Mourinho, riportaci all’Olimpico

Ci sono tre ottimi motivi per non sottovalutare la Coppa Italia. Il primo è l’inevitabile confronto con le 4 finali (su 4) dell’Era Mancini. Il secondo è che questa finale si giocherà all’Olimpico il 13 maggio, tre giorni dopo Milan-Juventus (e Chievo-Inter) alla vigilia della terzultima di campionato. Il terzo è che sarebbe bello chiudere la bocca agli juventini in una finale secca.

Se la Lazio eliminasse la Juve, nessuno di noi si strapperebbe i capelli per un’eventuale eliminazione ad opera della Samp, ma sappiamo bene come verrebbe enfatizzata la finale dell’Olimpico se ci fosse la Juve e mancasse l’Inter. La “coppetta” diventerebbe importantissima, prestigiosissima, e per la Juventus potrebbe essere la decima (già pensano come segnalarlo sulle maglie, l’anno prossimo). Dunque, caro Mourinho, è proibito distrarsi, esagerare col turn-over, giocare a Genova con sufficienza. Oltretutto, fra Inter e Samp è cresciuta una formidabile rivalità a livello giovanile, con un’ultima puntata favorevole ai doriani, che ci hanno eliminati in semifinale nel torneo di Viareggio.

La Samp con Pazzini è un’altra squadra. Tiene la difesa chiusa (rafforzata dall’arrivo di Ferri e Raggi e dal recupero di Campagnaro), alza un ulteriore steccato con Palombo (uno che vedrei bene all’Inter), e occupa il campo in tutta la sua larghezza (Padalino, Stankevicius, Ziegler, Pieri, Franceschini), puntando sulle incursioni centrali di Delvecchio e sugli spazi aperti da Cassano. E’ la tipica squadra che intasa il centrocampo e, se passa in vantaggio, si difende in 10.

L’Inter dovrà dare un po’ di respiro ad alcuni fra i più usurati: Maicon e Zanetti, forse anche Stankovic e Cordoba; la partita servirà ad aggiungere minuti nelle gambe di Vieira, è probabile che venga data un’altra occasione a Crespo, forse giocherà Toldo – che ha appena rinnovato fino al 30 giugno 2011 – e magari rivedremo all’opera Amantino, Jimenez e/o Obinna. Tutto lecito, purché i cambi non siano più di 3 fra i 10 calciatori di manovra, altrimenti diventa impossibile valutare i nuovi e si comincia dando un segnale sbagliato, di scarso interesse verso la competizione.

Nemmeno un nerazzurro dovrebbe dimenticare che nelle ultime tre partite (Bologna, Manchester e Roma), la squadra ha regalato il primo tempo agli avversari. Non bisogna entrare in campo per lo 0-0, ma per segnare almeno un gol nei primi 45 minuti. Poi, vada come vada.

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Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.