L’Inter e la cattiva stampa, qualcosa s’ha da fare

tuttosportcomicsMolto si discute nell’ambiente Inter se sia necessario rinforzare il nostro ufficio stampa. Anche io me lo sono chiesto e certe volte sono persuaso che non sarebbe male uscirsene con una gallianata. Però fatta seriamente, con dati e cifre alla mano, e non vuota di significato, che tanto ci pensa la tv dell’astronave madre a condire il piatto.

Poi però riporto la situazione alla realtà. Per esagerare,  Controcampo e Domenica Sportiva totalizzano 2 milioni di telespettatori messi insieme. Questi telespettatori non costituiscono una massa critica tale da imporre a Moratti di chiamare direttamente in studio, come spesso ha fatto l’antennista.

Altro peso ha la stampa, e se è vero che gli italiani comprano pochi giornali è pur vero che questi circolano liberamente, per uno sguardo veloce, la mattina nei bar per la colazione. La prima pagina è fatta per vendere e spesso riesce a sintetizzare bene quello che è successo. Se un marziano dalle sembianze francorossiane, chiamato ipoteticamente LucerasmusXYZMonticianensis, fosse atterrato sulla terra questa mattina, avrebbe avuto l’impressione che l’Inter rappresentasse la faccia delinquenziale del calcio italiano, mentre Milan e Juventus, con coraggio, furore, samba e figa (spiceboycamente parlando) tentavano affannosamente di resistere ai reiterati furti della capolista abusiva (ah… “quando tutto tornerà alla normalità” è il motto che diventa speranza, per usare una parafrasi cara al poeta Balzarini).

Il marziano ne avrebbe concluso che non tutti gli errori arbitrali sono uguali e che dietro la saggia riprovazione dei giornali ci doveva essere qualcosa di grosso. Si sarebbe messo ad indagare su Moratti, su Mourinho, su Maicon per cercare di scoprire come mai tutto il paese li odiasse a tal punto da costringere gli obbiettivi e sempre sapienti direttori di giornale a sbilanciarsi, ogni maledetto lunedì, con editoriali di condanna, contro questa banda di malfattori che infesta il corso regolare del campionato. Avrebbe visto le piazze piene di milioni (a volte 11, a volte 12, a volte 14) di bravissimi tifosi juventini, distrutti dalle truffe altrui, in corteo con migliaia di cartelli con su scritto “siamo tutti De Paola”, a sostegno delle coraggiose prese di posizione della resistenza. E insieme a questi la goliardica coda rossonera, cresciuta a pane, suma e promozioni.

Insomma, se uno guardasse più seriamente le cose dall’esterno, senza farsi intaccare dal morbo pernicioso della fede sportiva, non potrebbe non accorgersi del fatto che l’Inter è sempre costretta a rifugiarsi in una specie di fortino, dal quale spunta ogni tanto la faccia vampiresca di Paolillo, che se ne esce con dichiarazioni talmente sensate da apparire del tutto prive di forza.

Difficile dire se dobbiamo o possiamo fare qualcosa contro questo malcostume. L’Inter da tre anni è tornata agli antichi fasti, ma ha devoluto ai tifosi la difesa del suo buon nome. In Massimo Moratti predomina l’aspetto snob e non essendo stupido è ben conscio del fatto che un problema esiste fin tanto che se ne parla. La questione è che se ne parla continuamente e certe volte si supera la misura e l’intero mondo Inter, fatto anche di tifosi, ne viene travolto.

Eppure basta poco. Una mossa intelligente sarebbe quella di non fare sempre i buoni a tutti i costi. Juventus, Roma e Milan hanno saputo imporre i loro redattori di fiducia, del Milan nemmeno stiamo a precisare, dato che gode dell’appoggio incondizionato di metà del palinsesto televisivo, ma dico… se si decide di stare al gioco il low profile non paga. Comportiamoci allo stesso modo, filtriamo le persone che circolano ad Appiano, stabiliamo chi possa o non possa intervistare, facciamo in modo che almeno qualcuno prenda le nostre difese, se proprio non si riesce a difendere l’obbiettività. Se non si può fare a meno della tv e della stampa, anche in termini commerciali, è bene dotarsi per difendere il marchio, che poi è il buon nome dell’Inter. La nostra squadra. La nostra passione.

Detto questo è inutile aggiungere che a monte di tutto il rosicamento c’è il nostro successo, arrivato dopo aver visto distrutto il castello di certezze altrui, costruito prevalentemente sul malaffare. E la faccia di Mourinho che sbeffeggia Pistocchi, vale molto più di certe patacche esibite sulle magliette.

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