scritto da il 15 aprile 2009 alle 17:31

Non sembra, ma siamo primi

111225-480L’ha già scritto Gabriele: l’interista vorrebbe vincere tutti i campionati con 20 punti di distacco, come se ogni anno fossimo in lotta per battere i nostri record, che invece appartengono alla storia. Io invece non bado tanto al sottile. Se ripenso allo spumante aperto dopo Parma-Inter, tenuto bene in fresco, nonostante quella mezz’ora da campioni d’Italia della Roma, direi che non mi dispiacerebbe riprovare tale estasi. Non sono masochista, né penso che perderemo troppi punti da qui alla fine. Dico che conta vincere alla fine e che avere 10 punti di distacco significa essere tranquilli e stare molto meglio di chi sta dietro e fa finta di inseguire.

C’è da dire che se ne leggono di tutti i colori: l’ultima di Mediaset volete saperla? Il campionato $. Si, il torneo dei soldi, dove immaginate un po’ che fantasia… il Milan fa faville (non Favalli) distruggendo l’Inter (Ecco il Milan! In Italia fa faville). In pratica è come essere tornati indietro di 50 anni, quando la Juventus si dedicava sportivamente alla collezione di Coppe delle Alpi, pur di non osservare da vicino i trionfi mondiali dell’Inter.

Qualche settimana fa avevo chiesto all’Inter di vincere le quattro partite rimanenti prima dello scontro frontale con la Juventus. L’obbiettivo era quello di presentarsi con 7 punti di vantaggio, che sono diventati 10. Ho scritto e ripetuto più volte che l’inconsistenza dell’avversario ci avrebbe resi più sicuri, ma ovviamente l’inconsistenza non significa assenza: se dominiamo è principalmente merito nostro. Al limite si può aggiungere che la Juventus non ha i numeri per stare dietro all’Inter. Nelle loro serie positive migliori non hanno mai guadagnato un punto, quando hanno rallentato l’Inter ha sempre accelerato, quando ha rallentato l’Inter, loro sono riusciti nell’impresa di fermarsi. Il match di domenica pertanto assume significati non esattamente riconducibili a uno scontro tra la prima e la seconda in classifica (anche se il Corriere dello Sport parla acutamente di “prime in classifica”… non capiscono una sega di calcio, ma in quanto a marketing sanno come ubriacare i gonzi bianconeri).

Quello che conta è comunque l’atteggiamento dei ragazzi, che avranno capito che stare troppo rilassati non porta bene. Con il Palermo abbiamo giocato una delle migliori frazioni di partita della stagione, con un calcio verticale, possesso palla, accelerazioni, difesa alta. C’erano quasi tre quarti del credo tattico di Mourinho, là dentro. Poi sappiamo come è andata a finire. Con la Juventus servirà lo stesso atteggiamento e non ho dubbi a riguardo, sarà una partita tirata con una Inter molto presente.

Noi interisti consideriamo lo scudetto del 2006 come il frutto del risarcimento complessivo dovutoci dalla gang al potere, che ci ha tolto sicuramente lo scudetto del 1998 e quello del 2002. Ma dopo quell’annata, nonostante tutte le scuse del mondo e la realtà parallela vissuta dai romanisti (vi giuro che nel succulento pranzo di Pasqua, a base di pesce, col mare della costa davanti e molti parenti dietro, ne ho avuto la riprova), l’Inter ha infilato una doppietta condita da record e partite entusiasmanti, con vittorie nei derby, goleade in trasferta e golazi a volontà. Se dovesse arrivare la tripletta avremmo scritto la storia, altroché. Una grande storia. Perchè noi siamo sempre primi da tre anni, anche se non sembra.

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scritto da il 13 aprile 2009 alle 21:20

Ceffoni d’assestamento

Anche stavolta mi piacerebbe parlare solo delle giocate di Mario, Ibra o Muntari, incazzarmi per gli svarioni difensivi sul due a zero, parlare del monoschema di Capitan Tristessa, della semiparata di Toldo, discutere di moduli… al limite, se mi volessi accodare al perbenismo dilagante, potrei osservare un due-tre-quattro giorni di silenzio, spacciando per rispetto per le vittime del terremoto un po’ di pigrizia.

Invece credo che sia doveroso un accenno a quanto si è visto in questi due giorni, a Roma, Firenze, Reggio Calabria (e chissà magari ci si dimentica qualche altra piazza meno reclamizzata, magari delle serie minori).

Si è vista tutta l’ipocrisia di un mondo di semianalfabeti, perchè questo è quanto rimane di quello che un tempo era “il campionato più bello del mondo”, ed il campionario è sempre il solito: si comincia nelle conferenze stampa pre-partite, frasi di circostanza, tutti sono pronti a fare qualcosa per le vittime della disgrazia di turno, ci si prodiga in raccolte fondi, programmazione di amichevoli, promesse di visite… Ovviamente divisi tra chi vorrebbe sospendere il campionato sulla base di supposti valori che da anni non abitano più in questo sport, e chi più pragmaticamente pensa ai risvolti economici che ha sospendere “la prima industria del paese”… discussioni che rendono interessante persino un articolo di Panebianco, di riflesso: tutto già sentito, troppe volte per concedere neppure il beneficio del dubbio…

Finalmente arriva il giorno delle partite: striscioni fatti col ciclostile da galantuomini che si prenderebbero a mazzate per il colore politico, della pelle, o più banalmente della maglia… ma tutti insieme, tutti idealmente abbracciati nel “mezzo-minuto di silenzio” (l’altro mezzo è notoriamente dedicato ad applausi – un tifoso impaziente parte sempre, poi gli altri si accodano mentre i 25 a centrocampo invano cercano di far capire, restando in silenzio, che non sono passati i 60 secondi), tifosi ed addetti ai lavori, mi illudono però che stavolta siamo davvero tutti “fratelli d’italia”, come recitava lo striscione in curva sud.
Dallo stadio mi son goduto lo spettacolo del primo tempo, ho imprecato per quanto visto nel secondo, ma non mi aspettavo che in una domenica partita con queste premesse potesse succedere nulla di più dei cori – evitabilissimi, intendiamoci – di “vaffanculo”, scanditi senza motivazioni precise quasi come un saluto .

Arrivato a casa infatti apprendo che l’allenatore della Roma, Luciano Fazzoletti, tra il primo ed il secondo tempo è andato a piangere direttamente dall’arbitro, poi l’ha visto il team manager della Lazio, Tare, che non l’ha presa bene e gli si è fatto avanti con dito minaccioso, morale della favola: l’allenatore dal gioco più bello d’Italia dimostra di avere anche lui un maestro di stile, ovvero Ambrosini, infatti il dito in questione viene invitato a fare compagnia allo scudetto 2006-2007… In campo, espulsi Panucci dopo un battibecco con Lichtsteiner, poi Matuzalem e Mexes per un altro simposio del sapere (graziato invece Totti per alcuni poghi ai danni dello stesso Matuzalem).
Per non essere da meno di giocatori e componente tecnica, anche i tifosi in tribuna Tevere han pensato di mandare una bella cartolina di se, chissà se sarà arrivata alla sede della UEFA.

A Firenze, capitale del Fair-Play-alla-moda, due espulsi del Cagliari, poi a fine gara pare che Lopez, Melo e altri della Fiorentina se le siano date (che abbia iniziato Tizio o Caio, il concetto non cambia) di brutto.
Altre 24 ore, ed il palcoscenico di questo circo si sposta a Reggio Calabria: due espulsi, vari accenni di rissa, contestazione finale che degenera in tafferugli, dentro e fuori lo stadio.

Hai voglia a dire che questo “non è calcio”… è dopo giornate come questa che sale alta la voglia di Superlega… ma cosa centriamo noi con questi buzzurri???
Però, caro Massimo, anche le gare di sabato hanno dimostrato che il nostro centrocampo è tremendamente italiano, nel senso che lo scudo puoi continuare a portarlo a casa altri due anni in tranquillità, a meno di sconvolgimenti, ma l’Europa è un’altra cosa.

I ceffoni del titolo comunque non sono solo quelli di cui si è avuta notizia, ma vanno ricompresi anche quelli che idealmente darei a due nostri tesserati (o rispettivi procuratori): parlo dell’attuale capocannoniere, che forse non ha capito che non basta smistare palloni all’indietro, sempre spalle alla porta, con un qualche tocchetto del cazzo, per essere un Campione (e fossi nell’allenatore, ogni tanto una sostituzione “esemplare” gliela riserverei), e del desaparecido e deposto imperatore, il cui lacchè Rinaldi fa sapere che non accetterebbe clausole (anche temporanee) che ne impedissero il tesseramento in un altro club europeo.
Neanche noi.

Ti vogliamo al Milan, fetente.

P.S.: si ringrazia Gabriele (watchdogs) per una segnalazione che rimbalza direttamente dal Brasile: pare che Leite “Cerveja” Ribeiro non torni in Italia per timore non del Mou, non dei tifosi… MA DELLA FINANZA (tasse non pagate) !!!
Vi terremo aggiornati…

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scritto da il 10 aprile 2009 alle 9:09

Saudade

Non crediamo alla saudade: la verità è che ha la sbornia triste.
Certamente, dobbiamo salvaguardare l’uomo.
Tutto sta ad intendersi su quel plurale usato dal Mou.
Concordiamo perfettamente: dovete salvaguardare l’uomo. A noi non interessa! Anzi, per usare un termine uncorrectly, non ce ne frega un cazzo.

Noi siamo abituati a guadagnarcela la vita. Non abbiamo avuto le opportunità che ha avuto il ragazzo.
Inutile stare qui a ricordare tutto quello che è successo da quando giocava nel Parma ad oggi.
Per chi guadagna tutti quei soldi (Mou, il Mancio, Julio Cesar, Moratti), è facile pensare che il suo compito è salvaguardare l’uomo. Per noi no: bisogna salvaguardare l’Inter, il ruolo di punta che lui ricopriva.

Abbiamo la soluzione in casa?
Va bene per l’anno prossimo?
Dobbiamo sostituirlo con qualcuno?
Una promessa o un attaccante già affermato?
Sono questi i problemi nostri.
Noi viviamo di scudetti, non di soldi.
Si dice che non esistono bandiere. E’ inesatto, la verità è che noi non vogliamo più bandiere. Vogliamo vittorie.

Siamo stati tristi anche noi per tanti anni (tantissimi) e non si hanno notizie di tifosi Interisti dediti all’alcol per la delusione. Forse ci sarà stato pure qualcuno, ma nessuno si è preoccupato di salvaguardare l’uomo prima del tifoso.

Perciò non ce ne frega nulla.

Adriano, resta lì dove sei. Qui dai fastidio. Cura la tua tristezza, noi la nostra l’abbiamo già curata e ne siamo venuti fuori, a secco. Grazie a Roberto Mancini soprattutto! E a chi l’ha sostituito!
E non sentiamo nemmeno il bisogno di ringraziarti!

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scritto da il 8 aprile 2009 alle 10:09

Confessioni

Moggi: “Ah senti un po’ ti volevo chiedere una cosa”
Gavallotti: “Dimmi”
M: “Tu hai fatto quella commissione che giudica i procuratori no?”
G: “Sì”
M: “Bò sensibilizzali un po’ perché il 20 hanno chiamato per una cosa di 2 anni fa…”
G: “Alessandro sì”
M: “Alessandro , ma digli che andassero a fan culo che non rompessero i coglioni (risata) insomma dai”
G: “Ci parlo ci parlo”
M: “Ma che ci parli, pensaci te e digli che non rompessero le palle”.

Luciano Moggi, nel periodo di massimo splendore, cerca (ed ottiene) di evitare una squalifica di tre mesi al figlio procuratore, accordandosi per una multa con l’avv. federale Gavallotti, colui che aveva scelto la commissione giudicante (leggi). Moggi alle prese con l’imperativo del verbo “sensibilizzare” sembra un ossimoro, ad ogni modo, registriamo con piacere che ieri il prode Alessandro è stato condannato dalla giustizia sportiva a 4 anni di squalifica. Con lui Zavaglia (18 mesi) e Gallo (12 mesi). La corte federale era presieduta da Giovanni Coraggio. Nomen omen.

Le prime parole di Alessandro Moggi dopo la sentenza sono state: Quattro anni è assurdo. Ho forse falsato un campionato o comprato una partita?. Il riferimento ai 5 anni con proposta di radiazione inflitti al padre reo di aver falsato (più di) un campionato diventa il metro di giudizio della sua sentenza. Lo riconosce colpevole o crede che la condanna al padre sia stata troppo lieve? Fantastico, in ogni caso.

Manuel Fantoni
Le parole di Mancini sui tituli (“due scudetti e mezzo”) vinti all’Inter sono state utilizzate dalle vedove intellettuali per portare acqua al mulino dei nostalgici. Prima di esprimere qualsiasi giudizio occorre vedere il Chiambretti Night di giovedì sera, anche perché il Mancio è stato sempre coerente sull’argomento Moggi. Infatti alla constatazione del presentatore: “si poteva rifiutare lo scudetto assegnato”, risponde: “Caso mai dovevano essere cancellate cose che altri hanno fatto e non dovevano, anche perché non serviva, vista la forza della Juventus”. Quindi è probabile che il suo sia un riferimento all’assegnazione dello scudetto alla società a mo’ di risarcimento per anni di furti subiti e che il 16esimo titolo sia da condividere con Simoni e Cuper che proprio nel 2006 hanno avuto giustizia. Un giornalista alla Cesare Cuticchia, alias Manuel Fantoni, che millanta amicizie tramite fotografie sul suo sito, arriva a scrivere: “Mancini è stato il più acerrimo accusatore di Calciopoli prima che Calciopoli venisse alla luce, è anche un ragazzo intelligente e la sua frase sui due scudetti e mezzo sicuramente non è stata detta a casaccio. Da ragazzino tifava Juve e questo l’ha influenzato, oppure le sue parole nascondono qualcosa?”. In effetti potrebbe esserci qualcosa dietro ma non ci va di parafrasare i.org su Totti.

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scritto da il 7 aprile 2009 alle 9:27

Troppi elogi per due diciottenni

Difficile negare che a Udine Balotelli e Santon siano stati i peggiori in campo. E siccome sulle loro spalle è stato caricato un peso inversamente proporzionale a età ed esperienza, vale la pena stabilire i motivi di quella che appare come un’involuzione. In sintesi, Balotelli e Santon hanno una forza fisica strepitosa e vistosi limiti tattici.

Temevo lo spostamento a destra – sulla “sua” fascia – del Bambino, proprio perché sarebbe venuto naturale il confronto con le scavallate offensive di Maicon, confronto improponibile sul lato sinistro, perché Maxwell attacca molto meno e Santon non ha il sinistro per il cross in corsa.

Allo stesso modo, non mi convince la coppia d’attacco formata da Ibra e Supermario. Ma qui il problema – scusate la bestemmia – è proprio Ibra, perché non si è ancora capito quale sia il suo partner ideale. Non Cruz, boicottato platealmente. Non Crespo, spedito in campo solo nei finali alla va o alla spacca. Forse Adriano, che almeno “fa a sportellate” e “apre spazi”, come se questa fosse una sopraffina soluzione tattica.

Resta il fatto che Ibra è un magnete egoista, tutte le manovre d’attacco passano dai suoi piedi, ed è sempre lui a stabilire i ritmi della manovra offensiva: le volte in cui trattiene il pallone fra i piedi per 3-4 secondi, i più applaudono perché “fa salire la squadra”, io mi chiedo cosa pensino i suoi compagni che a quel punto sono tutti marcati.

Il meglio, Balotelli e Santon, possono darlo sul piano della corsa in progressione, ma l’Inter non ha nessuno in grado di lanciarli. Ricevendo palla da fermi, sono calciatori un po’ macchinosi, e non possiedono l’esperienza per andare oltre il passaggio laterale.

Immagino che dopo la buona partita di Maxwell a Udine, Santon continuerà a giocare a destra, e non sempre troverà avversari che giocano larghi come Pepe e Quagliarella; la speranza è che Mourinho provi qualche soluzione in grado di consentire al Bambino 3-4 avanzate a partita, con la protezione di Zanetti, cercando di arrivare fino sulla linea di fondo, prima di far partire il cross.

Allo stesso modo, spero che anche su Balotelli venga compiuta qualche scelta motivante. Per esempio, sabato contro il Palermo, io rinuncerei a Ibra – che è in odore di squalifica – e metterei Balotelli al centro dell’attacco, magari accanto a Cruz o Crespo.

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scritto da il 6 aprile 2009 alle 11:47

Le pagelle intellettuali

INTER 5 - E’ sempre più in fuga, eppure sul piano del gioco convince sempre di meno. Un tiro in porta per chi ha il miglior attacco del campionato è troppo poco e non basta nemmeno per vincere. Per battere l’Udinese ci vuole un autogol, anzi un autogollonzo. E se anche la fortuna si schiera dalla parte dell’Inter, chi la ferma più?

UDINESE 6,5 - Vincitrice morale del confronto con l’Inter, con meritati applausi finali. Meriterebbe anche 7 pensando a come gioca senza 8 giocatori, a cominciare da Di Natale, ma le togliamo mezzo voto perché al di là dell’arbitraggio e della sfortuna, ha la colpa di non sfruttare le numerose occasioni per segnare.

MILAN 6,5 - Fatica troppo per battere il Lecce, ma i due gol finali sono il frutto del carattere della squadra e delle qualità individuali. Con un grande protagonista: il troppo discusso Ancelotti che trova la formula giusta dopo un primo tempo opaco. E così il Milan, con il nuovo 4-2-4 di stampo brasiliano, difende il terzo posto dall’assalto del Genoa. Alberto Cerruti.

La partita di ieri non è stata una delle più brillanti della gestione Mourinho, ma la squadra ha portato a casa un risultato preziosissimo in virtù dell’obiettivo realistico della stagione: vincere lo scudetto con un vantaggio in doppia cifra. Il gioco non è stato entusiasmante, ma al di là di qualche occasione estemporanea concessa agli avversari, soprattutto nei primi minuti di gara, la difesa non ha corso pericoli eccessivi. Il goal è stato fortunoso, ma pochi minuti prima Stankovic aveva sbagliato la palla goal più nitida dell’incontro.

E’ chiaro che di fronte ad un campionato ufficiosamente chiuso, occorre trovare il modo per screditare la squadra con il miglior attacco e la miglior difesa. Come? Alberto Cerruti prova a fornire qualche suggerimento. Innanzitutto la fortuna che si schiera dalla parte dell’Inter. Citiamo Beccantini a proposito della J**e: “Non c’entra la iella (anzi: l’ingresso di Camoranesi è stato dettato dalla resa di Salihamidzic, il due a due era un’autorete)”, poi si appropria indebitamente della categoria dei “vincitori morali”. Categoria che guardiamo da qualche anno con una certa simpatia mista a compassione. Non saranno contenti Totti e De Rossi*.

Poi gli infortuni dei Friulani, ben 8. Il nostro, la scorsa settimana dava 9 alla J**e per i 4 goal rifilati ad una Roma che contava 11 assenti. Questo il giudizio: “Vola a forza 4, come i gol rifilati prima al Bologna e poi alla Roma. E pazienza se i punti di distacco dall’Inter sono tornati 7. Una Juve così fa bene a sperare nello scudetto e intanto consolida il secondo posto a più 7 sul Milan. E allora giù il cappello di fronte a Ranieri”. Pazienza. Mentre l’assenza di Maicon, l’infortunio di Julio Cesar e gli impegni delle nazionali non vengono nemmeno citati. Due highlander fuori, per citare Taribo. Con tutto il rispetto per Di Natale.

Poi l’arbitraggio, un must. Il contatto c’è, ma citando Casarin: “A velocità normale l’avrei dato, ma più lo vedo meno ne sono convinto”. Quagliarella sembra aspettare Julio Cesar per poi emulare la bravissima Tania Cagnotto. La sceneggiata facciale è degna del miglior Mario Merola.

Il Milan vince grazie al carattere, come del resto scrissero della J**e a Catania (Una J**e da 10, il famigerato titolo). Ancelotti che aveva l’obbligo di vincere lo scudetto è sempre “troppo discusso”, ma fa entrare un imbarazzante Ronaldinho e vince grazie ad un goal, un gollonzo (cit.), di Senderos, altro elemento di una campagna acquisti delirante ma avallata dal tecnico più aziendalista della Serie A. Le partite come quella di ieri dal Milan vanno viste, perché ricordano la situazione dell’Inter di qualche anno fa. Incontri di fine stagione senza un grande obiettivo da raggiungere, con esultanze inutili a goal che valgono ancora meno.

* Del tuffo di Julio Baptista che ha portato al rigore partita non si parla. Mihajlovic, d’altronde, non è Mister Kleenex. Il Bologna, comunque, per il nostro Cerruti, merita il 6. Moratti tornerà a Miami.

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scritto da il 4 aprile 2009 alle 16:27

Quelli che non ci meritano e gli scendiletto

Prima o poi capiterà. Anche da quelle parti passerà e saranno costretti a salutarla. Il giorno che la vedranno non la riconosceranno, perché non l’hanno mai vista. Peggio: quando potevano vederla hanno deciso che non valeva la pena di stringerle la mano. Da quelle parti, a Torino, l’hanno sempre snobbata. Ma quando saranno costretti a riconoscerla, troveranno sempre una scusa per farne a meno.

Non sto parlando della superiorità tecnica dell’Inter. Sto parlando della Sportività. Quella cosa che Ranieri e gli Juventini ignorano completamente.

A Claudio Ranieri, che nelle sue noiosissime conferenze stampa si diverte a fare il compiaciuto di terzo livello, noi interisti possiamo rispondere che si, lo scudetto l’Inter può “solo” perderlo, ma anche “vincerlo”.

Vincerlo. Vincerlo. Vincerlo. Vincerlo.

Quattro volte di fila. Come si conviene alle squadre più forti di sempre. Ranieri è indubbiamente un valido allenatore, ma non è con i titoli vinti che si giudica una persona. Mourinho ha vinto molto, ma a noi e a tanti non piace per il suo curriculum. Piace perché è schietto, dice cose intelligenti, non è banale, né inutilmente provocatorio. Inoltre ha grande memoria, notevole preparazione e una capacità di saper distinguere le cose importanti da quelle ridicole, che sembrano tanto interessare alla stampa. Di Ranieri non giudico il curriculum da allenatore mediocre che non ha vinto con squadre che, guidate da altri, hanno dominato i campionati (Chelsea e Valencia), io giudico e condanno il finto buonismo, che strizza l’occhio a quei giornalisti con i quali potrebbe benissimo andare a cena. In cambio c’è poca critica, se non quella risentita di chi ancora sogna Moggi e i bei tempi delle schede telefoniche agli arbitri.

Insomma, quando Ranieri si renderà conto dell’antisportività della frase “può solo perderlo l’Inter”, forse il calcio italiano, nella sua miseria complessiva, avrà fatto un passo in avanti. Di Ancelotti e del suo finto “distacco” non parlo: lo sappiamo tutti che lui e Galliani e Ordine e gli altri leccapiedi dell’Invicibile Armada soffrono alla grande quando gli si sbatte la realtà in faccia: LOBOTOMIZZATI AD HONOREM.

10 passi in avanti li ha fatti oggi Mourinho, durante la consueta conferenza stampa, quando si è riferito con parole chiare e nette sulla vicenda Adriano. Io ho poco da aggiungere alle parole del mister: il problema travalica l’aspetto tecnico o i semplici rapporti giocatore-allenatore o giocatore-società. Nondimeno penso che questi problemi, per quanto possano apparire gravi, non debbano in nessun modo costituire un’eccezione rispetto al progetto tecnico. Adriano è da sostituire tecnicamente: l’aspetto umano fa sorgere la preoccupazione in persone come Josè Mourinho, come me, come chiunque veda un giovane lasciarsi andare. Ma il campo dice che non ci serve e che faremmo meglio a chiedere la risoluzione del contratto: i motivi dell’inadempimento cominciano a essere concreti.

La partita con l’Udinese è certamente tra quelle decisive e il Friuli è sempre stato campo ostico: l’anno scorso si celebrò uno dei tanti furti ai nostri danni che la prostituzione intellettuale ha occultato con sapienza, all’atto dei bilanci. Quest’anno non cambia molto: l’infortunio di Maicon è grave, ma dovremmo giocare una partita attenta, difensiva ma vogliosa, certamente marchiata a fuoco dalla voglia di vincere mostrata a Catania, Lecce, Genova e altre trasferte vittoriose. Le sensazioni di Mourinho sono positive, la squadre merita credito, nonostante gli acciacchi.

Un’ultima cosa la dedico a Quagliarella. Non mi esprimo su quello che succederà domani. Dico solo che dichiarazioni così antisportive dovrebbero trovare spazio ogni volta che serve. Non esiste il “bene supremo del campionato”. Se poi aggiungiamo il classico schema-Iaquinta il gioco è fatto. Esiste l’impegno da metterci dentro in ogni partita, contro l’Inter e contro la Juve. Un tempo esistevano le squadre materasso, oggi esistono quelle “scendiletto”. E non dico altro per carità di patria.

I convocati:

Portieri: 1 Francesco Toldo, 12 Julio Cesar, 22 Paolo Orlandoni;

Difensori: 2 Ivan Cordoba, 6 Maxwell, 16 Nicolas Burdisso, 23 Marco Materazzi, 25 Walter Samuel, 26 Christian Chivu, 39 Davide Santon;

Centrocampisti: 4 Javier Zanetti, 5 Dejan Stankovic, 7 Luis Figo, 14 Patrick Vieira, 19 Esteban Cambiasso, 20 Sulley Muntari;

Attaccanti: 8 Zlatan Ibrahimovic, 9 Julio Cruz, 18 Hernan Crespo, 21 Victor Obinna, 45 Mario Balotelli.

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scritto da il 3 aprile 2009 alle 15:12

Il ritardo dell’Inter

“Sono molto arrabbiato per la vicenda-Adriano, ci sono rimasto male. La sua è stata una mancanza di rispetto nei confronti di tutta la squadra. No, non si devono cercare scuse, la storia non mi è piaciuta affatto, bisogna rispettare le regole. Per quanto mi riguarda, una partita contro il Livorno merita la stessa attenzione di una contro la Juventus: per fortuna abbiamo altri campioni che possono risolvere le partite. La vicenda è stata mal gestita da lui e anche dalla società: le polemiche purtroppo ce le creiamo noi da dentro, ma si vede che all’ Inter è stato sempre così. A me dispiace, perché i problemi ce li creiamo da soli”. Juan Sebastian Veron.

Adriano ha riperso l’aereo. Le parole della Brujita risalgono ad ottobre 2005. Quattro anni dopo (e 15 kg in più) siamo alle prese con la solita storia. Di sicuro ci sarà una giustificazione plausibile, l’ennesima. La migliore di tutte sarebbe la premeditazione. Questa volta però bisogna dimostrare che l’Inter non sia più la società descritta da Veron. Innanzitutto si considerino i lati positivi della vicenda: salterà la trasferta di Udine, sarà sanzionato con qualche turno di stop da Mou e, si spera, si riderà di gusto alle sue parole in tema di rinnovo: “Il mio contratto scade nel 2010, rifletterò con calma se rinnovarlo o meno”. Lui deve riflettere. Siamo all’avanspettacolo puro. La società si spera l’abbia già fatto. La soluzione migliore in termini economici sarebbe la cessione a fine stagione, magari incassando qualche milioncino, ma togliendo dal bilancio gli 11 milioni lordi del suo ingaggio. Se invece vuole aspettare la scadenza per accasarsi al Milan, allora bisogna anticipare di un anno la scelta: a Milanello anche gratis a far compagnia all’amico e collega danzante Ronaldinho. Li almeno avrà il permesso di far tardi in discoteca.

Sullo show di Mou al Night, da segnalare un articolo di Grasso sul Corriere, un’intervista a Chiambretti su La Stampa e l’opinione di Olivari su Indiscreto.

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scritto da il 2 aprile 2009 alle 22:05

Siamo guariti

Masochismo nerazzurro.
E’ una forma di ‘masochismo attenuato’ che si manifesta in pazienti di due tipi: gli ‘egosintonici” e gli “egodistonici’. Gli egosintonici non ancora consapevoli di essere malati e quindi non chiedono aiuto: sono la maggior parte dei tifosi interisti. Il primo tra tutti è il presidente Moratti che è ancora molto lontano dal mettere il suo inconscio a disposizione del terapeuta per cominciare una cura dal lettino. Ha troppe difese e un problema aggiuntivo: la gestione della rabbia. Moratti si mostra sempre comprensivo nella disfatta, estremamente signorile nel suo ruolo di missionario nerazzurro. I calciatori invece sono egodistonici. Per loro fortuna hanno scoperto la terapia: l’aumento sistematico degli ingaggi anche in caso di stagioni disastrose”. Massimo Picozzi, 4 aprile 2006.

Mourinho carnefice.
“E’ un soggetto che si muove con molta attenzione e a cui piace ferire dialetticamente le sue ‘vittime’. Tra il momento in cui le colpisce e queste vengono annichilite, passa quel lasso di tempo, abbastanza ampio in cui milanisti e juventini, in primis, aspettano che arrivi la polizia a beccarlo sul fatto. Ma intanto Mourinho si è già ricomposto e ha fatto finta ammenda, dicendo: “Andatevi a rileggere bene che cosa intendevo dire, forse avete frainteso…”.

Fobia geriatrica.
“I tifosi nerazzurri? Sono guariti e possono guardare al futuro con ottimismo anche se dovessero perdere Ibrahimovic o Mourinho. E lo stesso benessere, anche se in chiave minore, lo prova lo juventino. I veri malati, ahimè, siamo noi milanisti. La patologia? Fobia geriatrica. La paura di perdere i monumenti del passato che ci porta a non immaginare più un futuro o addirittura ad avere l’incubo di vedere il Milan giocare le prossime stagioni nei tornei degli ospizi”. Massimo Picozzi, 2 aprile 2009.
Riflessioni.
Aprile deve essere il mese dell’analisi psicologica gratuita.
I calciatori dell’Inter non sono guariti.
Preferiamo guardare al futuro con Ibrahimovic e Mourinho.
Siamo certi, un tifoso della J**e prova un certo ottimismo mentre lo speaker annuncia: Grygera! Legrottaglie! Chiellini! Moe Linaro!
Moratti non ha avuto bisogno del lettino, sono bastati due pm.
Moratti signorile missionario nerazzurro? Lo preferiamo mentre sfancula Ronaldo e Pirlo.
Ranieri: “Sono deluso dalle forze dell’ordine”. E Spalletti gli passa un Kleenex.
Prostitute intellettuali, comunicato congiunto: “Taormina è il nostro avvocato”.
Vespa: “Bruno è meglio di Picozzi”.
Vespa: “Giammarioli non è una prostituta intellettuale”.
Quello che “forse avrete frainteso” non è Mou, è più basso.
Il problema del Milan non è la fobia geriatrica, ma l’ospizio di Milanello.
Maldini: “Picozzi? Non entrerà mai nella Mind Room“.
Favalli: “Picozzi? Il mio rinnovo non è in discussione. Al Milan va così“.
Kakà: “Una settimana con Picozzi vale più di cinque settimane con Milan Lab”.

Ah, non eravamo noi egosintonici, erano gli altri ad essere ladri.

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scritto da il 2 aprile 2009 alle 11:42

Robin Hood e la foresta di Sherwood

“Cosa vuol dire prostituzione intellettuale? Un esempio che non ho dato ancora: qual è la differenza tra quello che la stampa ha fatto intorno alla squalifica di Adriano e quello che ha fatto Del Piero una settimana fa nella partita contro la Roma? La differenza è la prostituzione intellettuale.

“Io lavoro per l’Inter, non lavoro per me. Il mio obiettivo è solo uno: è lavorare per la mia squadra e se sono antipatico e o mi odiano, non è un problema per me. Per me è importante che tutti i tifosi dell’Inter, piaccia o non piaccia dal punto di vista tecnico o tattico o di comunicazione, sappiano una cosa: che io lavoro per loro. Qual è la differenza tra quello che ha fatto Adriano e quello che ha fatto Pippo Inzaghi contro il Cagliari? La differenza è la prostituzione intellettuale“.

Noi abbiamo Inter Tv, 45.000 abbonati, la J**e ha Tuttosport e tutto quello che viene dietro, il Milan ha 3 tv, un giornale. Perché mi piace stare all’Inter? Perché è un po’ come essere Robin Hood, io mi rivedo un po’ nella sua storia. Mi piace perché é difficile“.

Il Mou non ha deluso le aspettative al Night di Chiambretti (parte uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove). Si è mostrato preparato su Chiambretti e la sua carriera, ha evitato di rispondere ad alcune domande “private”, ma ha ribadito di conoscere alla perfezione lo status mediatico dell’Inter. Ha offerto una lezione sulla prostituzione intellettuale cristallina. Lezione che hanno capito tutti, tranne le prostitute stesse che si mostrano offese per essere state denudate. E’ chiaro che farlo gratuitamente non rientra nella loro attività. Solo il protettore di turno può.

Lo ha fatto nella casa chiusa dell’informazione e questo rende ancor più gradevole il tutto. Chiambretti ha provato a manipolare la realtà, soprattutto nel dualismo con Mancini, ma Mourinho ha preso più volte arco e frecce, per rimanere nel tema metaforico, ed ha fatto intendere all’ex Pierino della tv italiana come non fosse il caso di esagerare.

Tra un ballo sexy, un filmato dei suoi successi, canzoni e poesie a lui dedicate ha dato qualche notizia sull’Inter. Maicon “rientrerà all’ultima giornata per festeggiare lo scudetto”; Ibra resterà anche il prossimo anno; le parole nello spogliatoio di Bergamo le ha pronunciate, ma per provocare una reazione e per il giudizio definitivo su Quaresma “occorre aspettare la fine del prossimo Campionato”, non escludendo quindi un ritorno alla base.

La macchietta Crudeli, che ha avuto la faccia di affermare come Materazzi tenesse in gioco Kakà nel derby d’andata (anche se non è per questo che l’Inter lo ha perso, così come Rosetti ha inciso poco e niente sul risultato del ritorno), è stata ridicolizzata con l’espediente della percentuale. Da ieri il suo nome d’arte non è più Tiziano Crudeli, ma mister “due minuti fa la tua verità valeva 50%. ora vale 33%. Se avesse tenuto il bavaglio sarebbe stato meglio.

Non poteva mancare un accenno a Luciano Moggi, colui che “conosce il calcio italiano molto, ma molto meglio di tutti noi”. Il gesto con la mano e l’espressione facciale sono un programma  nel programma. Aveva appena detto a Chiambretti di conoscere la storia del Torino, dove tra gioie e dolori non sono mancate le prostitute. Quelle vere. D’altronde solo a Little Italy un dirigente squalificato per 5 anni con proposta di radiazione può parlare ancora di calcio rischiando di essere ancora credibile.

Le prostitute insorgono, dicevamo. Qui possiamo notare un esempio eclatante. Vorremmo solo ringraziare il nostro Robin Hood e dirgli che molti tifosi interisti, non tutti, sono cresciuti nella foresta di Sherwood.

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