Anteprima: Inter-Roma

Contro la Roma Josè Mourinho annuncia esperimenti.
Analizzando la lista dei convocati vien fatto di pensare che oggi uno tra Figo, Mancini e Balotelli sarà a supporto di Ibrahimovic, nel duo o trio d’attacco. I cambiamenti tattici annunciati potrebbero riguardare l’abbandono temporaneo del rombo, in favore di un modulo simil-4-3-3, largo, teso a ridurre al massimo le sgroppate offensive della Roma. Anche se i giallorossi quest’anno hanno fatto poco bel calcio e sono apparsi più volte in difficoltà.

L’Inter con gli infortuni vinse lo scudetto. La Roma?
Campionato in rincorsa quello dei giallorossi, nostri rivali nelle due stagioni precedenti. Ma mentre l’Inter lo scorso anno, con un numero simile di infortunati, riuscì a contenere la rimonta, la Roma è andata alla deriva, staccandosi immediatamente dalla vetta e provando a rientrare. Che non sia la stessa Roma lo si intuisce dalla Champions: lo scorso anno diede una severa lezione al Real Madrid, quest’anno faticherà a passare il turno con un Arsenal ugualmente azzoppato e privo dei giocatori migliori.

C’è la Coppa Italia: il turnover non serve.

Salvo qualche risparmio in difesa, settore che ha ballato parecchio col Manchester a causa dell’improvvisazione, Mourinho utilizzerà la sfida con la Sampdoria (Marassi, 4 marzo) per far rifiatare i titolari. Il nostro calendario si irrigidisce, domenica si rimane a Genova, per lo scontro con il Grifone, mentre poi riceveremo la Fiorentina. Nel mezzo, appunto, c’è la sfida con i red devils. Conto sul recupero di Vieira in queste due partite che ci separano dall’Old Trafford.

Involuzione, non-gioco o mentalità?
La sfida col Manchester è stata sceverata e distillata in ogni singolo ambito, in questo blog. Ho letto posizioni estremamente discordanti ed è veramente difficile riassumerle tutte. Io ribadisco di non credere nel discorso sulla mentalità europea, è un classico concetto sacchiano, utile per giustificare certe ridicole sconfitte con l’Ascoli o il Piacenza, nel mentre di un nebbione a Belgrado. Piuttosto sono convinto che la squadra sia come un piccolo esercito, dove ciascuno ha dei compiti diversi: c’è l’artiglieria, c’è la fanteria pesante, ci sono gli incursori e la contraerea. Perchè tutto funzioni a dovere è necessario che ci sia un buon generale per coordinare il tutto. A volte siamo forti nella contraerea, ma non spazziamo bene il campo nemico. Talvolta ci accontentiamo di un’incursione e via. E’ capitato spesso di schiacciare gli avversari con la fanteria pesante. Le soluzioni non mancano, e nemmeno il generale. A me sembra che taluni giocatori difettino di personalità. Sono come quei classici caporali che non riusciranno mai a sostituire i sergenti, quando questi vengono messi fuori combattimento. Ottimi nelle consegne, un po’ meno nel prendere il comando, quando si verifica una necessità. Nel prossimo mercato mi auguro che si guardi, oltre alla cifra tecnica, anche alla capacità di portarsi dietro la squadra. Perchè questo mi pare il peggior difetto dei nostri migliori giocatori. Non si chiedono dribbling e gol di tacco. Ma due gigantesche palle e una voglia matta di trascinare tutti.

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