Le esigenze morali

“Certamente oggi siamo più attenti ai bilanci. Credo che non si possa chiudere all’infinito con passivi esorbitanti. E’ anche un’esigenza morale.
Adriano Galliani, 2 novembre 2007.

Bilancio in rosso per 68,8 mln di €? Mantenere un organico da Champions senza farla ha fatto lievitare le perdite. Il goal di Osvaldo ci è costato 37 mln di €”. Adriano Galliani, 24 aprile 2009.

gallianiCalciopoli ha portato alla rivisitazione di alcuni concetti fino ad allora cristallizzati. Il più evidente riguarda Massimo Moratti: il ricco scemo per eccellenza. Ma come si fa a spendere tutti quei soldi senza vincere nulla(?) si chiedevano retoricamente sorridenti i tifosi della società furtiva. Addirittura il supermanager Giraudo ebbe modo di dire: “Si parla tanto di moralità e poi c’ è chi spende 120 milioni all’ anno senza vincere niente”. Lo scoppio dello scandalo, per gli stessi tifosi, è preceduto dalla metamorfosi di Moratti: lo spirito del male si sarebbe impossessato di lui e con Tronchetti Provera e Guido Rossi avrebbero formato una trinità operativa telefonica che sarebbe riuscita a manipolare intercettazioni e magistrati, senza far loro alcun dono natalizio, prerogativa dello stesso amministratore delegato della J**e.

Allo stesso modo, il fatto di spendere tanto e non vincere mai, da motivo di sfottò, è diventato giustificazione ai risultati positivi post-estate 2006. Troppo semplice dedurne che il problema fosse la vittoria a zero euro di aumento di capitale in un settore caratterizzato da spese folli per almeno i 10 anni precedenti l’avvento della Triade alla guida della J**e. Le spese folli le iniziò in regime di libero mercato (avendone perciò pieno diritto), Silvio Berlusconi.

Da quando però a vincere è Moratti, si tirano in ballo crisi economiche, prezzi del petrolio (prima) alle stelle e quant’altro pur di indicare lo spendaccione viziato come soggetto fuori dal coro. Le parole di Galliani datate novembre 2007 si inseriscono in quest’ottica. Il portafoglio del padrone non è più così aperto e i bilanci devono essere in ordine, dopo 20 anni. A contrario, gli altri che non lo fanno sono immorali, riprendendo il concetto di Giraudo. I toni da proclama accompagnano le dichiarazioni: esigenza morale.

I dati del bilancio 2008 resi noti quest’oggi testimoniano come le esigenze morali del geometra siano passate in secondo piano. Non si chiede ai media sportivi e non di riportare l’ipse dixit, sarebbe oggettivamente troppo nel paese di Silvan, ma almeno che si facesse notare come la gestione economica del Milan fosse in contrasto con l’obiettivo di riduzione dei costi tanto auspicato dal padrone (anche) per mostrarsi morigerato nei confronti degli elettori dovrebbe essere il minimo sindacale.

Un mese fa è stata pubblicata la classifica dei ricavi (sì, sono aziende) dei calciatori. Al primo posto c’è Beckham (32,4 mln), al terzo Ronaldinho (18,6 mln) ed al sesto Kakà (15,1 mln). Ibra è solo settimo con 14 mln. Nonostante per i primi due percepiscano dal Milan rispettivamente 3 mln e 6,5 mln, con i diritti d’immagine al 100% non cedono alla società neanche un euro derivante dalle sponsorizzazioni, la parte più cospicua dei loro guadagni. Da qui la storia gallianesca del “il giocatore x si è ridotto l’ingaggio pur di vestire la casacca rossonera”. Il vice-presidente vicario omette l’altra parte della verità: vale a dire il mancato guadagno derivante dai diritti d’immagine. Nonostante tutto, il monte ingaggi del Milan è pressoché lo stesso dell’Inter.

Di sicuro l’assenza dei ricavi della Champions ha influito sulla perdita d’esercizio, ma lo si sapeva prima di intraprendere la campagna rafforzamenti(?), tra cui spicca  l’acquisto a parametro  di Flamini con un ingaggio da 5,6 mln che è andato a compensare il mancato esborso per il cartellino.

Comunque, stando alle parole dell’antennista, “la squadra era da Champions“. Per questo non ha vinto Scudetto, Coppa Uefa e Coppa Italia. Avvertire i lobotomizzati doveva essere un’esigenza morale.

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