Ma le coppe hanno detto che noi siamo indietro

La metafora del bivio l’ho usata in altri post e voglio evitare. Altre volte ho auspicato che Mourinho incominciasse a fare il turnover, per restituire un po’ di lucidità a Ibrahimovic, Maicon e Zanetti. Purtroppo non so cosa aspettarmi, per cui veniamo al dunque: l’Udinese.

Se c’è una squadra rognosa questa è l’Udinese. Non siamo riusciti a batterla nemmeno quando abbiamo distrutto tutti – nel campionato record di due anni fa. Certo, in casa abbiamo spesso vinto, ma ultimamente non ci gira proprio bene, come l’esordio della scorsa stagione, contrassegnato da un autogol al novantesimo abbondante.

Il problema resta comunque l’Inter. Se la squadra interpreta in modo giudizioso i propri compiti, ammesso che ne abbia, l’Udinese, per quanto temibile non può rappresentare un ostacolo. Altrimenti è meglio riporre i sogni di gloria in qualche valigia e aspettare i tempi migliori.

Di sicuro c’è che le coppe hanno parlato chiaro: l’Inter è la più indietro di tutte. Il Milan è entrato nel classico circolo vizioso del culo, che non è un ritrovo di sfaccendati a caccia di emozioni proibite. Se giocano male arrivano gli arbitri, quando non ci sono gli arbitri arrivano le invenzioni di uno dei loro abbronzati. Ieri nella contesissima Uefa Cup, i nostri parenti rinnegati hanno giocato veramente male, asfissiati dal calcio assonado dello Sporting Braga (e ho detto tutto, dato che l’unica Braga che io ricordi sia quella benedetta chiappona che faceva Dona Flor e i suoi due mariti e sapeva come cucinarsi il suo amante fantasma). La Roma è un enigma: nel senso che può vincere a Bordeaux, può surclassare il Chelsea, poi magari torna in Italia e le prende sonoramente. Se avessero avuto Galliani al posto di Rosella Sensi, avrebbero potuto dire che loro si allenano per la Champions e giocano bene solo con la musichetta.

Maggiore impatto ha avuto la prestazione della Juventus, che sinceramente mi ha colpito. Nel primo tempo non ha giocato splendidamente, ma non ha fatto nulla per incasinarsi la vita, ha tenuto botta e alla prima vera possibilità (leggi: autostrada del Brennero lasciata libera da Cannavaro) sono passati in vantaggio, sfruttando bene le abilità di Del Piero, che sul gioco da fermo rimane un interprete di primo livello.

La Fiorentina conferma di essere una squadra in qualche modo incompiuta, ma in campionato ha i mezzi per emergere e penso che sarà così. L’Udinese, per tornare a noi, ha dimostrato tutto il suo valore: hanno saputo tener botta prima di portare a casa una vittoria che ci sta tutta. E vincere in Russia, di questi tempi e nonostante le abbronzature, non è molto semplice.

Il problema dunque rimane l’Inter. A proposito dell’atteggiamento tattico di Mourinho m’è venuto da pensare ultimamente. Ma non è che essendo stato preceduto dalla meritata fama di allenatore difensivista, il nostro non abbia deciso di sconvolgere tutti con il suo alter ego zemaniano? Perché non è questione di equilibri tattici, di distanze o di interpreti. Se metti quattro punte e due centrocampisti, dopo un’ora ti trovi la squadra in asfissia e il centrocampo in mano all’avversario, a meno che non schieri Ray Misterio e Schwarzenegger, con la licenza di stroncare a vista le carriere degli avversari. Dico questo perché tutte le squadre di Mourinho, e quindi anche l’Inter-fotocopia-del-Chelsea, avevano nell’accortezza difensiva il primo grande valore. Cosa che era venuta fuori alla grande nelle prime uscite, quando infarciti di terze linee affrontavamo avversari di un certo tenore senza subire gol e nemmeno troppe occasioni. Questa grande qualità è stata consumata dalla voglia di stupire e di dimostrare che in Italia si può fare calcio offensivo. Meglio farebbe, a mio parere, se riprendesse il discorso interrotto a settembre: che cioé si può fare un calcio più compatto degli allenatori italiani.

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