Le due Genova

L’ossessione limita la concentrazione.
L’Inter dipende molto da un mix di condizione fisica e concentrazione. Se cala la prima, ci si salva con la seconda, se cala la seconda ci si deve affidare al portiere e non sempre basta. Questo in sintesi ciò che sta succedendo da quando il calendario ha cominciato a lampeggiare con la scritta a intermittenza MANCHESTER UNITED. C’è poco da fare: dopo aver vinto gli scudetti manca solo l’Europa. Un ciclo italiano può essere coronato con la consacrazione europea e in società lo sanno, anche perché la storia dell’Inter lo pretende. Non abbiamo nemmeno i giocatori ideali per sviluppare un’idea di gioco alternativo. Non si può dire che Mourinho non le abbia provate tutte, e persino Mancini, alla fine, girava tra il rombo e il 4-4-2, nonostante alla Lazio e alla Fiorentina giocasse con tutt’altro modulo. In particolare alla Lazio giocava con un 4-3-3 o 4-5-1 che sarebbe molto piaciuto a Mourinho. Detto questo si può anche andare oltre questo calcio deconcentrato che ci ha fatto imbarcare un po’ troppi gol, al netto delle super-prestazioni di Julio Cesar.

Ieri ad esser sinceri ha vinto la nostra deconcentrazione. Onore alla Samp, certo, ma due gol sono regalati, loro hanno fatto al massimo 4 azioni offensive e Castellazzi ha salvato la baracca. Disdicevole la caccia all’uomo di Gastaldello,classico giocatore Gea che si è girato Juventus, Siena e Crotone prima di trovare casa a Marassi: ha steso Balotelli e picchiato duro Adriano.

Con il Genoa serve ben altro. Ciò che io pretendo dall’Inter non è il bel gioco, quello lo lascio ai piangina giallorossi. Ciò che voglio è aggressività, velocità, voglia di sistemare l’avversario con due cazzotti e tener palla, cosa che dovevamo fare a Bologna, contro un’avversaria molto più debole del Grifone. Lo scorso anno a Genova assistemmo a una delle classiche partite derubricate dalle PROSTITUTE INTELLETTUALI, con un arbitraggio pessimo, l’espulsione ingiusta di Pelè, che ci portò via due punti. Gasperini mira alla zona Champions, è un allenatore che si può permettere il bel gioco e amministra un gruppo di giocatori mediamente buoni. Possiamo vincere, siamo più forti, a patto di scendere in campo dal primo minuto. Con la testa dico.

Voci su Mourinho.
Mourinho in Inghilterra dice che il suo futuro è all’Inter, ma le voci su un possibile addio all’Italia si rincorrono. Vere o false che siano, dico che fossi Mourinho andrei via al volo, rinunciando al ricco contratto. L’Italia è un paese che non lo merita. L’Italia è il paese dei Lippi, degli Spalletti, dei Ranieri. Persone intellettualmente mediocri che non nuocciono e sanno dar di gomito agli amici giornalisti. Persone che parlano di “codici” interni, “sistemi” e “comportamenti in campo” per giustificare la loro debolezza d’animo. Gente che ha sempre fatto compromessi e deve molto ad altri per il proprio successo. Mourinho si è costruito da sè, deve al suo talento il successo. Josè non è il tipo da far siparietti con Varriale, un pessimo giornalista, che si comporta come se fosse il padrone della tv di stato. Se dovesse andar via non lo biasimerei, ma in compenso avrei molti dubbi su un possibile ritorno di Mancini. A meno che non sia una donna particolarmente vivace e acculturata, io sono contrario alle minestre riscaldate.

Commenti (133)

About ex-collaboratori