Primo: ritrovare il gioco

burdissoQuei geniacci della Lega Calcio hanno deciso in estate che dovevano essere abolite le teste di serie. Ben fatto, almeno per il campionato, che si gioca su due gironi all’italiana. Molto relativo e sciocco è stato applicare il meccanismo alla Coppa Italia, nel senso che prima si garantiva alle squadre meglio piazzate in campionato di poter disputare due tabelloni diversi. Un po’ come si fa nel tennis: questo quadro ha prodotto 4 finali di fila simili, determinate non solo dai piazzamenti di Inter e Roma, ma anche dalle cadute improvvide delle avversarie via via incontrate (nel 2005 la Juventus fu fatta fuori dall’Atalanta e il Milan dall’Udinese, nel 2006 la Roma fece fuori la Juve, il Palermo sistemò il Milan).

Non avrà mai pertanto lo stesso fascino della mitica F.A. Cup (torneo ad eliminazione diretta, con sorteggio integrale e aperto a tutte le divisioni professionistiche), ma nemmeno della Carling Cup, la cosiddetta Coppa di Lega. Però la Coppa Italia da anni assolve a una funzione particolare: far sfogare quelli che giocano meno, in calendari congestionati da incontri ogni tre giorni, molti dei quali, per le grandi squadre, decisamente più appetibili. La famosa formula per migliorarla esiste, ma non è questa la sede.

L’Inter, in veste di vicecampione, e quattro volte finalista, sfida la fresca squadra di Gasperini. Volendo sintetizzare al massimo il mio pensiero, io direi che da Mourinho e dai ragazzi ci aspettiamo soprattutto il ritorno del bel gioco ammirato contro Napoli, Juventus e Lazio. L’assenza di Stankovic nelle partite di domenica scorsa e col Siena ha inciso e non poco, in quanto Deki ha veramente la capacità di aggredire e impostare, tenendo corti i reparti (con un lavoro in sincrono con Cambiasso, dall’altra parte del campo). Il Genoa, in ques’ottica è un test probante. Mi importa poco del risultato, voglio passare il turno sia chiaro, perché vincere dà soddisfazione, ma sono interessato a vedere un buon calcio. Palla bassa, corta, gioco sulle fasce e pressing alto. Basta con le palle lunghe verso Ibra o Adriano.

Lo scorso anno, ai primi segnali di cattivo gioco, dicemmo che fu colpa del buen ritiro a Dubai, ricordate? Questa scusa non l’abbiamo, più o meno la squadra è al completo e ci sono problemi non legati all’aspetto meramente tecnico. Rimane da ritrovare il bel gioco e quella sensazione di onnipotenza che il bel mese di dicembre ci aveva regalato.

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