del girone di Champions. Fuori Milito per un risentimento muscolare, dentro Amantino Mancini, per un tridente anomalo con Super Mario Balotelli in versione guastatore. Per il resto formazione confermata, considerate le assenze di Muntari (in tribuna), Motta e Sneijder.

Rubin Kazan: 77 Ryzhikov; 9 Salukvadze, 76 Sharonov, 4 Cesar Navas, 3 Ansaldi; 15 Ryazantsev, 16 Noboa, 7 Semak, 61 Karadeniz; 10 Dominguez; 11 Bukharov;
A disposizione: 29 Revishvili, 5 Bystrov, 23 Balyaikin, 24 Popov, 32 Gorbanets, 42 Murawski, 88 Kasaev;
Allenatore: Kurban Berdyev

Inter: 12 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu; 4 Zanetti, 19 Cambiasso, 5 Stankovic; 45 Balotelli; 9 Eto’o, 30 Mancini;
A disposizione: 1 Toldo, 21 Orlandoni*, 2 Cordoba, 7 Quaresma, 14 Vieira, 15 Krhin, 39 Santon;
Allenatore: José Mourinho

Arbitro: Terje HAUGE (Norvegia)

*NB Per indisponibilità di Diego Milito e Sulley Muntari, in panchina va il terzo portiere titolare. Il regolamento UEFA lo consente perché richiede di segnalare nella distinta solo il portiere titolare, il portiere di riserva e il capitano della squadra.

(fonte: inter.it)

LA PARTITA – Partita complicata per l’Inter che si presenta a Kazan’ in formazione rimaneggiata e non può sfruttare al meglio le proprie qualità.

LE NOTE NEGATIVE – Ancora una volta la squadra latita paurosamente nella costruzione. Cambiasso non è in forma, patisce ancora l’infortunio, e lascia la zona centrale più sguarnita che mai, creando i presupposti per il gol subito a là Milan. Samuel e Lucio sono forti quando agli avversari vengono concessi pochi metri, altrimenti, puntati, vanno in difficoltà come difensori normali, benché sappiano recuperare e commettano pochi errori.

Ma la pecca principale è nella manovra. Balotelli è anarchico e in quanto tale si accende quando capita, facendo cose importanti alternate a una indisciplina tattica (e motivazionale) che se non si risolve nell’immatura espulsione odierna, sbocca sempre in rimbrotti e sostituzioni anticipate. Deve crescere e non può essere lui il perno sul quale costruire la squadra per l’Europa. Mancini, che negli ultimi 8 mesi avrà giocato si e no 4 partite intere, è totalmente amorfo, privo di cinismo e cattiveria e tendente alla giocata irritante. Sempre meglio di Quaresma, un cambio sprecato e inutile in un contesto tattico oramai compromesso.

IL TRIDENTE NO – Il tridente non funzionava bene con Ibrahimovic, almeno come fluidità di gioco, e funziona peggio con Eto’o come punta centrale, soprattutto se questo tridente vive isolato rispetto al contesto di una squadra difensiva, zeppa di mediani e giocatori o fuori forma o senza passo o comunque incapaci di fare l’elastico e assicurare la verticalità. L’unico che può davvero creare un raccordo con le punte è Sneijder, ma per adesso è un corpo estraneo che ha necessità di integrarsi. Tra l’altro affidarsi a Balotelli e contemporaneamente a Mancini, rinunciando alla presenza anche fisica di Vieira in mezzo (per quanto deficitaria rispetto a ciò che servirebbe) è una scommessa molto facile da perdere, che si trasforma lentamente in azzardo quando si capisce che gli avversari hanno due marce in più da innestare.

L’EQUIVOCO – Se vogliamo giocare offensivi, con un tridente davanti, da chiunque sia formato, dobbiamo farlo sul serio. Non si possono schierare tre punte e spomparle in ruoli di copertura sulle fasce, a questo punto meglio un 4-4-2 in linea, se per il rombo non abbiamo abbastanza uomini. Se 4-3-3 dev’essere che sia coraggioso: difesa alta, pressing in avanti per recuperare palla e ripartire velocemente. In soldoni: fuori Zanetti, dentro Stankovic e Motta (o Muntari) e in attacco spazio a Milito, Sneijder ed Eto’o disposti a raggiera sul fronte d’attacco, con Maicon e Santon schiacciati sulla linea mediana, per creare gioco e fare triangolazioni rapide. E’ un sogno, ma manca anche questo tipo di vocazione. Mettere tre punte che ritornano è qualcosa che fa venire in mente la duttilità del calcio di Sir Alex Ferguson, ma la differenza è che il suo United ha martelli a centrocampo (Carrick, Scholes, Anderson) che a noi mancano.

IL FUTURO – Mentre scrivo queste parole la Fiorentina sta smazzolando il Liverpool con ordine e tagli spettacolari, giocatori che si muovono negli spazi e affondano i colpi. Magari perde perchè si stanca e sappiamo tutti che Prandelli è un catenacciaro, ma se noi non corriamo non riusciremo a battere avversari validi, ma inferiori come il Rubin Kazan. La soluzione dei nostri attuali problemi, che dipendono in massima parte dall’incapacità di correre e quindi da una condizione precaria, minata anche dagli infortuni, passa dalla credibilità che ci siamo conquistati negli anni. Possiamo e dobbiamo giocare meglio rifugiandoci nelle nostre qualità: grande solidità difensiva, predisposizione al sacrificio ed esperienza, soprattutto in campionato.

LA NOTA POSITIVA – In Champions il discorso è aperto: il Barcellona sta vincendo contro la Dinamo Kiev di Sheva (squadra superiore al Rubin, a mio parere). Non c’è più margine d’errore però. Bisogna fare punti e cambiare direzione, facendo fuori gli equivoci tattici e intraprendendo la via della risolutezza. Con qualche infortunio in meno e con un po’ di attributi in più.

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