scritto da il 29 settembre 2009 alle 17:46

Champions League: Rubin Kazan – Inter 1-1

Seconda giornata del girone di Champions. Fuori Milito per un risentimento muscolare, dentro Amantino Mancini, per un tridente anomalo con Super Mario Balotelli in versione guastatore. Per il resto formazione confermata, considerate le assenze di Muntari (in tribuna), Motta e Sneijder.

Rubin Kazan: 77 Ryzhikov; 9 Salukvadze, 76 Sharonov, 4 Cesar Navas, 3 Ansaldi; 15 Ryazantsev, 16 Noboa, 7 Semak, 61 Karadeniz; 10 Dominguez; 11 Bukharov;
A disposizione: 29 Revishvili, 5 Bystrov, 23 Balyaikin, 24 Popov, 32 Gorbanets, 42 Murawski, 88 Kasaev;
Allenatore: Kurban Berdyev

Inter: 12 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu; 4 Zanetti, 19 Cambiasso, 5 Stankovic; 45 Balotelli; 9 Eto’o, 30 Mancini;
A disposizione: 1 Toldo, 21 Orlandoni*, 2 Cordoba, 7 Quaresma, 14 Vieira, 15 Krhin, 39 Santon;
Allenatore: José Mourinho

Arbitro: Terje HAUGE (Norvegia)

*NB Per indisponibilità di Diego Milito e Sulley Muntari, in panchina va il terzo portiere titolare. Il regolamento UEFA lo consente perché richiede di segnalare nella distinta solo il portiere titolare, il portiere di riserva e il capitano della squadra.

(fonte: inter.it)

LA PARTITA – Partita complicata per l’Inter che si presenta a Kazan’ in formazione rimaneggiata e non può sfruttare al meglio le proprie qualità.

LE NOTE NEGATIVE – Ancora una volta la squadra latita paurosamente nella costruzione. Cambiasso non è in forma, patisce ancora l’infortunio, e lascia la zona centrale più sguarnita che mai, creando i presupposti per il gol subito a là Milan. Samuel e Lucio sono forti quando agli avversari vengono concessi pochi metri, altrimenti, puntati, vanno in difficoltà come difensori normali, benché sappiano recuperare e commettano pochi errori.

Ma la pecca principale è nella manovra. Balotelli è anarchico e in quanto tale si accende quando capita, facendo cose importanti alternate a una indisciplina tattica (e motivazionale) che se non si risolve nell’immatura espulsione odierna, sbocca sempre in rimbrotti e sostituzioni anticipate. Deve crescere e non può essere lui il perno sul quale costruire la squadra per l’Europa. Mancini, che negli ultimi 8 mesi avrà giocato si e no 4 partite intere, è totalmente amorfo, privo di cinismo e cattiveria e tendente alla giocata irritante. Sempre meglio di Quaresma, un cambio sprecato e inutile in un contesto tattico oramai compromesso.

IL TRIDENTE NO – Il tridente non funzionava bene con Ibrahimovic, almeno come fluidità di gioco, e funziona peggio con Eto’o come punta centrale, soprattutto se questo tridente vive isolato rispetto al contesto di una squadra difensiva, zeppa di mediani e giocatori o fuori forma o senza passo o comunque incapaci di fare l’elastico e assicurare la verticalità. L’unico che può davvero creare un raccordo con le punte è Sneijder, ma per adesso è un corpo estraneo che ha necessità di integrarsi. Tra l’altro affidarsi a Balotelli e contemporaneamente a Mancini, rinunciando alla presenza anche fisica di Vieira in mezzo (per quanto deficitaria rispetto a ciò che servirebbe) è una scommessa molto facile da perdere, che si trasforma lentamente in azzardo quando si capisce che gli avversari hanno due marce in più da innestare.

L’EQUIVOCO – Se vogliamo giocare offensivi, con un tridente davanti, da chiunque sia formato, dobbiamo farlo sul serio. Non si possono schierare tre punte e spomparle in ruoli di copertura sulle fasce, a questo punto meglio un 4-4-2 in linea, se per il rombo non abbiamo abbastanza uomini. Se 4-3-3 dev’essere che sia coraggioso: difesa alta, pressing in avanti per recuperare palla e ripartire velocemente. In soldoni: fuori Zanetti, dentro Stankovic e Motta (o Muntari) e in attacco spazio a Milito, Sneijder ed Eto’o disposti a raggiera sul fronte d’attacco, con Maicon e Santon schiacciati sulla linea mediana, per creare gioco e fare triangolazioni rapide. E’ un sogno, ma manca anche questo tipo di vocazione. Mettere tre punte che ritornano è qualcosa che fa venire in mente la duttilità del calcio di Sir Alex Ferguson, ma la differenza è che il suo United ha martelli a centrocampo (Carrick, Scholes, Anderson) che a noi mancano.

IL FUTURO – Mentre scrivo queste parole la Fiorentina sta smazzolando il Liverpool con ordine e tagli spettacolari, giocatori che si muovono negli spazi e affondano i colpi. Magari perde perchè si stanca e sappiamo tutti che Prandelli è un catenacciaro, ma se noi non corriamo non riusciremo a battere avversari validi, ma inferiori come il Rubin Kazan. La soluzione dei nostri attuali problemi, che dipendono in massima parte dall’incapacità di correre e quindi da una condizione precaria, minata anche dagli infortuni, passa dalla credibilità che ci siamo conquistati negli anni. Possiamo e dobbiamo giocare meglio rifugiandoci nelle nostre qualità: grande solidità difensiva, predisposizione al sacrificio ed esperienza, soprattutto in campionato.

LA NOTA POSITIVA – In Champions il discorso è aperto: il Barcellona sta vincendo contro la Dinamo Kiev di Sheva (squadra superiore al Rubin, a mio parere). Non c’è più margine d’errore però. Bisogna fare punti e cambiare direzione, facendo fuori gli equivoci tattici e intraprendendo la via della risolutezza. Con qualche infortunio in meno e con un po’ di attributi in più.

scritto da il 27 settembre 2009 alle 8:57

Lezione N°1: rifiutare lo 0-0 a priori

La Samp torna in vetta

La Samp torna in vetta

Se c’è una cosa che ha insegnato la trasferta a Marassi (per l’ennesima volta, per quanto mi riguarda) è che non si va fuori casa a prendere lo 0-0, perché può sempre capitare qualcosa che non va e finisci col perdere partite che con un po’ più di coraggio andavano vinte.

Non piangeremo per questi due punti persi. Lo scorso anno abbiamo lasciato molto più terreno in casa e quest’anno, tra assenze e incognite, dobbiamo ricostruirci un’identità. La vera differenza è la pressione della Juventus, che sta correndo molto e che sullo stesso campo, giovedì, ha giocato per vincere (rischiando di perdere).

L’errore macroscopico di Santon non deve trarre in inganno. La partita, impostata bene, era stata comunque interpretata male. I cambi del secondo tempo, soprattutto, hanno a mio parere trasmesso il messaggio che il pareggio a reti bianche andava bene. E tutto questo in una partita nella quale la nostra difesa aveva vaporizzato i temutissimi Cassano e Pazzini e proprio nel momento in cui si stava cominciando a prendere campo, per assestare il colpo finale.

L’aspetto più negativo è un altro: il fatto che abbiamo pochissime varianti tattiche al terzinismo. O c’è uno Stankovic in forma, o c’è Sneijder, o c’è Mario super-frizzante oppure siamo condannati a schierare un centrocampo nel quale nessuno fa un passo in avanti senza la palla. Cambiasso mediano-fisso è un lusso che con Zanetti in campo Mourinho non può più permettersi, anche se garantisce copertura e facilita il lavoro della coppia di difensori centrali.

Ieri si è visto chiaramente che se non andiamo sugli spazi otteniamo l’effetto di annullare noi il nostro potenziale offensivo. Ogni azione si risolveva in un uno-contro-uno nel quale ovviamente si è esaltata la forza di Mario, ma per il resto si viaggiava in orizzontale. Sono d’accordo con chi richiede la strigliata a Maicon, le cui lune non sono compatibili con l’idea di schema offensivo: troppo volte fa il cavallo pazzo, attacca quando vuole e soprattutto non si sa gestire, almeno in questo periodo in cui non è al 100%. Pertanto occorre che lavori per ritrovare la forma e correre per 90 minuti. Quante volte ieri è mancato il suo appoggio? Tantissime, per non sottolineare il fatto che non garantisce mai la copertura difensiva (gli unici guizzi di Cassano sono stati ai suoi danni). Occorre che riprenda la crescita tattica che l’ha portato a diventare il numero uno nel suo ruolo, altrimenti serve un difensore dietro di lui, cosa che ne snaturerebbe le sue qualità visto che sa correre con spazio davanti e non con spazio dietro.

Le punte sono penalizzate da questo mancato movimento. Vedere Eto’o che cerca la palla a centrocampo e tira da fuori per cercare il gol della domenica non è molto confortante, anche se lui ha la predisposizione al sacrificio. Penso che ieri, in fin dei conti, si è giocato per il pareggio. Sbagliato. Si deve sempre giocare per la vittoria. Sempre, soprattutto contro squadre infinitamente più deboli di noi come la Sampdoria. Perché se non mi arrabbio, a mente fredda, di sicuro mi annoio.

scritto da il 26 settembre 2009 alle 13:19

Udinesi dentro

Manca solo l'interprete

Manca solo l'interprete

Se l’Udinese può essere considerata a pieno titolo la squadra bestia nera dell’Inter (non basterebbero nemmeno 3 autoreti di Isla propiziate da Vieira e 4 reti allo scadere di Cruz per pareggiare la rete di Goitom), Gigi Del Neri potrebbe esserne l’allenatore ideale.

Da tecnico del Chievo, con i vice Racalbuto e De Santis, ricordiamo una sconfitta ed un pareggio al Bentegodi che costarono punti importanti nella rincorsa al titolo ed una brillante prestazione a S.Siro che rovinò il sabato di commemorazione per l’ascesa nella tribuna Sky di Peppino Prisco. Seguirono un pareggio a Roma per 3-3, il primo anno del Mancio e la sonora sconfitta di Palermo l’anno successivo con Julio Cesar acquistato dalla Marvel per farne la controfigura del proprio personaggio più famoso. Lo scorso anno inflisse la prima severa lezione di gioco a Mourinho che negli spogliatoi si lascia andare in tutta la sua creatività motivazionale.

Complice il primato in classifica ha rilasciato numerose interviste questa settimana, facendo, tra l’altro, i complimenti all’Inter per le 4 stagioni di successi. Il minimo comun denominatore delle parole rilasciate dal tecnico friulano è stata la composizione della frase: periodo ipotattico o paratattico che fosse, ogni 5 parole compresi gli articoli ricorreva il nome di Antonio Cassano, divenuto addirittura “il più grande giocatore che abbia mai allenato”.

Una bugia buona, volta a motivare il valore aggiunto della Samp. Un Cassano che sta confermando le attese della piazza doriana in una squadra fatta su misura per le sue caratteristiche. Un Cassano che evidentemente deve aver migliorato l’udito dal famoso: “non si capisce quando parla”, scritto nel libro che riporta le sue avventure calcistiche e non. Anche Cassano potrebbe trasfersi ad Udine, viste le reti segnate all’Inter in carriera. L’importante è che resti lontano dalla Pinetina, anche se oggi dovesse timbrare il cartellino.

In questo breve amarcord, è impossibile non citare Diego Milito, 4 reti negli ultimi 2 derby della Lanterna. Visto il suo stato di forma è lecito aspettarsi che ricambi il favore di Hernan Crespo. El Principe è stato l’unico nerazzurro ad essere convocato dal ct (cercasi tutor) Maradona. La speranza è che si qualifichi, possibilmente senza bisogno di spareggio. Un  altro selezionatore che lasci a casa Samuel, Cambiasso e Zanetti non lo ritroveremmo nemmeno pagando.

scritto da il 25 settembre 2009 alle 14:50

L’esperimento fantasma

Una delle slides sull'ampiessa date a Quaresma, Mansini e Balotelli.

Una delle slide(s) sull'ampiessa date a Quaresma, Mansini e Balotelli.

Niente Sneijder, niente Muntari. Il primo ha lavorato ancora a parte per un risentimento all’anca (?), il secondo fuori per scelta tecnica. Il centrocampo resta il busillis principale nonostante il mercato. Se Thiago Motta fosse un motociclista sarebbe amico del dottor Costa, se venisse convocato da Lippi lo diverrebbe di Castellacci, se dovesse farlo Dunga ci sarebbe ulteriore lavoro per Runco, ma siccome è all’Inter  è candidato a diventare il confessore personale di Combi.

Sneijder è apparso in calo nelle ultime due uscite soprattutto sia per una condizione fisica non proprio invidiabile, sia per l’eccessiva insistenza nell’utilizzare la sua arma migliore: il tiro dalla distanza. Se fosse stato abile, però, sarebbe stato titolare contro la Samp. Invece forfait anche per lui. Speriamo sia pronto per la sfida con il Rubin Kazan.

L’esclusione di Muntari è la vera notizia. Se col Cagliari la non convocazione sembrava una sorta di punizione stile Mou per la pessima prestazione col Barça, quella con la Samp forse può essere un indizio per qualche esperimento tattico per il tecnico sempre più Re Media del calcio italiano.

L’esperimento fantasma (nel senso che aleggia da 12 mesi alle spalle del 4-3-1-2) riguarda il 4-3-3. La contemporanea convocazione di Quaresma e Mansini può essere intrepretata in questo modo, a meno che uno dei due non sia destinato ad una poltrona in tribuna. Mi stupirei nel vedere in campo l’omonimo del suo predecessore nell’undici titolare, visti i due minuti concessi al brasiliano contro il Napoli. Se dovessi scommettere il classico cent, lo punterei su Balotelli versione tornante. Anche per “vendicare” la vergognosa uscita dal campo tra cori di ogni genere nella semifinale di Coppa Italia.

Resta però l’ipotesi rombo con Cambiasso, Zanetti, Stankovic e Vieira. Ironia della sorte, potrebbe essere proprio il francese a sostituire gli infortunati. Un Vieira reduce da un consulto col Doctor House avvenuto negli studi della Fox durante la tournée negli States.

Oggi ha parlato Lucio, tanto grintoso in campo, quanto anonimo in conferenza. La scelta perfetta per far rimpiangere José ed i suoi tituli. Fedele Confalonieri e Valentino Rossi stanno seriamente pensando di restituire le loro lauree honoris causa in relazioni pubbliche e comunicazione per una donazione intellectuale nei confronti di Mourinho. Il primo chiederà contestualmente il rimborso allo IULM.

scritto da il 24 settembre 2009 alle 0:28

Jamme Ja!

Battere il Milan certamente non è una Medaglia e probabilmente non lo è neanche battere il Napoli, ma almeno questa sera possiamo coricarci sereni. Magari domani ci racconteranno che la gara è stata falsata dal micidiale 1-2 iniziale, che segherebbe le gambe a chiunque non sia il Liverpool. Ci diranno anche che il raddoppio di Milito era in netto fuorigioco millimetrico, ma per fortuna Trefoloni ha applicato il regolamento ad personam (cit.), studiato per Inzaghi.

Ci diranno le solite fregnacce insomma, ma il fatto è che l’Inter vista questa sera nel primo tempo, con 10/11 di squadra titolare più il Capitano (Vitarob, questa è dedicata a te) ha giocato a calcio e lo ha fatto bene. Maicon ha ricominciato a farci vedere un po’ del Colosso che abbiamo imparato ad apprezzare, solo un po’, ma ci sono ragioni di ben sperare. Grande lavoro di Eto’o che ha rincorso palloni per tutto il campo, giocando anche in appoggio per gli altri fin dalla linea mediana del campo e ritornando anche in difesa. Aspettiamo l’opinione dell’ultimo Giapponese che lo ha chiamato scarto per tutta l’estate.

Non ci sono parole per descrivere Milito, assolutamente immenso, sempre pericoloso e pronto a scattare sul filo del fuorigioco. Grande nel difendere la palla, spalle alla porta, per permettere ai compagni di salire. Il senso del goal del miglior Crespo con l’intelligenza tattica di Cruz.

Un buon lavoro di tutto il resto della squadra, con il solito grande Julio prontissimo negli unici due tiri in porta del Napoli e assolutamente incolpevole sul goal di Lavezzi, lasciato libero da Zanetti e Milito, ma una distrazione sul 3-0 ci può anche stare e comunque è stato un caso isolato. Unica nota stonata uno Snejider ancora molto spaesato, che non ha mai nemmeno provato a saltare l’uomo e molto spesso veniva spinto sull’esterno e poi raddoppiato dai difensori. Evidentemente al derby respirava ancora l’aria di Madrid oppure… oppure andatevi a guardare il titolo del mio post precedente. Aspettiamo fiduciosi, deve ancora abituarsi agli ape Meneghini contro le tapas a base di jamon serrano, ma la qualità c’è e arriverà.

Se la partita fosse finita al 46′  starei qui a stappare lo champagne. Non è andata così.

Vedere Muntari che si scaldava nell’intervallo mi ha fatto andare di traverso la birra. Vedere che entrava al posto di Snejider mi ha fatto tossire pezzi di cheeseburger addosso a Sarasa… (li ha schivati, tranquilli). Che l’olandese fosse fuori fase è un fatto, ma sostituirlo con Muntari è una cosa da girone Dantesco. I dubbi miei e di Sarasa si sono rivelati immediatamente fondati. Il secondo tempo è stato giocato in 10 con il ghanese sempre lento e fuori posizione; i suoi lanci poi, fanno sembrare Zanetti un cecchino al livello di Baggio. L’unico guizzo che si ricordi è un tunnel ai danni di uno sventurato giocatore partenopeo al quale spero che Moratti paghi il supporto psicologico necessario per superare l’onta subita. La differenza nel gioco si vede eccome e prosegue per tutto il secondo tempo. A quel punto la gestione dei cambi sarebbe l’unico modo per ridare un po’ di vita a una partita che si sta spegnendo, vista anche l’incapacità del Napoli di far salire la squadra con continutà. Anche giocando a mezzo servizio corriamo rischi limitati, ma non è un bel vedere. Maicon non ha più voglia e inizia a sbagliare un cross dopo l’altro, fino al momento in cui si sgarbella un ginocchio contro i tacchetti di un avversario e abbozza una scena madre che pare la morte di Macbeth. Eto’o è visibilmente stanco, dopo che ha corso per tutto il secondo tempo andandosi a recuperare palloni anche a ridosso della nostra area.

I cambi però non arrivano, se non nei minuti finali, giusto il necessario per far prendere applausi a Lucio ed Eto’o. Entrano Cordoba e ManSini, restituito dalla nave aliena solo nell’intervallo. Non si anno notizie di Santon e Balotelli, pare che siano rimasti nel recinto del McDonald’s di piazzale Lotto a giocare con le palline colorate. Peccato.

Mi direte che non sono mai contento e in un certo senso avete ragione, ma credo che se noi aspiriamo a entrare nel club delle grandi d’Europa abbiamo il dovere di PROVARE a dar sempre spettacolo dall’inizio alla fine, anche con un comodo 3-1 in saccoccia e la difficile partita contro la Samp di sabato. Le energie fresche ci sono ed è un peccato non sfruttarle, anche perché nè Mario nè il Bambino coprono meno di Muntari.

Portiamo a casa 3 punti meritati e ben giocati ed è un grosso passo avanti rispetto a domenica. Possiamo ritenerci soddisfatti, ma dalla torta manca qualcosa di più della ciliegina.

scritto da il 22 settembre 2009 alle 7:33

Siamo tutti “negri italiani”

La proposta giunge a ciel sereno da un nostro commentatore, “ricviareggino”, e siccome mi sembra bella, la rilancio qua con un post: amici nerazzurri che sarete allo stadio mercoledì sera, diamo una risposta a questi cialtroni semianalfabeti che in ogni parte d’italia credono che nell’Italia del 2009 il razzismo sia giustificato o non grave, comunque “non sanzionato”: presentiamoci sugli spalti col viso tutto nero.

I destinatari del messaggio sono molti, dai beceri che a Torino come a Cagliari come a Verona, come a Roma (e chissà quanti stadi mi dimentico) si sentono in diritto di subissare di ululati chiaramente razzisti i giocatori con la pelle diversa dalla loro, alle istituzioni che continuano a non prendere provvedimenti al riguardo, ai media che minimizzano, come già sottolineato da Luis nel precedente post, per finire ai giocatori stessi.

Si, perchè fior di giocatori grandi e vaccinati non trovano di meglio che provocare senza tregua un 18enne con fama di “cattivo”, l’ultimo esempio si è visto domenica con Dessena del Cagliari che ne prova di ogni, pur di scatenare la reazione di Balotelli.
Chissà che frustrazione avrà provato, nel vedere Mario allontanarsi senza colpo ferire.

Vi è un precedente abbastanza famoso al riguardo, è dei primi di giugno del 2001, a Treviso.
Nella squadra veneta in lotta per non retrocedere in serie C ha esordito la domenica prima a Terni un giovane ragazzo Nigeriano, Akeem Omolade, ed i presunti supporters della sua squadra, non accettando che un giocatore di colore vestisse la “loro” maglia, sulla base di convinzioni che nessuna scuola dell’obbligo ha nemmeno scalfito, iniziano a contestarlo ed arrotolata la bandiera se ne vanno.

La domenica successiva, già nel prepartita tra le mura “amiche” dello stadio Trevigiano si sentono distintamente cori contro il giocatore, li sentono anche i suoi compagni e decidono che quella vergogna non può passare tranquillamente, perchè quando lo si sminuisce, un comportamento sbagliato tende ad ad essere ripetuto.
Accade così che al momento di fare il loro ingresso in campo, tutti i giocatori in maglia celeste hanno il viso colorato, in segno di solidarietà, il pubblico sano di Treviso capisce e sono i pochi cialtroni ad essere fischiati.

Non so se sia possibile organizzare il tutto per domani sera, ma d’altra parte è una cosa semplice, che può fare chiunque senza troppi sbattimenti, certo dopo l’ingresso a S.Siro e comunque senza violare le norme sulla sicurezza (non so se ci siano restringimenti legati all’identificazione), ma credo ne valga la pena.

scritto da il 21 settembre 2009 alle 15:50

I complimenti dei decerebrati

Alcuni tifosi del Cagliari ieri al Sant'Elia

Alcuni tifosi del Cagliari ieri al Sant'Elia

Siamo alle solite. Prima partita lontano da S.Siro, primi cori razzisti nei confronti di Balotelli ed Eto’o, che dopo aver saggiato il becerume delle curve spagnole, non poteva certo esimersi dal confronto con gli ignoranti italiani.

Ci hanno ripetuto più volte come siano atteggiamenti normali, i soliti buuu per infastidire i migliori giocatori della squadra avversaria e che in fondo si tratti di una sorta di complimento verso i rivali, i più temuti degli 11 in campo. O, meglio ancora, sono in risposta a comportamenti provocatori del calciatore di colore. Poco male per tutte le campagne anti-razzismo, tra bracciali, striscioni, spot pubblicitari per correggere il gap educativo esistente tra i decerebrati e gli essere umani.

La colpa principale è dell’Uefa che ha deciso di combattere una battaglia persa fin dall’inizio, pensando addirittura di sospendere le partite in caso di cori e striscioni razzisti. Una scelta coraggiosa, avallata anche dalla Figc dopo gli insulti dei subumani di Torino, anche se ci vorrebbero dei giudici di gara in grado di applicarla. Invece Orsato ha sentito perfettamente il “vaffa” di Mou dal microfono del quarto uomo (ricostruzione di Casarin a Radio anch’io e lo Sport) ignorando le mila voci attorno a sé. Atteggiamento francamente curioso.

Non solo, ma il nostro piccolo paese, dal punto di vista mediatico-sportivo, è più interessato all’espulsione di Mou per una protesta (giusta, anche se esagerata nei modi) che allo stato di degrado culturale che invade gli stadi ogni domenica. Ad onor del vero, occorre segnalare tre articoli su Corriere (Roberto De Ponti) e Repubblica (Bocca e Sorrentino) che sottolineano a dovere l’episodio.

A proposito dell’espulsione di Mou, il tecnico non si è presentato davanti ai microfoni ed ha causato il risentimento di Massimo Mauro, nelle vesti di legale di Sky, il quale ha citato anche gli 11 mln che percepisce Special One, sembrando un po’ Richard Fish di Ally McBeal. La situazione paradossale in cui versano i dipendendi Sky è di desiderare in qualche modo la sorte avversa per il Mou, ma al tempo stesso di augurarsi che non venga squalificato, pena il ritrovarsi Beppe Baresi nel pre e post partita. Una sciagura per i tg e per Mauro, Ilaria e quell’altro (cit.).

Per una analisi tecnica della partita di ieri, l’opinione di Taribo è più che condivisibile. E’ il centrocampo che deve fare il salto di qualità, anche se l’infortunio di T.Motta potrebbe complicare i piani del Mou.

Update:  Una giornata a Mou con 15.000 euro di multa e neanche un’ammenda al Cagliari. I subumani delle altre tifoserie sono stati avvisati, con la FIGC non si scherza.

scritto da il 20 settembre 2009 alle 17:43

Battere il Milan non è una medaglia

Credo che questa sia la prima lezione da imparare dalla partita di oggi. Battere il Milan non è una medaglia. Lo avevamo detto di non esaltarci troppo,  ma forse, in fondo, ci avevamo creduto che l’Inter vista nel derby sarebbe stata quella della stagione. Pare che invece ottenere quel risultato limpido contro la sponda sbagliata del Naviglio non faccia molto testo.Bene.

La seconda lezione, nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi, è che Cordoba non è Samuel e di vede. Sarebbe però ingiusto scaricare sul Colombiano tutte le colpe degli svarioni difensivi odierni. La squadra era piantata sulle gambe, la lentezza dei movimenti di tutti era esasperante, almeno nel primo tempo. Non si riusciva  a recuperare palla e si subivano dei rischi peggiori di quelli corsi con il Barca. Forse i ragazzi credevano di giocare ancora contro i Catalani, ma non hanno nemmeno la scusa del colore della maglia visto che i Blaugrana si erano presentati in tenuta realizzata dalla Stabilo Boss.

L’involuzione di Maicon è preoccupante. Spesso in ritardo in fase difensiva, assolutamente limpido il rigore (al punto che non ha neanche protestato),  inesistente in fase offensiva. Che fine ha fatto l’aratro della fascia destra che tutti noi conosciamo?

Nel primo tempo si salvano praticamente solo Deki e, secondo me, Santon che, a dispetto della sostituzione è stato l’unico ad abbozzare qualche tentativo di azione sulla fascia sinistra. Purtroppo è stato sempre scarsamente aiutato.

I movimenti senza palla della squadra erano inesistenti e i tentativi in avanti erano sempre basati sul lancio lungo, senza che la squadra accompagnasse l’azione. Posso capire non volersi scoprire contro il Barca, ma le gambe molli contro il Cagliari proprio no.

Meglio il secondo tempo, almeno in fase offensiva, grazie a Motta (che si è rotto subito, peccato) e a Balotelli che, pur senza incidere particolarmente sulla partita ha allargato l’azione costringendo la difesa de Cagliari a mollare un po’ la presa. Sembra proprio che da “guardalinee” Balou sia utile alla squadra, ma avrei voluto vederlo titolare.

La difesa invece è rimasta imbarazzante. Si sono concesse delle limpide occasioni (ricordiamoci anche la traversa di Dessena) e oggi siamo qui, ancora attaccati alla Giuve a quota 10 solo per merito di due lampi nel giro di quattro minuti.

C’è ancora tanta strada da fare…

scritto da il 20 settembre 2009 alle 13:48

Non solo calcio – recensioni

Buondì, come potete capire dal titolo, in questo post non si parla di argomenti strettamente legati al calcio, ma un legame con questo blog ce l’hanno ugualmente grazie a due persone conosciute la stessa sera ad una presentazione in zona Cadorna, alla Libreria dello Sport, entrambi interisti ed entrambi ottime persone (una poi qui sarebbe di casa, speriamo che si impratichisca presto con WordPress…) quindi non penso che stoneranno!

Recensione 1 – Icaro & Dedalo s.r.l.

Icaro & Dedalo s.r.l.

Icaro & Dedalo s.r.l.

Dopo “solo” una settimana dalla visione di questo spettacolo teatrale (il cui ricavato è andato alla Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori) riesco a parlarvene, con la premessa che non sono un esperto di Teatro (neanche a digiuno del tutto però).
La storia di Icaro e Dedalo (l’inversione dei nomi rispetto al mito greco non è casuale) viene rivista da Gianfelice Facchetti, fino a diventare quasi un semplice pretesto per parlarci del rapporto tra un padre ed un figlio, con un evidente preponderanza del punto di vista di questultimo.
Entrambi i protagonisti non rappresentano solo se stessi nella versione classica della storia, ma sono due generazioni, due ruoli, a confrontarsi davanti allo spettatore, un burbero genitore prigioniero della tradizione del pater familiae che tutto può e tutto decide, ed un figlio ribelle a tutto, in cerca di una sua identità  in quanto qualcosa di più che non semplicemente il figlio di suo padre.
Lo scontro è in parte mediato dalla figura della madre Naucrate, figura praticamente irrilevante nel mito greco che qui assume pari dignità rispetto a padre e figlio: è al tempo stesso una donna di una volta, assolutamente non emancipata dal marito, ed una “rivoluzionaria” pronta a rischiare la propria incolumità nell’infrangere l’autorità del capofamiglia per proteggere il figlio e consentirgli di spiccare il primo volo, quello senza ali nel mondo che è altro dalla famiglia.

Lo spettacolo è molto appassionante, inizia “soft” da dove finisce la storia che tutti conoscono, con Icaro morto per aver volato troppo vicino al sole, per poi tornare indietro nel tempo e svilupparsi autonomamente, in un crescendo di situazioni paradossali (complice un’azzeccata colonna sonora ed un testo non pesantemente classico, in cui abbondano giochi di parole ed allitterazioni), simbolismi (i cerchi di sabbia sempre più concentrici che delimitano il “territorio” del capobranco, il ritratto del padre, il senso traslato del “labirinto” e del “minotauro”…) e citazioni/parallelismi (tra tutte, spiccano quelle con il più famoso “racconto di formazione” italiano, cioè Pinocchio, ma ve ne sono molte altre sia filosofiche che teatrali).
E particolarmente significativo, oltre che coinvolgente, è anche il fatto che il confronto generazionale non sia solo verbale ma proprio fisico, ogni  spinta, ogni scontro non è fine a se stesso ma “comunica” allo spettatore qualcosa.

Attenzione però, è proprio necessario che uno scontro di questo tipo abbia vinti e vincitori?
La risposta, pienamente giustificata e senza colpi di scena illogici, potete trovarla andando a vedere lo spettacolo, augurando a Gianfelice (persona squisita anche sabato scorso nel pre-spettacolo, dopo la presentazione di qualche mese fa) ed ai tre bravi attori (Jacopo Fracasso, Pietro De Pascalis ed Annalisa Salis sono rispettivamente Icaro, Dedalo e Naucrate) di poterlo presto proporre in giro per l’Italia!

Recensione 2: Il compagno Tommie Smith ed altre storie di sport e politica

Il compagno Tommie Smith: la copertina del libro

Il compagno Tommie Smith: la copertina del libro

Se la recensione precedente è in ritardo di una sola settimana, questa per il bel libro di Rudi (il nostro Taribo) Ghedini aspettava di uscire dal cassetto mentale in cui stava da ormai un paio di mesi!
L’autore ci conduce, lungo dieci tracce principali (messaggi, uniformi, identità, colori, disobbedienze, defezioni, palcoscenici, limiti, retoriche, rivoluzioni), in un viaggio tra i molti punti di contatto che possono esserci tra lo Sport, nel senso più puro ed autentico cioè lo sforzo, l’impresa, la passione che contraddistinguono il gesto o la storia di un atleta, e tutto il resto, inteso come chi cerca di appropriarsene per altri scopi o semplicemente per gli scherzi della Storia si trova ad intersecarne il momento, come capita in molti episodi ambientati durante le guerre mondiali o che coinvolgono atleti perseguitati o esaltati a modello dai vari regimi di diversi colori, con il paradosso, in alcuni casi, di subire entrambe le situazioni a seconda del successo sportivo.

Il caso che dà il titolo al libro è forse più famoso, riguarda la finale dei 200m di Città del Messico ’68 che vide sul podio il gesto di sfida di due atleti statunitensi membri del movimento nero che si opponeva alla segregazione raziale ed un australiano che pure solidarizzò con loro indossando una spilla del movimento, subendo al ritorno in patria una campagna diffamatoria analoga a quella che i vertici sportivi a stelle e strisce riservarono ai due afroamericani; è un caso in cui è l’atleta che rifiuta di essere solo il simbolo di qualcosa che non ha scelto, cioè la supremazia U.S.A. e la retorica degli inni e delle bandiere, asfissianti nelle olimpiadi moderne quanto l’invasività di certi sponsor, per diventare portatore di un proprio messaggio, qualcosa in cui crede anche a costo di andare incontro a pesanti conseguenze.

La narrazione non segue un rigoroso ordine cronologico nemmeno all’interno dei singoli capitoli “tematici”,  ma Rudi riesce comunque a trovare il pretesto, alla fine di ogni aneddoto, per introdurre il successivo, così che non ci si senta mai nel bel mezzo di un elenco telefonico, tale è la mole di episodi raccolti meticolosamente e proposti a chi come me non ne sapeva proprio niente di questi risvolti della Storia.
Un altro merito che non si può non sottolineare è uno stile molto asciutto, gli episodi vengono raccontati senza orpelli nè giudizi espliciti dell’autore, ogni lettore può farsi un’idea perchè il fatto descritto è lì, di semplice interpretazione e non servono molte parole aggiuntive.

Personalmente mi hanno colpito molto la parte dedicata al CIO ed a ciò che sta dietro le olimpiadi (non vi dico la sorpresa nel constatare che in passato qualcuno aveva già proposto quello che sogno io nel 2009, ovvero i Giochi senza bandiere, inni e nazionali, ma incentrate sugli Atleti come avveniva nell’antica Grecia), perchè in effetti non viene spesso in mente che tipo di organizzazione sia, come funzioni, quanto potere abbia senza il controllo praticamente di nessuno, e le molte storie ambientate durante la seconda guerra mondiale per la loro inevitabile tragicità.
Infine, una piccola considerazione personale: dopo aver letto il libro non so come si possa guardare senza una forte dose di compatimento il 90% dei calciatori e degli sportivi in genere dei giorni d’oggi, il cui massimo “messaggio” riportato altro non è che un “just do it” o “impossible is nothing”.
Ma non voglio cadere nel “si stava meglio quando si stava peggio”, per carità, è solo una forte simpatia per quando lo sport veniva praticato da fisici improbabili per i nostri standard contemporanei, con una forte componente di dilettantismo ma con dosi anche maggiori di passioni e significati profondi.

“Il compagno Tommie Smith ed altre storie di sport e politica” di Rudi Ghedini, Edizioni Malatempora, 215 pagine, 11€.

scritto da il 20 settembre 2009 alle 0:12

Benjamin Mou

Mourinho oggi in conferenza

Mou oggi in conferenza

“Julio Cesar domani non giocherà perchè è stanco: in novanta minuti contro il Barcellona ha toccato tre palloni… È stanchissimo, domani non può giocare… Domani sarà stanco…”.

“Penso a quello che hanno scritto o detto, è quello di cui tutti i fenomeni del calcio hanno parlato. Uno di questi, per esempio, si dimentica del suo stesso passato. Uno che sarà ricordato nella storia dell’Inter perchè ha perso 5-1 in casa con l’Arsenal, in casa… E viene a dire a me come dovevo giocare questa partita contro la miglior squadra del mondo. Sono così intelligenti che si dimenticano del proprio passato… incredibile”.

“Per fortuna sono una persona che si arrabbia o ride di quello che scrivono o dichiarano i fenomeni, come quella persona che ha perso 1-5 in casa con l’Arsenal”.

“Bisognerebbe scegliere bene chi far parlare e non dare la parola ai frustrati che si dimenticano del passato”.

Avere un allenatore che difenda i propri giocatori (ed il suo lavoro) dai diversi attacchi mediatici fa senza dubbio piacere, a patto che non si prenda sempre per oro colato l’arringa difensiva. Mou sa perfettamente di non aver giocato una partita brillante contro il Barcellona e allora tende ad amplificare il tenore delle risposte utilizzando il bazooka delle grandi occasioni.

José Avv. Mourinho. D’accordo che Julio Cesar non abbia fatto interventi miracolosi, ma il merito non va ascritto solamente ai 4 di difesa, ma anche ai 3 che gli si sono presentati davanti e che hanno sparacchiato fuori dei palloni molto invitanti. Keita, Messi e Ibrahimovic sono stati più imprecisi di Gurcuff, Menegazzo e Plasil o dei giocatori di Deschamps. Insomma, non sono le parate di Julio Cesar il parametro per valutare la bontà di una prova non imperniata affatto su un contropiede premeditato.

Capitolo Zac. Tre riferimenti precisi in tre domande differenti. Non sappiamo cosa abbia detto il tecnico romagnolo al cronista della Gazzetta, ma evidentemente deve aver dato molto fastidio a Mou visto che, oltre al riferimento a Balotelli (giocatore-oggetto intellectuale), non è sceso nello specifico. Ci fa piacere per Zac, dopo questa pubblicità gratuita fatta da Mou avrà più possibilità di tornare ad allenare.

Capitolo Cagliari. Mou ha scherzato sui bambini: o giocano entrambi, o non gioca nessuno dei due. Più propensi alla prima ipotesi, con un turno di riposo a Milito e Chivu. Sempre che non venga adottato un modulo a 3 punte. Possibili candidati per un turno di riposo T.Motta e/o Sneijder, entrambi usciti senza benzina da San Siro contro il Barça. La squadra di Allegri ha solo un punto in classifica e cercherà la prima vittoria in Campionato. Buon per noi e per Eto’o che potrebbe sfruttare la sua velocità in fase di ripartenza.

Ps: Buffon migliore in campo contro il Livorno. A dire il vero, sono 3 partite che è il migliore in campo. Senza dimenticare la sua indubbia bravura, prima o poi la J**e si ritroverà a giocare con la dea sbendata.