Primo trimestre, voto 30

Passata la tredicesima giornata, siamo esattamente ad un terzo del campionato, possiamo quindi fare un ulteriore bilancio di come siamo messi e come stanno i nostri principali avversari nella lotta scudetto.
Partiamo ovviamente dalla capolista: 30 punti che raccontano di una squadra tonica, con la miglior difesa ed uno dei migliori attacchi, che impone i suoi ritmi alle partite; questo grazie a due cose fondamentali: il ritorno al rombo, almeno in Italia, ed una migliore condizione fisica (siamo un diesel, come l’anno scorso).
Insomma, niente di nuovo sotto il sole (?) di Appiano? No.

Questa Inter fa molto più possesso palla, ha la difesa alta (tranne forse proprio con la Juve) e pressa ancora più “in alto”, poi siccome sono il primo che si fa condizionare dai risultati, anche nel commentare il gioco, mi fermo, per non eccedere in trionfalismi che qui non siamo a Milanello…

Il Milan, appunto. 27 punti, figli di molte decisioni arbitrali discutibili, ma anche di una scommessa vinta a metà, cioè Ronaldinho: “vinta” se si guardano i gol, spesso decisivi oltre che belli, “a metà” se si guarda come il brasiliano sia tuttora un corpo estraneo rispetto alla squadra, torna pochissimo, insomma, il paragone (ad oggi) non potrebbe MAI essere fatto con Ibra, che anche quando non segna gol della madon…nina fa salire la squadra, piuttosto con Recoba. Senza dimenticare che queste cose le faceva anche l’anno scorso al Barcelona, con buona pace di chi si prende meriti per una rinascita immaginaria.

Ovviamente il discorso “R80” non deve far dimenticare le “dimenticanze” difensive dei cugini, quello si marchio di fabbrica. Dife-samba, ma con gli accordi di Thriller.

Quelli che dovevano vincere 2-1, 24 punti e tanta bile, sono una squadra dignitosa ma con lacune in ogni reparto, Del Piero più 10 a fare numero (cit.) potremmo dire, ma non siamo scarti di carne argentina quindi non lo diciamo.

Il settantenne sabato aveva lo sguardo dei giorni migliori, quello di quando non capisce un cazzo, ma non sarà sempre così perchè per loro fortuna non affronteranno spesso squadre come l’Inter, quindi godiamoceli ora.

La Roma è guarita? non esageriamo, diciamo che gli sono stati applicati molti punti di sutura, ma difficilmente può rientrare nella lotta scudetto. Paga la sciaugurata campagna regali, più che acquisti, e la testardaggine del tecnico che avrebbe vinto la panchina d’oro, se Mancini fosse stato ancora alla guida dell’Inter: ora si è reso conto che senza ali doveva cambiare il gioco, ben svegliato.

Fiorentina, Napoli, Lazio e Udinese (in ordine sparso) semplicemente non hanno la continuità per puntare al bersaglio grosso, senza infamia e senza lode, vengono sempre buone per titoli e sparate a sensazione, ma non vanno prese sottogamba.

Però prima c’è la Champions (per chi la gioca).

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