Inter – Manchester United – il prepartita

Inter – Manchester United – San Siro 24 Febbraio ore 20:45.

I più e i meno delle due squadre:

Inter Più: Per la prima volta in quattro anni arriva alle eliminatorie della Champions quasi al completo e con una condizione in crescendo. Lo scorso anno, dopo Dubai, la squadra era a pezzi, non correva, c’erano diversi infortunati e molti punti interrogativi, Ibra era più out che in, ed era in atto il dissidio tra Mancini e il dott. Combi. Quest’anno siamo più fortunati. Mancherà Samuel, ma possiamo accontentarci guardando alle assenze dello United.

Inter Meno: Chi ci assicura che basti tutto questo? Il gioco espresso non è mai stato brillantissimo (attenzione: non ho scritto bello, che è diverso). La squadra ha sofferto nel finale col Bologna e nel finale con il Milan, ma dopo 70 minuti di totale controllo. La condizione fisica non c’entra nulla. Forse la squadra si sente troppo sicura. E contro il Bologna o il Milan un certo tipo di atteggiamento può bastare, col Man UTD la concrentrazione e la pressione devono essere costanti.

Man UTD più: Lo scorso anno Ferguson fece ruotare i giocatori prima degli scontri con la Roma, preferendo gli impegni inglesi. Stavolta ha fatto giocare mezza squadra, ma ha diverse opzioni offensive, che gli trasmettono tranquillità. Una su tutte? Un Giggs in condizione strepitosa, che può assicurare venti minuti di grande vena. E una sicurezza che, a differenza della nostra, non diventa mai spocchia e poggia su successi internazionali consolidati.

Man UTD meno: La difesa è dimezzata. Col Milan nel 2007 mancavano 3/4 della difesa. Adesso i sicuri titolari sono Evra e Rio Ferdinand, ma con un buco nel mezzo molto evidente che potrebbe costringere Sir Alex Ferguson a esperimenti dell’ultima ora, si tenta il recupero in extremis del giovane Evans. O’Shea potrebbe farcela. Ma nel dubbio sulla destra potrebbe arretrare Fletcher.

Gli allenatori: la sfida è tra le più piccanti del calcio moderno. Josè Mourinho è in vantaggio sul collega scozzese in termini di scontri diretti, tra i quali spicca il celebre ottavo di finale della Champions League del 2004, che spalancò ai biancoblu del Porto la strada verso il trionfo di Gelsenkirchen. Mourinho si considera amico del collega e dice di stimarlo, anche di recente sir Alex ha dichiarato che il portoghese sarebbe il miglior successore nella panchina dei Red Devils. Inutile dire che ci sarà un match nel match.

La Tattica: Il Man UTD ha vinto la Champions League dello scorso anno con il catenaccio duro e puro, a partire dalla difficile sfida dell’Olimpico contro la Roma. Spesso si sono visti Rooney e Tevez rientrare per coprire, col solo Ronaldo pronto a ripartire per le vie centrali in contropiede. Con Berbatov hanno colmato la lacuna creatasi con la partenza di Ruud Van Nistelrooy.

Ma la sagacia tattica di Ferguson non si risolve solo nell’uso delle ali in ripiegamento (di moda in Inghilterra): i mediani fanno molto filtro e percussione e Scholes rimane un elemento di lusso nella manovra. Tiene palla, sa concludere e dettare i tempi, creando sempre la superiorità numerica a ridosso dell’area. Tuttavia il rosso potrebbe non partire titolare, proprio per dare spazio a Giggs e Park, in un centrocampo larghissimo e intasato. Esattamente come se lo aspetta il tecnico dell’Inter. Da tenere d’occhio Carrick, centrocampista moderno e sottovalutato.

Mourinho si considera un motivatore eccezionale, degno di queste sfide e basta sentirlo parlare per capire che non pecca di immodestia. Negli anni scorsi siamo andati a giocare senza la forza mentale necessaria, l’ha ribadito pure Stankovic. Malissimo come approccio nel ritorno di Valencia, dove non forzammo mai i ritmi, se non nell’inutile assalto finale, ancora peggio a Liverpool. con una squadra imbottita di terzini, che pur non concedendo nulla di pericoloso, non riusciva mai a ripartire. Se domani Mourinho dimostrerà di aver inculcato ai giocatori il coraggio di affrontare a viso aperto avversari blasonati, come facciamo in Italia, metà dell’opera sarà compiuta. Si potrà perdere e uscire, ma con un contegno commisurato alla nostra attuale identità di squadre vincente.

Le sfide nella sfida.

In Inghilterra si aspettano molto dallo scontro titanico tra Evra e Maicon, ex compagni di squadra al Monaco. Entrambi sono molto migliorati sotto l’aspetto difensivo, anche se Maicon atleticamente lo sovrasta. Molto dipenderà dal centrocampo, a meno che le emergenze non costringano Sir Alex a dirottare il francese al centro.

Ronaldo-Ibrahimovic: le grandi stelle si lanciano segnali, con interviste nelle quali ribadiscono la fiducia nei propri mezzi. Ma quanto conta il singolo in queste sfide? Moltissimo, soprattutto se la partita è tirata. Ronaldo è più risolutore, egoista di Ibra, che quando è in giornata crea spazi per i compagni, oltre che concludere. Ibra deve anche sfatare il falso mito che lo vuole in difficoltà nelle sfide che contano. In verità in questi anni è mancata tutta la squadra come approccio e non ho dimenticato le critiche trasversali lanciate a Mancini dopo la grigia gara di Anfield.

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