Champions League: Inter – Barcellona 0-0

Prima Partita del Gruppo F della Champions League 2009-10, in campo i Campioni d’Europa del Barcelona e i Campioni d’Italia dell’Inter.

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Formazioni.
FC Internazionale: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Muntari; Zanetti, Motta; Sneijder; Eto’o, D. Milito.
A disposizione: Toldo; Cordoba, Stankovic, Santon, Vieira, Balotelli, Cambiasso – All., José Mourinho

FC Barcelona: Valdes; Dani Alves, Puyol, Piquè, Abidal; Yaya Tourè, Xavi, Keita; Messi, Ibrahimovic, Henry.
A disposizione: Pinto, Maxwell, Marquez, Iniesta, Busquets, Jeffren, Pedro – All. Pep Guardiola

Partiamo dalle note negative.

L’atteggiamento tattico – Non so se Mourinho ha chiesto marcature a uomo in ogni zona del campo, di certo l’Inter si è persa in mezzo al campo, lasciando praterie a Keita, Xavi e Messi, praticamente liberi di fare ciò che volevano nella trequarti. Motta non ha tamponato, Zanetti si è sfiancato sulle piste della Pulce, mentre Sneijder accompagnava Milito ed Eto’o nel pressing sulla difesa, di fatto liberando Xavi e facendo ombra a Tourè. Ciò che non mi ha convinto è stato questo fare centrocampo su 2 linee: nè rombo puro, nè linea tradizionale, con il risultato che Muntari, schiacciato sulla sinistra ne ha combinate di tutti i colori in fase di copertura. Una tattica del genere richiede molti polmoni e infatti siamo rimasti subito senza fiato, portati a destra e a manca dal flipper blaugrana. La ripresa si è consumata in un penoso assedio degli uomini di Guardiola, che non hanno segnato solo per mancanza di convinzione, soprattutto nell’ultimo passaggio, visto che Julio Cesar non ha compiuto una parata degna di nota.

L’atteggiamento mentale – Se la disposizione in campo era baldanzosa, non vi ha corrisposto un uguale atteggiamento mentale. Se si gioca per pressare alto, la difesa deve salire, e dobbiamo ringraziare Lucio, Samuel e Chivu che ci hanno salvato da una scoppola imbarazzante. Inoltre la scarsa lucidità, aggravata pesantemente dalle corse a vuoto in mezzo al deserto, ha contribuito non poco a creare una partita desolante, di fronte si a un grande avversario, ma che comunque ha concesso qualcosa, che noi non abbiamo saputo afferrare per troppa precipitazione.

Gli uomini – Malissimo Muntari, soprattutto in fase difensiva, Zanetti confuso a metà campo, molto meglio quando c’è stato da elevare una muraglia nella seconda parte. Malissimo Maicon, forse a mezzo servizio, che riesce nell’impresa di risvegliare Abidal, che nel primo tempo se n’era stato buono nella sua metà campo, temendolo più per il nome che porta che per l’ardore versato sull’erba. Impreciso ma volenteroso Milito, che qualcosa ha creato, così come Eto’o, sempre nel vivo quando la palla superava la linea centrale. Mediocre Sneijder, che si è come nascosto, anche se ha provato col tiro da fuori, discreto Motta, che a mio avviso è sprecato da mediano frangiflutti, molto meglio affianco a uno come Cambiasso che lascia metri per recuperare.

L’avversario – Il Barcelona ci ha graziati, mancando nell’ultimo passaggio. Sontuosa la prova di Xavi, mentre Messi ha spesso rimbalzato su Samuel, come Ibrahimovic su Lucio. Splendida anche la partita di Daniel Alves che ha messo a ferro e fuoco la fascia sinistra, distribuendo passaggi e sovrapposizioni degne della sua fama. Buona anche la prova della difesa, soprattutto in Piquè, praticamente imbattibile su tutti i palloni alti buttati via, senza raziocinio, nel secondo tempo.

Le note positive – Abbiamo preso un punto sostanzialmente immeritato: un avversario peggiore di questo non lo si trova più e dovremo andare a prenderci i punti con le due squadre dell’Est, come da pronostico. Si è vista la solita voglia di fare gioco e non sono mancati, soprattutto nel primo tempo, i presupposti per fare bene e indirizzare dalla nostra parte l’incontro. Ma abbiamo tirato dalle parti di Valdes nel momento migliore del Barca. Troppa frenesia e troppa voglia di ben figurare ci hanno tarpato le ali. Se non eravamo intimiditi eravamo di sicuro balbettanti. C’è solo da migliorare. Ha ragione Mourinho: noi siamo un progetto, il Barcellona è una splendida realtà.

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