Dall’11 marzo 2008 all’11 marzo 2010

E’ passato esattamente un anno dall’11 marzo del 2008, quando eliminati dal Liverpool, Mancini dichiarò che quelli sarebbero stati gli ultimi mesi alla guida dell’Inter. Da lì è iniziata ufficialmente l’era Mourinho. Ufficiosamente era cominciata anche prima.  L’11 marzo 2009 abbiamo assistito ad un’altra eliminazione, stavolta ad opera del MU non solo Campione del Mondo (torneo che potrebbe essere sponsorizzato dalla Birra Moretti), ma anche (e soprattutto) Campione d’Inghilterra in carica e prima con un distacco importante sulle rivali in Premier. Una delle squadre più forti del pianeta e sicuramente più forte dell’Inter.

Non era perciò difficile pronosticare il passaggio del turno della squadra di Sir Alex Ferguson. Passaggio che nel doppio confronto è stato senza dubbio meritato. Ad Old Trafford l’Inter ha pagato con gli interessi la fortuna avuta nella gara d’andata, due pali ed almeno 3 occasioni che avrebbero meritato miglior sorte. Ma gli errori in fase difensiva sono stati tutti dei giocatori nerazzurri. Inutile recriminare se dopo 4′ si è costretti a modificare l’atteggiamento tattico preparato alla vigilia. Ma, e qui si nota la differenza col passato, l’Inter ha avuto una reazione degna di nota, nonostante abbia giocato sotto ritmo. “Ad un certo punto si sentiva la paura nell’aere”, ha detto Mourinho al termine della gara. Verissimo, la sensazione che il goal fosse nell’aria era giunta anche dinanzi ai teleschermi. Purtroppo è rimasta tale. Cosa è cambiato in 365 giorni? Nulla, direbbero gli scettici, le vedove ed i burattini. Non è così, e non si tratta di vedere il bicchiere mezzo pieno. L’Inter si è scrollata di dosso la “paura“. Ha dimostrato di potersela giocare con una squadra ad essa superiore vendendo cara la pelle. Non l’avevamo visto al Madrigal, al Mestalla e ad Anfield Road.

Le prostitute intellettuali (alcune foto qui e qui) insisteranno con il leit motive: Mourinho è stato preso per vincere la Champions. Obiettivo fallito. Mourinho non è stato scelto per vincere la Champions. Il tecnico di Setubal ha come obiettivo principale quello di vincere. Tutte le competizioni. La “maratona”, alias il Campionato, la “competizione dei dettagli“, alias la Champions, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. E’ inutile negare che Moratti sogni la Champions, sarebbe un traguardo importante per consolidare un ciclo vincente, ma non è stata certo l’unica variabile considerata nel cambio della guida tecnica.

Dove intervenire e cosa migliorare per l’11 marzo 2010
La squadra in campo all’Old Trafford era la stessa delle ultime due stagioni. Senza Chivu e Mancini, con Adriano e Muntari per uno spezzone di partita. Nonostante i benefici della preparazione affidata a Rui Faria sia sul fronte della condizione che dell’infermeria, con questa rosa di calciatori non si può ambire alla conquista dell’Europa. Il vero errore della società e dei tecnici è quello di aver quasi completamente sbagliato le ultime due sessioni (estive) di mercato. Risolto una volta per tutte l’equivoco Ibrahimovic (non è una prima punta) e spiegatogli che il Pallone d’Oro è una competizione diversa dalla Champions, occorre affiancargli una prima punta di valore assoluto. Un campione. E’ necessario cedere Adriano. Il gesto tecnico impressionante su assist di Cambiasso non deve ingannare. E’ un ex atleta, la copia sbiadita del calciatore devastante che fu. Rinnovargli il contratto sarebbe un errore grossolano, meglio monetizzare. Crespo ha già le valigie in mano e, visto l’ostracismo di Mou, anche Cruz non dovrebbe rientrare nei piani.

Il capitolo centrocampo è il più delicato: non si può più fare affidamento su Vieira. Ormai gioca meno di 20 partite stagionali. Un lusso per squadra e bilancio, visto il suo ingaggio da 5,5 milioni netti, 11 lordi. Quella di Figo deve essere l’ultima stagione in nerazzurro. Zanetti sta per raggiungere le 36 primavere. Cambiasso non reggerà il ritmo di 50 partite stagionali, sperando che Maradona continui a non convocarlo. Occorrono almeno due (se non tre) innesti di valore. L’identikit prevede un tasso tecnico elevato, propensione al goal, senza trascurare quel dinamismo tanto caro al tecnico. Si deve insomma colmare la lacuna più evidente degli ultimi due anni. Non sarà facile trovare sul mercato due calciatori del genere, ma Moratti è in grado di fare offerte che non si possono riufiutare senza passare per (l’avv.) Tom Hagen, figlio adottivo di Vito Corleone.

La difesa non necessita di grandi ritocchi. Con Julio Cesar, Toldo, Maicon, Santon, Chivu, Samuel, Cordoba, Burdisso e Maxwell è uno dei reparti più completi, non solo della Serie A. Come scritto, gli investimenti propedeutici sono altri.

L’allenatore sarà il confermatissimo José Mourinho. Occorre assecondare le sue scelte, nonostante il clamoroso fallimento di Quaresma e cambiare la squadra a sua immagine e somiglianza, iniziando dalla lunghezza della rosa, i famosi 22 più 3 portieri e sfruttando al meglio l’abilità ed i contatti di Jorge Mendes, anche al costo di onerose commissioni. A parità di offerta economica, l’appeal di Mou a livello internazionale può essere un elemento da non sottovalutare. Senza contare che anche stasera ha zittito le prostitute intellettuali e, per la prima volta, difeso senza se e senza ma i “suoi giocatori”, come promesso nella prima conferenza stampa.

Per chi è uscito dalla Coppa Uefa, per chi ha come ultimo obiettivo il terzo o quarto posto, per chi viene paragonato al Circo Togni dai propri tifosi, per Milan Lab, per chi era falcidiato dalle assenze, per chi considerava una gufata pazzesca una semplice constatazione, per chi aveva l’obbligo di vincere il Campionato, per chi definirà fallimentare una stagione che vedrà il quarto scudetto consecutivo nella bacheca di via Durini, due parole: ssssero tituli.

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