Inter-Lazio, pagelle (e non solo)

18405Julio Cesar 6,5 | Non deve fare miracoli, ma la sicurezza che mostra quando è chiamato in causa è il lavoro più importante che compie da due anni a questa parte. Attento su Kolarov e Rocchi, è il vero padrone dell’area di rigore grazie a due delle sue frecce nella sua faretra: scelta di tempo e capacità di leggere l’azione. Santon 5,5 | Da quando è stato spostato sulla fascia di Maicon non riesce ad esprimere il suo potenziale. Forse perché gli è richiesto un compito più complesso, forse perché a sinistra aveva trovato più feeling con meccanismi consolidati. Distratto in un disimpegno nel primo tempo, regala una occasione pericolosa agli avanti biancocelesti. Cordoba 6,5 | Deve vedersela con Rocchi e lo contiene abbastanza bene. Nel primo tempo ricopre un ruolo non proprio consono alle sue caratterstiche: imposta l’azione con lanci verso Ibra e Figo. Lanci insolitamente precisi, anche se nel finale di gara torna in sé e fa partecipare i raccattapalle alla manovra. Samuel 7- | Zarate è un cliente scomodo e non è un caso che il fallo che gli costa l’ammonizione l’abbia commesso proprio sul suo connazionale. Per il resto, ottimo sui palloni alti e senso della pozione notevole. Pregevole chiusura nel finale di gara che testimonia l’importanza del Muro per la difesa nerazzurra. Chivu 6+ | Il vigile Mou gli impone un divieto d’accesso nella metà campo avversaria. Questo nel primo tempo. Col passaggio al 4-4-2 migliora anche in fase di spinta. Sbaglia un goal quasi fatto su assist di Ibra. Si infortuna nel finale in uno scontro di gioco. Speriamo non sia nulla di grave.

Cambiasso 5,5 | Meno lucido del solito il Cuchu. Spesso è vittima del centrocampo avversario più tecnico e meno fisico e non riesce ad imporre gioco e ritmo. Entra nei contrasti con un certo timore, in uno concede a Rocchi il tiro che Julio Cesar neutralizza sulla sua destra. Zanetti 6 | In questo finale di stagione ha mostrato il suo lato umano. L’età avanza e anche il dinamismo ne risente. Primo tempo da centrocampista a coprire le (rare) avanzate di Santon e Cambiasso, con l’uscita del Bambino va sulla fascia, mentre con l’ingresso di Burdisso torna a centrocampo come quarto in linea. Solito, onesto contributo. Muntari 7 | La sua corsa continua è utile alla causa, come il suo goal con tanto di occhiata al centro per fintare il passaggio a Vieira e tiro a fulminare Muslera sul primo palo. In mezzo, spazio per qualche recupero in spaccata e qualche lancio preciso per Figo ed Ibrahimovic. Esce tra gli applausi. Figo 6,5 | Il vecchio Luigi risorge dopo la prestazione tombale al San Paolo. La tecnica è sempre sopraffina, il calcio da fermo anche. Attinge le ultime forze dal serbatoio. Col rientro di Balotelli e Stankovic dovrebbe osservare un turno di riposo: teniamo alla sua salute. Ibrahimovic 8- (il migliore) | Le esternazioni del pubblico alla sua giocata sbagliata non erano dirette a lui in quanto Ibra, ma erano frutto dell’emotività legata al risultato. Per fortuna li prende sul personale e due minuti dopo inventa una rete delle sue: mix di classe e potenza su cui Muslera non può nulla. Non contento di aver zittito i contestatori, regala il pallone del raddoppio a Muntari e un altro a Chivu per la terza marcatura. A fine partita cita Mou: “quattro partite e vado in vacanza”, e saluta i fischiatori: “andiamo avanti, è il terzo scudetto che arriva, mi dispiace”. Humor inglese. Quel meno è per il dolo nel cercare l’ammonizione.

Mancini 5 | E’ vittima dell’ampiessa del Mou. E della sua apatia. Crespo 6 | Entra a far compagnia ad Ibra. I movimenti sempre precisi e la volontà nel rincorrere gli avversari sono due buoni motivi per cui avrebbe meritato il goal. Vieira 6 | La mezz’ora che Mou gli concede è il tempo giusto per evitare lo stato comatoso. Importante in fase di costruzione della manovra, si inserisce nell’azione del raddoppio e fa sentire i suoi centimetri sui palloni alti. Burdisso sv | Ingiudicabile. Mourinho 6 | E’ la media tra il 5 per la prima parte della gara ed il 7 per aver ridisegnato la squadra. Il 4-3-3 è come uno spartito che gli orchestrali non sanno suonare perché non rientra nelle loro corde. Al minuto 56 effettua il doppio cambio, al minuto 58 l’Inter va in vantaggio. Un caso? Non crediamo. Primo tempo passato ad attuare il monoschema “lancio lungo per Ibra” e secondo con meno ampiessa e più concretessa. La sensazione è che molti elementi di questa stiano raschiando il fondo del barile. La rivoluzione d’estate lo vedrà al timone di una campagna acquisti da non sbagliare. Sempre Special davanti ai microfoni: “Sui giornali si scrive sempre negativamente sull’Inter, la settimana passata ci sono stati i 7 punti, la prossima si parlerà dell’episodio di Ibra. Per me è iniziato e finito due minuti dopo”. Tagliavento 6 | Qualche errore di valutazione, ma direzione sostanzialmente corretta. La decisione più difficile spetta al guardalinee che giudica correttamente la posizione di Muntari nell’occasione del goal. Brocchi 3 | E’ passato un girone, ma è rimasto a parlare. Mentre Ibra continua a giocare e segnare.

Cronaca di una bella serata

stadiosansirojp8Partita godibile, soprattutto per il risultato, ma per quanto ci riguarda è stato il prepartita a tener banco. Il saggio Vitarob è il primo ad arrivare ed a piazzarsi sotto l’orologio del baretto. Nel frattempo era giunto anche Duke, il quale era a conoscenza delle sembianze del “vecchio” ed era lì lì per dichiararsi. La carcassa, però, aveva scorto un non so che di familiare nel ragazzo che si aggirava nei paraggi ed era pronto a chiamare qualche “clanda” per giocarsi la sua identità. Avrebbe vinto, visto che quando arrivano MrSarasa e Luis, Duke si avvicina col suo segno distintivo (il giubbotto verde) e finalmente arrivano le presentazioni. Si unisce al gruppo anche il veterano Snis (e consorte nerazzurra) dopo i consueti (mila)Km in pullman. Qualche chiacchiera sulla fede in comune, sul blog, su Aguero, sul fatto che Cattivo Tenente ci avesse dato buca non più tardi di 10 giorni prima, sulla contestazione a Zenga nel lontano 1987, sulle foto di un Vitarob giovane al Inter Club Castiglione Olona in compagnia di Benito “Veleno” Lorenzi e Snis decide di chiamare Enzuccio che anticipa alla truppa la presenza (spacciata per assenza) di Figo in campo. Una battuta su Mou, un’altra su Recoba, più di una sui lobotomizzati e ci si dirige verso l’inconfondibile profumo di salsiccia alla piastra con peperoni e cipolle. Mentre la maggior parte del gruppo era intenta a gustarsi la cena, arriva una chiamata: “Pronto? Parlo con LuisSuarez? Sono Cattivo Tenente, con 10 giorni di ritardo!” Lieti della sorpresa ci dirigiamo di nuovo al baretto e, nicknomen omen, riconosciamo subito il Tenente ed un suo sottoposto. Vitarob, come di consueto, tiene il banco e cerca tra i files quel Beppe Chiappella, allenatore del primo abbonamento del Tenente. Il risultato della ricerca rimane top secret, ma ha dato vita ad una risata contagiosa.

Duke nel frattempo smista consigli sulle azioni detenute dal vecchio senza infrangere alcuna disposizione in materia di aggiotaggio ed insider trading. Si decide di entrare ché mancavano poco meno di 30 minuti al fischio d’inizio. Il gruppo si scioglie con la promessa di rivedersi per la festa scudetto della 38esima giornata. Una volta passati tornelli e stewart, Luis e Vitarob raggiungono i loro seggiolini davanti alle supertifose nerazzurre Egle e Grazia. Il primo tempo fila via quasi senza accorgersene, come il pacchetto di Marlboro della premiata ditta VitarEgle. Intervallo passato ad ipotizzare i cambi di Mou. La seduta di brainstorming si conclude con l’uscita di Mancini e Santon e l’ingresso di uno tra Cruz e Crespo. Mou decide di togliere la modalità “gioco differente da Roberto” e un istante dopo accade l’irreparabile: fischi ad Ibra e dito indice dello svedese sulla bocca a zittire i tifosi. Vitarob inizia la sua battaglia personale verso i detrattori di Ibra, invocando tutti i peggiori interpreti del ruolo che hanno messo piede a San Siro. Stava per arrivare a Pancev quando Ibracadabra inventa un goal del suoi: è l’estasi. Lo spirito di Ibra si impossessa di lui e quasi come fosse un suo ologramma inizia una arringa offensiva che termina solo 5 minuti più tardi, quando anche l’ultimo dei dubbiosi viene redento. Le sue coronarie hanno retto, nonostante vi fosse più di qualche dubbio considerate l’intencità e l’ampiessa della reprimenda.

Arriva la rete del raddoppio e con essa un abbraccio liberatorio tra Luis, Egle, l’ologramma e Grazia che sancisce la fine della gara e probabilmente delle residue velleità delle inseguitrici di cancellare dai risultati stagionali la voce zeru tituli. Tagliavento fischia la fine, 6 punti all’alba. Lasciando lo stadio c’è chi si interroga sul gesto di Ibra, sulla sua volontà di provare nuove esperienze e sul centrocampo in camera iperbarica, ma c’è anche chi è soddisfatto del risultato, di un secondo tempo giocato bene e, soprattutto, di aver passato una bella serata tra compagni di fede. Mentre Luis e MrSarasa sono sull’autobus che li riporterà a casa arriva uno squillo: il nostro informatore di mercato ci avverte del duplice acquisto dei “Giochi Preziosi” Diego Milito e Thiago Motta. Con lo scudetto ad un passo, il pensiero va alla prossima stagione. C’è solo L’Inter e noi con Lei.

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