Inter-Parma 2-0

Eto'o - Milito: Parma k.o.

Eto'o - Milito: Parma k.o.

L’Inter risponde a Gervasoni e si porta in scia della squadra allenata da Ciro Lippi. Partita complicata, come nelle aspettative, per l’atteggiamento tutto italiano di giocare chiusi come una cintura di castità a San Siro. Si, lo so, era la scusa preferita di Carlo Ancelotti (che ieri ha vinto il quinto scudetto di fila in Inghilterra) e di Adriano Galliani, ma noi siamo tetracampioni e abbiamo il diritto di dirlo. Il fatto è che Guidolin non si discosta molto dal prototipo di allenatore sopravvalutato, che grazie a buone entrature riesce a trasformare parole come “catenaccio” e “contropiede” in “temperamento” e “bel gioco”. D’altronde fa parte della ristretta famiglia dei Piagnetti, licenziabili e licenziati, ma sempre capaci di dimostrare il loro talento.

Il Parma è squadra svelta, con 7-8 giocatori dell’area ex-Gea, tra i quali spicca il nomade Nick Manofredda Amoruso, una vita passata sui campi consigliati da Lucky Luciano. L’Inter parte molto bene, Sneijder sfiora il gol al 10′, ma a parte questa azione e molti tentativi di partire con triangolazioni, c’è molta svagatezza in fase di impostazione e presentiamo un Maicon in versione lunatica, che a volte corre e a volte si ferma. Poco da fare dunque, il Parma non fa nulla per intimorirci e pertanto si archivia il primo tempo domandandoci se Mourinho presenterà il modulo fajolada, con 7 punte, Julio Cesar, Maicon, Zanetti e Lucio.

Pesano le ammonizioni e a questo punto il cambio è obbligato, fuori uno spento Motta per SuperMario Balotelli che funziona da grimaldello per scardinare il bunker dei parmensi. Infatti, il 3-5-2 di Guidolin è messo in crisi immediatamente da un attacco più largo e più propositivo, nel quale brilla ancora Sneijder, che ci prova anche su punizione. Milito è impreciso, svirgola qualche palla in mezzo all’area e sbaglia un gol clamoroso in un’azione da rivedere allo moviola. Patrick Vieira, nel frattempo, si trova sempre più a disagio con Biabiany, che alle 14 era partito affianco a Tonio Liuzzi con la Force Parma all’autodromo di Monza. Muntari sostituisce il francese, mentre Balotelli sbaglia da pochi metri l’ennesima occasione. In realtà il gol è nell’aria e ci deve pensare Samuel Eto’o, che si inventa un clamoroso tiro a giro sul sette, che abbatte la resistenza di Mirante (altro girandolo ex Juve, ex Siena, ex tutto). Passano pochi minuti ed è Wesley Sneijder a sbagliare il raddoppio, dopo un’incursione sulla destra di Eto’o: il tiro da due metri è altissimo e Mourinho lo cambia. Buona prova per l’olandese, tra i più mobili dei nerazzurri. Entra Khrin e gli under 20 in campo sono tre. Lo sloveno è reduce dalla partita con la nazionale maggiore, ma fa in tempo a partecipare all’azione del gol del raddoppio. Dalla fascia destra Balotelli in campo aperto innesca Milito, dimenticando l’egoismo di pochi minuti prima, il Principe controlla e piazza all’angolo di giustezza, chiudendo i conti. C’è giusto il tempo perché SuperMario si divori il gol del 3-0 e che Lucio faccia capire a Panucci che lui ai “codici italioti” non ci sta. Il ridicolo Rosetti placa la discussione e fischia tre volte.

Pratica archiviata dunque, vittoria meritata, considerando che il Parma non ha creato un solo pericolo, e pensiero rivolto alla Champions, al Barcellona, che ieri ha vinto con i gol di Messi ed Ibrahimovic. C’è poco da dire: soffriamo queste squadre catenacciare, ma abbiamo le risorse per venirne fuori, tenendo conto che anche i nostri erano reduci dal doppio impegno delle Nazionalil. Inoltre, l’assenza di Stankovic ha tolto dinamismo e precisione al centrocampo, attirando marcature fisse su Sneijder e Motta, con quest’ultimo poco incisivo. Mourinho ha azzeccato la mossa: allargare la difesa per piazzare le cariche di dinamite. E’ andata. Di partite così ce ne saranno altre dodici o tredici, dovremo farci l’abitudine.

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