Manuale di "prostituzione intellectuale"

Collettivo Bauscia, Manuale di “prostituzione intellectuale”, Mursia, 2009

L’intenzione è esplicita: confezionare uno strumento di autodifesa per chi non ne può più dell’accanimento mediatico che si scarica sulle vicende nerazzurre. Dettagliato, documentato, puntiglioso, il lavoro del Collettivo Bauscia ricostruisce una serie di fatti, che ruotano intorno alla categoria dei “due pesi e due misure”. Difficile negare che le stesse situazioni – valore di vittorie e sconfitte, polemiche interne, errori arbitrali, casi da moviola, uso della prova tv, eccetera – vengano raccontati diversamente se c’è di mezzo l’Inter. La disparità di trattamento è talmente evidente, che solo certi tifosi, accecati dalla loro stessa passione, riescono a non vederla. Questo doppiopesismo ha bisogno di media schierati, giornali e tv fiancheggiatori, che non vanno alla ricerca della verità, ma confermano – consolandolo – ciò che il loro pubblico già pensa. Tuttosport (“quando il ridicolo sfiora il sublime”) ne è un esempio supremo, e Moggi – con una tribuna su Libero – diventa il più esplicito fra i killer “opinionisti”.

Leggendo il Manuale, ci si accorge di tanta rabbia repressa, la lettura vorrebbe spingere alla presa di coscienza di una truffa quotidiana e costante. Ad averla svelata, due personaggi: Roberto Mancini, che individuò in certi giornalisti le “vedove” di Moggi e chiamò con il loro nome i “burattini” di Berlusconi; e José Mourinho, che ha alzato il tiro, sistematizzando il discorso con la categoria della manipolazione intellettuale. La costante è incarnata da Massimo Moratti, a cui è capitato di vivere una grottesca quanto rara trasfigurazione: passare “in un istante nell’immaginario collettivo (farei partire da qui le virgolette) da ricco scemo che spende più di tutti senza vincere nulla, a capo di una macchinazione diabolica per eliminare gli avversari”.Nel libro non possono mancare date-spartiacque: dal 26 aprile 1998 (Ronaldo e Iuliano, Ceccarini e Simoni), al 14 luglio 2006 (revoca degli scudetti alla Juventus), fino al 3 marzo 2009, il giorno della conferenza stampa – anzi del monologo in 7 minuti e 30 secondi – che ha imposto le categorie degli “zeru tituli” e della “prostitussione intellectuale”. Le pagine più graffianti sono quelle in cui l’indignazione riesce a tramutarsi in ironia. Per esempio, dopo aver ricordato il GP del Brasile di Formula 1 del 2000, il Giro d’Italia 1999, e i 100 metri di Ben Johnson a Seul, si fa notare come “in un Paese normale gli atleti squalificati tendono a stare in vergognoso silenzio, accettano la squalifica e non si permettono di insultare gli avversari a cui già proditoriamente hanno sottratto la gioia della festa per la vittoria, rovinandola anche a tifosi e appassionati. E alle vittime risarcite generalmente i giornalisti chiedono come si sentano, se ritengono che sia stata fatta giustizia, non se non ritengano più opportuno rinunciare volontariamente a quanto è stato loro restituito”.

Un capitolo è dedicato a smontare i ridicoli teoremi dell’Osservatorio degli Errori Arbitrali: strana entità, promossa da Adiconsum, che diffonde classifiche virtuali al netto di certi errori degli arbitri. Il bello è che le classifiche sono calcolate grazie al voto dei tifosi… Proprio così, sono i tifosi, con la loro arcinota faziosità e l’altrettanto noto peso relativo di alcune squadre, a stabilire se era rigore, se era fuorigioco, se la palla ha oltrepassato o meno la linea bianca. Pura assurdità. Che mi consente di ripetere una delle facezie che ho inserito in più di un libro: “Per un tifoso della Juve (e poi del Milan), Inzaghi non è mai in fuorigioco”.

Non manca nemmeno un’articolata ricostruzione della campagne d’opinione che hanno preso di mira Mario Balotelli, con la specifica forma di razzismo che scatta nei confronti di un nero italiano (oltretutto sfrontato e per nulla remissivo), con quei pochi che vorrebbero “negargli l’italianità” e i tanti che dispensano consigli di bon ton. Trovo meritorio che gli autori non rimuovano i problemi che riguardano la Curva nerazzurra, con il ricordo dei fischi a Marc Zoro e l’orrendo striscione esposto dopo la squalifica del campo juventino per i cori contro Balotelli, a solidarizzare con gli ultras bianconeri.

Il Collettivo Bauscia – Watchdogs, ADV, Luis, MrSarasa e Snis – è composto da frequentatori del trash (come altro definire chi prende appunti su Tuttosport?) e se c’è un rimprovero che mi sento di muovere loro è l’eccessivo amore per José Mourinho. Intendiamoci: il personaggio giganteggia in un mondo di nani, e mi sento di condividere quasi tutto quello che viene scritto sul suo approccio mediatico, ma da un grande allenatore vorrei vedere altrettanta genialità anche sul campo, perché accanto alla scoperta di Santon e all’ottima gestione di Balotelli, ci sta anche Quaresma. Certo, Mourinho ha rapidamente capito il mondo in cui si trova a operare, a cominciare dal fatto che “in Italia le cose sono raccontate in maniera diversa al cambiare del colore delle maglie”. Ha presto identificato il cancro del conflitto di interessi che inquina la politica e si riverbera sul calcio.

A Mourinho – miliardario conservatore, libero come chiunque possa andarsene in qualsiasi momento – non è sfuggito “l’accanimento sistematico, definito anche ‘lavoro organizzato’, contro l’Inter, descritta sempre come una squadra in crisi, con una dirigenza allo sbando, con contrasti interni, un presidente egoista e geloso dei suoi allenatori, spogliatoio spaccato, squadra dilaniata, tutti che vogliono andar via”. Era lo stereotipo quando imperava Moggiopoli, è rimasto nonostante quattro scudetti consecutivi. Ma rassegniamoci: l’unica Inter che piace al 99% dei media è quella alle nostre spalle. Simpatica e perdente. Dovranno masticare amaro, se continueremo a vincere.

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About Taribo59

Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.