Misteri della critica

Manifesto_MaradonaDelle reazioni alla seconda giornata di campionato, oltre al ridicolo tentativo dei media familiari (e non) di ridurre molto, se non tutto il derby, al ritardo della sostituzione tra Gattuso e Seedorf (come se non si stesse già asfaltando il Milan per 2 a 0 e con un Ringhio in meno senza il regalo di Rizzoli), non si è fatta piena luce sul mistero della vera identità di Diego.

Diego Armando Omar Gianfranco Roberto Antunes Coimbra Ribas da Cunha, conosciuto come Diego, ha mandato in tilt molte redazioni e diversi esperti della storia del calcio, i Gianni Bisiac del mondo pallonaro, per intenderci. Per De Paola e Serena è più simile a Maradona, non sappiamo se per laltezza, per la guida in stato di ebbrezza o per il ritiro della patente, ma pare che il ct dellArgentina ispiri maggiormente le fantasie dei gonzi bianconeri. Non bisogna poi strillarlo troppo forte, però, altrimenti potrebbe iniziare il tormentone Napoli. Lavezzi, altro bevitore e appassionato di escort, come el Pibe de Oro originale e Quagliarella potrebbero non bastare più per riaccendere i fasti dei tempi che furono.

Per Altafini invece: “Movimenti, drib­bling e finte mi ricordano un po’ Zico. Ma Diego e più veloce e gioca a tutto campo”. Dello stesso parere Cabrini: “Ha certe caratteristiche di Zico: la concretezza e il fatto di essere sempre nel centro del gioco”. Due voti anche per Zico, lallungo della mozione Maradona è stata solo unillusione. A nulla serve il parere di Causio: “Il modo in cui salta l’avversario per poi tirare secco mi ricorda Zola. Anche Baggio faceva numeri del gene­re, però Diego è più fisico”. Baggio e Zola, una preferenza a testa.  Senza dimenticare Sivori, ovviamente.

Ma non è finita qui, cè addirittura chi parla di “profumo di Pallone dOro”. Troppo semplice dire che Diego sia Diego, invece di appioppargli paragoni incredibilmente irrealistici. Purtroppo, insieme al buon senso, hanno bandito dalle redazioni pure un concetto tanto caro al nostro Hector Cuper (in bocca al lupo per lincontro con lIta(g)lia di Passeggino-Lippi): lequilibrio. Come si faccia ad esprimere giudizi del genere dopo due partite di Serie A, rimane un mistero. O forse no.

Mistero svelato, invece, riguardo lassegnazione del premio “penna dargento 2009” a Roberto Renga, colui che “Ci vorrebbe il Daspo a Balotelli” nel 3-3 caratterizzato da cori razzisti dai parte dei subumani romanisti a SuperMario. Questo è lalbo doro delle penne dargento. Lanno scorso venne assegnato a Giancarlo Padovan e lanno prima a Corno e Crudeli. Avendolo sentito al Tg di RaiSport, pensavamo fosse un qualcosa di serio.

Ps: Da Luciano Kleenex al Settantenne: non gli resta che piangere. Come sempre.

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