scritto da il 16 febbraio 2009 alle 2:20

Manrovesci (ovvero: una partita nella Fossa dei Coglioni)

Quando alle 15:15 pensavo di aver perso la possibilità di vedere il Derby con Fonz77 e LuisSuarez causa bizze di trenitaglia, ammetto di non essere stato un gran signore con il dipendente che avevo di fronte, ma penso di essere stato pienamente giustificato, se si aspetta una partita dal giorno dell’andata non esiste perderla per una banalità… soprattutto se la partita è LA PARTITA per chi vive e lavora all’ombra della madonnina, dove la rivalità si vive in ufficio, tra gli amici ed i conoscenti per 365 giorni l’anno.

Altro che “partita come tutte le altre”.

Stavolta poi l’occasione era doppia, l’ultima di un degno avversario come Paolo Maldini andava festeggiata a dovere, diciamo con una prestazione della sua difesa in linea con quest’anno, pensavo, certe cose bisogna godersele finchè si ha la possibilità, e una linea formata dal fantasma di Zambrotta, Nonno Maldini, Caccamerd Kalazzo e Fankulosky quando ti ricapita?

Comunque, risolto l’inghippo arrivo a Milano, un rapido passaggio per casa, e via al solito locale, con la compagnia allargata a 6 unità: prima sorpresa della serata, nella saletta destinata siamo i soli 6 interisti al 100%, al nostro lato 2 coppie bbilanisticamente moderate, sulla destra altro tavolo da 4 di gente capitata lì per caso, visto che applaudivano ogni azione pur non essendo giapponesi, ed infine sul lato opposto rispetto al nostro una tavolata di cacciaviti veraci, una sporca dozzina.

Pronti via, si capisce l’aria che tira, ogni nostra azione affonda come burro nei resti del bbilan e dal lato opposto si leva un olezzo, tipo di cacarella, culminata nell’azione in cui Ambrosini leva di un soffio la palla a Stankovic.

Primo miracolo divino realizzato per intercessione di Padre Kakà dalle tribune.

Poi l’etilic bomber, quello che alzava il gomito, si limita ad alzare il polso, e tant’è: scene di giubilo da parte di noi 6, segue replay che evidenzia il tocco in bagher, proteste dei cacciaviti, esultanza maggiore da parte di noi 6; a precisa domanda “ma siete contenti di un gol di mano?” la risposta è “si, avete rubato per 20 anni, ora pagherete TUTTOOOOOO“. Sguardi allibiti, ma ormai ci siamo esposti, le cose possono solo degenerare.

E infatti Fonz intona “Mimimimimì con le mani…“, il sottoscritto “che confusione/sarà perchè tifiamo/un giocatore che segna con la mano…“.

Il “miracle blade nerazzurro – serie 3 PERFETTA” (cit.) continua imperterrito la sua opera di incisione del burro, e di punto in bianco Caccamerd e Pirlonio si dimenticano la coppia balcanica che gli suona sta gran Balalaika: Ibra-Deki, 2-0 e nuova esultanza “AVETE UNA DIFESA DI MERDAAAAAA“.

Adriano si mangia l’inverosimile, e la prendiamo “bene”, ma il Mou proprio non ci ascolta e Julio Ricardo resta a scaldare la panca.

Altri improperi riguardano Caressa e consorte, mentre piano piano i biretrocessi rialzano la cresta e con loro i disperati (l’unico di loro con maglietta dal pessimo abbinamento cromatico sul 2-0 si era rimesso la giacchetta a coprire le sue vergogne, giusto per la cronaca), che vista la malparata si buttano sullo sfottò preventivo “eh, voglio vedere se fate gli splendidi col Manchester” mentre il più coglione inizia ad urlare “SETTEEEE, ve lo dico ora, SETTEEE” al che pacatamente rispondo “no, guarda che sono ancora DUE“.

Poi il fattaccio: Porcellotti manda in campo il campione olimpico di tuffi cinese, Inn Zaah Gyn, per dare profondità alla squadra che va a picco.

Secondo miracolo divino, golletto di Pato (nervosetto anche questa sera, chissà perchè visto che ha ripreso a fare gesti da asilo nido dopo la rete…), il coglione di cui sopra si fa sfuggire un “gli sputerei in faccia a quelli lì“, ottenendo cenni d’approvazione da parte di altri retro-cessi; fortunatamente si limita a dire minchiate facilmente smontabili (“c’era la tv in bianco e nero quando avete vinto la champions” – “si, ma quando siete andati in B era tutto a colori” ed un razzistico  “dategli una banana” riferito a Muntari da me difeso con “tu invece le raccogli col culo“).

Seguono sproloqui in stile cinematografico “io ho visto cose, che voi neanche sognate…“, poi il tuffatore segna in evidente fuorigioco, questi lesi non lo capiscono e SALTANO SUL TAVOLO (!), così quando vedono la bandierina sono ben visibili pure le nostre braccia ad ombrello ed il segno degli occhiali…

Il Mou ci sorprende con la feijolada-reverse, tutti dietro che manco il Trap, e quando entra Burdisso per il Dragone si capisce che c’è solo da guardare il cronometro, e sperare bene dopo aver sprecato così tanti gol… mentre Inn Zaa Gyn sfancula in tutti modi il guardalinee che ha la colpa di vederci bene, ma non riceve alcun cartellino, proprio come mister vasellina ambrosini, che randella a più non posso.

Finalmente, triplice fischio e “TORNATE A CASA A VEDERE BLADE RUNNER” è l’ultimo saluto ai coglionazzi.

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scritto da il 15 febbraio 2009 alle 11:25

E’ l’ora del derby (?)

Niente da fare, non ci si riesce. Arriva il derby, la sfida dell’anno, San Siro esaurito, centinaia di giornalisti accreditati, tutto il mondo che aspetta di sapere, e un povero blogger cerca lo spunto per fare un bel post epico, di quelli da film, di quelli da brividi lungo la schiena. Ma non ci riesce.  Non ci riesce perchè questo derby, diciamocelo, di epico non ha proprio niente.

ObiettivoCi sono i derby che decidono uno scudetto, i derby che entrambe le squadre possono usare per salvare una stagione, c’è stato persino il derby che per la classifica non contava nulla ma che poteva assegnare matematicamente il campionato…ma questo che derby è? E non parlo di “loro”, ovviamente: per loro è un derby fondamentale, una partita da vincere a tutti i costi per restare in qualche modo aggrappati a una pallida speranza di scudetto sperando che poi la Champions, lo spogliatoio, l’Apocalisse…chissà. Ma per noi, dico. Che derby è?

Nella peggiore delle ipotesi ci ritroveremmo con un vantaggio di “soli” 4 punti sulla seconda e 5 sulla terza, con le due sorellastre che devono ancora scornarsi fra loro. Un abisso, in ogni caso. Non abbiamo stagioni da recuperare nè panchine da salvare. Non siamo ad un punto di non ritorno. Non siamo in una situazione da dentro o fuori. Non abbiamo nessun progetto tecnico in discussione. E allora? E allora ecco che il derby diventa una normalissima partita di campionato, da affrontare con la solita concentrazione e la solita tensione, che mette in ballo i soliti tre punti. E niente di più. Ecco cos’è questo derby. Una partita che può ammazzare il Milan e al massimo ferire di striscio l’Inter, lasciandole in bocca lo stesso sapore amaro già provato dopo il Torino, per esempio. Una partita buona al massimo per giocare su qualche sfottò in più nelle prossime 24 ore, e nient’altro. Una partita identica a Inter-Genoa o a Inter-Fiorentina delle prossime settimane.

Una partita, soprattutto, che ne ha ancora tante dopo di sè e tutte che hanno almeno la stessa importanza (o maggiore, addirittura). E allora fuori Maicon se dovesse correre anche un minimo rischio di infortunarsi e con lui fuori tutti quelli che si trovano nella stessa situazione. Pensiamo al futuro, prima che a stasera. Perchè noi abbiamo uno Scudetto da vincere e una Champions in cui cercare di andare il più avanti possibile. Perchè noi non ci giochiamo tutto in una partita. Perchè noi non abbiamo bisogno di una vittoria stasera per dare un senso a una stagione ai limiti del ridicolo. NOI.

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scritto da il 13 febbraio 2009 alle 19:56

Se mi fossi chiamato Pettirossi…

MazzolaUna mattina in compagnia di Sandro Mazzola, camminando sotto la neve nel parterre di San Siro, con le mille domande che ti sei annotato e che vorresti fargli. Poi lui inizia a parlarti, e la sua gentilezza manda a carte quarantotto tutto quanto, domande incluse. Quindi, meglio lasciarlo parlare in libertà. A lui un grazie dal profondo del cuore per la grande disponibilità. E per l’emozione.

IL PREDESTINATO DI FAMIGLIA. “In un certo senso è iniziato tutto da una lettera scritta a mio padre. Ai tempi, parlo dell’ immediato dopoguerra, i tifosi scrivevano ai giocatori presso i quotidiani. A un tifoso che gli chiedeva se in famiglia c’ era chi prometteva di seguire le sue orme, mio padre rispose: “Dei miei due bambini, Sandrino mi sembra quello più predisposto: non so se proverà a fare il calciatore, ma la passione ce l’ ha già”. Era vero: ricordo che al contrario di quanto fanno normalmente tutti i bambini, io il pallone non lo toccavo mai con le mani. Sempre con i piedi”.

UNO STRANO TIPO. “Dopo la tragedia di Superga, un giorno si presentò sulla porta di casa nostra a Cassano d’ Adda un signore che non avevo mai visto, un tipo un po’ strano. Portò a me e a mio fratello Ferruccio due paia di scarpe da calcio, ma il problema era che il numero era il 42, non proprio adatto ai piedi di un bambino di otto anni. “Devo tutto a tuo padre”, mi ripeteva quel tipo strano, “perché è stato lui a volermi in Nazionale”. E aggiunse: “Venite a fare le mascotte all’Inter, tu e il tuo fratellino, così finalmente vinciamo il campionato”. Ci andammo, e l’ Inter lo vinse davvero. Quel signore era Benito Lorenzi”.

Valentino e SandroIL NOME. “Chiamarsi Mazzola all’ inizio è pesato tantissimo, anche perché pur essendo bravino tecnicamente, non ero certo come mio padre. Mi mettevano all’ala destra, con quel numero 7 che ho sempre cordialmente detestato, e che mi hanno affibbiato pure in Nazionale. Agli inizi giocavo anche a basket, dove me la cavavo discretamente, al punto che non sapevo se andare avanti col calcio o dedicarmi completamente alla pallacanestro. Mio fratello un giorno mi disse: “Cosa? Giocare a basket? Ma tu sei pazzo, noi non siamo gente da giochi con le mani”. Così andai avanti col calcio, ma quando esordii nelle giovanili dell’Inter ero sempre impacciato e tesissimo. Ci fu un articolo sul quotidiano milanese ‘La Notte’ che mi massacrò. Il titolo era “Se si chiamasse Pettirossi…”, e la teoria del giornalista era semplice: questo ragazzino gioca solo grazie al nome. Una bastonata. Qualche giorno dopo, in allenamento mi prendono da parte e mi dicono: “Guarda che qui devi metterti a giocare sul serio e bene, oppure ti rimandiamo a casa”. La paura di essere scartato mi fece scrollare di dosso ogni timore, e la domenica dopo a San Siro segnai un gran gol. Lo stesso giornalista il giorno dopo intitolò: “Meazzola”, in un gioco di parole col grande Peppino Meazza. Da lì incominciai”.

LA PRIMA, IL PRIMO. “Ho esordito in prima squadra nella primavera del 1961 nel famoso Juve-Inter 9-1, quello in cui Herrera schierò la squadra primavera per protesta nei confronti della Federazione. La partita si giocava di sabato, e quando mi dissero che avrei giocato mi prese un colpo: andavo a scuola, facevo la quarta ragioneria, e quel mattino avevo tre interrogazioni: diritto, matematica e inglese. In famiglia furono categorici: tu a Torino non ci vai. Io non c’ero più con la testa, e la società propose di venirmi a prendere in auto alla fine delle tre interrogazioni. L’ insegnante di matematica era un tipo eccentrico, appassionato di calcio, e di solito gli facevo io la schedina a fine settimana. Aveva una teoria tutta sua: “Mazzola, in economia devi sempre inventarti nuovi modi per fare i dribbling, se ci riesci”. Un concetto calcistico applicato all’economia, oppure economia applicata al calcio? Sta di fatto che finite le interrogazioni partii per Torino, e mi ritrovai in campo al Comunale. Non ci fu storia. Contro noi ragazzini Sivori fece sei gol, e tutto quello che potevamo tentare di fare era provare a segnarne uno. L’occasione si presentò quando ci fischiarono un rigore a favore: andai sul dischetto e mi trovai di fronte Mattrel, un portiere di quelli veri, e non fu una bella sensazione. In pochi secondi mi persi nelle congetture: “Devo fargli credere che sono un cacasotto e coglierlo di sorpresa, devo fissare con gli occhi un angolo e tirare nell’altro, devo fare così, devo fare cosà”. Insomma, la classica presunzione dell’esordiente. Poi l’arbitro fischia, prendo la rincorsa e tiro: palla da una parte, portiere dall’altra. Il mio primo gol in Serie A”.

CAPOLINEA. “La delusione più grande fu la sconfitta a Mantova a fine campionato 1966-67. E soprattutto il dopo-Mantova, con tutto quello che comportò. Il contraccolpo fu enorme: un disastro. Si sentiva a pelle che il ciclo della Grande Inter era finito davvero, e che si era arrivati al capolinea. La stagione successiva la giocammo in un’aura di depressione”.

LA SCRIVANIA. “Come dirigente non mi posso lamentare, specialmente quando penso che nei miei primi anni dietro la scrivania all’Inter sono arrivati uno scudetto, una Coppa Italia e soprattutto un bilancio in pari, il che non è poco. E poi i Rummenigge che arrivarono, i Falcao che restarono dov’ erano e i Platini che andarono altrove: quando ripenso che il francese si era già accordato con noi e che il suo cartellino costava poco più di cento milioni, mi viene da sorridere pensando alle quotazioni attuali dei pezzi pregiati del calciomercato. Addirittura gli avevamo versato già dei soldi, e gli dovevamo ancora 50 milioni, quando Fraizzoli decise di non prenderlo più. Quando incontro Michel, ancora oggi mi dice sempre: “Ti ricordo che mi devi ancora 50 testoni…”. Mi piace ricordare la scoperta di alcuni giovani dal vivaio come Ferri, Baresi e specialmente Walter Zenga, un ragazzo davvero fantastico. Avrei potuto fare un buon lavoro anche al Torino: le idee c’erano, l’ entusiasmo anche, ma mancavano i soldi che avrebbero permesso di fare quel salto in avanti decisivo. E’ stato un vero peccato”.

8DANTE ALIGHIERI. “Proprio contro il Torino a San Siro feci forse il gol più bello di tutta la mia carriera, in una partita di quelle che non si ricordano, nella porta sotto l’attuale settore blu, in un giorno di freddo e pioggia battente, che sentivi fin dentro le ossa (19-1-1975, Inter-Torino 1-0, n.d.r.). Stavamo vincendo grazie a un gol di Boninsegna. Nel secondo tempo, salto mezza difesa, aggiro Castellini allargandomi sulla destra e concludo incrociando il pallonetto sul difensore che rientra a coprire la porta. Viene giù lo stadio, ma Lattanzi pensa bene di annullarmelo, il perché lo sa ancora oggi solo lui. Lì dò in escandescenze: arrivo a strapparmi di dosso la fascia di capitano e a buttarla in terra. Lattanzi mi guarda fisso e tira fuori il cartellino rosso. Non so come ho fatto ad arrivare negli spogliatoi. Così come non so cosa mi trattenne alla fine della mia ultima partita, la finale di Coppa Italia 1977 persa col Milan, dopo 90 minuti di arbitraggio scandaloso. Mentre stavo uscendo furioso dal campo, passo vicino al telecronista RAI che sta facendo le interviste. Gli strappo quasi il microfono di mano, dico: “Vuolsi così colà dove si puote”, e me ne vado. In quei tempi non era di moda citare Dante, nemmeno nel calcio”.

QUELLI DI OGGI. “Tra i giocatori di oggi, Ibrahimovic a parte, mi piace sempre tantissimo Andrea Pirlo: quello è il giocatore che vorrei sempre mettere in squadra. E io veramente in squadra ce l’ avevo messo, visto che lo avevo portato all’ Inter, anche se poi le cose hanno preso un’altra piega. Per quanto riguarda chi siede in panchina, nessuno ha il carisma, la preparazione e la personalità di Mourinho. Per una volta, il paragone con Helenio Herrera non è campato per aria: di tutti gli allenatori del dopo HH, lui è senza ombra di dubbio quello che me lo ricorda di più. Il calcio di allora è un ricordo lontano ed è cambiato tutto, ma Mourinho ha dentro una fiamma molto simile a quella di Don Helenio. Con tutte le concessioni del caso”.

[Glezos Alberganti su La Settimana Sportiva]

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scritto da il 12 febbraio 2009 alle 11:39

Verso il derby: meno 3

A scanso di equivoci, io sono fra quelli che baratterebbero la vittoria nel derby con un’eliminazione dalla Champions piena di recriminazioni (anche ai rigori). Lo so, Moratti ci tiene tanto alla Champions, Mourinho è stato preso proprio per puntare a quell’obiettivo, ma considerando la fallimentare campagna acquisti, il quarto scudetto consecutivo rappresenterebbe un risultato straordinario.

Un derby alla quinta di ritorno non può chiudere i giochi, resterebbero 42 punti da assegnare, ma è chiaro a tutti “quanto” ci si gioca domenica sera. Ci si gioca, innanzitutto, la rivincita sulla pessima partita d’andata, quando il Milan dominò per 70′ minuti, e l’Inter rischiò l’imbarcata prima di lanciarsi in un confuso, improduttivo arrembaggio. Il Milan ci diede una lezione tattica, non dubito che Mourinho abbia studiato alcune contromisure, ma l’incertezza sul risultato di domenica sera dipende da un paio di situazioni in cui eravamo e siamo inferiori.

Penso ai calci piazzati e alle triangolazioni palla a terra al limite dell’area. Pirlo e Seedorf, Beckham e Ronaldinho sono in grado di metterci in grave affanno. Non ho particolari timori circa il recupero di Kakà: lo considero improbabile, e poi abbiamo visto che Kakà e Ronaldinho tendono a elidersi. No, la mia preoccupazione sta nella qualità di palleggio dei rossoneri, tanto più significativa se riuscissero a passare in vantaggio e potessero gestire il contropiede (solo Cordoba ha la velocità per contrastare Pato, e non è detto che Cordoba sia in campo; e se andiamo sotto nel punteggio, temo che Muntari non arrivi al novantesimo).

Dipenderà, innanzitutto, dal ritmo della partita. Sotto ritmo, il Milan è ancora fra le 2-3 squadre più forti del mondo. Nella bagarre, negli strappi e nelle accelerazioni sta la diversa cilindrata fra le due squadre, e l’Inter dovrà farla valere, “picchiano” sui punti deboli dell’avversario. Rientra Kaladze, ma la difesa del Milan non è certo insuperabile. Semmai, è la nostra manovra d’attacco che deve sfuggire alla prevedibilità, approfittando del fatto che Ibra sarà sempre raddoppiato e porterà al largo 2-3 difensori avversari.

Fra le varie decisioni che Mourinho è chiamato a prendere (Santon o Chivu? Cordoba o Materazzi, accanto a Samuel?), credo che la più delicata sia quella del partner da affiancare a Ibra. Sembra scontato il rientro di Adriano, qualcuno ipotizza la riproposizione dell’Albero di Natale visto a Lecce, ma io spero venga data un’occasione a Cruz, l’unico attaccante in grado di aprire spazi e sostenere il centrocampo. Con Cruz in campo, credo che Stankovic potrebbe incidere come un coltello nel burro.

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scritto da il 11 febbraio 2009 alle 9:50

Un po’ di cifre su Milan e Inter

gazzettaAi miracoli di Milanello Bianco siamo abituati. Sembrerà strano, ma da queste parti abbiamo dichiarato di non credere all’infortunio di Kakà. Così come non ci siamo fidati delle parole di Pellegatti, di Luca Serafini e del medico sociale, costruite ad uso e consumo dei lobotomizzati. Vedrete, insomma, che domenica sera l’atleta prescelto dal Signore, dopo un coraggioso provino, un’ultima rifinitura, con tanto di miracolo (si sa queste partite curano anche i traumi distorsivi, parole di Leonardo), sarà nell’undici titolare. Per noi cosa cambia? Penso nulla. Se ad Appiano sono sintonizzati sulla stessa linea d’onda avranno capito come funzionano certe cose.

Allo stesso modo respingiamo le vaccate di Adriano Galliani, costruite ad uso e consumo dei giornali sportivi italiani, che le pubblicano ad abuso e consumo dei lobotomizzati d’Italia. Secondo Adriano Galliani la differenza tra Inter e Milan (8 punti) sta nel diverso andamento con le piccole. Sarà vero?

Vediamo i punti persi dall’Inter:

Sampdoria-Inter 1-1 (buon pareggio, ma abbiamo subito la rimonta)

Inter-Genoa 0-0 (ogni pareggio interno con squadre che non siano Roma, Juve, Fiorentina e Milan è un’occasione persa)

Inter-Cagliari 1-1

Atalanta-Inter 3-1

Inter-Torino 1-1

In più c’è la sconfitta nel Derby, che essendo venuta contro una rivale dello stesso rango, almeno nominalmente, non può qualificarsi come occasione sprecata e il pareggio esterno a Firenze, da non disprezzare. Il bilancio dice però che con Cagliari, Atalanta, Torino, Genoa e Sampdoria noi abbiamo perso almeno 9-10 punti.

E il Milan? Dove ha perso i punti?

Milan-Bologna 1-2

Genoa-Milan 2-0

Cagliari-Milan 0-0

Lecce-Milan 1-1

Torino-Milan 2-2

Palermo-Milan 3-1

Milan-Genoa 1-1

Milan-Reggina 1-1

In più vanno aggiunti: il pareggio all’Olimpico con la Roma e la sconfitta pesante contro la Juventus a Torino.

Come si può facilmente notare, la differenza tra Inter e Milan non sta nell’andamento con le piccole, perché l’Inter, addirittura in casa, ha sprecato qualcosa come 6 punti (3 partite), che se ci fossero oggi non farebbero parlare di campionato ancora aperto, almeno per i rossoneri.

L’aspetto che conta è che il Milan ha perso la maggior parte dei punti in trasferta, e ha conquistato la maggior parte dei punti in casa contro squadre inferiori, spesso battute per un rigore inesistente (tranne le solite goleade a Lazio e Udinese). Per cui Galliani non può dire: noi abbiamo perso punti con le piccole, per il resto siamo andati bene, perché non è così.

Con la Juventus e la Roma abbiamo fatto bottino pieno, a Palermo, trasferta ostica nella quale lo scorso anno raccogliemmo un punto, uguale. I risultati e l’andamento sono omogenei e rispecchiano il reale valore delle squadre che non è dato dal comportamento con le piccole. Perché l’Inter ha perso i suoi punti maggiormente con esse, mentre il Milan oltre ad aver perso con le piccole ha perso pure con le grandi, soprattutto in trasferta (e in assenza del rigorino risolutore). La differenza è nella consistenza, cioé nella capacità di fare punti in maniera continuata, efficace, indipendentemente dall’avversario. Il Milan non è in grado di vincere un tot di partite di fila, se tra di esse c’è una classica trasferta ostica o un big-match, l’Inter ha costruito il suo primo allungo vincendo 8 partite di fila, tra cui quella con la Juventus. E questo andamento da tre anni è ciclico, nonostante le continue barzellette di Galliani.

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scritto da il 10 febbraio 2009 alle 12:38

10 febbraio 2008 – 10 febbraio 2009. Per non dimenticare.

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scritto da il 9 febbraio 2009 alle 9:30

L’Italia secondo Mou

Un Maicon è di troppo, Che Scandalo, Che regalo: l’Italia si è fermata 2 giorni (cit.). Una J**e da 10, Che grinta, Orgoglio J**e: l’Italia vive tranquilla (cit.). Siamo all’ennesima farsa mediatica: del primo goal nato da una spinta di Iaquinta e del mani nettissimo di Marchionni non sanzionato con il calcio di rigore non v’è traccia. E’ iniziata la solita campagna verso la seconda in classifica, mentre della terza si sono perse le tracce.

Le parole di Ranieri che ammette l’esistenza del rigore vengono usate contro Mourinho. Lo stesso Mourinho che a Siena aveva riconosciuto tranquillamente l’errore. Lo stesso Ranieri che a Reggio Calabria, la scorsa stagione, parlava di “punta dell’iceberg” commentando tre episodi sfavorevoli. Partita che diede il là ad una pittoresca lettera della società inviata a mo’ di protesta alla Figc. Senza contare editoriali dal titolo “Stravince Ranieri” e dal contenuto “prima con le sue scelte in campo, poi con il suo stile fuori”. Forse avrà consigliato lui l’ingresso di Terlizzi a Zenga. Il più obiettivo (sic), nella sua impostazione farsesca, è il quotidiano umoristico, che pur di non dare meriti al “settantenne” pubblica un fondo dal titolo “L’effetto Lippi”. Forse in memoria dei bei tempi furtivi.

A margine, la Snai ha deciso di quotare i giorni di stop di Kakà: i tre paladini dell’informazione riportano tre opzioni differenti: 15, 20, e (rischio) di un mese di stop. Vedremo chi avrà raccontato la verità.

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scritto da il 8 febbraio 2009 alle 12:43

Inter&Reggina vs Lecce&Milan, le pagelle

Julio Cesar 7 | Dopo l’autocritica per il goal di Bianchi ed il buon lavoro fatto in settimana (Mou dixit), sfodera una parata eccezionale sul colpo di testa di Stendardo. Attento in uscita bassa su Papa Waigo e Papadopoulos. Da brevettare l’esultanza dopo le reti siglate dai suoi compagni. Maicon 6,5 | Partita senza le sue accelerazioni a renderlo protagonista. Sbaglia un goal facile facile, ma batte la punizione dal quale nasce il terzo goal di Stankovic. Battagliero fino all’ultimo minuto. Burdisso 6+ | Terza partita consecutiva giocata con attenzione e determinazione. L’unico neo è l’essersi perso Stendardo nell’occasione più pericolosa degli uomini di Beretta. Materazzi 6,5 | Il campo bagnato gli permette di scivolare con le sue lunghe leve alla ricerca del pallone con dolo eventuale. Importante sui palloni alti. Un rientro positivo. Santon 7 | Si pensava che Mou gli avrebbe preferito Maxwell, ma parte ancora dall’inizio. Il “bambino”, protetto da un centrocampo più folto e dall’opera di interdizione continua di Muntari, sfoggia la solita calma olimpica e si permette il lusso di far segnare Figo di testa. Il suo assist è entrato comunque nella storia.

Zanetti 6,5 | E’ in partite come queste che vorresti toglierlo dalla squadra per vedere l’effetto che fa (cit.). Cambiasso 7 | Finta e passaggio per Ibra. Per essere più precisi: finta, passaggio per Ibra ed inserimento a ricevere il triangolo. Ma Ibra il triangolo non l’aveva considerato (cit.). Partita maiuscola che va ad aggiungersi alle prestazioni eccezionali di Roma (2), Catania, Torino Napoli, J**e e Palermo. Nelle vittorie più belle non manca mai. Muntari 6,5 | Il solito motorino riposato dopo una giornata ai box. Taglio di capelli a parte fa sentire la sua presenza con contrasti senza esclusione di colpi ed un dinamismo posizionale che lo ha reso importante per i meccanismi di questa squadra. Vedremo col rientro di Vieira come Mou ridisegnerà il centrocampo. Stankovic 7 | Due colpi di testa. Il primo sullo 0-0 più facile da segnare che da sbagliare. Il secondo, quello del goal, con una traiettoria fantastica e coefficiente di difficoltà elevatissimo. Questo sistema di gioco con Ibra prima punta e 5 centrocampisti esalta il suo tempismo negli inserimenti. E’ tornato quello dei tempi della Lazio, come chiedeva Mou? Raggiunto e superato, diciamo noi. Figo 6,5 |Senza il goal sarebbe stato il 6 politico della partita. Stava per uscire, ma prima voleva ribadire che Via Del Mare è uno stadio che gli porta bene. Segnò allo stesso Benussi nella sua prima stagione in nerazzurro su assist di Burdisso. Questa volta colpo di testa (un inedito), palla all’angolino destro e nulla da fare per il portiere. Viene applaudito dalla panchina con facce al limite dell’incredulo.

Ibrahimovic 7 | Assist a Deki, goal del vantaggio, calcio di rigore procurato, ammonizione rimediata, assist a Maicon che si conclude con tiro di Stankovic su Benussi in uscita e, soprattutto, tanta volontà al servizio dela squadra. Maxwell e Chivu sv | Ingiudicabili. Balotelli ? | 4 minuti per beccare un’ammonizione e saltare il derby, o meglio, la possibilità di essere convocato. Mourinho 7,5 (il migliore) | Come al solito è stato più bravo davanti ai microfoni che sul campo da gioco. Ma stavolta ha dovuto superarsi, non era semplice fare meglio del suo 4-3-1-Figo-1. La squadra si è mossa in maniera compatta e da manuale sono stati gli inserimenti dei centrocampisti in più di una circostanza. La frase: “Devo difendere la mia squadra. Se nessuno lo fa lo devo fare io” lascia spazio all’interpretazione. Chi dovrebbe farlo e non lo fa? Si riferisce ai media o alla società? Parla di “stranezze“, per evitare il deferimento. Non siamo d’accordo nell’inserire la Samp nel novero degli episodi “strani”, ma gli ultimi 3 (Muntari a Catania, mancato rigore col Torino e col Catania) sono evidentissimi. L’avversario dell’Inter? “Tutta l’Italia, non una squadra in particolare ma tutti contro di noi”. Benvenuto a bordo, José. Tagliavento 5 | Il fallo di Stendardo su Ibra era rigore. A parziale scusante la sua posizione. Dal replay fronte a Benussi, Ibra dà la sensazione di alzare il piede con rapidità sospetta. Rimane il dubbio sul suo nomen omen.

Abbiati 7 | Da quando è tornato titolare ha tolto ai milanisti uno degli alibi alle sconfitte: il “didastro”Zambrotta 5 | Da quando ha iniziato a giocare con Ronaldinho è cominciata la sua fase calante. Chi va con lo zoppo, prima o poi lo supera (cit.). Bonera 5,5 | Peccato per l’ammonizione che gli farà saltare il derby.Mal Dini 6 | Vedendo il goal di Figo ha confessato agli amici che giocherà anche la prossima stagione. Ian Culovsky 8 | Fonte inesauribile di palloni persi in fase d’impostazione. Anche questa è colpa di Cufré. Flamini 8 | Al suo posto avremmo fatto lo stesso. Rifiutare la J**e per un contratto migliore (di 2 milioni di €) e per giocare meno partite. Il nuovo Nando De Napoli. L’unica cosa che non ci torna è l’inca**atura di Wenger. Beckham 7 | Sempre detto: se avesse avuto la faccia di Mirko Conte non avrebbe neanche il 20% di quello che possiede ora. I cross sono impeccabili e le traiettorie infidamente pericolose, ma la domanda è: per chi? Attende con ansia il ritorno di Borriello. Ambrosini 3 | Chiede un rigore per un tuffo rovesciato scuola Inzaghi. L’arbitro gli dice che se lo può… scordare.

Ronaldinho 6 | Le telecamere, impassibili, riprendono il suo volto mentre esce sconsolato dal campo per raggiungere il luogo che gli ha fatto compagnia nelle precedenti 4 partite. Evidentemente “No Joga Bonito”Kakà sv | Deve sapere solo una cosa: Dio perdona tutto, tranne le sceneggiate e qualche altro reato minore. Quindi se gioca il derby è a rischio scomunica. Pato 5 | Se non ci fosse stato l’arbitro, Lanzaro l’avrebbe spennato prima della fine dei 100′ regolamentari. Per gli amanti di cornaca vera , questa è la causa del suo nervosismo. Seedorf 7 | Viste le proteste per il goal annullato, hanno trasportato in clinica anche lui per valutare la perdita di sensibilità alle mani.  Inzaghi 6 | Chi non ha pensato che tornando in 11, Superpippo l’avrebbe messa al 91esimo? Per fortuna ci siamo evitati i 2′ di esultanza. Antonini 4 | Ricordate un Inter-Siena dello scudetto dei 97 punti in cui Maicon appoggia in maniera leggiadra indice, medio e anulare sulla spalla di un giocatore avversario il quale si lascia cadere ed ottiene un calcio di rigore? Era un certo Antonini. Ieri Sestu poteva vendicarci. Di Gennaro 8 (il migliore) | Ceduto al Genoa in comproprietà per riportare Borriello a Milano. Le strategie di Bronzetti e Galliani. Caressa 2 | In certi frangenti sembrava Pellegatti, in altri l’avvocato del Diavolo. Probabilmente la moglie lo aveva minacciato con un: “a letto senza cena”.

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scritto da il 7 febbraio 2009 alle 23:03

Mourinho: “Devo difendere la mia squadra”

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scritto da il 7 febbraio 2009 alle 10:53

Da Lecce parte la sfida al Milan

C’è poco da fare: la partita col Lecce è sicuramente importante, ma siamo già entrati in clima derby. Oggi ci sarà, piuttosto, il responso all’annosa domanda: quanto ci ha danneggiato il pareggio interno con il Torino? Se dovessimo passare a Lecce il pareggio di domenica sarà dimenticato, con un risultato negativo cresceranno i rimpianti, soprattutto in vista del Derby, che poteva essere affrontato con meno peso sulle spalle.

Il momento del Lecce è positivo: ha conquistato 8 punti nelle ultime 5 partite, esattamente come l’Inter, che però è squadra di alto livello. Beretta lo conosciamo, non ama scoprirsi, ma ho già ripetuto che la questione tattica delle squadre chiuse ha poco senso, se siamo noi i primi a non allargare il gioco.

La partenza di Quaresma e Dacourt toglie alibi a Mourinho, che si trova a gestire una rosa più ristretta, soprattutto nelle opzioni offensive. La convocazione di Balotelli (Mou si è detto soddisfatto del suo approccio in allenamento) fa da preludio ai prossimi rientri di Patrick Vieira e Walter Samuel, fissati per la sfida con i cugini. Nella lista però sono presenti anche Mancini, Figo e Jimenez, per cui è veramente strano pensare che uno dei due non possa essere schierato titolare. Ma siamo alle supposizioni. La squadra ha dimostrato di digerire meglio un modulo che predilige il dinamismo e la fisicità, dipende, insomma, dalle condizioni di Stankovic, che in molti danno titolare, ma che non rischierei così facilmente. Dietro potrebbe rientrare Chivu, ma l’opzione Burdisso resta comunque valida, con la conferma di Santon a sinistra e Maicon a destra. Muntari, Stankovic, Zanetti e Cambiasso formano il centrocampo titolare, mentre non è da escludere l’inserimento di Mancini affianco a Ibrahimovic, per cercare di allargare il centrocampo e chiudere gli spazi agli incursori di Beretta.

Dal canto suo il Lecce giocherà col coraggio che l’ha portata a raccogliere, a Via del Mare, la maggior parte dei punti. Tutto dipenderà dal nostro atteggiamento: se siamo quelli di Catania si vince senza problemi. Se siamo quelli di San Siro (tranne rare eccezioni) diventerà problematico affrontare anche il Derby.

Una cosa è certa: Branca ha parlato in settimana e ha dichiarato che arriveranno due acquisti di qualità. Forse ci si è finalmente convinti che il numero non fa la forza, e che servono almeno due innesti di livello superiore per poter ambire alle glorie europee. Dunque mi aspetto un girone di ritorno nel quale facciano la loro parte Santon e Balotelli, provando a inserire lentamente qualcun altro, per sposare il progetto Manchester United che a me sta molto a cuore. Venti giocatori più i portieri: giocatori giovani, meno inclini all’infortunio, con voglia di migliorare, 2 fuoriclasse da aggiungere a Ibra e Maicon nella zona sensibile del campo (un centrocampista di qualità e una punta di valore assoluto) e il contorno attuale di giocatori buoni, che sanno far gruppo.

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