Inter-Napoli e tre verità
Arriva il Napoli a San Siro e la squadra scende in campo con il piglio giusto, quello visto sabato scorso, e tutt’altra concentrazione rispetto a mercoledì. Si parte immediatamente con un pressing forsennato e altissimo che mette in difficoltà i portatori di palla azzurri e ci consente di creare molte occasioni, soprattutto sui calci da fermo battuti bene da Maicon e benissimo da Cambiasso. Proprio da un calcio d’angolo nasce l’1-0 di Cordoba, con una girata al volo di sinistro da vero attaccante d’area sulla quale Iezzo non può arrivare. Dopo neanche 10 minuti un grande triangolo Maicon-Cruz si chiude con una conclusione sbilenca del brasiliano sulla quale, però, si avventa Muntari in maniera simile a quanto fatto vedere sabato scorso, ma stavolta la mette dentro coscientemente e di tacco. 2-0 e partita che sembrerebbe chiusa quando, invece, perdiamo palla in attacco. Lavezzi salta secco Samuel e scambia con Zalayeta che, di tacco, mette l’argentino solo davanti a Julio Cesar. Chucchiaio, palla sul palo lontano e 2-1. Poi l’Inter non dà l’impressione di essere in controllo totale della partita, ma comunque il Napoli non riesce mai ad arrivare pericolosamente dalle parti di Julio Cesar e, semmai, sono Ibrahimovic e Zanetti ad avere sui piedi la palla buona per chiudere il discorso. Invece, con un Rosetti disastroso (da una parte e dall’altra) sin dal primo minuto, si arriva al 90′ senza altri gol. 3 punti importantissimi che ci permettono di metterci comodi sul divano ad aspettare il risultato del Milan stasera.
Su SKYSport, subito dopo, un Massimo Mauro in versione per niente polemica ottiene un paio di spunti interessanti da Josè Mourinho sull’ambiente Inter. Il primo: delusione per il comportamento dei tifosi. Il tecnico, che alla fine della partita si è precipitato ad abbracciare Maicon, si lamenta del fatto che “la curva c’è sempre e si fa sentire, ma lo stadio non è fatto solo dalla curva e non mi sembra giusto sentire dei fischi alla prima palla sbagliata da un giocatore. Per quello che hanno fatto questi ragazzi in questi anni e per quello che continuano a fare ad ogni partita meriterebbero sicuramente un trattamento migliore, non lo capisco proprio. Anche perchè molti magari non sanno cosa ha fatto Maicon. Che era infortunato, che non doveva giocare, che è sceso in campo contro la volontà dello staff medico e contro la mia volontà. Non è giusto.”
Il secondo, diretta conseguenza del primo: “Non sarebbe stata un grosso problema l’assenza di Maicon, Santon ha fatto la preparazione con la squadra. Santon è un ragazzo sfortunato perchè ha davanti il miglior terzino del mondo che dà un grande distacco a tutti gli altri, ma lui è assolutamente pronto per giocare e giocherà presto. Quando manca Maicon io non devo cambiare niente e non devo inventarmi niente: non ci sarà Zanetti a destra o chissà chi, ci sarà Santon. E la squadra lo sa ed è tranquillissima per questo.”
Chiusura dedicata alla situazione di Mario Balotelli: “Lui è un grande patrimonio per il calcio italiano, per il mio club e per me, e io sono molto preoccupato per fargli capire cosa voglio da lui e per fargli capire che lo voglio solo per il suo bene. Ieri abbiamo parlato per l’ennesima volta faccia a faccia e gliel’ho spiegato. Ma non posso accettare che un ragazzo di 18 anni che ancora non è “niente” se non una grande promessa e un grande patrimonio e che ha in squadra esempi di grandissimi professionisti anche a 33, 34 e 35 anni come Zanetti, Cruz, Cordoba, Samuel non si impegni almeno come fanno loro. Deve capire che sono degli esempi da seguire e deve allenarsi almeno quanto loro.”
Dopo la sorprendente sconfitta con il Panathinaikos, è necessariamente un Mourinho a tutto tondo quello che si presenta davanti ai giornalisti per dare il via al cammino che porterà, domani pomeriggio, a Inter-Napoli. Champions League, Campionato, avversari, convocazioni e mercato. Non manca niente. Il tecnico è ancora visibilmente stizzito per la sconfitta di mercoledì e ripete che secondo lui l’Inter non avrebbe meritato di essere già qualificata. Non cerca scontate scuse nascondendosi banalmente dietro “il valore degli avversari” e, anzi, non perde occasione per sminuire Panathinaikos e Anorthosis per far capire ancora meglio la sua frustrazione per il risultato ottenuto. Si mette per primo fra i colpevoli della sconfitta e fa capire che i 3 giorni di vacanza per Ibrahimovic in occasione della partita con il Werder sono saltati, perchè a lui chiudere il girone con 8 punti non sta bene per niente.
Dicembre sarà il mese decisivo per prendere le decisioni in sede di mercato. Posto che non arriverà nessuno, a meno di qualche grave infortunio (e tutte le forme di scongiuro sono permesse), è sul capitolo cessioni che la dirigenza e Josè Mourinho si concentreranno. In particolare c’è da sfoltire il reparto avanzato e quello arretrato, anche se Olivier Dacourt (classe 1974) è dato in partenza verso Bologna.
MOURINHO, INTER E’ ANDATA MALE, MALE, MALE
Post bianco, che più che al White Album si ispira alla musica Unplugged.
Ci mancava lo spunto per un nuovo post. Almeno mi mancava.
Partiamo ovviamente dalla capolista: 30 punti che raccontano di una squadra tonica, con la miglior difesa ed uno dei migliori attacchi, che impone i suoi ritmi alle partite; questo grazie a due cose fondamentali: il ritorno al rombo, almeno in Italia, ed una migliore condizione fisica (siamo un diesel, come l’anno scorso).
Il Milan, appunto. 27 punti, figli di molte decisioni arbitrali discutibili, ma anche di una scommessa vinta a metà, cioè Ronaldinho: “vinta” se si guardano i gol, spesso decisivi oltre che belli, “a metà” se si guarda come il brasiliano sia tuttora un corpo estraneo rispetto alla squadra, torna pochissimo, insomma, il paragone (ad oggi) non potrebbe MAI essere fatto con Ibra, che anche quando non segna gol della madon…nina fa salire la squadra, piuttosto con Recoba. Senza dimenticare che queste cose le faceva anche l’anno scorso al Barcelona, con buona pace di chi si prende meriti per una rinascita immaginaria.
Quelli che dovevano vincere 2-1, 24 punti e tanta bile, sono una squadra dignitosa ma con lacune in ogni reparto, Del Piero più 10 a fare numero (cit.) potremmo dire, ma non siamo scarti di carne argentina quindi non lo diciamo.




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