Salvate il soldato Mario

3608837537La domenica del quasi titulo (cit.) è iniziata con una rete di Crespo dopo appena due minuti, l’ultimo regalo di Valdanito prima di salutare la Pinetina. Qualche istante più tardi solo una deviazione fortuita sul palo non permette a Figo di siglare la rete del raddoppio. Ma, onestamente, sarebbe stato chiedere troppo alla dea della vecchiaia. Il Chievo ha giocato a calcio ed ha meritato entrambe le reti del pareggio, mettendo in luce le amnesie di una difesa non proprio l’emblema della brillantezza e della reattività. L’analisi dal vivo di Taribo è quanto mai condivisibile.

Note positive
Inevitabile il riferimento a SuperMario. Mou l’aveva detto in conferenza: “Se non c’è Ibra, Mario sarà maggiormente responsabilizzato”. Di certo a Balotelli non si può imputare un difetto di personalità. Come dimostrato a Parma lo scorso 18 maggio, non ha timore di caricarsi la squadra sulle spalle. L’eurogoal di ieri ci ha confermato che il ruolo alla Rooney prospettato per lui dal tecnico per l’Inter del futuro sarebbe uno spreco. Una rete di rara potenza e precisione, frutto di una coordinazione perfetta che ha ribadito la sua familiarità col goal. I critici diranno che Mario nel primo tempo non ha brillato. Errore. Se avesse arbitrato De Marco e non il suo collega inglese, Frey non avrebbe commesso 4 falli 4 senza un solo giallo e l’entrata da killer di Rigoni sarebbe stata sanzionata con un rosso diretto.

Un giallo (sacrosanto) l’ha tirato fuori per un certo Morero. Insomma, il fallo sistematico, la provocazione ed i colpi proibiti sono le armi che i difensori (non solo del Chievo) utilizzano per limitare (nella speranza di un’auto(e)limitazione). Il problema, invece, come emerso nelle trasmissioni della domenica sera, è l’atteggiamento di Mario verso il pubblico. Siamo all’assurdo. Nel secondo tempo c’è stata una manata poderosa di Yepes sulla testa del Nostro. L’arbitro non l’ha vista ed ha fischiato solo per far entrare la barella. Il colpo di Adriano a Gastaldello non è nemmeno paragonabile a quello inferto dal clivense, ma la prova tv non verrà applicata. Le immagini che avrebbe dovuto vedere Palazzi ieri in tv, infatti, non sono state mostrate. Meglio chiedersi della mancata esultanza di Mario, non una novità, per chi lo conosce. Una cosa inverosimile per gli incompetenti faziosi dei teatrini maleodoranti.

“E’ stato un miracolo che non sia stato ammonito”, ha chiosato Mou. Assolutamente. Non è mica Pato che può permettersi di sfanculare Orsato senza sanzione alcuna. Galliani, in fondo, aveva richiesto protezione per il Papero. Altra nota positiva è stata la posizione di Cambiasso. Liberato dalla copertura della difesa, ha dato libero sfogo ai sui inserimenti. Pregevole l’assist a Balotelli dopo un colpo di tacco di Crespo. Vedremo se per la prossima stagione ci saranno evoluzioni in tal senso.

Note negative
Troppo semplice dire la difesa. Troppo semplice, ma è la realtà. Cordoba ha sofferto a dismisura Bogdani che per nostra fortuna ha i piedi di Café Colombia. Anche Samuel non è stato irreprensibile con due lisci da brivido. Maxwell e Stankovic spianano la strada per la bomba (imprendibile) di Marcolini, mentre il brasiliano stringe troppo in occasione del pareggio di Luciano. Come ha scritto giustamente Nk, se Mou dovesse applicare la stessa sanzione post-Bergamo, Maxwell lo rivedremmo ad ottobre. Il brasiliano purtroppo soffre di queste amnesie dettate da troppa sufficienza. Tecnicamente non si discute, a patto che non abbia il veto sul sorpasso della linea di centrocampo. Anche ieri è apparsa evidente la differenza della gestione rispetto allo scorso anno.

A Parma abbiamo vinto uno scudetto con Rivas, Materazzi, Cesar e Pelé in campo. Con Mou c’è stata una epurazione delle seconde linee. Non abbiamo più due squadre. Non è una novità che Mou non fosse un amante del turn over. Di fatto ha posto le basi per i 22+3 della conferenza di presentazione. Il compito di Branca, Oriali e Mendes sarà complesso. La speranza è che Moratti sposi in pieno il nuovo progetto tecnico. Ieri Special One ha ribadito le 2 filosofie: “I soldi non sono miei… se l’Inter mi mette a disposizione una squadra di 18-22 anni, io firmo per l’Inter per altri 5 anni, ma senza avere l’obbligo di vincere, come Wenger. Ma io ho vissuto sempre con la pressione della vittoria, al Porto, al Chelsea e all’Inter quest’anno”. La situazione, forse, è più semplice di quanto si pensi.

Bella serata.
La serata inizia con un Lapo che non esclude di rimpiazzare C&G nei cuori J**entini (e nerazzurri) e continua con una partita gobidile, ma non eccezionale, tra le compagini zeru tituli. L’errore marchiano lo commette Ancelotti che sostituisce Inzaghi sul più bello. Cioè nella fase dei tuffi in area: ridicoli Pato e Ronaldinho che, non contenti dei 12 rigori ottenuti in stagione, la maggior parte dubbi o inesistenti, invocano il fischio di Orsato, il quale decide di rendere ufficiale una situazione ufficiosa, espellendo Favalli. L’esultanza di Galliani dopo il vantaggio di Seedorf testimonia la goduria insita in cravattagialla di arrivare a 5 punti dall’Inter, per mettere in moto la macchina (dis)informativa, il mani di Adriano e quant’altro. La realtà è che con una vittoria dei gobbi, Ranieri sarebbe stato ad un solo punto da Ancelotti. Ranieri crocifisso da una campagna stampa senza precedenti. Ancelotti implorato per rimanere. Mistero. O forse no.

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