Cinque anni senza vincere nulla. E lo chiamano ciclo.

CarloAncelottiCarlo Ancelotti domani siederà per lultima volta sulla panchina del Milan. Lascia la società rossonera carico di ben 8 trofei, tra cui spiccano due Champions League e uno scudetto praticamente dominato. Si potrebbe dire che ha conquistato un trofeo per ogni anno di permanenza a Milanello. Si potrebbe dire… se non fosse propriamente il contrario.

I cantori del Milan, gli aedi del Gran Capo, spesso rifilano la storia che il Milan vince sempre. Lo stesso Berlusconi, qualche giorno fa, ha dichiarato che non può vincere sempre il Milan. Immaginerete il fuoco di fila dei giornalisti pronti a correggere questa dichiarazione, e invece niente. Anche questa è una vulgata, un luogo comune duro a morire.

Ancelotti nelle stagioni al Milan ha vinto solo in 3 dei suoi 8 anni, vincendo il 56% delle partite disputate. Una cifra ottima, ma non sufficiente a fargli trascorrere intere annate di gloria (2003-2004-2007 gli anni dei successi). Si prenda al contrario il curriculum di Sir Alex Ferguson o Josè Mourinho.

Da quando Sir Alex ha cominciato a vincere (1990) solo in 4 anni non ha portato a casa un trofeo (1994 – 1998 – 2002 – 2005). E contando i 4 anni precedenti arriviamo a 8, volendogli molto male, in quanto il Man UTD era molto più malridotto del Milan preso in carico da Ancelotti. In ogni caso abbiamo 8 stagioni su 24 senza successi e un ciclo vincente che si è sempre rinnovato e a partire dal 1990 ha conosciuto poche pause. Tra le altre cose Ferguson ha vinto 11 campionati su 24, 2 Champions League e svariate coppe nazionali, più le varie supercoppe e i trofei vinti grazie alle vittorie precedenti. E come se Ancelotti avesse vinto sempre, tranne un anno, portando a casa almeno 3 scudetti e tutte le coppe possibili (Ancelotti perse una Intercontinentale contro Burdisso).

Mourinho, al contrario, da quando è andato al Porto non ha trascorso un anno senza portare a casa un trofeo: 4 campionati di fila tra il 2002 e il 2006, una Champions, una Uefa, diverse supercoppe e le importanti coppe inglesi (vinte nel 2007, quando non ha vinto il campionato). Lunico anno in cui non poteva vincere nulla (2008) lha inaugurato con una Supercoppa italiana. Lo scudetto del 2009 arricchisce una nobile bacheca.

Se Ancelotti fosse stato Mourinho a questora avrebbe vinto 7 scudetti e almeno 4 Coppa Italia, oltre al palmares europeo.

Insomma, questo per dire che il tanto decantato ciclo di Ancelotti in realtà non cè mai stato. Uno si aspetta che durante un ciclo di 3-5-8 anni la squadra vinca ripetutamente, ciclicamente appunto. Invece, nel caso del Milan abbiamo che sono molte di più le stagioni nelle quali non ha vinto nulla e collezionato delusioni, che il contrario. Ovviamente ciò che ciclicamente è avvenuto è stata la produzione di scuse fanciullesche per nascondere questi insuccessi, con un meccanismo ormai consolidato. Nellanno delle non vittorie ci si richiamava alle vittorie degli anni passati (“se penso a un anno fa dove eravamo”), mentre per giustificare le disfatte presenti si è sempre spostato in avanti lorizzonte degli obbiettivi. Se si falliva in campionato, lobbiettivo era lEuropa, se si falliva in Europa lobbiettivo era il campionato. Fino a che non si è arrivati a fallire in entrambi i fronti e a mettere termine anzitempo al contratto che scadeva nel 2010.

Ancelotti è un bravo allenatore. A suo favore parlano i successi, alcuni davvero meritati (in particolare lo scudetto del 2004). Nelle campagne europee è stato vincente, ma contraddittorio: ha preso scoppole memorabili (La Coruna, Istanbul), mentre ha raccolto il massimo con il minimo (2007), nonostante labbondanza di stelle, perlomeno nellundici titolare. Quando ha vinto la Champions nel 2003 il Milan obbiettivamente era stata la peggior squadra delle 4 finaliste, che vinse la Coppa dopo una serie consecutiva di pareggi. Nel 2005 aveva la squadra migliore e si fece beffare da un Liverpool nettamente inferiore! Altro che 5 maggio!

E un vincente a corrente alternata, che ha corrisposto allidentikit del perfetto allenatore berlusconiano: aziendalista, di “casa” (cioè deciso a sopportare le ben note megalomanie), e dalla faccia pulita. E pazienza se è riuscito nel capolavoro di non vincere lo scudetto con la Juve di Moggi e Zidane.

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