Pronti, via

Iniziate a leggere con calma e mettetevi lanima in pace: per una volta, su queste pagine, non faremo i Bauscia. Non faremo i Bauscia perchè a volte la differenza fra vera superiorità e stupida presunzione è molto sottile, e nello sport si paga cara. E non faremo i Bauscia perchè arriva un momento, nel calcio, in cui alle parole devono seguire i fatti. Un momento in cui non cè spazio per i proclami, per gli annunci in pompa magna, per i paragoni grotteschi. Arriva un momento in cui si scende su un campo di calcio, undici contro undici, e quella superiorità tanto decantata a parole si deve dimostrare con la palla tra i piedi. E a 3 giorni e 19 ore dallinizio del campionato (come ci segnala lennesima inutility made in Gazzetta) questo momento è ormai prossimo. Proviamo quindi a buttare giù una rapida analisi sul prossimo campionato per capire davvero cosa aspettarci. Ma una concessione al nostro essere Bauscia lasciatecela, e permetteteci allora di parlare solo delle cose che ci interessano: la lotta per lo Scudetto.

Serie ALasciando da parte squadre oggettivamente non interessate allargomento, cominciamo con lo spendere due parole sulle possibili outsider. Fra queste non sembra onestamente dover essere compreso il Palermo del pur coraggioso Zenga, nonostante gli innesti di Rubinho e Pastore, nè tantomeno la solita Fiorentina di Prandelli, che per ora ha scelto di non reinvestire la spropositata cifra incassata per Felipe Melo e sembra dover restare un anno di più quella splendida incompiuta che siamo ormai abituati a vedere. Discorso che potrebbe essere diverso per il Genoa che, dopo la Champions sfiorata lanno scorso, sembra avere i preliminari come obiettivo minimo e lascia aperte le porte per quel qualcosa in più che gli acquisti di Amelia, Tomovic, Zapater e Karhja, oltre allimpressionante batteria di attaccanti portata in Liguria da Preziosi (Crespo, Palacio, Floccari, Figueroa),possono lecitamente far sognare. La Roma ha riportato a casa un gran numero di promettenti giovani (Virga, Rosi, Okaka e Cerci su tutti) oltre alla stellina ex-Bari Guberti, ma sembra ancora strettamente dipendendente dalle lune e dai muscoli di Totti che comunque difficilmente potrà garantire la famigerata “trentina di partite” che tutti si aspettano da lui. Interessante sembra essere invece levoluzione del Napoli di De Laurentiis che, scottato dal pessimo girone di ritorno dello scorso anno, ha portato in Campania De Sanctis, Zuniga, Campagnaro, Cigarini e Quagliarella con il dichiarato scopo di entrare nellEuropa che conta e con il meno dichiarato sogno di poter arrivare anche un po più in alto.

PatoRestano, infine, le tre squadre che da quando cè il campionato italiano ogni 31 agosto devono obbligatoriamente essere messe tra le pretendenti al titolo (sempre che si trovino in Serie A e non in qualche categoria inferiore, ovviamente…ma questo vale solo per due di loro). Il Milan innanzitutto: togli Kakà, Maldini e Beckham, aggiungi Digao, Onyewu e Zigoni. Facile ironia, si direbbe. In realtà la situazione non è così tragica come sembra, per due motivi. Il primo: i problemi del Milan nello scorso anno, i più gravi almeno, erano la mancanza di difensori centrali e di una prima punta di peso capace di giocare tutta la stagione. In quei ruoli ci sono ora un (sembra) recuperato Nesta, un (sembra) affidabilissimo Thiago Silva e un (sembra) implacabile Huntelaar. Troppi sembra, certo…il fatto che non stiamo parlando dei Lucio e degli Etoo della situazione lo sanno anche i più gonzi fra i tifosi rossoneri: sono però tre mezze scommesse che, se dovessero andare a buon fine (e perchè no?), risolverebbero un buon 80% dei problemi a Milanello Bianco. Il secondo motivo, forse puramente scaramantico o forse no, sta nei precedenti: già unaltra volta si parlava di un Milan allo sbando con gli stessi toni da apocalisse sentiti in questi giorni. Era lestate 2006 e stava per iniziare la stagione che vide i rossoneri alzare per la settima volta la Champions League. Restano comunque tre incognite: il portiere, con Abbiati, Roma (ma ce nera proprio bisogno?), Storari e Dida a contendersi una maglia; il centrocampo, dove nel modulo di Leonardo difficilmente troveranno posto tutti insieme Pirlo, Seedorf e Ronaldinho; infine Leonardo stesso, alla sua primissima esperienza da allenatore con tutto da dimostrare e tutto da perdere, a causa anche di quellaria da curatore fallimentare che molti gli attribuiscono e di quel carattere per nulla docile e aziendalista che chi lo ha messo su quella panchina, forse, non ha considerato fino in fondo.

DiegoFabio Cannavaro, Martin Caceres, Felipe Melo, Diego Cunha. Questo il forziere da 50 milioni di euro messo nelle mani di Ciro Ferrara per portare allo Scudetto la più celebrata fra le squadre viste questestate. Io, personalmente, mi tengo qualche perplessità in più. Il punto di forza principale di questa squadra sta sicuramente in un centrocampo al di sopra della media, con numerosissime soluzioni e nessun doppione, dicono. Melo-Sissoko-Camoranesi-Diego, con Marchisio prima alternativa, è una linea mediana di tutto rispetto, almeno sulla carta. Poi però cominciano i “ma”: Melo è davvero quel fenomeno visto in Confederations Cup, o è piuttosto quel discreto giocatore e grande picchiatore visto nello scorso campionato? Sissoko potrà adattarsi al ruolo di interno? Camoranesi potrà garantire una intera stagione da titolare e sempre sugli alti livelli che non fa vedere da ormai un paio danni? Diego troverà la stessa squadra costruita intorno a lui che aveva a Brema? Come si adatterà alle ossessive marcature che, nel lungo periodo, hanno finito con lo spegnere anche il genio di Pirlo? E soprattutto, riuscirà la squadra a reggere il peso di Diego e altre due punte contemporaneamente in campo? Il reparto offensivo è quello che conosciamo tutti, con Trezeguet immenso realizzatore, Amauri presenza “di peso” che dà fastidio a molte difese (ma non certo il fenomeno che vogliono farci passare in chiave azzurra), Iaquinta tatticamente indispensabile e Del Piero ridotto ormai al ruolo di gran kicker e niente di più ma con quellaria da titolare inamovibile che non sembra cert
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poter essere messa in discussione da Ferrara. Il problema su cui nessuno sembra soffermarsi, piuttosto, è la difesa. Una difesa nella quale Buffon deve assolutamente ritornare ai livelli non più visti dopo linfortunio perchè altrimenti non sembra esserci in campo qualcun altro in grado di impedire razzie nellarea di rigore. Non certo la coppia Cannavaro-Chiellini, che tutti abbiamo potuto ammirare in Confederations e in queste amichevoli e che non ha certo il suo punto debole in Chiellini (e questo la dice tutta). non certo i terzini Zebina (velo pietoso) e Molinaro, sul quale Ferrara sembra inspiegabilmente puntare ai danni di De Ceglie. Non certo i primi sostituti Legrottaglie (…) o Caceres, salutato come il salvatore della patria (spettacolare la valutazione “a tre stelle” data dalla Gazzetta) dimenticando, evidentemente, che lanno scorso Guardiola preferiva arretrare Tourè e stravolgere lassetto della squadra pur di non farlo scendere in campo con una maglia che di certo non fa la schizzinosa con i giovani. Molto è nelle mani di Ferrara, indubbiamente, ma anche qui siamo davanti a un esordiente che, fra laltro, molti vedono nella migliore delle ipotesi come un semplice traghettatore a cui è affidata una “co-gestione” insieme ai vecchi dello spogliatoio.

Infine, quella che è unanimamente indicata come la favorita per la vittoria finale: lInter. Mi piace parlare della fase in corso come di una “rivoluzione parte seconda”. Come tutti sappiamo, al cambio di allenatore visto lanno scorso non ha fatto seguito il solito cambio di nomi nella formazione in campo: Mourinho si è in un certo modo inserito “dolcemente” cercando di rendere il meno traumatica possibile la prima rivoluzione e arrivando così a vincere uno scudetto che magari con Mancini si sarebbe vinto lo stesso ma che così ha un sapore enormemente diverso: di chiusura di un ciclo con il tecnico di Jesi, di clamorosa apertura con Josè da Setubal. E arrivato però questestate il momento di completare quella rivoluzione e di portarla anche in campo. Con un mercato monumentale sono arrivati Lucio, Thiago Motta, Milito ed Etoo, tutti destinati ad un posto da titolare, oltre alle stelline Kerlon, Arnautovic e Alibec. Ancora più clamorose le cessioni, con un imponente svecchiamento del reparto avanzato e con la dolorosa ma inevitabile (e gestita meravigliosamente) partenza di Ibrahimovic. Mai come questanno sembra essere tutto nelle mani di Mourinho. Checchè ne dicano certi giornali, il gap tecnico con le avversarie sembra decisamente aumentato (basta confrontare i nuovi centrali: Lucio-Cannavaro-Onyewu) e lInter non è certo un cantiere “più aperto” rispetto alle altre, con il vantaggio di non aver cambiato allenatore (ecco dove potrebbe stare il segreto del successo della “rivoluzione in due parti”). Come si diceva allinizio, però, la superiorità bisogna dimostrarla. E questanno più che mai Mourinho è chiamato a dimostrare la superiorità sua nei confronti dei colleghi: la squadra va ridisegnata completamente tanto nell11 iniziale quanto, soprattutto, nel modo di giocare. I primi segnali sembrano incoraggianti ma quello che conta, come sappiamo bene, sono le partite che iniziano domenica pomeriggio. E allora appuntameno a domenica, stadio San Siro, ore 18, sapendo che è tutto nelle nostre mani e che, se continueremo a comportarci come negli ultimi 4 anni, non ci saranno pronostici, avversari e dettagli (cit.) che tengano. Non ci sarà nessun Diego e nessun Huntelaar da temere ma, semmai, a dover stare con gli occhi bene aperti dovranno essere Cannavaro e Onyewu.

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About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.