scritto da il 30 aprile 2009 alle 16:14

Una domenica da Deltaplano

Due giorni fa ha compiuto 49 anni, Walter Zenga, milanese di Milano. Domenica dovrà scontare un turno di squalifica per aver insultato ”incaricati di Organismi federali e della Lega” al termine della sconfitta del suo Catania sul campo del Lecce. Sconfitta quasi scontata, per l’abisso delle diverse motivazioni, eppure Zenga non ci sta mai a perdere, e questa squalifica lo dimostra.

Brera lo chiamò “Deltaplano” per la straordinaria apertura alare, e mi pare di ricordare che il soprannome arrivò dopo un’inverosimile parata in nazionale contro la Svizzera.

Considero Zenga il più grande portiere della storia dell’Inter, nonostante abbia vinto solo uno scudetto e un paio di Coppe Uefa, giocando titolare per dieci o undici stagioni e 473 partite ufficiali. Era l’idolo della curva, anche perché veniva dalla curva, ma forse non tutti ricordano che nell’estate 1988 voleva andarsene, dopo aver pronunciato parole poco concilianti: “Qui all’Inter non si vince niente”. L’anno dopo, al terzo tentativo trapattoniano, arrivò lo scudetto dei record.

Con i miei occhi ho assistito alla faticosissima conquista della Coppa Uefa 1994, contro i modesti austriaci del Salisburgo. All’andata, era finita 0-1 grazie a Berti, schierato centravanti, su lancio di Ruben Sosa; ma per ottantacinque minuti il pallone era rimasto nella metà campo nerazzurra, e furono decisivi Zenga e Manicone, Angelo Orlando e Antonio Paganin, nonché Bergkamp, che si sacrificò da terzino.

Al ritorno, proprio sotto la tribuna dove cercavo di stare seduto, ricordo il tuffo al cuore per un tiraccio austriaco che andò a colpire il palo sinistro, poi quello destro, sullo 0-0, prima che Jonk segnasse il gol della sicurezza. Quella sera, Zenga giocò l’ultima partita con la maglia dell’Inter e fu il migliore in campo. Si è sposato due o tre volte, sempre con donne bionde dalle gambe lunghe, e credo che abbia sofferto tantissimo per la caduta dei capelli, lui che ostentava un ciuffo “alla Marco Civoli”.

Sono convinto che farà l’impossibile per fermare il Milan, domenica a Catania. Impresa ai limiti dell’impossibile, schierando i Morimoto e i Silvestri, i Potenza e i Kosicky, i Capuano e i Baiocco. Ma non lascerà niente di intentato – come l’anno scorso contro la Roma all’ultima giornata – perché se Deltaplano insegue ancora un sogno, è quello di arrivare un giorno alla panchina nerazzurra. Io lo aspetto.

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scritto da il 28 aprile 2009 alle 12:05

Nessuna paura

mourinhoSe è una flessione atletica, quella che spiega le ultime partite dell’Inter, non mi preoccuperei più di tanto: restano 5 partite, senza turni infrasettimanali, e solo Maicon – fra gli indispensabili – resta ancora fuori gioco.

Il vero timore – suffragato dalle stupidissime squalifiche rimediate da Stankovic e Balotelli – è che quando le gambe girano male, subentri l’ansia, e arrivi poco ossigeno al cervello. Confido nella terapia Mourinho (non ha mai perso un campionato, trovandosi in vantaggio).

In ogni caso, serve un’iniezione di forze fresche. Santon, innanzitutto. Sapete che ho avanzato qualche dubbio sugli spericolati paragoni di Mourinho (prima di citare Maldini, aspettiamo almeno la seconda stagione) e il trasloco a destra, strano a dirsi, non gli ha fatto bene. Il Bambino ha mostrato limiti tecnici nel cross, limiti che venivano nascosti dalla collocazione sulla corsia sinistra, dove riusciva a fermarsi di scatto e crossare col destro. Gli allenatori avversari hanno fatto in fretta a cogliere questo schema.

Tuttavia, Santon va senz’altro ributtato nella mischia, chiedendogli di rischiare qualcosa in attacco (è uno che può farsi fischiare rigori e punizioni a favore).

Poi c’è Maxwell, che deve giocare dietro, nella difesa a 4, perché a centrocampo ha fallito ripetutamente, ma garantisce qualcosa in più di Chivu sul piano dell’ossigenazione della manovra. Non ho mai straveduto per il brasiliano, però nelle ultime 5 partite lo vedrei volentieri in campo, nella speranza che la fascia sinistra – insieme a Muntari – torni a produrre quelle accelerazioni smarrite dopo Manchester.

Sabato sera, spero di non vedere in campo – almeno all’inizio – Figo e Mancini. Arriverei persino a tollerare Obinna, che qualche sgroppata irrazionale può sempre farla, ma la condizione atletica di Figo e Mancini mi sembra talmente impresentabile che riserverei loro, nel caso, l’ultimo quarto d’ora.

Piuttosto, vedrei bene un 4-4-2 con staffetta fra Crespo e Cruz (prima Crespo, perché se si passa in vantaggio, Cruz è più utile in fase di palleggio), accanto a Ibra. Il quale va assecondato negli istinti “egoistici”, perché è l’unico fuoriclasse che abbiamo, ma non gli si può affidare ogni pallone che supera la metà campo, pena la totale prevedibilità della manovra.

Una prevedibilità che mi sembra totale con il cosiddetto tridente (può avere senso solo con Balotelli, dunque non dovremmo vederlo sabato sera), perché con quell’assetto la squadra tende a spaccarsi in due, con una voragine fra chi attacca (pochi) e chi resta a guardare (troppi).

Anche per questo, insisto, vorrei rivedere Santon/Maxwell sulle fasce, perché almeno ogni tanto vadano a dare aiuto a chi si trova con la palla fra i piedi. Considerata la necessità di Cordoba, per limitare Zarate, ecco la formazione che metterei in campo: Julio Cesar / Santon, Cordoba, Samuel, Maxwell / Zanetti, Cambiasso, Vieira, Muntari / Ibra, Crespo. Oppure, Obinna dal primo minuto, centrocampo a 5 e Ibra unica punta.

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scritto da il 27 aprile 2009 alle 0:13

Napoli-Inter, le pagelle

Julio Cesar sv | Nell’intervista trasmessa in settimana da Sportitalia ha dichiarato di essere cresciuto molto imparando dai suoi errori. Oggi ha preferito rifugiarsi in fallo laterale (un inedito) pur di non rischiare dribbling o rilancio frettoloso. Inoperoso fino a quando non raccoglie il pallone in fondo al sacco. Incolpevole. Zanetti 6 | Non è Maicon, d’accordo, soprattutto in fase offensiva. Presidia la fascia senza grossi problemi. Cordoba 6,5 | Con la difesa alta, gioca agli sprint con Lavezzi. Non concede quasi nulla anche sui palloni alti. Samuel 6,5 | Avrebbe meritato miglior fortuna la sua girata di testa nei primi minuti di gioco. Denis scompare dal campo. Peccato che entri Zalayeta al suo posto e s’inventi una magia. Chivu 6 | Non viene certo impensierito da Montevino (il calcio è uno sport troppo democratico), anche se commette qualche fallo di troppo su Blasi e Lavezzi. Poco incisivo in fase di spinta.

Cambiasso 6 | Primo tempo più che sufficiente, poi cala alla distanza. Vieira 4 | Rèquiem aetèrnam dona eis, Domine, et lux perpètua lùceat eis. Requiéscant in pace. Amen. Stankovic 6 | Corre per tre: per lui, per Vieira e per Figo finendo per azzerare la lucidità. Si lascia scappare Lavezzi che a sua volta aveva saltato di netto l’ectoplasma francese. Figo 4,5 | Vedi Vieira. Balotelli 6,5 (il migliore) | Quasi da solo riesce a mettere in apprensione la retroguardia avversaria. Il fallo di Santacroce appare più che sospetto: sarebbe stato rigore ed esplusione. La sua ammonizione è il capolavoro di Rosetti. Ibrahimovic 5,5 | Oggi non è riuscito a stoppare un pallone come Dio comanda. Più indolente del solito , cerca il colpo ad effetto quando basterebbe puntare Contini e Aronica (ebbene sì, anche Aronica gioca in Serie A, vedi Montervino). Mancini 4- | Chiedo scusa a Mou per aver imprecato contro di lui per la scelta di Figo. Riesce a fare persino peggio del Pallone d’Oro 2000. Da non credere. Cruz e Maxwell sv |  Ingiudicabili.

Mourinho 6 | Primo tempo buono. Avremmo meritato il vantaggio anche per l’intensità mostrata. Secondo tempo viziato dalla rete subita. Fino ad allora Julio Cesar era stato inoperoso. Poi la squadra ha accusato il golazo di Zalayeta e non ha reagito. In vantaggio 2-0 col Palermo, raggiunti. In vantaggio con la J**e, raggiunti al primo minuto di recupero. Szero rischi contro il Napoli, terza sconfitta in 33 partite. Insomma, questo trend sa più di casualità che altro. Dice di non temere il Milan. Fa bene, non siamo l’Inter dello scorso anno piena di cerotti ed in crisi atletica. 7 punti di vantaggio sono molti, gli episodi ci hanno condizionato, ma deve evitare di metterci del suo: in 9 contro 11 è difficile anche per l’Inter portare a casa un risultato positivo. Rosetti sv | E’ stato giudicato il miglior arbitro del mondo. Basterebbe questo per licenziare per giusta causa tutti coloro che lavorano all’IFFHS, l’istituto di storia e statistica del calcio. Sorvola sul contatto dubbio Balotelli-Santacroce, inverte falli (vedi Aronica che passeggia su Zanetti), inventa falli (vedi Cruz spinto in area al minuto 93), ma soprattutto lascia impunito Blasi ed ammonisce SuperMario all’atto della sostituzione di Lavezzi. Blasi, uno che nega l’evidenza dinanzi ai giudici del processo Gea per difendere Moggi si permette di dare lezioni di sportività ad un calciatore che invitava un altro ad abbandonare il campo senza la solita, patetica, perdita infinita di tempo. Michelle Hunziker 3 | “Tifo Milan e Napoli“, ha detto qualche tempo fa. Due su tre sono malattie infettive.

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scritto da il 25 aprile 2009 alle 1:55

Le esigenze morali

“Certamente oggi siamo più attenti ai bilanci. Credo che non si possa chiudere all’infinito con passivi esorbitanti. E’ anche un’esigenza morale.
Adriano Galliani, 2 novembre 2007.

Bilancio in rosso per 68,8 mln di €? Mantenere un organico da Champions senza farla ha fatto lievitare le perdite. Il goal di Osvaldo ci è costato 37 mln di €”. Adriano Galliani, 24 aprile 2009.

gallianiCalciopoli ha portato alla rivisitazione di alcuni concetti fino ad allora cristallizzati. Il più evidente riguarda Massimo Moratti: il ricco scemo per eccellenza. Ma come si fa a spendere tutti quei soldi senza vincere nulla(?) si chiedevano retoricamente sorridenti i tifosi della società furtiva. Addirittura il supermanager Giraudo ebbe modo di dire: “Si parla tanto di moralità e poi c’ è chi spende 120 milioni all’ anno senza vincere niente”. Lo scoppio dello scandalo, per gli stessi tifosi, è preceduto dalla metamorfosi di Moratti: lo spirito del male si sarebbe impossessato di lui e con Tronchetti Provera e Guido Rossi avrebbero formato una trinità operativa telefonica che sarebbe riuscita a manipolare intercettazioni e magistrati, senza far loro alcun dono natalizio, prerogativa dello stesso amministratore delegato della J**e.

Allo stesso modo, il fatto di spendere tanto e non vincere mai, da motivo di sfottò, è diventato giustificazione ai risultati positivi post-estate 2006. Troppo semplice dedurne che il problema fosse la vittoria a zero euro di aumento di capitale in un settore caratterizzato da spese folli per almeno i 10 anni precedenti l’avvento della Triade alla guida della J**e. Le spese folli le iniziò in regime di libero mercato (avendone perciò pieno diritto), Silvio Berlusconi.

Da quando però a vincere è Moratti, si tirano in ballo crisi economiche, prezzi del petrolio (prima) alle stelle e quant’altro pur di indicare lo spendaccione viziato come soggetto fuori dal coro. Le parole di Galliani datate novembre 2007 si inseriscono in quest’ottica. Il portafoglio del padrone non è più così aperto e i bilanci devono essere in ordine, dopo 20 anni. A contrario, gli altri che non lo fanno sono immorali, riprendendo il concetto di Giraudo. I toni da proclama accompagnano le dichiarazioni: esigenza morale.

I dati del bilancio 2008 resi noti quest’oggi testimoniano come le esigenze morali del geometra siano passate in secondo piano. Non si chiede ai media sportivi e non di riportare l’ipse dixit, sarebbe oggettivamente troppo nel paese di Silvan, ma almeno che si facesse notare come la gestione economica del Milan fosse in contrasto con l’obiettivo di riduzione dei costi tanto auspicato dal padrone (anche) per mostrarsi morigerato nei confronti degli elettori dovrebbe essere il minimo sindacale.

Un mese fa è stata pubblicata la classifica dei ricavi (sì, sono aziende) dei calciatori. Al primo posto c’è Beckham (32,4 mln), al terzo Ronaldinho (18,6 mln) ed al sesto Kakà (15,1 mln). Ibra è solo settimo con 14 mln. Nonostante per i primi due percepiscano dal Milan rispettivamente 3 mln e 6,5 mln, con i diritti d’immagine al 100% non cedono alla società neanche un euro derivante dalle sponsorizzazioni, la parte più cospicua dei loro guadagni. Da qui la storia gallianesca del “il giocatore x si è ridotto l’ingaggio pur di vestire la casacca rossonera”. Il vice-presidente vicario omette l’altra parte della verità: vale a dire il mancato guadagno derivante dai diritti d’immagine. Nonostante tutto, il monte ingaggi del Milan è pressoché lo stesso dell’Inter.

Di sicuro l’assenza dei ricavi della Champions ha influito sulla perdita d’esercizio, ma lo si sapeva prima di intraprendere la campagna rafforzamenti(?), tra cui spicca  l’acquisto a parametro  di Flamini con un ingaggio da 5,6 mln che è andato a compensare il mancato esborso per il cartellino.

Comunque, stando alle parole dell’antennista, “la squadra era da Champions“. Per questo non ha vinto Scudetto, Coppa Uefa e Coppa Italia. Avvertire i lobotomizzati doveva essere un’esigenza morale.

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scritto da il 24 aprile 2009 alle 4:33

Inter-Samp: a calcio bisogna volerci giocare in 23

A meno di catastrofi cosmiche, ad Agosto non incontreremo nuovamente i campioni di anticalcio che vengono dal mare, bensì la Lazio, nella Supercoppa Italiana.

Delle diverse partite a cui abbiamo assistito stasera a San Siro, la più penosa è stata quella della Sampdoria contro il tempo: per far capire lo stato d’animo, gli educatissimi tifosi blucerchiati han pensato bene di coprire la parte di campo davanti alla curva sud di carta igienica, per evitare che il terreno semi consacrato del Meazza venisse sporcato dal loro CAGARSI SOTTO.

Che Wa(l)ter Mazzarri fosse un piccolo allenatore in una squadra a lui pari, lo sapevamo già dalle due sfide di campionato, i suoi giocatori si buttano sempre per terra e perdono un sacco di tempo, niente di nuovo sotto il sole e lo si sapeva…

Però credo ci sia un limite a tutto, e mi pare venga ampiamente superato se si vedono a 5 minuti dalla fine ancora applicati ossessivamente gli schemi per far passare più tempo su rimesse e punizioni, perchè di schemi veri e propri provati chissà quante volte in allenamento si può parlare (giocatore che finge di avvicinarsi alla palla, poi si allontana, e un altro giocatore che arriva direttamente dagli spogliatoi se ne incarica), oppure usare una sostituzione al 3° minuto di recupero.

Nessun vittimismo, intendiamoci, la finale ci è sfuggita di mano nella gara dell’andata, però pur sapendolo io e molti altri abbiamo fatto un biglietto per vedere GIOCARE A CALCIO, io personalmente allettato dal fatto che Mourinho se la sia giocata con una coppia d’attacco coi contro fiocchi (Ibra+Mario… che numeri… sotto gli occhi dello spettatore non pagante Cruz) ed il portiere titolare… Amen, mi sono divertito lo stesso e le occasioni per chiudere il primo tempo sul 2-0 ci sono state eccome, purtroppo con stasera credo sia chiaro a tutti che gente come Vieira (1 pallone giusto in tutto il primo tempo), il fantasma di Cruz, persino il volenteroso Crespo, non hanno più le doti fisiche per giocare nell’inter in maniera affidabile.

C’è stata poi la partita di Orsato, riassumibile nelle parole del mitico Vasco: “e sei protagonista“: questo figuro poco noto ha cercato di battere il regord di fischi FATTI e SUBITI (dallo spazientito pubblico) da un arbitro in un’unica partita: non tanto per il fatto che a volte a parità di fallo, se veniva subito da noi si poteva proseguire mentre per la samp c’era sempre punizione, ma per il continuo spezzettare la partita… inglese al contrario, con la ciliegina sulla torta del rosso assurdo a Materazzi.

Ultimo appunto, la querelle Balotelli: detto che dopo Ibra per me è stato il migliore in campo, e che l’anno prossimo chiunque arrivi là davanti viene per giocare INSIEME a questi due, non certo al posto di uno o l’altro, va segnalato che anche stavolta si sono sentiti i cori contra personam, da parte degli srotolatori di carta igienica.

Orgoglioso di averli fischiati, insieme a tutto lo stadio, così come non mi pento di aver fatto il verso della scimmia ai vari stronzi BIANCHISSIMI che perdevano tempo e provocavano Mario o Matrix.

Alla faccia delle opinioni comuni…

Un saluto a Egle, tifosa che alla vista del nostro mini striscione (presto una foto) ha detto “vi leggo sempre”, ed a parang e vitarob, andrà meglio la prossima volta!

PS: è un piacere vedere i fegati ormai devastati dei milanisti che si esaltano per una nostra sconfitta, visto che chiuderanno la stagione con szszeru tituli.

O gli stessi ignoranti che accusano in malafede Balotelli di essere provocatore godersi Cassano il giullare, perchè arringa la folla (come fa l’altro sub umano Gattuso a volte, in questo c’è coerenza, va riconosciuto)…

Non vado oltre, perchè vi commentate da soli.

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scritto da il 23 aprile 2009 alle 3:09

Illusi(oni)(sti)

0423ff108444b3498d1338e7d448682bMinuto 85 di Juventus-Inter 2-3, Coppa Italia dello scorso anno, la partita delle prime due reti di SuperMario al Vecchio Comunale, quella che “valeva uno scudetto” (anche se Tuttosport il 19 maggio avrebbe titotalo “Sono 15″) e Camoranesi si fa espellere per un calcione nei confronti di Pelé. Minuto 82 di J**e-Lazio e l’oriundo “inniorante” si fa cacciare dal “nuovo” Rizzoli per proteste.

L’anno appena trascorso dalla squadra presieduta da uno schizofrenico, allenata da un “settantenne” scricchiolante, amministrata da Jean-Claude e diretta sportivamente da un prestanome (cit.),  può essere riassunto dall’atteggiamento del centrocampista argentino. Non è cambiato nulla: a vincere qualcosa saranno gli altri. Anche Mou credeva che la Giuve avrebbe fatto più strada in Coppa Italia, escludendola dalla profezia degli “zeru tituli“. Niente da fare, c’era da aspettarselo: pur di smentire Mou, Ranieri avrebbe fatto qualsiasi cosa.

Zeru tituli quindi, per smentire tutti i proclami e le eccessive aspettative di inizio stagione. Per zittire tutti quei tifosi, probabilmente giapponesi, che non hanno capito come la musica sia cambiata. Non ci sono più Moggi e Giraudo e i loro miracoli telefonici: le 3 espulsioni nelle ultime 3 gare sono solo uno dei tanti indizi. Neanche Agricola può iniettare una nuova dose di fiducia(?) a Nedved e Del Piero. Ma i nostalgici potranno brindare al ritorno di Lippi dopo il mondiale 2010. E’ lui che si è incontrato con Blanc, è lui che ha consigliato il rientro di Cannavaro, è lui il tutore invocato da De Paola qualche mese fa, sempre che il tecnico non venga sostituito dal fido Conte.

Il capitano della nazionale ita(g)liana ha detto che indosserà la maglia n° 29, il numero degli scudetti bianconeri (inclusi i dopati ed i rubati). Sono lontani i tempi in cui Guido Rossi lo mandò a calci metaforici nel sedere in conferenza stampa a fare una figura barbina (direi autoreferenziale) smentendo le parole pronunciate 24h prima. Ma stupirsi per gli atteggiamenti di Mr Neoton non ha senso. Meglio consolarsi con le immagini di Torres che lo ridicolizza più volte nel 4-0 di Anfield.

A dire la verità avrei scommesso sulla sua presenza a Milanello lo prossima stagione. Un difensore in piena età Milan (Lab), l’ennesimo Pallone d’Oro da sfoggiare nello spettacolo circense, un elemento in più per il fitto tour de force “amichevole”. Invece nulla: l’Albania, l’Arabia Saudita, lo Zimbabwe ed il Nepal dovranno accontentarsi di Shevchenko, Ronaldinho e Beckham. Oggi il notiziario della tv di famiglia ha giudicato la stagione del Milan positiva perché “il distacco dall’Inter è stato ridotto da 20 a 10 punti”. Con lo stesso metro si è probabilmente festeggiato anche il 5-2 con una selezione ungherese, una roba simile alla rappresentativa della Val di Non affrontata dall’Inter qualche anno fa a Brunico.

Chissà se qualcuno avrà il coraggio di usare l’aggettivo opportuno per definire la stagione delle seconde in classifica? Fallimentare, questo è il vocabolo corretto. Fallimentare. Zeru Tituli. Grandi campioni, ma -10. E’ curioso, tra l’altro, come a parità di risultati Ranieri con una rosa più equilibrata ma nel complesso inferiore venga crocifisso, mentre da Moggi a Mazzola, non si perde occasione per incensare Ancelotti. Misteri della fede. Non invidio le prostitute intellettuali: a Torino e Cologno Monzese ci sarà da lavorare più del solito per imbonire i lobotomizzati e i beoti. Il 17° scudetto lo dedicheremo a loro.

Ps: Anche durante J**e-Lazio ci sono stati altri cori offensivi all’indirizzo di Balotelli. Della madre per la precisione. Si aspetta un altro comunicato dei Drugati per conoscere se si riferissero alla madre naturale o a quella adottiva. Mi ero sbagliato: avevo parlato di “cori nuovi e fantasiosi”. Avevo avuto una dritta da Tuttosport. Da segnalare questa interessante intervista rilasciata a Il Manifesto da Mauro Valeri, sociologo e direttore dell’Osservatorio sul razzismo ed anti-razzismo nel calcio, che spiega bene la situazione di Balotelli.

Pps: Secondo radiomercato l’ingaggio di Milito sarebbe davvero vicino. E se i soldi per “El Principe” si destinassero per Zarate?

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scritto da il 21 aprile 2009 alle 19:01

Cronistoria di un grande colpo di mercato

emersonQuando era giovane e forte…
«Grazie al Milan per l’ interessamento, ma io la scelta l’ ho fatta. Il Milan lasci stare la mia situazione, io ho preso la mia decisione: andrò alla Roma e non esistono, quindi, altre possibilità per nessun altro pretendente». (Emerson, febbraio 2000)

Sette anni e diverse pubalgie dopo…
Ora è ufficiale: Emerson è del Milan. Adriano Galliani ha chiuso l’affare in serata a Madrid. Il centrocampista brasiliano passa al club rossonero a titolo definitivo ed è stato pagato circa 5 milioni di euro. Per l’ex giocatore di Juve e Roma un contratto biennale. Intanto Fabio Capello ha commenta così il trasferimento del brasiliano in rossonero: “Sono convinto che il Milan abbia fatto un grande acquisto. Dopo una stagione di alti e bassi, Emerson avrà voglia di riscatto e sarà una pedina molto importante nello scacchiere rossonero. Complimenti al Milan“. (Gazzetta dello Sport, 23 Agosto 2007)

Le prime roboanti dichiarazioni…
“Arrivo in una grande squadra, avrò responsabilità adeguate al club perché ci si aspettano cose importanti da me. Cercherò di dare il mio contributo, come sempre, in campo e fuori. Ma sono sicuro che non sarà tanto complicato come qui al Madrid, perché al Milan ti accolgono, l’ambiente ti aiuta, c’è un gruppo positivo. E intorno c’è un rispetto che qui è mancato. La cosa che più di ogni altra mi ha ferito”. (Emerson, 23 Agosto 2007)

Anche se l’allenatore fa capire qualcosa…
Che cosa le ha chiesto Ancelotti? «Niente. E questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere. Mi spiego: l’ allenatore si fida di me, mi conosce bene e sa cosa posso fare. E’ uno che parla poco, con tranquillità, ma quando apre bocca tutti lo ascoltano con attenzione e massimo rispetto. Naturalmente mi dà qualche indicazione, ma poi si affida a me. Non mi dice: “Puma, fai questo. Puma, fai quello”. In fondo lui se ne intende: a centrocampo ha giocato per tantissimi anni...» (Emerson, 15 Settembre 2007)

Milanello Bianco si mette in moto:
«È il colpo che ci aspettavamo. Non siamo in troppi a centrocampo, anzi ora potremo tirare il fiato qualche volta». (Rino Gattuso, qualche giorno dopo l’acquisto).

Non poteva mancare il plauso alla scelta epocale:
Emerson ha compreso i problemi relativi alla nostra fiscalità. In ogni caso la sua scelta ci fa capire quanto volesse venire qui“. (Adriano Galiani, commenta l’acquisto)

Un grande rinforzo…
L’ acquisto di Emerson non deve essere considerato un segnale di sfiducia ai giocatori che già sono qui. Visto che Seedorf gradisce giocare come trequartista avevamo solo cinque opzioni a centrocampo per tre posti. Anche il presidente Berlusconi è soddisfatto, lo ha detto anche ad Ancelotti. Il mercato è finito, adesso siamo al livello delle grandi potenze europee come Barcellona, Real e Inter“. (Adriano Galliani, il giorno dopo l’acquisto).

Lieto fine (con amnesia):
L’A.C. Milan comunica che il calciatore Ferreira Da Rosa Emerson ha chiesto e ottenuto di risolvere con effetto immediato, causa motivi personali, il rapporto con la Società. Nel ringraziarlo per quanto ha dimostrato nel corso dell’esperienza in rossonero, il Milan formula a Emerson i migliori auguri per il futuro (21 Aprile 2009).

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scritto da il 20 aprile 2009 alle 11:46

Gli stupidi non hanno colore. O forse sì.

“Esistono gli uomini, non i colori. A quanti l’altra sera hanno insultato Balotelli vanno rammentati due punti, che, sbagliando, pensavamo fossero ormai acquisiti: siamo tutti uguali e Balotelli, perdipiù, è un italiano che ha già indossato la maglia della Nazionale. Chi lo fischia non è un teppista, non è un delinquente: è uno stupido […]. Balotelli è poco più di un bambino, cresciuto forse troppo in fretta. Commette errori, come tanti altri ragazzi della sua età. Certe volte esagera. Certe volte è strafottente. Ma il suo carattere, che deve ancora essere limato, non giustifica il razzismo. Il primo uomo, in fin dei conti, aveva la pelle scura per via del sole africano”. Roberto Renga, 20 aprile 2009.

“Domenica sera il ragazzo ha scippato un rigore, invitato migliaia di romanisti a stare zitti appoggiando l’indice alle labbra, fatto per due volte la linguaccia a Panucci, ringhiato a Riise. Non si può usare la prova televisiva per la simulazione: l’arbitro ha visto e valutato male. Ma il resto del suo show deve finire nelle mani del giudice: violenza e istigazione alla violenza. Si parla tanto di prevenzione, le tifoserie restano a casa, gli stadi sono pieni di steward e poi si lascia che la provocazione si verifichi impunemente in campo? La linguaccia va messa sullo stesso piano dello sputo. Venne condannato Totti agli Europei portoghesi e senza valutare le attenuanti. Va condannato Balotelli, con l’aggravante della provocazione nei confronti della tifoseria romanista. Un Daspo anche per lui. La porta della Nazionale chiusa sino a quando non avrà capito e chiesto scusa. Una lunga squalifica adesso. Mourinho e Moratti non gli diano spago: la prossima volta la linguaccia sarà per loro”. Sempre Roberto Renga, 3 marzo 2009.

Esistono gli uomini, non i colori? Esistono anche i colori, considerato come Roberto Renga smentisca sé stesso a distanza di un mese. Perché il giallorosso è diverso dal bianconero e il principio del tengo famiglia è sempre valido, soprattutto se qualche ultrà decida che la difesa del giornalista-avvocato sia stata troppo blanda. Che il difensore si trasformi in pm mediatico, poi, è un qualcosa di marziano. Prendiamo atto che il giornalista del Messaggero si sia dato dello stupido, noi lo avevamo considerato tale con netto anticipo (qui, qui e qui).

Finalmente gli insulti a Balotelli sono diventati un caso. Ci sono volute le parole di Moratti che se fosse stato a Torino avrebbe deciso di ritirare la squadra dopo che quasi tutto il vecchio Comunale era unito nell’offendere un giocatore di colore forse (un forse falso e retorico) temendone le doti tecniche. Finalmente dicevo, perché le multe a Fiorentina e Udinese per gli stessi cori (gridati da un numero inferiore di persone, ammesso che abbia una qualche valenza) sono passate quasi sottotraccia.

In attesa di leggere Zazzaphon ed il suo articolo sul fatto che “negro di m***a”, “mangia le banane”, “non esistono negri ita**ni” e “se saltelli muore Balotelli” non siano espressioni razziste, sulla base che il razzismo sia ben altro (la pessima categoria dei benaltristi è più viva che mai) si può solo constatare come  il meritevole del Daspo, abbia risposto sul campo agli insulti con una prestazione da veterano. Nettamente il migliore in campo con le sue giocate, il suo goal (che Ibra non avrebbe segnato) e la sua esultanza con indicazione dello scudetto sul petto, quello che dovevano vincere i vari esperti di battaglie navali, i Buffon(i) o gli atleti di Dio. Quelli che leggendo qualche riga del Vangelo o della Bibbia cercano di evangelizzare le pecorelle smarrite con libri e successive comparsate in tv o che cercano di spiegare il perché dei bombardamenti sulla striscia di Gaza affidandosi alle sacre scritture.

Gli stessi che mettono in luce l’essere provocatorio (in campo) del bulletto interista, perché fare una finta a Tiago è da provocatori (cit.),  e poi non dicono una parola una sugli insulti di ogni tipo piovuti ininterrottamente dagli spalti. Il lato positivo è l’aver evitato una lezione di fratello Nicola su Pio XII e le leggi razziali.

Vedremo come si comporterà il giudice sportivo, anche se non è certo questo il punto. Lo sconforto nasce dalla consapevolezza che le parole di Moratti non serviranno a nulla, anzi, semmai saranno utilizzate come pretesto per nuovi e fantasiosi cori contro Balotelli. Perché in It**ia funziona così. Non è un problema di tifo, ma di cultura. E quella non si compra certo al supermarket di Zamparini e non basta nemmeno la bacchetta magica di Silvan, già opzionata da Berlusconi nonostante l’imbarazzante ex amica di fede di Legrottaglie.

Caro Massimo, la proposta è sempre lì sulla scrivania: non ritirare l’Inter da una partita, ritira l’Inter dalla Serie A e portaci in Premier. Non vinceremmo nell’immediato contro Manchester, Liverpool e Chelsea, ma non sarebbe un problema. E se c’è chi è pronto a (ri)prendersi Cannavaro, stavolta senza Brindelloni ad impedirlo, tu compra Campbell.

Ps: L’articolo sul Daspo a Balotelli non è più visibile sul sito del Messaggero. Quasi sicuramente sarà un problema tecnico, sarebbe troppo ipotizzare un po’ di sana vergogna.

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scritto da il 18 aprile 2009 alle 23:47

Game over

Il più grande omaggio che potesse essere rivolto all’Inter è stato sentire tutti i tifosi juventini, della squadra che gioca in casa, esultare per essere riusciti a pareggiare nel recupero. Vederli tutti contenti per essere riusciti ad avere “solo” 10 punti di ritardo in classifica. Questo è il più grande riconoscimento della partita che abbiamo fatto, il più bell’omaggio che si potesse fare a una grande squadra come l’Inter.

Parole e musica di Josè Mourinho ai microfoni di Sky, anticipate 10 minuti prima da NkBauscia sul divano di casa sua che, nel suo piccolo, aveva detto esattamente le stesse cose usando solo toni un po’ più coloriti.

BalotelliE’ un’Inter compatta e moderatamente concentrata quella che scende in campo al Comunale di Torino per l’attesissima (?) partita contro la Juventus. Due terzini bassi per controllare la spinta bianconera, due ali alte per mettere pressione alla difesa e Ibrahimovic lasciato solo contro Legrottaglie e Chiellini “sacrificato” sull’altare della superiorità numerica a centrocampo: è su Cambiasso, Muntari e Stankovic opposti ai soli Tiago e Poulsen che Mourinho intende giocare la partitia. Il primo tempo viaggia a ritmi bassi con una super palla gol di Balotelli salvata sulla linea da Tiago e una Juve che dà il tutto per tutto ed è leggermente più pericolosa, riuscendo però solo raramente a cogliere impreparata la nostra difesa. Nel secondo tempo i bianconeri probabilmente pagano gli sforzi del primo e guadagnamo metri su metri, fino allo splendido contropiede iniziato da Ibrahimovic e Stankovic e concluso in maniera splendida da Muntari e Balotelli: 5 tocchi al pallone per farlo viaggiare dalla nostra area dritto fino alle spalle di Buffon. Poco altro da segnalare in una partita che diventa sempre più nervosa e che porta prima al “tentato rosso” di Balotelli e poi al rosso diretto a Tiago che, scherzato malamente da Ibrahimovic, Muntari e dallo stesso Balotelli in 3 metri di campo, non può fare a meno di perdere la testa e farsi buttare fuori.

Sembra finita, ma al 92′, dopo un rigore dubbio non concesso a Ibrahimovic, su calcio d’angolo Grygera si trova tutto solo a un metro da Julio Cesar (salta la marcatura dello stesso Ibrahimovic, che perde tempo a rialzarsi in area avversaria) e mette dentro un pari che scatena la gioia di tutto il Comunale e la sopracitata ironia di Josè Mourinho e NkBauscia.

Questo è quello che è successo negli ultimi 90 minuti. Negli ultimi 8 mesi, invece, succede che l’Inter si ritrova sola in testa alla classifica con DIECI punti di vantaggio sulla seconda a sei giornate dal termine: nessuno in Europa può vantare un margine migliore. Un margine che matematicamente non vuol dire Scudetto, ma che non può che lasciarci molto tranquilli in vista dell’obiettivo finale: al di là dei 5 maggi e del ricordo dello scorso torneo, nessuna mente ragionevole potrebbe ipotizzare il crollo verticale di una squadra che stasera, una volta di più, ha dimostrato di essere perfettamente cosciente delle sue capacità e della sua forza, compatta e concentrata verso l’obiettivo finale. Non potremo vincerlo la settimana prossima a Napoli (avremmo eguagliato il nostro stesso record vincendo con 5 giornate di anticipo) ma dal 2 maggio in poi, ogni data diventa buona.

Tirate via le bandiere dall’armadio. Fate controllare i clacson. Lavate le casacche nerazzurre. Armatevi di trombetta.

E tenete le chiavi della macchina a portata di mano.

[in lontananza, nel salotto, sento Ranieri che cerca di giustificare la partita e tutto il campionato, provando a spiegare dove sono maturati i 10 punti di vantaggio dell'Inter sulla Juve. Te lo diciamo noi, Claudio: sul campo.]

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scritto da il 18 aprile 2009 alle 12:46

Milano-Torino: in Ferrari o in tir?

Diciamocelo subito, grattate ammesse e concesse: la sfida di stasera non è decisiva, perchè qualsiasi sia il risultato non avremo nè la matematica vittoria (“Non esiste il quasi campione d’Italia. O lo sei o non lo sei.” - J.M. ), nè un reale timore che si riapra la lotta scudetto.

Juve-Inter di stasera è una gara da vincere per altri motivi, come “coccarda” supplementare su una stagione ampiamente positiva, da aggiungere a Roma-Inter, al derby di ritorno, a Lazio-Inter, ed ovviamente alla gara di andata, in cui il nostro dominio è andato ben oltre il risultato finale.

Inoltre c’è da chiudere di nuovo la bocca a questo fallito, che continua a sproloquiare (su campionati che non ha neppure vissuto da protagonista, impegnato a perdere altrove) per ingraziarsi una piazza che non lo sopporta anche al di là dei suoi demeriti, una piazza che vorrebbe illudersi di poter tornare a vincere presto, prestissimo, con solo un acquisto, cacciando il settantenne (che Mou si dice pronto a battere pure a beach-soccer) e confermando il blocco Moe Linaro-Joe Vinco-Gree Gear-Merdved-Zah Net Y… continuate così, fegati scoppiati.

Il Mou è stato chiaro, non va a Torino per giocarsi un pareggio, quindi l’unico dubbio che ho per stasera è: qual’è il mezzo migliore per farsi la Milano-Torino più comodamente/sicuri? la supersportiva del primo tempo con il Palermo (attacco tambureggiante, contro la scalcinata difesa bianconera) o l’autocarro che ha fruttato il gol vittoria a Udine (centrocampo più tosto, per non essere vulnerabili sull’unico piano su cui i gobbi possono ancora giocarsela con noi, ovvero la fisicità) ?

Personalmente sono per la prima ipotesi, due punte + deki, e spero che Mario tiri fuori dal cilindro qualcosa tipo il gol che lo presentò sul palcoscenico d’Italia:

mentre sarebbe ora che Ibra incidesse in una sfida contro la sua ex squadra, che evidentemente un po’ soffre…

Non vi nascondo che è un dubbio assai piacevole, soprattutto visto e considerato che solo 24 ore dopo, c’è chi vivrà Milan(o)-Torino con un vecchio apecar.

Seguiranno aggiunte post Dribbling, vediamo che cazzo si inventano oggi…

Aggiornamento: si son limitati ad una versione bignami della diatriba Raniero-Mou della stagione.

Ovviamente senza partire dall’inizio.

Nel segno del volemmose bene, che in RAI piace tanto… persino Giammarioli si è limitato ad intervistare il suo dietologo, stavolta…

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