Fascisti su Marte, Mourinho sulla Luna, FIGC sulle nuvole, Brasile nella jungla

Ad un primo sguardo, il week end dedicato alle nazionali si è rivelato una palla galattica, pochi gol, poche emozioni, molta noia, ma soprattutto niente Inter. Ancora una volta dunque dobbiamo rifugiarci nella strana selva che circonda il mondo del calcio, per trovare spunti di riflessione (e se ne trovano parecchi).

Il primo animale in cui ci imbattiamo si chiama “Ultras Italia”: si muove in branchi di 50-100 esemplari, e fino a sabato non se n’era occupato alcun giornalista / esploratore calcistico. Erano tuttavia già noti all’osservatorio per la sicurezza, alla Digos, nonchè alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che da 4 anni prenota biglietti in giro per l’Europa per consentire a questa specie gli spostamenti al seguito della nazionale. Improvvisamente si è scatenato l’interesse antropologico dei media nei loro riguardi, ieri ad esempio su Antenna3 – Telelombardia il giornalista Signorelli spiegava di aver comunicato con uno di questi esemplari, ed abbiamo appreso che evidentemente soffrono di alterazione delle percezioni perchè è stata data una versione dei fatti totalmente inedita, di quelle in cui i lupi diventano agnelli.

Seguono disquisizioni socio-culturali del giorno dopo, con tanto di intervento di Fiore (europarlamentare di Forza Nuova, partito di riferimento di molti di questi animali) che ci tiene a sottolineare che non è a capo di un partito fascista, e che non “approva” la politica negli stadi. Ne prendiamo atto, ma in questo caso devo essere io a soffrire di alterazione delle percezioni… oltre a questi “ultras Italiani”. Ecco, in realtà devo parzialmente correggermi, non è una specie totalmente nuova, ma solo una nuova tappa dell’involuzione del “Tifosus Ultrasicus”, parassita delle società di calcio che attacca soprattutto beni dello Stato, oltre che causare forti nausee nelle persone normali appassionate di calcio.

Animale strettamente correlato alla vicenda è il “Mazzillius Tranquillius”, appartenente alla macro classe degli invertebrati, professione: osservatore di teste di minchia. Dal carattere mansueto, prova in realtà serio fastidio per i fischi all’inno, al punto da giustificare pertanto le reazioni “preventive” (nel senso che avvenute qualche ora prima!) degli “ultras italiani”. Non se ne conoscono gli studi intrapresi prima di giungere all’attuale occupazione, ma quando corregge un giornalista dicendo che gli animali sopracitati sono “non fascisti, di destra” si consiglia come minimo una visita combinata alla vista ed all’udito, se risultasse tutto ok, qualche buon libro di storia del ‘900 glielo si può consigliare. Che pure tra i baristi ci sono persone di “destra”, ma ci metto la mano sul fuoco che nessuno qua canta Faccetta Nera, nè l’inno col braccio teso.

halle berryAltre volte i giornalisti sportivi tuttologi si presentano in forma di roditori/scavatori ciechi, tipo talpe: la notizia non c’è? nessun problema, si scava a fondo finchè non la si trova. Domenica sera sempre su Telelombosciatalgia sono stati capaci di fare più di un’ora di trasmissione sui “problemi” dello spogliatoio dell’Inter, tutto partendo dalle dichiarazioni di Ibrahimovic, la risposta di Cordoba e l’intervista del Mou in cui si domandava se deve vincere sulla Luna per avere un minimo di rispetto in Italia. Tengo a precisare che Halle Berry bardata di pelle mi ha distolto piacevolmente dalla trasmissione, conosco la durata abnorme del dibattito grazie alle pause pubblicitarie. Ieri sera altra puntata degli “scavi” per andare alla ricerca di chissà quale battaglia tra Mancini e l’Internazionale F.C., sulla base della richiesa danni fatta dal Mancio contro “il Giornale”. Mah!

Infine terminiamo questo tour stile National Geographic con la disavventura stile-jungla capitata al Brasile e denunciata da Dunga: l’avvelenamento alimentare non è una novità contro il Brasile, l’avevano già sperimentato con successo gli Argentini ad Italia ’90, altre volte i paesi Andini sono ricorsi all’altura per cercare di colmare il gap tecnico. Restano due fatti:
– in Sud America magari all’inizio delle qualificazioni una delle due “big” può anche stentare, ma sulla lunga distanza (il girone prevede 18 partite a squadra) non ce n’è.
– i Brasiliani stanno sulle palle a tutto il resto del continente (me lo raccontava un conoscente proprio Venezuelano già nel 2002), possiamo in parte capirli, queremos argentinos e tutto il resto, ma se si possono evitare questi scherzi a Maicon sarei più contento. Non potevano scegliere come bersaglio le ostie di una messa degli amici di Kakà?

Potete segnalare altri animali nei commenti, oppure arricchire questo excursus con delle immagini di quelli sopracitati.

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