Di Adriano, contratti e varie proposte contro il potere dei procuratori

La mia memoria lievemente intorbidata non mi aiuta, okay, ma se la questione della multa per Adriano fosse vera, saremmo di fronte a una novità importante. Che le mosse di Adriano siano dettate da una precisa strategia procuratoriale (oggi vado di neologismi) non v’è dubbio. Adriano è fondamentalmente prigioniero del suo mega-contratto, che lo rende poco appetibile alle squadre che potrebbero averlo. E questo è un segnale prepotente del suo decadimento fisico, caratteriale, tecnico. Se fosse stato un giocatore di prima fascia, intemperanze o meno, l’ingaggio sarebbe stato l’ultimo dei problemi.

Al contrario Adriano deve cercarsi una squadra di medio livello, dove possa fare mediamente la differenza. Differenza relativa si intende, non generale. La grande teoria unificatrice, visto che ci esprimiamo in termini cari ad Einstein (e nonostante questo blog sia letto da milanisti che ovviamente non capiranno una cippa, convinti che la luce sia nata a Milanello nel 1986…) è però chiarissima: trovare un escamotage disciplinare per lasciare l’Inter, possibilmente contando sulla disponibilità di Moratti che, purtroppo, è preso in mezzo tra due fuochi: 1) La poca voglia di spendere in un periodo nel quale il prezzo del petrolio è diminuito del 200%, dopo aver sborsato molto denaro per prendere Quaresma, tutt’ora un fallimento 2) L’aspetto umano che considera Adriano come un problema da non abbandonare.

Il fatto è che Mourinho, come prima Mancini, non può fare il padre di Adriano. Non rientra nel suo contratto e tutti sappiamo che un gruppo si trasforma in vincente, solo se veramente unito e coeso. O bevono tutti e tutti arrivano in ritardo, oppure nessuno sgarra e ci si comporta da atleti.

Ma veniamo alla strategia del procuratore. Adriano ha un ricchissimo contratto, degno di una star di primo livello, ne consegue che il procuratore Gilmar ci sappia fare e non voglia perdere denaro. La situazione tecnica dell’Inter è abbastanza compromessa: il rilancio di Adriano costituiva un imperativo economico, recuperare cioé il patrimonio perduto negli ultimi due anni. In tempi non sospetti scrissi che con Mourinho sarebbe stato molto più difficile, perché l’allenatore avrebbe trovato una sponda naturale in società che il Mancio aveva perso (eppure era riuscito ad allontanarlo, insieme a Recoba: un capolavoro del calciomercato moderno). Gilmar ha poche opzioni: o riesce a piazzare il proprio assistito a una squadra ricca, ma non di blasone, oppure spunta un prestito che perdura fino alla scadenza naturale del contratto. A quel punto Adriano avrebbe le mani libere per scegliersi una squadra.

Non è poi così vero, a mio parere, che Moratti tema un ripetersi dell’effetto Pirlo-Seedorf, che al Milan hanno sicuramente reso più che all’Inter. Pirlo era una promessa che faticava a sbocciare e trovare la propria posizione, mentre Seedorf è sicuramente stato un errore considerato quanto lo pagammo al Real Madrid. Ma detto questo, l’effetto è già svanito con Vieri e l’eventuale acquisto di Adriano da parte del Milan non sarebbe altro che la continuazione, in parole diverse, della decadenza della squadra rossonera.

Tuttavia l’Inter è un po’ incatenata. Fatica a tenere una linea duratura, in quanto deve metter insieme l’aspetto tecnico (una punta sana, matura, che giochi affianco a Ibrahimovic e faccia crescere in pace Balotelli) e quello finanziario.

Per tornare al discorso principale, infine, io avrei una proposta per limitare il potere dei procuratori e ridare spazio alle società:

1) I comportamenti indisciplinati fuori dal campo devono rientrare nel contratto di prestazione sportiva, costituire cioè motivi di inadempimento e oggetto di sanzione disciplinare, sul modello delle leghe americane. Esempio: Monta Ellis, guardia dei Golden State Warriors (e principale stella), la scorsa estate si è distrutto un piede dopo un incidente in moto. Prima aveva mentito dicendo che se l’era procurato sul classico playground, durante le ferie estive. Scoperto dalla società è stato sospeso – nonostante l’infortunio – per 26 partite, pari a circa un 1/3 della stagione regolare, con conseguente trattenuta sullo stipendio (aveva appena firmato una mega estensione da 13 milioni di dollari annui, quindi ha perso oltre 3 milioni). I ritardi, le uscite devono dar luogo a multe continue, fino a poter chiedere la risoluzione contrattuale per i casi più gravi.

2) Sempre sul modello americano, nel caso di acquisto del cartellino di un contratto ancora in essere (quindi non prossimo alla scadenza) la squadra acquirente subentra nel contratto, fino alla scadenza, acquistando sostanzialmente l’estensione della durata per la nuova squadra. Esempio: Maicon ha un contratto con l’Inter fino al 2010 per 2.5 milioni, la squadra acquirente nel 2009 paga il normale costo del cartellino, ma tiene il contratto fino al 2010, ottenendo una estensione dell’ingaggio per gli anni successivi. Ovviamente rimane valida l’estensione proposta dalla squadra che detiene il cartellino, anche se io limiterei i rinnovi per i primi due anni di contratto, per ingaggi superiori ai 4 anni.

Che ne pensate?

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