

…firmato Franco Ordine?
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scritto da Nk³ il 8 dicembre 2008 alle 13:14
scritto da Nk³ il 7 dicembre 2008 alle 21:22
Alle 19.15, puntuale, mi ritrovo davanti il bel faccione di Watchdogs. Dopo baci, abbracci e scambi di materiale compromettente ci si mette in fila sotto una pioggia battente. Quattro tornelli (malfunzionanti) per cinquemila persone e perquisizioni non troppo convincenti ci danno il via libera per l’accesso al nostro settore e al free seating previsto. Ci mettiamo comodi e inganniamo l’attesa guardando qualche bel gol nel riscaldamento e qualche numero di Julio Cesar. Neanche il tempo di sentire il fischio iniziale (che effettivamente non si sentiva: l’arbitro aveva il peggior fischietto di tutta la Serie A, probabilmente) e Walter Samuel ci fa fare il primo salto sul seggiolino. Qualche giocatore della Lazio non si era ancora sistemato i calzettoni, ma tant’è: 0-1. Il primo tempo scorre via velocissimo con l’Inter che inizia bene e poi si mette comoda a controllare la partita e la Lazio che fa quel che può. Certo iniziare sotto di un gol e, appena ci si rende conto di doversi svegliare, trovarsi di fronte Stankovic, Muntari, Zanetti e Cambiasso dev’essere deprimente. Tanto più se, quelle poche volte che riesci a superarli, ti rendi conto di avere ancora davanti Samuel. Proprio l’argentino chiude in angolo Zarate nell’unica azione pericolosa dei biancocelesti nel primo tempo. Poi tanto Stankovic e tantissimo Cambiasso in un modulo che, visto dal vivo, con il rombo manciniano sembra avere davvero poco da spartire.
E in effetti il secondo tempo non ha molto da dire, con la Lazio che sembra ancora stordita dallo 0-2 e l’Inter che in 10 minuti ne approfitta per mettere dentro il terzo gol con Ibra. Poi i biancazzurri tentano di scuotersi per salvare la faccia, ma con l’Inter di stasera proprio non ce n’è. Impressionano le prove di Stankovic, che corre come un dannato per tutto il tempo in cui è in campo e si fa trovare praticamente ovunque, di Cambiasso e Zanetti, molto meno appariscenti ma sempre presenti quando si tratta di mettere ordine, e di Samuel e Cordoba che chiariscono una volta di più il motivo per cui le maglie titolari se le prendono loro con qualsiasi allenatore. Poi tantissimo Ibra, ovviamente, ma tutti oggi sembrano sapere esattamente cosa fare e spingono sull’acceleratore fino all’ultimo secondo con Ibra che, in pieno recupero, avrebbe sui piedi la palla dello 0-4. Va bene così lo stesso, ovviamente, anche se lo 0-3 sembra quasi premiare una Lazio letteralmente annichilita dall’Inter. Dopo il saluto dei ragazzi sotto la curva strapiena e dopo una mezz’ora abbondante di cori si inizia a lasciare il settore ospiti intorno alle 23 in un Olimpico già deserto con l’impressione, confermata oggi da tutti gli osservatori, che questa a volte appaia come una squadra di un altro sport, di un altro pianeta. Quando scende in campo questa Inter non ce n’è per nessuno. Figuriamoci per chi deve aspettare il 44′ per battere il Lecce o, peggio che mai, per chi ha bisogno dell’ennesimo errorino per avere la meglio sul Catania. Oggi pomeriggio, ovviamente, l’antennista ha dichiarato di aver fatto un fioretto alla Madonna e di non voler parlare degli arbitri. Ma va? scritto da Miss Green⁵ il 7 dicembre 2008 alle 13:33
Per la mia cara rubrica: TROVA LE DIFFERENZE, si sfidano i lettori a scoprire chi ieri sera non ha visto le partite.
scritto da Mr Sarasa il 6 dicembre 2008 alle 10:13
Però scrolliamoci di dosso i brutti pensieri, e veniamo alla gara di stasera: ha fatto un po’ di rumore l’esclusione di Balotelli dai convocati, ma meno del solito, secondo me per il semplice motivo che stavolta Mourinho ha addolcito la decisione lasciando intravedere un impiego nella partita col Werder mercoledì, ed in quest’ottica meglio che Mario si scrolli un po’ di ruggine in Primavera, riacquisti fiducia con una prestazione da serie A, e “spacchi” martedì, piuttosto che giocare uno spezzone dopo aver fatto panchina o tribuna per due settimane. L’altra esclusione non stupisce nessuno, meglio così. Riconvocato Quaresma, a dimostrazione che un’esclusione non significa preclusione, sono curioso di vedere se verrà riproposto lo schema coi 3 davanti o il rombo, visto anche che si è recuperato Jimenez. La Lazio è una squadra insidiosa, come il Napoli, e come il Napoli sono convinto che sia inferiore tecnicamente ai nostri, purchè si affrontino col piglio giusto; non sono una squadra “barricadera” ma solida sì, Delio Rossi è uno dei tecnici più preparati della serie A, non il semplice “zemaniano” che qualche pennivendolo descrive. Per la serie “dove eravamo rimasti”, segnaliamo che la Corte di Giustizia Federale ha respinto il ricorso di Luciano Moggi contro l’inibizione di 5 anni più multa di 500.000 €. scritto da Nk³ il 5 dicembre 2008 alle 13:16
E’ stato il cuore della squadra, l’allenatore sul campo, l’uomo che ha dimostrato che si possono ancora fare le cose per amore della maglia. E’ tornato perché voleva la gloria dell’Estudiantes e ha dato l’anima. Ieri sera ha giocato con una frattura all’alluce del suo piede destro, una lesione che è vecchia di un mese e gli è costata sei infiltrazioni, ma che non gli ha impedito di giocare solo perché non poteva perdere la finale nè una gamba. E’ vero che non ha avuto la mobilità delle altre partite, che è rimasto fermo per una trentina di minuti, che non ha abusato del suo formidabile lancio per il dolore al piede che non gli ha permesso di giocare come gli piace. Ha superato la menomazione fisica con la forza morale, fondamentale per la rimonta della squadra. Perchè quando la Brujita ha cominciato a giocare, i compagni hanno capito il messaggio, hanno capito che l’impresa era possibile. Ha perso alcuni contrasti con Alex, però intelligentemente in zone dove l’avversario non avrebbe potuto danneggiare la sua squadra. Sul finire del primo tempo ha tirato un calcio piazzato dal vertice dell’area che si è rivelato fondamentale per dare la carica a compagni fino a quel momento bloccati. Nei supplementari praticamente non si è mosso dal cerchio di centrocampo, il dolore al piede ne ha condizionato la precisione nei passaggi. Nonostante tutto ha continuato a comandare il gioco, a incitare, dare ordini finchè Astrada non lo ha sostituito. E successivamente anche dalla panchina al fianco del mister. “Abbiamo compiuto uno sforzo immenso vanificato dalle decisioni dell’arbitro“: così è uscito dal campo il leone ferito mentre l’Internacional festeggiava. [Federico Rozenbaum su Olè] scritto da Miss Green⁵ il 3 dicembre 2008 alle 10:33
Siamo su BausciaCafé, ma questo non ci impedisce di parlare di Cristiano Ronaldo. La lettura dei commenti di ieri è stata parecchio interessante e molti di voi hanno ragione: il balún d’or è aria fritta, soprattutto perchè proveniente dalla Transalpinia, meglio conosciuta come Francia.Ma parlando dell’ariafrittudine del pallone d’oro non vorrei che si perdesse di vista il reale valore del signor CR7 e dell’impatto devastante che ha in campo. Personalmente credo valga più di Kaká, perchè inserito in un gruppo più coeso e più efficace, devo ammettere che non saprei chi dei due sia più forte a parità di condizione fisica, nella stessa squadra. Perchè e facile a fine stagione contare i goal fatti e fare le statistiche con i minuti giocati… ma un’altra cosa è vedere almeno il 60% delle partite del MUFC in un anno e vedere la forza devastante di Cristiano Ronaldo. Gli assist, le palle recuperate, le azioni da goal create, le galoppate, la sua padronanza del campo.
Ho cercato informazioni, statistiche, numeri e altre piccolezze in internet, ma alla fine credo sia meglio lasciare che sia una selezione dei migliori momenti dell’anno della consacrazione a parlare. Rimane un mio sogno vederlo con la maglia dell’Inter…
Su segnalazione del mio amico Watchdogs, vi delizio con questa bellissima immagine del Delle Alpi in via di demolizione… sono bei momenti di sport! scritto da ex-collaboratori il 1 dicembre 2008 alle 10:26
E veniamo ai nostri presunti cugini (non miei sicuramente). La leggenda dice che Ancelotti abbia pronunciato queste fatidiche parole sabato in conferenza stampa: “Da qui a Natale vogliamo ridurre il gap con l’Inter”. Dev’essere un vizio dei rossoneri: Galliani due anni fa, quando erano convinti di annullare gli 8 punti di ingiusta penalizzazione (meritavano la B) vincendo due derby altrimenti dominati dall’Inter, parlò sempre della stessa data. Ancelotti ricasca nel tranello, forse perché sa bene cosa lo aspetta. Questo Milan nazareno va raccontato. Ha avuto 6 rigori a favore, di cui uno solo nitido (l’ultimo di ieri), ha avuto dalla sua un calendario nettamente più abbordabile (ha affrontato l’Inter ancora in emergenza e in ricostruzione) e non è riuscita ad approfittare in toto del crollo della Roma e degli scontri diretti altrui. In compenso, quando per una volta è andata in testa (nella classifica più fake degli ultimi anni, che al confronto le tette di Cristina Parodi sembrano genuine) ha avuto dei bellissimi titoli di giornale (“Ancelotti fenomeno”, “Comanda il Milan”). Ieri a Palermo il calcio assonado di Carletto è nuovamente atterrato nella realtà dopo i “10 minuti tremendi di Portsmouth”. Non è bastato il solito regalo arbitrale e la solita bislacca moviola a posteriori del duo Tombolini – Teo Teocoli. Nada, de nada. Alla fine i conti cominciano a tornare. Se il Milan ha potuto resistere all’Inter, in queste prime giornate, lo si deve unicamente agli arbitri, che le hanno consentito di vincere 3-4 partite, nelle quali non segnavano nemmeno se i portieri avversari fossero stati narcotizzati e presi a badilate sulla schiena dagli inservienti di San Siro, senza contare che hanno vinto il derby con un gol palesemente irregolare. In più, oltre ai rigori regalati, che hanno portato in dote 6-8 punti e senza i quali il Milan sarebbe appena sopra il Cagliari, c’è stato un evidente aiuto del calendario magico, che privo di teste di serie (sarà un caso) ha consentito alla squadra di Galliani di vivere di rendita, in attesa di incontrare la Juventus, la Roma, l’Udinese e la Fiorentina. Insomma, ieri si è visto chiaramente che il Milan è una squadra priva di anima, con il solo Ronaldinho capace di inventare qualcosa, ma con un gioco sterile, asservito proprio alla presenza del gaudente Gaucho. E ieri mancava Kakà, che sta giocando un campionato talmente brutto che al confronto quello giocato da Protti nella Lazio di Zeman sembra una stagione da incorniciare. Il problema dei cugini è tattico: Ronaldinho e Kakà insieme, più una punta restia a tornare indietro a coprire, è un lusso che il Brasile del 2006 ha già pagato a caro prezzo. Certo, ti assicurano quei colpi che magari ti fanno vincere la partita (per adesso gli unici colpi sono stati i rigori e i gol in fuorigioco). Tanto più che la situazione è aggravata dall’evanescenza del centrocampo, che si regge sul solito Gattuso. Quando manca sono dolori. Anche perché Seedorf ha smesso di correre nel 1917, prima che si facesse tutta la Moscova a nuoto per trombarsi quante più bolsceviche possibili e Pirlo ha ormai intrapreso la via della regia metafisica. Non c’è, ma non si vede. Per il Milan non c’è alcuna attenuante, nonostante gli sforzi mediatici dell’astronave madre. Nessuno ha costretto Galliani a comprare Shevchenko e Senderos, il noto elfo di World of Warcraft, al posto di un difensore coi fiocchi che giocasse, punto e basta, e difendesse alla bisogna. Certo, il campionato non è finito e tutto può succedere, ma l’occasione era troppo ghiotta per non sbertucciarli a dovere e ricordare loro qual è la prima squadra di Milano. |
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