Cinque partenze

Se il calcio fosse un luogo razionale, dovremmo già essere strasicuri di cinque divorzi: 1) Trezeguet; 2) Mourinho; 3) Ancelotti; 4) Maxwell; 5) Ibrahimovic. Il punto è: chi se li prende?

Ranieri ha zittito Trezeguet con una foga eccessiva; il francese si era lamentato come si lamentano tutti, ma forse il tecnico bianconero ha scelto di cambiare modulo, e gli fa comodo se il francese se ne va. Purtroppo (per lui e la Juve) non si vede chi al mondo possa garantire 5 milioni di euro netti a stagione (fino al 2011) a un trentunenne che quest’anno è rimasto quasi sempre in panchina o in tribuna. Se vogliono cederlo, devono farlo giocare, ma il miraggio scudetto non è ancora svanito e il secondo posto darebbe comunque a Ranieri la patente di chi ha saputo migliorarsi rispetto all’anno prima. Qualche penna compiacente fa circolare la voce che il Milan possa essere interessato a Trezeguet, ma se Galliani compra un altro over 30, deve cercarsi un bunker e viverci in incognito.

Mi ricollego a Luis e al suo bel post di ieri: Mourinho e Moratti dovrebbero vedersi, al più presto, e valutare se e come proseguire insieme. Perché l’allenatore pare abbia preparato una lista di proscrizione con la quale metà degli allenatori di Serie A sarebbe capace di raggiungere la Zona Champions, e sapendo che l’Inter vuole liberarsene, questa dozzina di campioni o presunti tali non ha prezzo di vendita (chi può essere tanto folle da prendersi Vieira, Quaresma, Suazo, Materazzi e Mancini?). Gli unici a fine corsa sono Crespo, Cruz e Figo. Al contrario, i nomi voluti da Mourinho sarebbero costosissimi, e Moratti ha già dimostrato di disamorarsi in fretta degli allenatori che strapaga. Il portoghese ha commesso l’errore imperdonabile di puntare su Quaresma, ha fatto capire di disprezzare il mondo intorno al calcio italiano e se si convince che non vincerà la Champions nemmeno l’anno prossimo, potrebbe ascoltare le sirene (inglesi e madrilene).

Il terzo posto non basterà ad Ancelotti per dimenticare di aver fatto da parafulmine a una società che gli ha imposto scelte scellerate. Se la stampa sportiva italiana non fosse così incline alla “prostituzione intellettuale”, dovremmo leggere che per il secondo anno consecutivo il Milan ha regalato lo scudetto all’Inter, inseguendo il merchandising (magliette e amichevoli estere) mentre poteva disporre di un numero di campioni doppio rispetto a quello ai nerazzurri. Invece, si preferisce piangere sugli infortuni (come se l’Inter non ne avesse avuti), dimenticando che con un discreto difensore al posto di una delle tante stelle e mezze punte, il Milan starebbe là in cima. Ancelotti è il primo a saperlo, ma per lui c’è solo una panchina che vale la pena, quella di Madrid, e fino ai primi di luglio non si saprà chi paga (Florentino Perez?).

Su Maxwell è certo, su Ibra è probabile: se ne vogliono andare. Hanno lo stesso procuratore – che è anche quello di Maicon… -, un tipo sveglio che pur di guadagnare un euro ha già infinocchiato il Milan (trasferimento di Ibra dalla Juve all’Inter). Fosse per me, nessuno è incedibile, anzi Maxwell è cedibilissimo. Quanto a Ibra, non lo si può trattenere controvoglia: vuole la Champions, ogni volta che apre bocca fa capire di avere dubbi sul Progetto Inter. Conclusione: se Mourinho fa le valigie, se ne va anche Zlatan. Magari con la stessa destinazione.

Né Moratti né Mou possono stravincere. Serve un punto di equilibrio, che può assomigliare a questo: via Maxwell – uno dei pochi da cui ricavare qualcosa – via Quaresma e Suazo, fine-corsa per Figo, Crespo e Cruz (mi vien da piangere immaginandolo altrove). E tre arrivi “pesanti”: un centravanti e due centrocampisti. Totale: 10-20 milioni di deficit.Il mio timore è che sia Moratti che Mou, per puro orgoglio, tirino troppo la corda, fino a spezzarla. A quel punto chi potrà trattenere Ibra?

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About Taribo59

Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.