Quello che Aldo Grasso non ricorda

aldo grassoAldo Grasso ha probabilmente ragione quando si domanda dove siano finiti i giornalisti sportivi, peccato che per centrare il punto passi dalla solita scorciatoia del parlare di Mourinho. Possibilmente male. Cadendo nella solita trappola dei giornalisti sportivi che, appunto, sembrano non poter fare a meno di parlare di Mourinho.

Aldo Grasso è un notevole critico televisivo, personalmente ne condivido le sue analisi e in linea di massima potrei sottoscrivere persino questa. Ma c’è qualcosa che non mi torna in frasi come queste:

Dopo il derby perso si è presentato, per obbligo contrattuale, davanti alle telecamere: con gentilezza, con garbo, con poche parole qualcuno avrebbe potuto fargli notare che la sua squadra di superassi non era mai stata pericolosa. Ma i giornalisti sembravano intimoriti, ponevano le domande con mille cautele. Ed ecco la trovata che permette a Mourinho di apparire un genio (per mancanze di prove).

Primo: nel mondo del calcio l’ignoranza abbonda, soprattutto in quello italiano. Il calcio dei nostri campioni milionari non proviene dagli studi universitari e c’è una penuria di istruzione francamente nauseante. Penuria riflessa puntualmente nelle interviste.

Secondo: il mondo del giornalismo sportivo da Calciopoli è uscito con le ossa rotte. Di cosa parla Aldo Grasso quando chiede ai giornalisti di mostrare una schiena dritta che in tanti non possiedono? Ha forse dimenticato che nelle intercettazioni di Moggi erano presenti “autorevoli” giornalisti, che parlavano scientemente di un sistema marcio, sapendo bene che quelli “si telefonavano prima”?

Caro Aldo, molti giornalisti sportivi non appaiono intimoriti o in soggezione, rispetto a personaggi come Mourinho. Il problema maggiore, per loro, è che Mourinho, il quale è davvero una spanna sopra come cultura e intelligenza, li costringe a uscire dai soliti schemi precotti e preconcetti. Tanto è vero che persino Ancelotti sottoscrive al 100% quanto afferma Mourino sul comportamento dei media. E parla Ancelotti, che è dipendente del più grande imprenditore televisivo privato italiano! Dovendo uscire da questi schemi fatti di polemiche, mezzucci, domande standard, o tacciono o azzardano, e quando azzardano esagerano, mostrando il lato debole tipico dei media sportivi italiani: quello di essere interamente devoluti a una causa. Giornali e media militanti che per proprietà, tifo o convenienza preferiscono parteggiare piuttosto che analizzare, aizzare piuttosto che discutere di calcio. E l’Inter, storicamente, ha rappresentato sempre il bersaglio più grosso, dato che era l’unica grande in grado di competere economicamente contro quello che i giudici di Napoli hanno definito un sistema simile a una “cupola mafiosa”.

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