Il dialogo con la coscienza
“Non conosco i loro rapporti (con Galliani, ndl), non so quale confidenza ci fosse. Mi stupisce di non trovare tante telefonate, non solo quelle di Galliani. Moggi aveva tanti amici. Erano tutti amici del nostro direttore, erano tutti contenti. Moggi sapeva gestire tanti calciatori, faceva bene tante cose, tutti sapevano della sua potenza. Prima aveva tanti amici, riceveva oltre 400 telefonate al giorno, ora molta gente non chiama più, questo dispiace. La J**e in B? Per il momento sono chiacchiere, ognuno dice la sua, ci sono delle indagini in corso, è giusto che vadano avanti fino in fondo e se qualcuno ha sbagliato pagherà. Io comunque ho con la Juve un contratto per altri due anni, quindi personalmente non ho nessun problema. Fabio Cannavaro, 24 maggio 2006. “Personalmente” amico di Moggi e degno capitano dell’Ita(g)lia Campione del Mondo.
“Lo scudetto all’Inter? Io lo scorso anno li ho battuti sul campo due volte. Sarò impopolare, ma i due scudetti tolti alla Juve li sento miei: li ho vinti giocando e credo che nei confronti della Juve ci sia stato un accanimento. Era una squadra antipatica perchè vinceva tanto”. Fabio Cannavaro, 31 agosto 2006. “Personalmente”, con due anni di contratto… al Real Madrid, soffre di amnesie. Non era (in) lui quando, con tanto di faccione incredulo, protestò per il goal annullato da De Santis in un celeberrimo J**e-Parma 1-0.
“Per come abbiamo giocato, per quello che abbiamo dato, per le emozioni che abbiamo provato, io mi sento ancora campione d’Italia con la Juventus”. Zlatan Ibrahimovic, 27 gennaio 2007. Uno dei motivi, Raiola a parte, per cui la sua avventura all’Inter verrà archiviata come una storia di sesso (e non d’amore).
“Quando parlo a mio nome la cosa è chiara, ho giocato e ho vinto due scudetti. Dopo, per la società di calcio è differente. Per me giocatore so esattamente cosa penso, non ho bisogno che sia scritto “Thuram ha vinto due scudetti o non ha vinto due scudetti”. Lilian Thuram, 16 gennaio 2009. Per la società di calcio è differente. E per una associazione a delinquere?
“Moggi, Giraudo e Bettega continuano ad essere miei amici. Gli scudetti che hanno tolto alla Juventus sono stati vinti sul campo. In campo abbiamo sempre giocato per vincere e io non ho visto tutti questi favori”. Fabio Capello, 27 gennaio 2009. Non vede bene. Marcello Lippi ha scelto Try.
“Con la Juventus di Capello ho vinto due scudetti, poi tolti. Per me non cambia nulla, io so quello che ho fatto, vinto e meritato nella mia vita. Ho delle mie convinzioni e nessuno me le toglierà, al di là di quello che può venir fuori dal processo e dalla giustizia. Ognuno di noi dentro di sè ha una coscienza con la quale dialoga, ognuno di noi sa quello che ha guadagnato sul campo in maniera meritata.” Gianluigi Buffon(e), 27 febbraio 2009. Anche qualcun altro è convinto di aver comprato legalmente la Mondadori. Processo e giustizia non contano. La coscienza di Buffon(e) è caduta in depressione.
“Tutti noi abbiamo sempre dato il massimo, in allenamento e in partita, e adesso ci troviamo con due scudetti in meno per colpe non nostre. Sì, sono tradito e deluso”. Gianluca Zambrotta, 28 febbario 2008.
“All’inizio ho pensato che fosse la solita bolla di sapone creata per distrarci. Invece era una cosa molto più seria e con il tempo capii che non sarebbe finita con l’estate. Tutto ciò che avevo fatto in campo veniva dimenticato, azzerato, cancellato“. Gianluca Pessotto, 17 dicembre 2008
Sarai il futuro capitano dell’Inter?
Secondo te l’Inter soffre ancora il “blocco psicologico da Champions”?
Credete di avere già metà dello scudetto in tasca?

Inter all’All Star Game?
Poco prima dell’inizio della partita, un grosso striscione esposto dalla curva rossonera ostruisce la visuale degli abbonati dell’Inter nell’anello sottostante. Qualcuno da sotto tenta di danneggiare lo striscione, e dalla curva parte un manipolo che scende nel primo anello blu per vendicare l’affronto. Per ritorsione, un gruppo di ultrà milanisti tenta di impossessarsi dello striscione della Banda Bagaj, che in occasione del derby ha trasferito i suoi iscritti -tra cui donne e bambini- in quel settore. Volano i pugni. Gli steward sono pochi e presi in contropiede: Virgilio e i suoi amici si difendono, e i milanisti non riescono a sottrarre lo striscione. Nella colluttazione Virgilio è colpito da un pugno a un occhio, ed è subito evidente che sia successo qualcosa di grave. Viene trasportato al Fatebenefratelli nel reparto Oftalmico: il pugno –probabilmente con l’ausilio di un tirapugni o di un anello- gli ha letteralmente tagliato l’occhio in due. Viene operato il giorno dopo: il nervo ottico non è stato leso, scongiurando l’asportazione dell’occhio. Ma dopo l’intervento le condizioni restano critiche, al punto che in questa fase lo staff medico non azzarda previsioni sul recupero graduale della vista.
“Non so come reagirei, al pensiero che i miei bambini vedano una scena del genere allo stadio, e che magari la vittima di tutto questo possa essere loro padre. Non riesco davvero a immaginare la mia reazione”. Me lo ha detto un amico stasera. Penso alla piccola Alice e alla paura che ha provato vedendo il suo papà ridotto in quello stato, e non riesco a immaginarlo nemmeno io, che non ho figli. Mentre il pensiero e tutta la nostra solidarietà vanno a Virgilio, resta una nota di fondo molto simile alla beffa, sfogliando i titoli dei giornali di questi ultimi giorni. “La Mano Sullo Scudetto”, “La Porta In Faccia”, “La Mano E’ Pulita”. Una mano in faccia, appunto.
Dal 2006 a questa parte, cioé da quando si gioca ad armi pari, l’Inter domina in Italia. Questo dominio è stato talmente eloquente, che per sanarlo, i nostri avversari si sono tributati premi mai visti prima (tipo: campionato morale, la promozione dalla B alla A premiata in campo, il corteo per un pallone d’oro, esplosioni di gioia per Cicinho, una spettacolare presentazione per un prestito), un po’ come quando l’Inter dominava contemporaneamente anche nel mondo e ci si inventava le benedette Coppe delle Alpi. In ogni caso abbiamo assistito a questa tendenza che si può riassumere in una frase: a Milan e Juve – qualunque cosa accada – non va mai male*.
Il raffronto concreto poi sbiadisce se consideriamo che Mourinho, nuovo acquisto azzeccato dalla società, ha imposto un primo svecchiamento della rosa, integrando un ragazzo come Santon e impostando una difesa non più basata su Materazzi e Cordoba – gli anziani – ma su Chivu, Samuel e in seconda battuta Burdisso. Dacourt è stato ceduto, mentre ci sono serie riserve su Crespo e Cruz. I soldi non sono stati spesi benissimo: Mancini e Quaresma sono stati bocciati, ma c’è tempo e modo di recuperarli. Muntari è un acquisto condivisibile. Al contrario, a Febbraio del 2009, il Milan si interroga su una pesante ricostruzione che parte dal cambio dell’allenatore. Ma poi? E’ chiaro che per portare la difesa a livelli accettabili, non basta Thiago Silva, per quanto bravo e di prospettiva. Ma le lacune cominciano a intravedersi anche in altri settori. Tolto Pato l’attacco ha poco da dire, Borriello è sempre out, ma è pur sempre Borriello, un onesto giocatore e niente più. A centrocampo i limiti del trio Pirlo – Seedorf – Ambrosini appaiono oramai evidenti e si tende a ripetere l’errore compiuto in difesa: dar fiducia a giocatori incostanti, bloccati dagli infortuni, che invecchiano e nessuno se ne accorge (Gattuso è del 1978, Ambrosini del 1977, Seedorf del 1976) o tutti fanno finta di nulla.
