Cronaca di un lunedì di ordinaria follia

E’ difficile dire cosa si provi dopo una giornata di ordinaria follia e demenza tricolore come quella vissuta ieri. So solamente che mi sono vergognato di essere italiano. Il caso Balotelli è la summa di tutta la vigliaccheria, la codardia, l’ipocrisia, la maleducazione, l’ignoranza, il becerume, la scompostezza, la miseria, l’asservimento etico e morale dell’intera classe giornalistica italiana. Con le dovute eccezioni. Che sono pochissime e sfortunatamente si possono citare in un pezzo, evitando di riempirlo di collegamenti ipertestuali.

Ieri abbiamo assistito alla sfascio morale di una intera categoria, che ha fatto di tutto per squalificare se stessa e non raccontare la realtà dei fatti. A partire dal rigore calciato da Balotelli, per finire alle sensazionali (per quantità di stupidaggini dette) dichiarazioni di Spalletti e Ranieri, due fini pensatori del pensiero occidentale.

Molto della maleducazione e dell’asservimento potrebbe essere risolto regalando cassette di libri a questi protagonisti della nostra domenica pallonara. Ma hai voglia a far notare le cose. La sensazione che il mondo che circonda certi calciatori sia peggio dei calciatori stessi – soprattutto a Trigoria e dintorni – aumenta di giorno in giorno ed è confermata dai fatti.

La vicenda Balotelli è così netta che non vale nemmeno la pena tornarci. Riceve una provocazione da Panucci, nella cornice di una partita nella quale ha ricevuto una serie di insulti pesanti da parte della curva romanista, tutti a sfondo razzista, che primi i commentatori della partita, poi i pennivendoli delle seconde serate domenicali, hanno volutamente, volontariamente, scientificamente ignorato.

E a questi livelli chi ignora volontariamente, per asservimento morale, ha la stessa immoralità di quei borghesi cittadini tedeschi che in silenzio, dalle loro case, osservavano i vagoni pieni di Ebrei e non facevano nulla, perché non volevano fastidi. Codardia, ignoranza, viltà… questo è quello che si dimostra quando si condanna un diciottenne che reagisce con una linguaccia anziché chi insulta con toni razzisti e pesanti, confermati dal fenomeno internet nel giorno seguente.

Peggiori gli editoriali di ieri, coi soliti giornali della Capitale a dare addosso a Balotelli. Nemmeno 24 ore di riflessione sono bastate ai vari direttori per rendersi conto di ciò che stavano facendo: avallando per l’ennesima volta una curva che sa come tenere in pugno giornalisti e calciatori. In un ambiente melmoso nel quale i maitre-à-penser sono nientemeno che Spalletti e Conti, che dall’alto della loro esperienza dovrebbero capire che di fronte al razzismo e agli insulti, alle minacce e alla violenza il colore di una maglia di calcio conta meno di zero. Ma si sa, il cuor di leone non lo si compra nemmeno con un contratto milionario.

Ancora più visionarie e assurde le parole del giorno dopo dette da Ranieri, sulle quali giornalisti di Repubblica, che per metà di questo paese passa per essere un giornale serio, hanno ricamato l’ennesimo, ridicolo, totalmente inesatto e inopportuno articolo di attacco a Josè Mourinho. Accusato da Ranieri di lamentarsi troppo e di non saper riconoscere gli errori a proprio favore. Dico Ranieri, il perbenista che imitò Mourinho quando a Bergamo la Juventus rubò il risultato, esattamente un giorno dopo le dichiarazioni oneste dell’allenatore nerazzurro che aveva riconosciuto il netto fuorigioco di Maicon a Siena.

In questa bailamme di cose ridicole, che sarebbero dovute costare licenziamenti a nastro, non c’è stato un solo giornalista che si sia alzato per ricordare le cose come veramente stanno. Nessuno che abbia provato a mettere in dubbio la competenza in materia di fair-play di personaggi come Totti e De Rossi, che farebbero meglio a circoscrivere la loro filosofia esistenziale e la loro pedagogia al pallone di cuoio, piuttosto che lanciarsi in pamphlet orali sulla scienza del comportamento.

Di certo non poteva mancare chi come Mediaset ama gettarsi a pesce su queste polemiche, che vanno sempre bene quando si devono mascherare le innumerevoli figuracce della squadra dell’astronave madre. Vergogna, vergogna, vergogna.

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