Per lo scudetto dipende tutto da noi

Tutto dipende da noi. La vera anti-Inter non esiste, se non in quella mezz’ora cumulata di rilassamento generale che abbiamo avuto ieri. Perché i giornali italiani sono veramente incredibili. Ibrahimovic segna il gol del 3-2 al 78° minuto, dopo un dominio totale e un assedio incredibile che ha letteralmente sbriciolato il pur ottimo Chievo e per la Gazzetta dello Sport segna nei minuti finali e toglie dai guai l’Inter.

Nessuna parola sui piagnoni che rubano al 91° la vittoria interna contro il Cagliari, dopo che il pareggio di Perrotta è avvenuto su fuorigioco. Pazienza. Ancora più ridicoli sull’Ibra-indipendentismo (una corrente scismatica del nostro Ibraismo, religione alla quale siamo devoti) personaggi come Cerruti, sempre della Gazzetta.

Te lo posso dire Cerruti? Scrivi delle cazzate immani. Dai l’idea di non seguire la partita, fai notare che non hai visto le ripetute triangolazioni sulla fascia che hanno portato l’Inter ad abbattere il Chievo, per non dire della bellezza cristallina del gol di Deki, che se l’avesse fatto Ronaldinho, là in Gazzetta avreste ordinato lo Champagne.

L’anti-Inter non può essere la Juve. Non in modo credibile, la squadra di Ranieri è pratica, ma ieri ha giocato contro una difesa talmente burrosa, che se la metti a giocare ad Aprile si squaglia all’uscita dallo spogliatoio. La Juventus ha tirato in porta sei volte: miracolo di Abbiati, palo di Del Piero e 4 gol, tre dei quali realizzati dopo l’esecuzione del noto schema difensivo milanista “prego, si accomodi signora“.

la capolista se ne va

Nelle analisi del giorno dopo (che sono quelle che leggo, in quanto non ho l’abitudine di sciropparmi i vari dopo-campo, nonostante la presenza – per la prima volta in due anni – di giocatori dell’Inter) manca sempre una considerazione fattuale. La Juventus ha già giocato contro l’Inter ed è sembrata una sfida tra due squadre di categoria differente, come un Udinese-Barcellona di Champions, per dirla tutta. Stesso campionato, ma una spanna di differenza in campo.

Amauri, che con il Milan ha giganteggiato nemmeno fosse Kevin Garnett sotto le plance, contro l’Inter avrà spizzato al massimo due palloni, per il resto si sa che è tornato a Torino con il poster omaggio di Samuel sotto braccio. E vogliamo parlare di Alex Del Piero? L’unica sua azione degna di nota a San Siro è arrivata al minuto 84, colpo di testa da calcio d’angolo, dopo una partita intera passata ad osservare l’ombra serpeggiante di Ivan Ramiro. E cosa vogliamo dire di Marchisio? Contro l’Inter subentrò al minuto secondo a tale Tiago Mendes, portoghese raffinato, nel senso che sembra si sia fatto di petrolio. Marchisio ieri sembrava Matthaeus. Contro l’Inter ha dovuto cambiare le mutande tre volte, dato che Stankovic e Cambiasso non lo facevano respirare. Per non dire del fatto che persino una damigiana ambulante come Adriano è riuscito nell’impresa di far implodere la premiata ditta Le Grottaglie – Chiellini.

Insomma, a ciascuno il suo. La Juventus ieri è apparsa molto brillante, ma con Camoranesi e Le Grottaglie in campo, contro di noi è stata spazzata via, sia sul piano del gioco, sia sul piano atletico. E non si può far finta che questa partita non sia mai stata giocata.

Il grosso problema è che al Milan sono ancora convinti che basti citare due nomi famosi per vincere. D’altronde hanno preso Beckham per questo, perché sono ancora convinti che Kaladze e Janku (lo chiamano affettuosamente così, fino a quando non decideranno di chiamarlo direttamente Vaffanku) siano due giocatori di calcio, invece che due cabarettisti in trasferta. Della partita di ieri mi sono rimaste impresse svariate cose, a parte le vaccate di Bergomi. Una è sicuramente la prestazione di Pato.

Vogliamo ricordare – santissima madre di Milanello – che Pato è costato 22 milioni di euro? E vogliamo parlare di Gilardino che segna gol a raffica? E vogliamo dire che ci siamo stancati di sentir chiamare “bel gioco” il calcio assonado di Ancelotti, che consiste nel tenere palla a due all’ora, far finta di dominare l’avversario e non muoversi in difesa?

Bah… tornando a noi, io dico che queste ultime partite del girone d’andata sono le più difficili. Ed è meglio avere un’avversaria relativamente vicina, in modo da tenerci svegli e reattivi. Un grosso problema, piuttosto, è quello di non avere cambi adeguati, soprattutto davanti. Fossi nella società svenderei la damigiana brasileira al Milan (se lo comprano convinti di realizzare un affare, tanto c’è mamma astronave madre che copre le ubriacature), mi libererei di un difensore, di Dacourt, di Hernan Piedi di Piuma Crespo e comprerei una punta e un centrocampista di ferro alla Muntari.

Kakà: “Non ho l’ernia inguinale, ma solo un’infiammazione“. Giusto. Ma dato che senti dolore, ciccio, prova ogni tanto a cambiare postura sulla croce, che non ti fa male, dai…

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