scritto da il 16 gennaio 2009 alle 9:23

La lamentatio funebris del geometra Galliani e le tentazioni

Se non ci fossero in campo Berlusconi & Galliani si potrebbe credere a un’evenienza del caso, invece fa tutto un filotto, se mettiamo insieme gli elementi e proviamo a dare una spiegazione logica.

1) La scorsa estate il Milan si svena per la seconda volta in pochi mesi acquistando Ronaldinho e spendendo, di fatto, i soldi ricavati da Shevchenko. Gli incassi realizzati dalla Champions sono stati spesi in Oliveira e altri giocatori di contorno.

2) L’acquisto di Beckham ha ovviamente un carattere mediatico. Ma cosa denuncia nel complesso? La volontà della proprietà di non finanziare più la squadra con l’aumento di capitale. Il Milan deve gestirsi da solo (Berlusconi – a sentire l’interessato – voleva Luciano Moggi per questo: vincere spendendo poco).

3) La cessione di Kakà. Il punto principale è quello di evitare di apparire responsabili del misfatto, in pratica si sta cedendo il miglior giocatore, quello sul quale puntare a occhi chiusi e che ti può salvare una stagione. Non solo, Kakà è sicuramente uno che ti chiede l’aumento ogni anno, ma se il mercato dei primi 5 giocatori al mondo è quello, il Milan per tenerlo si deve regolare.

4) Kakà di sua iniziativa non andrebbe mai al Man City. Al Real Madrid si, ma al City solo se veramente lo vuole la società. E’ comica la situazione dell’astronave madre che tenta di dissuadere il fuoriclasse brasiliano. In realtà il Milan ha già deciso di cederlo. Se il giocatore è d’accordo bene, altrimenti resta. Ma sarà difficile valutare l’impatto di un’offerta irrinunciabile del Real Madrid, per esempio, squadra di ben altro peso e fascino. Per cui al Milan hanno pensato: o adesso o mai più.

5) Dal punto di vista del City l’affare è perfetto, se ci sono i soldi. La squadra fa schifo, è vero. Ma non corrisponde a realtà dire che i soldi da soli non fanno nulla. Il Chelsea era una squadra mediocre, che pian piano è diventata di buon livello. L’arrivo di Abramovich le ha consentito di prendere un allenatore migliore del precedente, dei giocatori di livello continentale, uno staff manageriale all’altezza. Risultato? Scudetti e coppe con la Champions persa per una scivolata…

6) Ai tifosi dovrà essere spiegato che i soldi non verranno spesi per acquistare Lineker, Waddle, Eusebio, Cantona e Sammer. Sono ex palloni d’oro o grandi giocatori, ma già in pensione. La tentazione è forte immagino. Per esser realisti invece diciamo che con Thiago Silva e Mattioni una ricostruzione è già in atto.

E l’Inter? Mi stava venendo un dubbio. Che Moratti fosse leggermente invidioso di Galliani e dell’assegno multimilionario che sta per arrivargli. Perché? Perché 110 milioni non sono bruscolini nemmeno per dei miliardari come Berlusconi e Moratti e perché il calcio è davvero un lusso che solo il calcolo personale o il tifo possono ritenere vantaggioso.

Se fosse arrivata una cifra simile per Ibrahimovic, nei panni di Moratti avrei accettato, a patto che fosse stata reinvestita per migliorare la squadra. Il vero problema è che fondamentalmente Kakà e Ibra sono insostituibili e in una situazione di bilancio pesante come quella delle milanesi, ogni sostituto è un ripiego e la tentazione di tenersi i soldi per mettere a posto il bilancio, oltre che potente, è persino saggia.

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scritto da il 15 gennaio 2009 alle 19:17

Anno nuovo, roba nuova

In ogni bar che si rispetti c’è una copia della Settimana Enigmistica a disposizione dei clienti. Bauscia Cafè poteva essere da meno? Ovviamente no.

E allora oggi proponiamo agli avventori un quiz dell’Interista Enigmista: trova le differenze.

Il premio per i vincitori sarà una versione rinnovata e sempre più ricca di Bauscia Cafè.

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scritto da il 14 gennaio 2009 alle 20:35

Cambiasso come Superman: ma deve giocare basso

CambiassoDopo il fortunato debutto (sotto la gestione Mourinho) con gol di Cambiasso da vertice alto del rombo, si è riaperto un vecchio dibattito mai sopito tra i tifosi nerazzurri: dov’è che Cambiasso rende al meglio? C’è chi dice trequartista, chi vertice basso, chi mezzala. E’ ora di affrontare la questione chiaramente.

Vi racconto un episodio: lezione di microeconomia, il prof deve spiegare un concetto che a molti spesso risulta ostico e ci fa un esempio (riportato anche da Lieberman, per i “tecnici” del campo).
Prendete Superman. Un uomo con i suoi poteri, con le sue capacità, cos’è che non potrebbe fare? Nulla. Potrebbe fare qualsiasi cosa, e farla meglio di qualsiasi altra persona. Tagliare la legna, per esempio. Qualcuno potrebbe tagliare più legna e più velocemente di Superman? Nessuno. Però sceglie di salvare il mondo. Perchè nel salvare il mondo è molto più bravo di chiunque altro. La differenza fra come salva il mondo lui e come lo salverebbe un’altra persona è infinitamente maggiore della differenza fra come taglia la legna lui e come la taglierebbe un’altra persona. Questa differenza si chiama utilità marginale

Ecco. Cambiasso è Superman.
E’ un centrocampista totale. In un campo di calcio, fasce escluse, può fare tutto. E qualsiasi cosa fa, la fa bene. E’ un bravo regista, un ottimo incursore, una mezzala splendida, un metodista pulitissimo. Il punto è: dov’è che è veramente insostituibile?
Sono anni che diciamo che Cambiasso è uno dei migliori centrocampisti del mondo. Bene: in quale ruolo Cambiasso si è affermato come uno dei migliori centrocampisti del mondo?
Esattamente: vertice basso del rombo.

CambiassoE’ vero, da lì si inserisce di meno e non può sfruttare una delle sue eccezionali doti, ma c’è qualcuno che sa tenere uniti centrocampo e difesa come Cambiasso?
C’è qualcuno che sa dettare i tempi del rombo come Cambiasso?
C’è qualcuno che sa offrire il dinamismo e la rapidità di pensiero -oltre che di azione- di Cambiasso?
C’è qualcuno che sa essere concentrato 90 minuti su 90 come Cambiasso?
C’è qualcuno che garantisce la pulizia e la lucidità negli interventi fondamentale in quel ruolo, come Cambiasso?
No, non c’è.
Non c’è Chivu, che partecipa molto meno alla manovra e rischia di spezzare la squadra.
Non ci sono Vieira e Muntari, molto più fallosi e con più passaggi a vuoto del Cuchu.
Non c’è Stankovic, che non ha la stessa capacità di difendere e di tappare i buchi che si possono creare in difesa.
Non c’è Zanetti, che non ha la stessa visione di gioco.

Quello che fa Cambiasso davanti è molto meno “speciale”. Muntari da mezzala fra Cagliari e Genoa ha avuto 4 palle gol e ha preso un palo, per dire…oltre ai 3-4 gol già segnati quest’anno. Stankovic da vertice alto offre molto più dinamismo del Cuchu e, anche se magari è meno letale negli inserimenti, sa essere decisamente più pericoloso nei tiri da fuori. Lo stesso Vieira, quando ha giocato, ha dimostrato di sapersi inserire molto bene, di poter essere pericolosissimo in zona gol e di poter sfruttare appieno la sua enorme tecnica da mezzala. Per non parlare di Zanetti e della sua innata capacità di coprire le avanzate del Colosso.

Insomma…è tutta questione di utilità marginale.
Quella di Cambiasso è sicuramente massima da vertice basso.

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scritto da il 13 gennaio 2009 alle 16:24

Primo: ritrovare il gioco

burdissoQuei geniacci della Lega Calcio hanno deciso in estate che dovevano essere abolite le teste di serie. Ben fatto, almeno per il campionato, che si gioca su due gironi all’italiana. Molto relativo e sciocco è stato applicare il meccanismo alla Coppa Italia, nel senso che prima si garantiva alle squadre meglio piazzate in campionato di poter disputare due tabelloni diversi. Un po’ come si fa nel tennis: questo quadro ha prodotto 4 finali di fila simili, determinate non solo dai piazzamenti di Inter e Roma, ma anche dalle cadute improvvide delle avversarie via via incontrate (nel 2005 la Juventus fu fatta fuori dall’Atalanta e il Milan dall’Udinese, nel 2006 la Roma fece fuori la Juve, il Palermo sistemò il Milan).

Non avrà mai pertanto lo stesso fascino della mitica F.A. Cup (torneo ad eliminazione diretta, con sorteggio integrale e aperto a tutte le divisioni professionistiche), ma nemmeno della Carling Cup, la cosiddetta Coppa di Lega. Però la Coppa Italia da anni assolve a una funzione particolare: far sfogare quelli che giocano meno, in calendari congestionati da incontri ogni tre giorni, molti dei quali, per le grandi squadre, decisamente più appetibili. La famosa formula per migliorarla esiste, ma non è questa la sede.

L’Inter, in veste di vicecampione, e quattro volte finalista, sfida la fresca squadra di Gasperini. Volendo sintetizzare al massimo il mio pensiero, io direi che da Mourinho e dai ragazzi ci aspettiamo soprattutto il ritorno del bel gioco ammirato contro Napoli, Juventus e Lazio. L’assenza di Stankovic nelle partite di domenica scorsa e col Siena ha inciso e non poco, in quanto Deki ha veramente la capacità di aggredire e impostare, tenendo corti i reparti (con un lavoro in sincrono con Cambiasso, dall’altra parte del campo). Il Genoa, in ques’ottica è un test probante. Mi importa poco del risultato, voglio passare il turno sia chiaro, perché vincere dà soddisfazione, ma sono interessato a vedere un buon calcio. Palla bassa, corta, gioco sulle fasce e pressing alto. Basta con le palle lunghe verso Ibra o Adriano.

Lo scorso anno, ai primi segnali di cattivo gioco, dicemmo che fu colpa del buen ritiro a Dubai, ricordate? Questa scusa non l’abbiamo, più o meno la squadra è al completo e ci sono problemi non legati all’aspetto meramente tecnico. Rimane da ritrovare il bel gioco e quella sensazione di onnipotenza che il bel mese di dicembre ci aveva regalato.

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scritto da il 12 gennaio 2009 alle 11:42

Pagella dello juventino medio

Alex vaneggiaDIRITTO: 3
Lo studente non ha recepito alcuni concetti chiave ribaditi più volte nel corso dell’anno scolastico, primo fra tutti l’indipendenza della giustizia sportiva da quella ordinaria. Lo studente non ha in particolare compreso che l’art. 1 del codice di giustizia sportiva prevede la condanna in caso di violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità, e che una condanna a livello sportivo non viene inficiata da eventuali assoluzioni in un processo penale, per il quale si necessitano prove inconfutabili della commissione di reati. Dare schede SIM straniere agli arbitri per non essere intercettati potrà non essere di per sé un reato, ma certamente viola l’art. 1 e/o l’art. 6 del codice di giustizia sportiva. Lo studente ha poi recepito come vere dichiarazioni erronee (e sconsigliate dall’insegnante) del tipo “Quella sportiva è stata costretta a prendere decisioni in un tempo breve, quando c’era anche una campagna negativa nei confronti della Juve, tanto amata ma anche tanto odiata. Alla conclusione del processo penale – ha aggiunto – se gli imputati saranno assolti, sarà difficile tornare indietro e farci ridare quello che la giustizia ci ha tolto, ma lo diremo ad alta voce. Il passato però è passato, deve servirci solo per fare meglio nel futuro”che, nonostante siano precedute da un lodevole “La giustizia sportiva è una cosa, quella penale un’altra” sbagliano nel ritenere il fattore tempo (e non la differenza dei due ordinamenti) come causa della condanna sportiva a fronte di un’eventuale assoluzione penale. Lo studente poi non ha compreso che una condanna più lieve rispetto alle richieste del PM non è un’assoluzione, che se un soggetto fosse assolto per un processo penale non solo non deve essere assolto per forza dal diritto sportivo, figurarsi se stiamo parlando di processi diversi (processo di Calciopoli sportivo paragonato al processo GEA penale). Pertanto l’alunno ha dimostrato un’impreparazione che, sebbene condivisa da buona parte della classe, è frutto di scarso studio e di letture di fonti alternative ai libri di testo, del tutto inattendibili e faziose sconsigliate a inizio anno.

STORIA: 2
Lo studente ha fatto scena muta nella maggior parte delle interrogazioni avvenute nel corso dell’A.S., in particolare non ha risposto alle seguenti domande fondamentali nel corso di storia nera del calcio italiano (tra parentesi le risposte):
-Perché nel 1974 il Verona è stato retrocesso dalla giustizia sportiva in Serie B? (perché il suo presidente aveva mentito, negando una telefonata avvenuta con l’ex attaccante del Verona in forza al Napoli, Clerici, e solo in un secondo tempo confessando che la telefonata ci fu. La punizione avvenne nonostante non fu mai provato che lo scopo della telefonata fosse quello di corrompere il giocatore a non impegnarsi contro la sua ex squadra. Nessun processo penale fu mai avviato)
-Perché, sempre nel 1974, il Foggia fu penalizzato di 6 punti? (Per avere semplicemente regalato 3 orologi alla terna arbitrale prima di Foggia-Milan, ma senza avere avuto chiesto agli arbitri di determinare il risultato della partita stessa a favore del Foggia. La cosa di per sé non aveva nemmeno rilevanza penale)
-Cosa accadde il 22 dicembre 1980? (Il giudice penale, complice il vuoto normativo sulla frode sportiva, assolse tutti gli indagati del famosissimo scandalo del Calcioscommesse “perché il fatto non sussiste”, ma nessuno si sognò mai di chiedere la cancellazione delle pesanti condanne sportive inflitte a Milan, Lazio, Bologna, Avellino, Perugia, Palermo, Taranto e ai tanti giocatori, famosissimi, nazionali come Paolo Rossi, Giordano e Manfredonia. Anzi, l’opinione pubblica di allora protestò indignatissima contro le assoluzioni penali, non contro le condanne sportive)

MATEMATICA: 2
Lo studente ha per tutto il corso dell’anno dimostrato di non sapere effettuare normali sottrazioni. Riportiamo in calce il compito in classe nel quale ha scritto 29-2=29 e addirittura, su suggerimento dalla zia Alex e dal nonno Rutto Sporc il giorno 12 gennaio 2009, 29-2=30

CONDOTTA: 0
Lo studente ha spesso, durante il corso dell’anno scolastico, interrotto le lezioni per contestare le spiegazioni dell’insegnante, brandendo organi di stampa dalla testata contraddistinta da un eloquente color marrone come prova delle sue dichiarazioni, nonostante la testata medesima fosse stata bandita dai libri di testo ufficiali in quanto troppo faziosa e irrealistica a livello di una fiction (addirittura qualche mattina fa brandiva una stampata su foglio A4 di un blog di sedicente giornalista con sopra scritto “Assolti i Moggi” il giorno dopo la condanna dei Moggi stessi). Lo studente ha poi, con la schiuma alla bocca, cercato di proferire parole dal significato chiaramente satanista (guidorossitronchettilpassaportodi recoba) con il tentativo di fare la macumba agli insegnanti, e ha minacciato ulteriori atti teppistici in classe nel caso in cui nei futuri processi penali i suoi riferimenti culturali venissero assolti, o anche condannati a pene più lievi di quelle chieste dal PM. In conclusione, lo studente al di là dei chiari insuccessi scolastici, si è contradistinto per arrgoganza, violenza verbale e minacce, pertanto ne richiediamo l’affidamento ai servizi sociali, oltre ovviamente alla ripetizione dell’anno sportivo.

[Watchdogs su calciolandia]

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scritto da il 11 gennaio 2009 alle 9:36

Inter-Cagliari, falsa partenza

mourinhoC’è poco da dire: abbiamo portato via un punto da casa nostra in una partita molto strana, che ha cambiato bussola e orientamento proprio quando sembrava che stessimo per farla nostra.

L’Inter di ieri ha mostrato quali sono i suoi limiti attuali: senza Stankovic e Maicon si perde in dinamismo, nonostante l’ottimo Zanetti del finale del primo tempo. Ma c’è stata poca aggressività nel mezzo, con Muntari che ha subito un colpo o avvertito un dolore ed è sembrato svuotarsi improvvisamente, mancando una marea di passaggi e arrivando sempre un secondo dopo. Cambiasso è stato preso nel mezzo della morsa Conti – Cossu, non riuscendo a svolgere bene il suo classico lavoro di raccordo.

Il Cagliari è squadra che gioca bene, lo sapevamo tutti e per questo non mi sento di gettare addosso la croce ai nostri giocatori, può capitare. Acquafresca ha dimostrato di essere un attaccante vero, ma se non approfittava dell’unico errore stagionale di Walter Samuel probabilmente si commentava una vittoria.

Nemmeno sbagliate sono sembrate le scelte di Mourinho, almeno quelle iniziali e la sostituzione di Cordoba con Quaresma nell’intervallo: fino al gol del vantaggio rossoblù l’Inter aveva conquistato campo, allargando la manovra e mettendo in seria difficoltà i sardi. Ma è girato tutto male. Tuttalpiù è discutibile la scelta molto rischiosa di buttare nella mischia Crespo e Mancini, sguarnendo la difesa a venti minuti dalla fine. Io ho sempre saputo che un risultato va tenuto aperto, e ieri il Cagliari ci ha graziato, non chiudendo la partita come meritava.

Però Mourinho è fatto così, è una specie di segnale che manda alla squadra e alla fine ci stava pure per scappare la vittoria, sebbene non meritata. Onore al Cagliari dunque. Venivamo da 8 vittorie di file: essendo scontata la vittoria della Juventus contro i nipotini del Siena, c’è poco da dire. Bisogna immediatamente riprendere la marcia.

Note positive: Crespo, Zanetti e Julio Cesar. Il portiere era apparso sotto tono nelle ultime uscite, ma ieri ha restituito sicurezza al reparto, chiudendo la porta in faccia agli scatenati attaccanti di Allegri. Crespo ha dato la svolta alla manovra di attacco, nella ripresa, procurando il gol di Ibrahimovic e provando a farsi largo nei cross troppo spesso sballati. Il Capitano è stato l’anima dell’Inter nel primo tempo, mentre nella ripresa ha tenuto su un reparto che aveva nel rientrante Chivu il perno principale. Bene, come sempre, Cordoba e Samuel.

In ripresa
: Quaresma e Figo. Figo nella prima negativa mezzora del primo tempo, caratterizzata da un gioco sterile e inconcludente, era l’unico che metteva palla a terra e provava a dialogare, quasi sempre con Zanetti. Quaresma ha si sbagliato qualche cross, ma ha sempre saltato l’uomo e procurato punizioni. Chissà che un impiego maggiore non ce lo restituisca totalmente. Discreta pure la prova di Chivu, almeno quando gioca difensore e non sperduto in mezzo nella terra di Nessuno.

Male
: Muntari, Cruz, Cambiasso, Maxwell. L’esterno brasiliano, complice l’assenza di Maicon, avrebbe dovuto alzarsi e proporre un gioco offensivo, che si è visto in una sola occasione, nella ripresa, su imbeccata di Figo. Cruz è apparso lento, impreciso, impacciato. Ha gettato alle ortiche un contropiede due contro due, ha fatto tacchi insensati, è sempre caduto in terra quando serviva buttare la palla dentro, come nel secondo tempo, sull’azione di Maxwell. Di Muntari e Cambiasso abbiamo già detto sopra.

Nel complesso una prova opaca, poca concentrazione, da archiviare immediatamente.

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scritto da il 9 gennaio 2009 alle 0:20

Come nascono i bauscia?

I8861La notizia arriva così, al commento numero 344 del post precedente e uno ci rimane. Ci si conosce per caso in rete, per strani giochi del destino ci si incontra su un blog, si stringono amicizie e si fanno conoscenze più o meno profonde, ma fino a notizie come queste siamo nick e avatar.

Commenti come il 344 al post precedente ci fanno capire che quei nick, quegli avatar sono persone vere.

E in fondo, per quanto poco ci si possa conoscere, si stringe il cuore per la contentezza che qualcuno abbia voluto condividere una notizia così grossa ANCHE con noi.

CONGRATULAZIONI KELLI!

E mi raccomando, ho già ordinato il minikit neonato nerazzurro, lo fanno solo da bimbo, va bene uguale?

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scritto da il 7 gennaio 2009 alle 15:14

Inter Cento per Cento – 100 racconti in 100 anni

100x100E’ sempre difficile scrivere la recensione del libro di un amico. Per quanto libera possa essere la mente resta sempre il tarlo, in te prima che in chi ti legge, che le belle parole che stai per scrivere siano dettate dall’affetto e dal rispetto, e non da quanto scritto dall’amico nella sua opera.

Inter Cento per Cento, però, ci libera da questo pesante dubbio…e no, non perchè ne parleremo male. Il libro scritto da Gabriele Porri è talmente bello, talmente completo, talmente emozionante che non può proprio esserci il dubbio che sia tutto dettato dall’amicizia. Potrebbe passare, a prima vista, come una delle tante speculazioni editoriali che si trovano in circolazione quando c’è da celebrare qualcosa: quanti libri avete visto sul centenario dell’Inter? Storia, racconti, immagini, uomini…c’era di tutto. Di tutto, tranne quello che c’è in questo libro. Gabriele parte da un presupposto forse banale, ma per nulla scontato: la storia di una squadra di calcio, prima ancora dei giocatori, degli allenatori, dei presidenti, degli aneddoti, la fanno le partite. E Inter Cento per Cento è proprio una raccolta di cento partite significative della nostra meravigliosa squadra: dalla prima, un derby, all’ultima. E in mezzo c’è tutto: dal primo gol (di un brasiliano) all’ultimo (di un argentino), dai grandi trionfi alle sconfitte più brucianti, dagli illustri debutti ai commoventi addii, dalle beffe alle rivincite. In mezzo c’è la storia dell’Inter, semplicemente. Così come si è dipanata nel corso degli anni, così come l’hanno disegnata i campi di calcio di Milano, dell’Europa e del Mondo.

Se si vuole trovare un difetto a questi cento racconti, si potrebbe accennare alla disparità fra eventi passati e più recenti (ovviamente in favore di questi ultimi): qualsiasi tifoso a un certo punto si troverà a dire “io al posto di questa partita avrei messo quell’altra”. In realtà proprio questo offre invece lo spunto per l’ennesima lode all’autore, e alla sua incredibile capacità di immergersi negli archivi per recuperare risultati e tabellini di partite disputate un secolo fa, e non per modo di dire. Credete che sia stato facile scoprire formazioni e marcatori di Inter-Juventus 1-0 del 28 novembre 1909 (prima vittoria in competizioni ufficiali)? Secondo me non lo è stato per niente. Ma è proprio questo lavoro a fornire al libro quel tocco di “presente” in più, che ti dà l’impressione di essere lì, sul campo, sugli spalti, tra i tifosi e di vedere dal vivo la storia della tua Inter che viene scritta partita dopo partita, passaggio dopo passaggio, gol dopo gol.

Gabriele riesce così nell’impresa di scrivere una cronaca fedele e farla sembrare un romanzo. Come in un qualsiasi libro “storico”, infatti, al termine di queste pagine il lettore poco informato saprà molto della storia dell’Inter, delle sue imprese e dei suoi campioni. Ci sono i gol a invito e il piede gelato di Meazza, i trionfi e le vittorie contestate dei primi anni (e degli ultimi), ci sono Veleno Lorenzi e il suo limone e Nacka Skoglund e il suo whisky, ci sono Angelillo e Nyers, Beccalossi e Matthaus. Ci sono Mazzola, Moratti, Herrera e la loro beffa alla Juventus, c’è la Grande Inter, ci sono gli anni bui e c’è Roberto Mancini. C’è tutto, come in un libro di storia ed è raccontato attraverso fatti reali, come in un libro di storia. Ma coinvolge e appassiona come un romanzo.

Un romanzo che parte da quando erano poco più di 40, erano ribelli e volevano dare la possibilità a tutti, italiani e stranieri, di giocare con la stessa maglia, quella nerazzurra e arriva a oggi. Passando attraverso 100 anni di vittorie ma anche di orgoglio, tantissimo orgoglio. E si conclude con una porta spalancata verso il futuro.
Un futuro in cui inevitabilmente ci sarà per sempre, solo, Inter.

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scritto da il 5 gennaio 2009 alle 11:09

Di Adriano, contratti e varie proposte contro il potere dei procuratori

La mia memoria lievemente intorbidata non mi aiuta, okay, ma se la questione della multa per Adriano fosse vera, saremmo di fronte a una novità importante. Che le mosse di Adriano siano dettate da una precisa strategia procuratoriale (oggi vado di neologismi) non v’è dubbio. Adriano è fondamentalmente prigioniero del suo mega-contratto, che lo rende poco appetibile alle squadre che potrebbero averlo. E questo è un segnale prepotente del suo decadimento fisico, caratteriale, tecnico. Se fosse stato un giocatore di prima fascia, intemperanze o meno, l’ingaggio sarebbe stato l’ultimo dei problemi.

Al contrario Adriano deve cercarsi una squadra di medio livello, dove possa fare mediamente la differenza. Differenza relativa si intende, non generale. La grande teoria unificatrice, visto che ci esprimiamo in termini cari ad Einstein (e nonostante questo blog sia letto da milanisti che ovviamente non capiranno una cippa, convinti che la luce sia nata a Milanello nel 1986…) è però chiarissima: trovare un escamotage disciplinare per lasciare l’Inter, possibilmente contando sulla disponibilità di Moratti che, purtroppo, è preso in mezzo tra due fuochi: 1) La poca voglia di spendere in un periodo nel quale il prezzo del petrolio è diminuito del 200%, dopo aver sborsato molto denaro per prendere Quaresma, tutt’ora un fallimento 2) L’aspetto umano che considera Adriano come un problema da non abbandonare.

Il fatto è che Mourinho, come prima Mancini, non può fare il padre di Adriano. Non rientra nel suo contratto e tutti sappiamo che un gruppo si trasforma in vincente, solo se veramente unito e coeso. O bevono tutti e tutti arrivano in ritardo, oppure nessuno sgarra e ci si comporta da atleti.

Ma veniamo alla strategia del procuratore. Adriano ha un ricchissimo contratto, degno di una star di primo livello, ne consegue che il procuratore Gilmar ci sappia fare e non voglia perdere denaro. La situazione tecnica dell’Inter è abbastanza compromessa: il rilancio di Adriano costituiva un imperativo economico, recuperare cioé il patrimonio perduto negli ultimi due anni. In tempi non sospetti scrissi che con Mourinho sarebbe stato molto più difficile, perché l’allenatore avrebbe trovato una sponda naturale in società che il Mancio aveva perso (eppure era riuscito ad allontanarlo, insieme a Recoba: un capolavoro del calciomercato moderno). Gilmar ha poche opzioni: o riesce a piazzare il proprio assistito a una squadra ricca, ma non di blasone, oppure spunta un prestito che perdura fino alla scadenza naturale del contratto. A quel punto Adriano avrebbe le mani libere per scegliersi una squadra.

Non è poi così vero, a mio parere, che Moratti tema un ripetersi dell’effetto Pirlo-Seedorf, che al Milan hanno sicuramente reso più che all’Inter. Pirlo era una promessa che faticava a sbocciare e trovare la propria posizione, mentre Seedorf è sicuramente stato un errore considerato quanto lo pagammo al Real Madrid. Ma detto questo, l’effetto è già svanito con Vieri e l’eventuale acquisto di Adriano da parte del Milan non sarebbe altro che la continuazione, in parole diverse, della decadenza della squadra rossonera.

Tuttavia l’Inter è un po’ incatenata. Fatica a tenere una linea duratura, in quanto deve metter insieme l’aspetto tecnico (una punta sana, matura, che giochi affianco a Ibrahimovic e faccia crescere in pace Balotelli) e quello finanziario.

Per tornare al discorso principale, infine, io avrei una proposta per limitare il potere dei procuratori e ridare spazio alle società:

1) I comportamenti indisciplinati fuori dal campo devono rientrare nel contratto di prestazione sportiva, costituire cioè motivi di inadempimento e oggetto di sanzione disciplinare, sul modello delle leghe americane. Esempio: Monta Ellis, guardia dei Golden State Warriors (e principale stella), la scorsa estate si è distrutto un piede dopo un incidente in moto. Prima aveva mentito dicendo che se l’era procurato sul classico playground, durante le ferie estive. Scoperto dalla società è stato sospeso – nonostante l’infortunio – per 26 partite, pari a circa un 1/3 della stagione regolare, con conseguente trattenuta sullo stipendio (aveva appena firmato una mega estensione da 13 milioni di dollari annui, quindi ha perso oltre 3 milioni). I ritardi, le uscite devono dar luogo a multe continue, fino a poter chiedere la risoluzione contrattuale per i casi più gravi.

2) Sempre sul modello americano, nel caso di acquisto del cartellino di un contratto ancora in essere (quindi non prossimo alla scadenza) la squadra acquirente subentra nel contratto, fino alla scadenza, acquistando sostanzialmente l’estensione della durata per la nuova squadra. Esempio: Maicon ha un contratto con l’Inter fino al 2010 per 2.5 milioni, la squadra acquirente nel 2009 paga il normale costo del cartellino, ma tiene il contratto fino al 2010, ottenendo una estensione dell’ingaggio per gli anni successivi. Ovviamente rimane valida l’estensione proposta dalla squadra che detiene il cartellino, anche se io limiterei i rinnovi per i primi due anni di contratto, per ingaggi superiori ai 4 anni.

Che ne pensate?

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scritto da il 3 gennaio 2009 alle 9:55

Dieci cose dieci per il 2009

Il Decalogo interista per l’anno nuovo. Dieci decisioni – fatti – eventi – vaccate che dovremmo fare per l’anno 2009.

1) Vendere Adriano al Milan e lasciare che non si occupino di lui le televisioni dell’astronave, che se lui esce è un alcolizzato. Se esce Ronaldinho è perchè ogni tanto ha voglia di rilassarsi dopo le sedute di allenamento di Dubai, che sembra che il Milan sia l’unica squadra che si alleni al mondo.

2) Vendere Crespo, Materazzi, Dacourt, Figo e Recoba (si, proprio lui, solo che adesso si fa chiamare Ricardo Quaresma).

3) Non prendere gol nella gara interna col Manchester United.

4) Zittire i Chiellini, la Nostra Signora degli Scudetti Morali e dei Vaffanculo Ignorati Maria Sensi, i Galliani, gli Ancelotti e tutti coloro che pur giocando molto meglio dell’Inter inseguono e rosicano

5) Meno Varriales più Barriales (cit.)

6) Comprare una punta centrale di primo livello, un centrocampista che non si rompa e un sostituto decente di Maicon, che se si fosse chiamato Pirlo non avrebbe avuto un sostituto per definizione.

7) Riportare in patria Acquafresca, rinsavire Balotelli con meno figa e più bastone, vendere Suazo per comprarci uno che se ce lo danno gratis è meglio, ma non so, voi fate un nome, basta che sia.

8) Vincere lo scudetto e andare a casa di Ranieri e dirgli: bene, non l’abbiamo perso, contento sei? Vecchio.

9) Anche un secondo portiere giovane, di prospettiva, che abbia l’unico merito di crescere all’ombra di Julio, farsi le ossa e uno stipendio leggermente inferiore a quello di Toldone (che poi, solo per la simpatia e il resto io lo riconfermerei, ma serve ai milanisti per dire che l’età media del Milan è appena inferiore a quella dell’Inter).

10) Vederci a Roma verso fine maggio.

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